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Una settimana in Nicaragua con il quiver di Keith Malloy
a cura di Michael Kew Condividi SurfNews
Foto: Chris Burkard
I surfisti più navigati sanno bene che un quiver molto ampio è l’unica sicurezza durante i viaggi esplorativi. Dalla classica 6’3” thruster attraverso il longboard single-fin fino al velocissimo alaia: non puoi mai sapere quale tra le tavole che tieni in garage sarà adatta alle condizioni. L’unica sicurezza è metterle tutte in un’ampia sacca e seguire una mareggiata lungo un tratto di costa poco frequentato. Ed è questo che hanno fatto Keith Malloy ed il fotografo Chris Burkard. Quarant’anni di dittatura, seguiti da un decennio di lotte sandiniste, hanno letteralmente bloccato il turismo in Nicaragua fino al 1990, anno in cui è tornata a regnare la democrazia. Lontano dalle folle del Costa Rica e del Messico, la sua costa occidentale si è dimostrata un perfetto test-ground per Keith e ed i suoi fantasiosi attrezzi.


Come hai deciso di andare in Nicaragua?
Ho ricevuto una chiamata da un amico che vive laggiù da cinque anni e che ci ha letteralmente obbligato a prenotare un volo. Così abbiamo deciso di fare una scappata veloce, una settimana in tutto. La mareggiata era perfetta ed è stato uno dei trip più divertenti della mia vita. Il giorno in cui siamo arrivati le onde erano al top, con picchi over-head e tubi scavati. Poi sono calate lentamente, dandoci modo di provare tutte le tavole che avevamo a disposizione, inclusi i longboard che abbiamo tirato fuori l’ultimo giorno. Ho usato quasi sempre il mio modello, il KMRP 6’4” shapato da Fletcher Chouinard e il modello fatto per Dan, mio fratello. La sua tavola è un 6’3” swallow tail e mi trovo meglio che con la mia su onde medie. La mia è un round-pin fatto per onde più grosse. Nei giorni di onde piccole ho usato di tutto, dal fish al alaia, fino ad uno di quei lonboard morbidi utilizzati dalle scuole!

Burkard ti ha fatto molte foto anche in bodysurf. Che tipo di attrezzatura richiede?
Nessuna attrezzatura, solo un paio di pinne per nuotare più veloce. È molto più divertente che tentare di far manovre con una tavoletta. Mi piace cambiare attrezzatura durante la stessa session. Magari inizio con un fish poi mi metto le pinne ai piedi ed esco a nuoto, poi magari prendo un long se le onde calano ulteriormente. Fare bodysurf ti permette di divertirti in un particolare range di condizioni. Ad esempio puoi intubarti in giorni di onde piccolissime visto che sei obbligato a restare sempre nella sezione più ripida dell’onda. Le onde perfette per il bodysurf sono quelle potenti ma lente e poco ripide, un tipo di onda che può risultare noioso con la tavola perchè ti costringe a fare decine di cut-back. Quando le prendi col corpo, invece, non serve sfruttare la spalla dell’onda, basta rimanere nella sezione più ripida. Un paio di spot in Nicaragua sono perfetti e per questo Chris si è sbizzarrito a scattare.

E come si sono comportati gli alaia su quei veloci point sinistri?
Ho portato una tavola di Wegener 7’4” swallow tail che ho praticamente rubato a mio fratello Dan. Gli alaia sono tavole fantastiche ma, personalmente, non mi trovo bene a surfarle in back-side. In California, dove le onde sono principalmente destre, ho dei problemi con queste assi senza pinne! La prima volta che mi sono divertito veramente è stato in Indonesia, dove le onde sono principalmente sinistre e veloci. Così prima di partire per il Nicaragua ho fatto un po’ di ricerche e ho capito che le condizioni erano quelle giuste. L’ideale sono onde veloci e regolari di 2-3ft. Le similitudini tra alaia e bodyboard sono tante: ad esempio per rallentare non puoi frenare come con una tavola normale, devi imparare a far scivolare l’alaia lungo la parete fino a trovare il giusto posizionamento. Anche il movimento che fai per impostare una curva è molto simile al bottom-turn che fanno i bodyboarders... e io non sono mai stato bravo in questo. Il mio scopo, invece, è quello di disegnare una linea pulita, senza tentare di far curve o manovre: imposto una traiettoria e supero più sezioni possibile alla velocità più alta che riesco a tenere. Senza le pinne l’attrito è ridotto a zero ed è incredibile quanto forte vai anche senza pompare.

Perchè queste assi sono diventate così popolari recentemente?
Negli ultimi anni è diventata una vera e propria moda ma ho visto così tanti video e foto di alaia che sono stato praticamente costretto a usarli anche io! La gente le usa per molti motivi, è diventata ormai una moda. Qualcuno preferisce usare alaia corti e tozzi con i quali si possono fare manovre vere e proprie. Il modo in cui certi atleti stanno evolvendo in questa tecnica è incredibile ma io le uso con scopi completamente diversi. Non c’è nulla di più invitante di uno spot vuoto e di una tavola invariata da migliaia di anni su cui sbizzarrirsi. È questo che cercavamo e questo abbiamo trovato in Nicaragua.

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