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ON SURFARI
Intervista a Shayne Mcintyre
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
Foto: Osiris Torres e Sean Brody
Se non fosse per i cameraman al seguito e per le tavole perennemente sottobraccio li potresti scambiare per una qualsiasi famigliola americana in viaggio di piacere. Eppure i Mcintyre sono un team vero e proprio che da cinque anni si sposta tra le surf-destination più insolite del pianeta con una precisa missione: producono On Surfari, un programma a metà tra documentario di viaggio e video di surf e trasmesso in italia da Nat Geo Channel col titolo Surf Safari. Russia, Taiwan, Korea, Liberia e, non ultimo, Italia sono solo alcune delle tappe che hanno reso celebre lo show tra surfisti e profani. Anche se i McIntyre surfano ad un livello quasi professionistico, più che le onde e le manovre sono i luoghi e gli incontri a far da filo conduttore. Per quanto semplice, quasi naif, il loro programma ha un merito indiscusso: quello di lasciarsi alle spalle lo stereotipo del surf come “eversione” proponendo un modo di viaggiare più maturo e corretto, in cui anche le famiglie possono riconoscersi. A quasi cinque anni dalla loro fortunata visita in Italia (vedi SurfNews n 51, estate ’05) li intervistiamo per capire come stia procedendo la loro vita “on the road”.

Puoi dirci qualcosa sulla preistoria di On Surfari? Come è nato e come si è evoluto?
All’inizio lo spettacolo semplicemente non esisteva, neppure in progetto. È nato tutto per caso, facendo gli stupidi davanti alla telecamenra in Indo, Messico e Tahiti. Avevamo 19 anni quando abbiamo iniziato a viaggiare assieme, Shannon ed io ci divertivamo filmandoci a vicenda. All’epoca io servivo ai tavoli in un ristorante e Shannon gestiva un banchetto di fiori. Mettevamo da parte ogni centesimo e quando arrivavano le vacanze estive partivamo e tentavamo di stare in giro il più possibile. Poi un viaggio ci cambiò la vita. Nel ’99 presi parte ad un trip esplorativo nel Mare di Okhotsk in Russia. Surfer’s Journal supportò da subito il progetto, gli editori parlarono con Quiksilver, che ci aiutò a trovare fondi e un fotografo professionista che ci seguisse. Steve Pezzman, l’editore, era eccitatissimo e ci garantì che avrebbe pubblicato l’articolo anche se non avessimo trovato onde. La spedizione ebbe fortuna, trovammo buone condizioni in un ambiente decisamente bizzarro. L’articolo fu un successo. Poco tempo dopo camminando al Surf Tradeshow a San Diego un produttore televisivo mi avvicinò chiedendomi se volevo fare qualcosa per loro. Così iniziammo a produrre piccoli spezzoni per Blue Torch TV su Fox Sports. Quel progetto ci portò in Oman, a Vanuatu, in Indonesia e Perù. Facevamo noi le riprese, nonostante fossimo completamente autodidatti. Il mio unico allenamento era quello di guardare altri programmi di viaggio e copiare le loro inquadrature. Abbiamo imparato molte cose sul montaggio e sulla produzione in quel periodo. Risultati a parte (le inquadrature erano sbilenche e le nostre voci rimbombavano) ricordo con nostalgia quei tempi. Poi Blue Torch fallì e Fox aprì un canale di action sport chiamato Fuel TV. Gli proposimo il nostro show, ribattezzato On Surfari e ci diedero una possibilità. Da allora abbiano fatto 13 puntate di On Surfari, ed è stato distribuito in tutto il mondo dall’Europa all’Asia all’Australia. Se tutto va bene ci attendono altre due o tre stagioni.

Come è cambiato il montaggio e lo stile?
È uno show praticamente artigianale, e penso sia questo che lo renda popolare. Come in tutte le cose, fare pratica è l’unico modo per raggiungere la perfezione. E noi siamo ancora lontani da quel traguardo! La verità è che io e Shannon non siamo bravi come conduttori. Fortunatamente abbiamo un regista che taglia e monta tutto alla perfezione, facendovi credere che conosciamo veramente quello che stiamo dicendo. Non riusciamo neppure a fare tutti gli episodi che vorremmo, ma essere più “leggeri” migliora la qualità del prodotto, abbiamo più tempo per curare i particolari e per renderlo esattamente come lo vogliamo.

Cosa significa essere un surfista dichiaratamente cristiano, in un mondo egotico come quello del surf?
Io e mia moglie Shannon siamo cristiani, questo lo sanno tutti. Come surfisti, amiamo le onde, cavalcarle, guardarle, fotografarle. Ma Dio ci ha insegnato che le onde sono solo onde. Grazie a Lui abbiamo trovato una pace interiore permanente, qualcosa che non avremmo mai trovato nel surf.

La musica è una parte importante di On Surfari. Come riuscite a creare colonne sonore originali e azzeccate ad ogni episodio?
Il compositore di On Surfari, Chad Farran, è di gran lunga la persona più creativa dello staff. La sintonia con noi è perfetta visto che spesso ci segue anche nei viaggi e conosce il taglio dello show meglio di chiunque altro. Io guardo la sua musica come fosse una mappa, in cui inserire i segmenti dello show. Per capire a cosa mi riferisco provate a guardare una puntata abbassando l’audio, diventerà assolutamente noiosa e piatta. Se alzate di nuovo il volume anche le immagini sembrano più brillanti, le parole più morbide e riflessive, lo show più intrigante. Senza Chad, On Surfari non potrebbe esistere. Il feedback sulla musica è stato ottimo e per questo abbiamo prodotto un cd con i pezzi migliori che trovate sul nostro sito onsurfari.com.

L’episodio italiano è stato trasmesso centinaia di volte da Nat Geo. Siete diventati delle celebrità, almeno tra i surfisti di casa nostra!
Penso che dovremmo tornare in Italia e approfittare del nostro status di celebrità! Pensi che potremmo incontrare il presidente? Magari ci porta a surfare su uno yact privato! L’Italia è stato un posto intrigante e siamo stati soddisfatti del risultato. L’appoggio di SurfNews è stato cruciale per trovare le onde. Grazie ancora a tutti quelli che abbiamo incontrato!

Recentemente siete stati in Liberia. Com’è lavorare in un paese appena risorto da una guerra civile?
Il viaggio in Liberia è stato possibile grazie ad un dentista cristiano, Keith Chapman, impegnato come medico volontario assieme alla sua famiglia. Ci ha contattato dopo aver visto lo show sul satellite e si è preso cura di noi dalla A alla Z. Essere un credente ha tanti lati positivi: indipendentemente dal colore della pelle o dalla lingua che parli o dallo sport che pratichi hai sempre qualcuno a cui appoggiarti. La Liberia è un posto sicuro adesso, non ci siamo sentiti per nulla in pericolo. Le onde sono state bellissime! La scena locale è allo stato embrionale, una dozzina di surfisti locali e una dozzina di stranieri in tutto il paese. Spesso il line-up è completamente deserto.

Un fotografo leggendario come Art Brewer vi ha seguito nell’ultimo viaggio in Russia. Come ci si sente a lavorare con un guru della lente come lui?
Lavorare con Art è una benedizione. È un personaggio incredibile e ci siamo trovati d’accordo su tante cose. È uno che non si stressa mai, neanche quando tutto sembra andare storto. La sua dote più grande è la passione che mette nel suo lavoro, dopo tutti questi anni nel business. Anche con lui abbiamo trovato onde in Russia, ma ci sono molti altri motivi oltre al surf per andare laggiù. È uno di quei trip che ti cambia la vita, un posto che ha segnato un prima e un dopo nella mia personalità.

Avete percepito ostilità nella popolazione?
No, i russi sono stati gentili anche perché non gli importava assolutamente nulla di quello che stavamo facendo. Questa volta spostarsi è stato molto più facile rispetto al ’99. L’unica persona a trattarci con aggressività è stata una guardia forestale, che ha sparato due colpi in aria intimandoci di lasciare sul posto un grosso salmone che avevamo pescato. Pensava fossimo ladri ma quando ha capito che eravamo solo degli stupidi americani si è calmato e ci ha lasciato andare.

Ho notato che stai usando tavole Rusty molto particolari. State aprendo un nuovo filone tecnico all’interno del programma?
Stiamo usando tavole di Rusty e ci troviamo benissimo, dal quad Dwart 5’8” al gun 8’.4”. Rusty ha una gran quantità di talenti che shapano per lui e produce un range vastissimo di tavole. Nelle onde normali uso misure corte, al massimo 5’10” e tiro fuori tavole più lunghe solo quando le condizioni sono solide o le onde particolarmente ripide. E mi piace sperimentare shape strani, e traiettorie diverse. Le tavole di Rusty sono perfette per questo, sono molto manovriere e superano le sezioni con stile e velocità.

La vostra famiglia sta crescendo! Com’è viaggiare con due bimbi al seguito?
Avere due bambini è più impegnativo di averne solo uno! Ma Banyan e Coral sono bravissimi e sono la cosa più importante che abbiamo. Fortunatamente amano viaggiare e non hanno problemi a relazionarsi con persone che non conoscono e con cibi nuovi. Tutto è un’avventura per loro. Ma non sono tutte rose e fiori: quando stiamo lavorando allo show io e Shannon siamo indaffarati a trovare le onde, a organizzare gli spostamenti e le riprese e non riusciamo a dedicare a loro tutto il tempo che vorremmo. Quando non viaggiamo per lavoro invece la situazione cambia. Recentemente siamo venuti in Europa senza telecamere ed è stata una esperienza splendida per tutta la famiglia.

Mi sembra che abbiate preso onde bellissime a Sumba. Come ti relazioni all’Oceano Indiano?
L’Oceano Indiano è una sicurezza. Mi piace perché lo percepisco come diverso. È l’oceano più lontano dalla costa in cui sono cresciuto, quella californiana, quindi il più intrigante. Sumba, poi, è un’isola bellissima e le onde sono world-class ma se devo dire la verità la Liberia è stato il paese in cui abbiamo trovato condizioni migliori, una qualità e varietà altissima.

Puoi anticiparci qualcosa sui prossimi epidodi e sul futuro di On Surfari? State pensando a qualche altro mare chiuso?
Avevamo pensato al Mar Nero e allo Stretto di Hudson in Canada e sarei pronto a partire anche subito se un progetto simile prendesse forma. Per adesso, però, sono più propenso verso posti caldi come la Polinesia. Riguardo al futuro di On Surfari, spero che vada avanti il più possibile e che magari si trasformi in un Banyan e Coral show. In futuro saranno loro a condurre il programma e a surfare al posto nostro. Io e Shannon ci occuperemmo volentieri delle riprese, come all’inizio! Sarebbe fighissimo!

onsurfari.com

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