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DA ZERO A 50 MILA
Nascita, crescita e diffusione del surf da onda in Italia, dai pionieri del secolo scorso alle eccellenze attuali
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
Foto: Emiliano Mazzoni e Marco Fracas Courtesy
La diffusione del surf segue schemi ripetitivi. Alcune comunità iniziano per emulazione (ad esempio quella Francese e Israeliana), le più fortunate (come Polinesia e America) semplicemente hanno questo sport nel patrimonio genetico e lo praticano da secoli se non millenni. Altre, come la nostra, sono invece costrette a reinventare lo sport da zero, riagganciandosi alla tradizione solo dopo lunghi decenni di “gavetta”.

Ed è questo che è capitato a Marco Fracas, (considerato il patriarca del surf italiano) e a varie comunità nostrane che tra gli anni ’60 e ‘70 iniziarono a costruire rudimentali tavole e cavalcare onde in Mediterraneo senza conoscere quasi nulla del he’e nalu (questo il nome hawaiiano del surf) che, proprio in quegli anni iniziava a diffondersi in Europa. Un momento di svolta per tutte le comunità emergenti fu l’uscita del film Big Wednesday (di John Milius) che tra il ’78 e i primi anni ’90 infuse di surf-culture le aree precedentemente non raggiunte dal suo fascino. Da allora la diffusione del surf, anche in Italia, fu un inarrestabile crescendo amplificato, negli anni ’90, da efficaci previsioni meteorologiche e dall’avvento della rete. Oggi, lungo gli 8 mila chilometri di costa italiana non frange mareggiata senza che qualcuno, dalla Liguria alla Calabria fino al Veneto, non ne tragga vantaggio. In questo articolo tentiamo di riassumere le tappe salienti di un flirt che in meno di 50 anni ha trasformato il surf da attività di nicchia, praticata da poche centinaia di fuori-casta, a uno sport seguito da 40-50 mila persone.

LE PRIME TRACCE
Epiosodi sporadici, contatti, strade intraprese e poi abbandonate: i primi contatti tra il surf e la nostra penisola precedono di almeno 50 anni l’epoca moderna. Nel 1898 la rivista Natura e Arte, un elegante periodico di costume e cultura stampato a Milano, testimoniò, per la prima volta in una lingua latina, la pratica del surf tra le tribù della Polinesia. Il testo (reperibile su SurfNews n. 61, febbraio 2007) è una traduzione “abbellita” dei resoconti di James King che, giunto nel 1759 alle Hawaii al seguito della spedizione di Cook, descrisse per la prima volta l’arte di cavalcare onde. Purtroppo l’articolo sui “bagni di risucchio” (così venne tradotta la parola surf in italiano) non suscitò la curiosità dei contemporanei e ci vollero altri sei decenni prima che le onde nostrane venissero finalmente sfruttate. Pare infatti che nel 1960, la nazionale di nuoto americana impegnata nelle olimpiadi di Roma, portò con sè una tavola del modello “hollow”, che venne utilizzata lungo le coste laziali assieme a qualche ragazzo del posto. Nel 1963 Peter Troy (il famoso surf explorer australiano deceduto nel ’08 che scoprì le onde di Nias e diffuse il surf in Argentina e Perù) cavalcò invece onde a Genova. In entrambi i casi i tempi non erano maturi per la nascita di una scena autoctona. La prima generazione di surfisti nostrani apparve solo alla fine degli anni ’60, quando Alessandro Forte, a Pisa, e i fratelli Fracas a Bogliasco (GE) iniziarono a sfruttare le potenzialità di libeccio e maestrale su tavole artigianali. «Il surf noi ce lo siamo letteralmente inventato!» Ricorda Marco Fracas «nel ’75 non avevamo ancora sentito o letto la parola “surf”, noi lo chiamavamo “la tavola”. In quegli anni inventammo, senza averli mai visti prima, sia il leash che la pinna, per la quale ci ispirammo alle chiglie delle barche a vela e alle pinne dorsali degli squali. Solo nel ’76, arrivati a Biarritz, la nostra storia confluì nella tradizione surfistica di origine polinesiana». Un altro anno di svolta fu il 1978. Il film Big Wednesday, nonostante il freddo benvenuto riservatogli dal pubblico americano, riscosse successo al Festival del Cinema di Torino, cosa che accelerò il processo di doppiaggio rendendo il suo messaggio effettivo in meno di un anno. Dopo varie fortunate stagioni, Un Mercoledì da Leoni divenne un classico estivo. L’impatto fu enorme in tutte quelle nazioni che, come l’Italia, si avvicinavano alle onde nei primi anni ‘80. Quella versiliese (Viareggio – Forte dei Marmi) fu la prima comunità a prendere coscienza delle potenzialità agonistiche e mediatiche del surf. Lì nacque il primo club (Italia Wave Surf Team, fondato da Alessandro Dini), e si organizzò la prima gara ufficiale. I pionieri lungo la costa est furono invece Andrea Tazzari, Lodovico “Guancia” Baroncelli e Angelo Manca (successivamente fondatori di SurfNews Magazine), impegnati a estrerre il meglio dalle sabbiose secche della riviera ravennate. A Roma Carlo Piccinini e Fabio Gini furono tra i primi a scoprire le onde del litorale laziale. Maurizio Spinas, Diddo Ciani e Giuseppe Meleddu, intanto, esploravano i lunghi point sardi, scoprendo una delle coste più ricche di onde del Mediterraneo. Gli anni ’80 e ’90 furono un periodo di forte fermento che vide la nascita delle prime federazioni (FISURF e FISO) e il moltiplicarsi dei negozi. È grazie a quel periodo se oggi il surf ha travalicato i confini dello sport di “nicchia” affermandosi anche in Italia come stile di vita e fenomeno di mercato. Il numero di praticanti, club e negozi è cresciuto vertigginosamente a partire dai primi anni ‘90, favorendo la nascita di una scena socialmente molto variegata. Oggi, lungo gli 8.000 km di coste italiane sono attivi circa 50 mila praticanti, una cifra che cresce a un ritmo vertigginoso. Un’indagine condotta da SurfNews tra i suoi lettori riporta che il 65% degli intervistati abita lungo la costa, mentre il 28% si sposta più di dieci volte l’anno in cerca di onde entro i confini nazionali. I negozi specializzati sono passati da 4 del 1980 a oltre 300. Due federazioni (FISURF e Surfing Italia) organizzano circuiti di gare nazionali. Quest’anno le speranze del surf competitivo italiano sono nelle mani di giovani promesse come l’italo-costaricense Angelo Bonomelli (campione italiano in carica), Roberto D’amico (Campione Junior) e il laziale Leonardo Fioravanti, che ad appena 13 anni sta scalando le classifiche mondiali.

IL SOGNO QUANDO E DOVE
C’è poco da stupirsi di questa crescita: il piccolo e bistrattato Mediterraneo regala ogni anno oltre 200 giornate adatte alla pratica del surf. Le medie meteorologiche parlano di 76 basse pressioni che mediamente ci interessano. 52 toccano il bacino occidentale (Tirreno), 14 arrivano dall’Africa Settentrionale per la gioia delle regioni meridionali e circa 7 sono di origine nord-atlantica. I meteorologi, inoltre, concordano sul fatto che il surriscaldamento globale tanto temuto dalla comunità scientifica internazionale aumenterà l’incidenza di eventi meteorologici “estremi” e quindi di giornate di onde grosse alle nostre latitudini. Le coste italiane, infatti, sono posizionate al centro di vari schemi meteorologici garantendo condizioni sufficienti alla sempre crescente comunità surfistica. In Mediterraneo, però, occorre essere flessibili e approfittare delle onde quando e dove ci sono. Per questo i surfisti hanno imparato a consultare le previsioni di mare e vento e a spostarsi da una costa all’altra inseguendo le mareggiate nel loro transitare da ovest verso est. Autunno e primavera sono le stagioni migliori alle nostre latitudini. In questi mesi infatti Maestrale (NO), Libeccio (SO), Ponente (O) e Scirocco (SE), le cui caratteristiche esamineremo più avanti in questa SurfGuide, sferzano con buona frequenza le coste. Anche l’inverno e l’estate possono portare buone giornate di surf (soprattutto dai quadranti settentrionali) ma non contate troppo sulla loro frequenza e qualità. Sicilia e Sardegna con circa 200 giorni di onde all’anno sono una garanzia per quanto riguarda qualità e consistenza delle mareggiate. A meno che il Mediterraneo non sia interamenta bloccato dall’anticiclone delle Azzorre, un’onda surfabile si può sempre trovare lungo le loro espostisime coste. Anche la costa ovest peninsulare trae vantaggio dalle stesse mareggiate ma il computo dei giorni utili, dalla Liguria alla Calabria tirrenica non supera i 120/anno. Le coste meridionali di Calabria, Puglia e Sicilia sono inoltre perfettamente esposte alle mareggiate da sud generate nel bacino meridionale da fronti di natura africana e atlantica. Lo scirocco (SE), più raro e difficile da prevedere rispetto al maestrale (NO), attiva alcune delle migliori onde del mare interno ma non si propone più di 30 giorni/anno. Questo vento caldo prodotto nel golfo della Sirte sale lungo le due coste attivando alcuni spot nella costa ovest (Lazio, Toscana, Liguria) e anche nella meno fortunata costa orientale (Abruzzo, Marche, Romagna, Veneto e Friuli). L’Adriatico, come la maggior parte delle coste est nell’emisfero settentrionale, pur essendo densamente popolato da surfisti, offre peggiori condizioni. Pur contando solo su 60-100 giorni/anno, i pochi spot attorno a Chioggia, Ravenna, Ancona, Pescara e Ortona attraggono molti praticanti durante i rari giorni di Scirocco e le più frequenti sventolate da Bora (NE).

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