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ANDALUSIA
Ricca come l’olio di oliva e imprevedibile come le sue due brezze. La costa tra Cadice e Tarifa è il fulcro del surf in Spagna Meridionale
a cura di Juan Fernandez Condividi SurfNews
Foto: Juan Fernandez
«Un macchiato e due fette di pane, per favore» chiedo al camerriere alzando la voce nella confusione del bar. «Con burro, olio o soppressata?» risponde senza staccarsi dalla macchina del caffè. «Olio grazie». Il caffè viene servito in piccoli bicchieri di vetro bollenti, un’usanza mutuata dal vicino Magreb. Far colazione con pane e olio, invece, è una tradizione tutta andalusa. Una volta abbrustolito a dovere il pane viene letteralmente immerso nell’olio d’oliva prodotto sulle colline circostanti. Comincia così la giornata dei tanti surfisti presenti sulla costa di Cadice: una dose di carboidrati, zuccheri e grassi capace di sostenerti tra le onde fino a pomeriggio inoltrato!
La lunga spiaggia di Cadice e le intricate viuzze che la orlano, costituiscono l’epicentro del surf lungo la costa meridionale della Penisola Iberica. D’inverno le mareggiate atlantiche raggiungono questa zona con buona frequenza e quando le onde entrano dalla direzione giusta (ovest e sudovest), questo litorale brullo e ferroso si trasforma in una delle surf-destination più divertenti d’Europa. A bloccare le mareggiate atlantiche meno decise è la punta meridionale del Portogallo, capo San Vincente, distante appena 250 km in linea d’aria. Appena le mareggiate riescono a superare la punta dell’Algarve, però, una varietà impressionante di spot si attivano. Tra Cadice e Tarifa la costa si snoda in innumerevoli baie sabbiose, inframezzate da punte e promontori rocciosi. Anche il contesto storico è mozzafiato, con spot come Playa de la Barrosa, incastonati tra imponenti rovine romane, o Tarifa (capitale europea del windsurf) dalle cui rocce si scorgono chiaramente Ceuta e il litorale africano. Il surfista galiziano Luis Rodríguez, mio compagno di viaggio, non si è fatto pregare a lungo per questo surftrip. Appena viste le previsioni ha impacchettato le tavole pronto a prendere per il sud. Il nostro piano è quello di far visita ad alcuni amici di Chiclana, una delle cittadine più caratteristiche dell’Andalusia nonché sede di una nutrita scena locale. Qualche anno fa abbiamo preso onde splendide in questa zona e da tempo preparavamo una rimpatriata. David Jaio, un abituè delle onde andaluse, saputo del nostro arrivo prende addirittura un aereo da Gran Canaria per godersi assieme a noi la mareggiata da ovest. Arrivati a Chiclana è Manuel Aragón a fare gli onori di casa aprendoci la porta con in mano una bottiglia di moscatel, il vino tipico della zona. “Agro” è un andaluso D.O.C., divertente e pungente al tempo stesso. Potrei passare giorni con lui senza mai smettere di ridere. Più di qualsiasi altra cosa, però, è stata la sua determinazione in mare a colpirmi durante le mie precedenti visite. Più le condizioni sono impegnative negli spot tra Playa de la Barrosa e El Palmar più si sente a suo agio. Ne abbiamo una prova nella prima session assieme tra le difficili destre del Faro (vicino alla cittadina di Caños de Meca) dove Agro si lancia in pesanti drop verticali sulle onde più grosse. Luis, alla sua prima esperienza in questo spot, è il più stupito di tutti: «non avrei mai immaginato di trovare tanta potenza nella costa meridionale!» confessa ancora estasiato dai profondi tubi appena presi. La qualità delle onde andaluse è da anni famosa in tutta la Spagna, ma sentirne lodare la potenza e la misura da un big-wave rider come Luis mi sorprende. Anni fa ebbe la fortuna di surfare El Palmar, probabilmente lo spot più famoso da queste parti, in uno dei suoi giorni migliori e da allora aspetta solo di tornare. Quest’anno però la situazione delle secche è sensibilmente diversa. Sembra che tutta la sabbia normalmente presente a El Palmar si sia ora spostata verso Cabo Roche. Ed è lì che troviamo onde sui due metri di incredibile potenza. Il line-up è quello delle grandi occasioni con Vicente, Espi, Naranjito, El Cobaya, Mario, Taito, Maui, Agro e tutti i locali intenti a godersi quella che loro stessi definiranno la mareggiata migliore della stagione. Le barre entrano spaziate e ordinate e frangono verso destra e sinistra producendo coreografici tubi. Agro è al settimo cielo e anche Luis continua a entrare e uscire dall’acqua con un enorme sorriso stampato in faccia. Purtroppo questa session a Roche segna la fine della mareggiata da ovest e l’inizio della circolazione orientale. Questi due venti chiamati Levante e Ponente determinano le giornate surfistiche e gli spostamenti dei locali. Le località frequentate cambiano drasticamente a seconda di quale regime sia dominante. Il levante crea buone condizioni nelle spiagge mediterranee ad est di Tarifa mentre il ponente attiva tutte le onde su roccia come il celebre reef di Caños de Meca (una splendida sinistra) e Yerbabuena. Mario Aguilar conosce tutto su questi regimi climatici. È un locale di “Yerba”, spot che conosce come il palmo delle sue mani e dove ha cavalcato le migliori onde della sua vita di local. Yerba, pochi chilometri a sud di Caños de Meca, ha una forma splendida, molto simile alle lunghe destre marocchine, con sezioni lavorabili intervallate da possibili tubi. Rompe nascosta da una fitta pineta e serve fare una lunga camminata per raggiungere lo spot, specialmente se si lascia la macchina “al sicuro” nel porto di Barbate. Fino a qualche anno fa i furti nelle auto erano estremamente frequenti e molti surfisti hanno trovato brutte sorprese al ritorno da un giorno in mare. Oggi le cose sembrano andare meglio ma è sempre sconsigliabile lasciare oggetti o vestiti in vista. Quando arriviamo i nostri amici sono tutti in acqua. È Mario il più in sintonia con lo spot. Le sue curve armoniche e i suoi veloci cambi di direzione tradiscono una sintonia maturata in decenni di presenza. Man mano che il sole si abbassa sull’orizzonte, la costa africana inizia ad illuminarsi creando una vista irreale. Le montagne del Marocco hanno origine proprio dai monti affacciati sullo stretto, un ramo di mare piccolissimo che divide due enormi continenti. Pochi mesi fa, proprio in questo specchio di mare, Taito e un paio di surfisti di Chiclana hanno pescato un marlin di 230kg, lungo quasi 4m. Taito ricorda quelle sei ore di lotta in mare come uno dei giorni più emozionanti della sua vita. «È stato incredibile» dice mostrandoci l’enorme testa essiccata «come un giorno di tubi a Yerba!». Taito è una delle personalità più carismatiche del surf in Andalusia. Dividere una giornata di onde e racconti con lui e con i ragazzi di Chiclana è impagabile. E anche quest’anno il mare ci aiuta in questo scopo, fornendoci divertenti sinistre nella spiaggia chiamata La Pequeña Lulú, ultima piacevole session prima di riprendere la strada verso nord. Un viaggio in Andalusia lascia ricordi indelebili, solo parzialmente legati al surf. Svegliarsi con la luce pura del sud, che esalta i toni dell’azzurro e del verde. Fermarsi, dopo una surfata, a guardare le creste dorate delle onde illuminate dall’ultimo sole. L’odore della macchia mediterranea, con i suoi retrogusti di oliva e mirto, convogliato dal vento fin sul line-up. Ma anche il gusto ruvido del prosciutto iberico e del fritto di paranza, consumati sotto la tettoia di una fattoria tra i campi. Il profumo pungente dell’ascis, il tradizionale compagno di ogni check sullo spot, e il lusso di passeggiare in felpa nel bel mezzo dell’inverno, mentre il resto d’Europa batte i denti. Sono impressioni personali, qualcosa che non tutti apprezzano o cercano qui, ma che sono capaci di farmi tornare, negli anni, tra queste onde e queste persone.

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