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A CHE PREZZO?
Attività industriali e pressione antropica stanno mettendo in crisi l'ambiente surf mediterraneo. Esponendo i surfisti ad alcuni azzardi sanitari
a cura di SurfNews Condividi SurfNews
Foto: Emiliano Mazzoni
Che l’ambiente marino sia la risorsa principale del nostro paese sembra un’affermazione scontata. L’Italia infatti è lo stato europeo con il maggior numero di spiagge: 4.961 su un totale europeo di 14.551. Da sola l’industria del turismo concorre al 7% del PIL nazionale e offre lavoro a circa due milioni di persone (dati di Legambiente). A sentire le fonti ufficiali i surfisti italiani avrebbero ben poco da temere durante le loro session in mare visto che, come riporta il Ministero della Salute nel Rapporto sulle Acque di Balneazione datato 31 marzo ’10 «il 91,43 % dei siti balneari è conforme ai valori guida dei parametri microbiologici contro la media dell’88,6% d’Europa». Purtroppo questi dati, per quanto veri, non tengono conto delle abitudini della nostra nicchia biologica, spesso alle prese con aree critiche come foci di fiumi, zone portuali e altri luoghi interdetti alla balneazione tradizionalmente intesa. Le analisi ufficiali, inoltre, vengono fatte nei mesi caldi, quando i fiumi sono ai livelli minimi di portata e rilevano uno spettro limitato di batteri tralasciando metalli pesanti, macrorifiuti e inquinamento chimico in genere. In questo articolo cerchiamo di capire a che rischi vadano incontro i 50 mila surfisti che regolarmente cavalcano onde lungo le coste italiane.

Secondo un rapporto dell’UNEP (United Nations Environment Programme) l’Italia è ai primi posti nella classifica dell’inquinamento marino da metalli pesanti. Nel nostro piccolo bacino vengono scaricate ogni anno 120 mila tonnellate di oli minerali, 60 mila di detergenti, 100 di mercurio, 3.800 di piombo e 3.600 di fosfati. La maggior parte del metallo viene scaricata nell’aria, attraverso il combustibile fossile, l’estrazione mineraria, la fusione e la combustione dei rifiuti solidi. Altro mercurio viene invece immesso nel terreno o nell’acqua durante l’applicazione dei fertilizzanti agricoli e lo scarico di acque industriali. Elevate dosi di mercurio hanno gravi effetti sullo sviluppo neurologico, sul sistema cardiovascolare, su quello immunitario e sull’apparato riproduttivo. I processi biologici naturali, infatti, lo trasformano in un composto tossico, detto metilmercurio, che ha la capacità di accumularsi nei tessuti grassi e di concentrarsi nella catena alimentare. Altre sostanze chimiche frequentemente presenti tra le nostre onde, come i fenoli utilizzati nella fabbricazione della plastica, sono corrosive, provocano irritazioni della pelle, degli occhi e delle mucose. La situazione degli inquinanti da scarichi fognari è forse la più vistosa. Lungo le coste mediterranee vivono stabilmente 130 milioni di persone appartenenti a 23 stati. Un sovraffollamento che riversa in mare una quantità preoccupante di liquami urbani. Le mareggiate, in Italia, spesso coincidono con periodi piovosi, in cui i fiumi si gonfiano enormemente. Purtroppo almeno un terzo degli spot segnalati in questa guida si trovano in prossimità di fiumi o fossati e sono frequentati principalmente nei mesi invernali, lontano quindi dalla finestra di controllo delle autorità preposte. A minacciare direttamente la salute dei surfisti sono, in questo caso, virus e batteri come escherichia coli, staffilococchi, streptococchi fecali, vibrioni e salmonelle, causa di gravi disturbi intestinali. Quali sono le probabilità per un surfista di prendersi una malattia? Difficile rispondere. Casi di dermatiti, otiti, congiuntiviti, disturbi intestinali sono diffusi tra i surfisti italiani anche se nessuno ha ancora stilato una casistica specifica. Nonostante l’ottimismo mostrato dal Ministero della Salute che garatisce «un alto livello di tutela sanitaria per i bagnati», al momento non c’è modo di conoscere con esattezza il grado di inquinamento di uno specifico tratto di costa durante una giornata di onde. La cosa migliore per i surfisti è valutare “empiricamente” la situazione prima di ogni session. Se dopo una forte pioggia il mare è torbido ed esala cattivo odore ci sono alte probabilità che le fogne abbiano riversato in mare liquami pericolosi. Attenzione anche al vostro stato di salute: se le difese immunitarie sono basse, magari a causa di un raffreddore, le probabilità di prendersi un’infezione aumentano. Le più comuni sono quelle che riguardano le ferite, che tendono a infettarsi, ma possono insorgere anche otiti, sinusiti, gastroenteriti e dermatiti su tutte le zone a contatto con l’acqua cioè pelle, occhi e mucose. In caso di forti piogge (come capita durante le Sciroccate e le Libecciate) sarebbe bene aspettare almeno 48 ore prima di entrare in acqua negli spot a rischio. Purtroppo, anche quando esiste un cartello di divieto di balneazione (sono 302 in Italia), molti surfisti non riescono proprio a restare fuori dall’acqua, specialmente se le onde sono di buona qualità. Buona regola, in questo caso, è entrare in mare con la muta per ridurre il contatto è tenere occhi e bocca ben chiusi durante le cadute. Dopo ogni session a rischio, serve pulire con cura il naso e le orecchie e tenersi pronti a chiamare un medico in caso insorgessero disturbi di qualsiasi tipo.

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