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DOMANDE ALLA FONTE

a cura di Nicola Zanella e Olga D'Alì Condividi SurfNews

Da dieci anni le previsioni meteomarine costituiscono un link diretto tra scienza e sogni surfistici

Un approfondimento in materia da Antonio Sanò, direttore-previsore de ilmeteo.it


Ilmeteo.it è diventato, in meno di dieci anni, la principale fonte di previsioni meteorologiche per la maggior parte degli italiani. Sono oltre dieci milioni le persone che ogni mese si affidano a questo sito per programmare attività sportive, ricreative e lavorative. I surfisti sono stati tra i primi ad apprezzarne l'efficacia. In particolare il modello ETA, inventato nel 2000 dal professor Mesinger dell'Università di Belgrado, ha conquistato le preferenze dei cacciatori di onde. Sono i numeri a parlare: grazie ad una precisione praticamente totale sulle 72 ore e ad oltre l'85% di attendibilità nelle previsioni a 5gg, lo staff di Antonio Sanò (che oggi conta oltre 20 persone tra dipendenti, dirigenti e collaboratori dai più disparati campi scientifici) ha letteralmente sbaragliato la concorrenza. Con picchi di 1,2 milioni di utenti unici al giorno, il loro centro di ricerca si attesta come una delle realtà mediatiche più importanti del panorama internet italiano, fornendo consulenze a enti come Autostrade per l'Italia, Ferrovie dello Stato, Pagine Gialle e, non ultima, la redazione di SurfNews. La sezione specificatamente dedicata al nostro sport (ilmeteo.it/surf), grazie alle previsioni spot per spot e a parametri esclusivi, ha avvicinato ulteriormente il mondo della scienza alle reali esigenze dei praticanti. In un solo quadrimestre di presenza, questa sezione ha raggiunto la media di 200 mila pagine scaricate al mese. Un'enormità se consideriamo il piccolo target a cui è indirizzata. Per capire meglio la relazione tra pratica del surf e meteorologia, abbiamo voluto 'attingere' dalla fonte dei dati, intervistando Antonio Sanò, colui che ha reso tutto questo possibile.

N.Z. Gli ultimi due anni sono stati con ogni probabilità i 'migliori' di sempre per la pratica del surf. Pensi che dietro a tutti questi eventi estremi ci possa essere il cambiamento climatico?

A.S. Negli ultimi due anni, in effetti, sono state frequenti le formazioni di profonde basse pressioni sul Mediterraneo che hanno portato a una maggiore frequenza di venti forti e di mareggiate... giornate che capisco essere 'epiche' per voi surfisti. Si tratta di un'intensificazione di fenomeni meteorologici di breve durata. Il fenomeno è noto da tempo ed è chiamato 'tropicalizzazione del clima delle medie latitudini'. Configurazioni bariche che 30-40 anni fa si verificavano quasi solo a livello dei tropici ora si formano anche a latitudini diverse. Al momento, però, non ci sono ancora dati che dimostrino che questo fenomeno sia direttamente collegato ad azioni antropiche.

Riguardo l'affidabilità delle previsioni, cinque anni fa mi dicesti che i dati rilevati erano praticamente sovrapponibili alle previsioni sulle 48 ore. Sono stati fatti passi in avanti da allora?

Si, sono stati fatti notevoli passi avanti. Oggi sulle previsioni a 72 ore abbiamo un margine di efficacia superiore al 90%. Per capirci, significa che in un anno, solo circa 35 volte la previsione a 72 ore risulta smentita dai rilevamenti. Fino a dieci anni fa questo invece, capitava ben 80 volte. In quelle a cinque giorni, tra le più seguite dai surfisti, negli ultimi due anni c'è stato un notevole miglioramento, un passaggio dall'83 all'86-87% di affidabilità. Sono piccoli step costanti che portano a una maggiore efficacia del modello, e negli ultimi anni ne sono stati fatti tanti. Basti pensare che prima delle nuove tecnologie e dei computer potenti, solo per un fatto meramente tecnologico, era impossibile fare previsioni attendibili oltre ai tre giorni. Inoltre, a causa della lentezza di calcolo dei computer, le previsioni a tre giorni erano disponibili solo al pomeriggio o alla sera del primo giorno, quando ormai un terzo del periodo coperto era già trascorso. Oggi, grazie all'aumentata capacità di calcolo dei processori, alle 7 della mattina abbiamo già le previsioni per sette giorni, complete per tutta l'Europa e ad altissima risoluzione. Nel nostro centro usiamo una 'computer farm' costituita da 16 quadri-core Opteron 64bit da 2,8GHz ciascuno, per un totale di 64 processori. Per rimanere nel campo della tecnologia, i nuovi satelliti Meteosat 8, della Eumetsat, mandati in orbita nel '08, stanno dando dati molto precisi, che stanno influenzando in maniera determinante la capacità di previsione. Questi gioiellini lavorano alla quota di 36km, ad altissima risoluzione e a varie lunghezze d'onda, fornendo informazioni precise sulle temperature di aria e acqua. Inoltre sono stati lanciati nuovi satelliti dalla NOAA in orbita polare non geostazionaria, che volano molto più bassi e quindi hanno risoluzioni ancor più alte. Inoltre si sono fatti enormi passi avanti nella conoscenza della fisica dell'atmosfera, con modelli matematici che ne simulano sempre meglio il funzionamento. Va ricordato però che eventi meteorologici molto particolari (nell'estate passata se ne sono verificati un paio) possono portare un temporaneo abbassamento della qualità delle previsioni. Si tratta di solito di una concomitanza di fattori, che da un lato causa errori ma che dall'altro ci aiuta a migliorare ulteriormente il modello.

E cosa mi dici delle previsioni a lunghissimo termine?

Si sente spesso parlare di previsoni stagionali: bisogna dire che sono totalmente inaffidabili e tendenziose. Ci sono casi dimostrati, come quello dell'inverno '06-'07, in cui si prevedevano stagioni particolarmente fredde e invece, si è verificato l'esatto contrario. Non esiste nessuna scienza capace di fare previsioni stagionali, esiste la meteorologia, che fa previsioni al massimo a sette giorni e indica tendenze al massimo a 15 giorni, il resto sono chiacchiere. È per questo che nelle previsioni indichiamo una percentuale di attendibilità, che diminuisce con il distanziarsi della previsione fino a raggiungere il 30% o meno oltre i 10gg. Immaginatevi quale potrebbe essere questa percentuale a 30 o 60gg!

Riguardo la sezione surf. Puoi parlarci di cosa sta dietro alle previsioni spot per spot?

I modelli utilizzati per la pagina surf sono due. Il primo, è il nostro ETA, quello che indica l'intensità e la direzione del vento, lo stesso utilizzato per le precipitazioni e per la copertura nuvolosa. Il secondo è il WW3, un modello idrodinamico, che relaziona i dati del vento con lo spazio di mare su cui incidono, prevedendo così il moto ondoso e il periodo. È questo il modello che produce la previsione in centimetri che vedete riportata spot-per-spot. Qualcuno mi ha chiesto perché utilizziamo dati numerici precisi e non indicazioni più vaghe, come un range di misura o i classici 'poco mosso', 'agitato' eccetera. La risposta sta nella matematica: i modelli di previsione utilizzano equazioni e le equazioni hanno sempre un risultato univoco, un numero esatto. Qualsiasi valore diverso, o più vago, risulterebbe meno preciso e sostanzialmente scorretto. La cosa più scientifica che possiamo fare è quella di riportare questi valori sapendo, però, che sussiste un biologico margine di errore.

Quella del 2009 pare sia stata un'estate record per le temperature marine nel Mediterraneo. Si parla di 2 gradi sopra la norma per l'acqua. Come vanno interpretati questi dati?

Bisogna fare molta attenzione nel valutare il cambiamento climatico attraverso le temperature. Fino a dieci anni fa non esisteva una rete di rilevamento capillare e i sistemi di controllo sulla qualità dei dati erano carenti, quindi avevamo valori bacati in partenza. Ad esempio un rilevamento di temperatura fatto a Linate 50 anni fa, quando ancora non faceva parte di Milano, non è utilizzabile oggi vista la quantità di abitazioni (e quindi di calore) edificate in questo lasso di tempo in quell'area. I giornali parlano di aumento di 2C° della temperatura del mare ma bisogna mettere in conto vari fattori. Le temperature del mare sono le più soggette a influenze esterne ed errori di rilevamento. Pensate ai termometri in uso mezzo secolo fa. Solo negli ultimi dieci anni, con l'utilizzo dei satelliti, i dati sono diventati più affidabili ma siamo ancora lontani dalla precisione, visto che i satelliti calcolano una media della temperatura su aree di un chilometro di lato. E anche i modelli non sono perfetti, quindi i dati di cui disponiamo non sono sufficienti per dire che effettivamente ci sia stato un surriscaldamento rispetto al passato.

Nell'inverno '09-'10 pare che assisteremo ad un Niño moderato-forte. Potrà influenzare in qualche modo il clima alle nostre latitudini?

Negli ultimi anni gli scienziati hanno avviato ricerche per correlare i fenomeni come il Niño al clima del resto del mondo e dell'Europa, evidenziando, in effetti, molte relazioni causa-effetto. Tuttavia le ricerche sono ancora troppo giovani per avere certezze sulle conseguenze di questo fenomeno tipicamente oceanico sul clima europeo. È probabile che ci siano altri fenomeni nel pianeta, simili al Niño, che possono sommarsi o neutralizzarsi a vicenda. Uno di questi, ad esempio, è l'attività solare, che influenza il clima sul breve e medio termine.

Vedi connessioni tra tropicalizzazione del clima e le malattie stagionali così enfatizzate dai canali televisivi?

Si sa che durante il periodo invernale c'è un maggiore proliferare di questi virus influenzali, la frequentazione di ambienti chiusi e affollati, come luoghi di lavoro e uffici pubblici, ne intensifica la diffusione. Non trovo, però, un collegamento diretto tra un ipotetico cambiamento climatico o l'intensificazione di eventi estremi e la diffusione di virus influenzali. Fattori come lo spostamento di persone tra i continenti, un comportamento tipico dei surfisti fra l'altro e la frequentazione di luoghi affollati sono fattori sicuramente più determinanti.

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