Home Page
THE CALIFORNIA SURF PROJECT

a cura di MICHAEL KEW Condividi SurfNews



È strano pensare che un libro celebrativo e, tutto sommato 'leggero' come The California Surf Project, possa trarre origine da un evento tragico. Il 10 ottobre '05 la comunità surfistica ha infatti perso una delle sue 'lenti' più famose: Larry Moore, lo storico photo editor di Surfing Magazine, conosciuto sui media con lo pseudonimo di 'Flame'. Per chi non è troppo ferrato in materia di surf-photography, basta ricordare che fu proprio Larry a dare un volto alla 'Momentum Generation', mostrando nei primi anni '90 la new school di Fletcher prima e di Slater & company poi con immagini rivoluzionarie sia per tecnica che per composizione. Dopo la prematura scomparsa, la moglie Candace ha istituito la fondazione Follow The Light, voluta dallo stesso Larry per supportare i giovani surf-photographer, troppo spesso frenati dalle spese proibitive che questa professione impone. La fondazione ogni anno seleziona il progetto di un fotografo e lo finanzia con un budget di cinquemila dollari. Il primo a vincere il premio è stato il ventiduenne Chris Burkard che, assieme al free-surfer Eric Soderquist, ha utilizzato la somma per finanziare questo atipico viaggio. 50 giorni on the road, all'interno di un furgone VW per scorprire e riscoprire la California tanto cara a Larry. 1.100 miglia di costa splendida, dall'aspro confine con l'Oregon a nord fino alle inquinatissime spiagge di Tijuana in Messico. Nicola Zanella

IL PROFONDO NORD

Squali, e sequoie. L'estrema costa settentrionale è famosa per i suoi pericolosi 'bianchi' e per le spiagge dominate da alberi millenari. Le coste dell'estremo nord sono di una bellezza aspra, disseminate di grotte e precipizi e costellate da tronchi enormi, sbattuti a riva da onde rumorose e scure. Il surf qui non è per nulla una pratica rilassante complice un clima spesso cupo e piovoso. Le prime due settimane sono state climatologicamente le più problematiche. Le precipitazioni continue e le condizioni impegnative del mare hanno messo alla prova fin da subito la tenuta del nostro van. Ma con un po' di nastro adesivo, di neoprene e tanta pazienza tutto è andato per il meglio. La zona nasconde sorprese splendide ma serve essere aperti di vedute per godersela al meglio. Il mercato della droga ha reso la California Del Nord una delle aree più 'intense' del paese quindi bisogna fare attenzione a campeggiare in aree isolate. Passare la notte in hotel, però, non renderebbe giustizia allo spirito surfistico del luogo. L'esperienza di svegliarsi nel van, preparare una tazza di caffè e attraversare scalzi il bosco, sotto la pioggia, fino alla spiaggia, è impagabile. In questi boschi incontri animali che non credevi esistessero in California, come salamandre trasparenti e grosse lucertole nere. Anche i surfisti locali hanno un carattere 'peculiare' e sono totalmente refrattari al surf commerciale. L'unico posto in cui abbiamo avuto problemi di territorialismo, però, è stato Shelter Cove. Alcuni degli spot sono territorio di vecchi surfisti, poco inclini a vedere facce nuove tra le loro onde. Tutti, però, una volta capito che non avevamo intenzione di spifferare i loro segreti, sono stati cooperativi, spiegandoci dov'erano le onde più adatte alle condizioni del momento. Del resto quando sei costretto a surfare assieme agli squali bianchi è normale preferire un line-up 'nutrito'. Una piccola folla sul picco riduce le possibilità di un attacco. (Eric) L'esperienza peggiore, per me, è stata invece l'allergia causata dal Poison Oak, una quercia velenosa, molto comune da queste parti. La pianta assomiglia in tutto e per tutto a una quercia, con le foglie che in autunno si tingono di color oro. Purtroppo il liquido secreto delle foglie, a contatto con la pelle, produce un'irritazione fastidiosa, capace di tenerti sveglio la notte. La mia, aiutata anche da un'incauta sauna bollente, mi ha tenuto compagnia per tre settimane con forti pruriti. (Cris) Molto brutte anche le scene di violenza a Fort Bragg, dove abbiamo assisitito a un tentativo di omicidio e siamo stati cacciati da un contadino che non tollerava la vista del nostro furgone. (Cris) A parte questi inconvenienti il fatto che le spiagge qui siano poco coperte dalla rete GSM ci ha lasciato molto tempo per pensare e adattarci ai ritmi del posto: sveglia all'alba, lunghi silenzi, passeggiate tra i boschi e l'impagabile lusso di perdere l'orientamento. Trovare gli accessi giusti per i vari spot ha, infatti, assorbito gran parte del nostro tempo. Fortunatamente il van ha fornito sempre un riparo sicuro, una piccola casa mobile pronta a coccolarti nei momenti 'down' del trip.

CENTRAL COAST

(Eric) Ci siamo accorti di essere usciti da questa bolla di sapone quando i cellulari hanno ripreso a suonare. Centinaia di messaggi in segreteria telefonica ci hanno bruscamente riportato alla realtà. Il confine culturale tra nord e centro coincide con il ponte Golden Gate, a San Francisco. Attraversandolo ho avuto la tentazione di lanciare il telefono di sotto. Il contrasto tra la metropoli e i paesini del nord ci ha lasciati senza parole ma almeno, la sera, potevamo uscire e vedere qualcuno invece di chiuderci nei sacchi a pelo e dormire. San Francisco è la più europea delle città californiane. A ogni ora puoi trovare spettacoli di strada, concerti e un gran numero di senza tetto appisolati sui gradini delle ville private. La costa attorno a San Francisco rappresenta una nicchia-surf particolare. Molti in questa zona non hanno neppure sentito parlare di questo sport. La maggior parte dei praticanti si concentra attorno al molo di Pismo, uno spot pessimo su una spiaggia frequentata da brutti elementi. Il fulcro della zona è, senza dubbio, Big Sur, una delle aree costiere più fotogeniche della California, abitata in passato da tribù indiane di cui non si conosce quasi nulla. 150 km di costa scarsamente popolata resa famosa dal romanzo di Jack Kerouac, caratterizzata dalle alte montagne di Santa Lucia, sullo sfondo, e da panorami marini mozzafiato. Non è raro, qui, surfare onde color smeraldo con i falchi che volteggiano in cielo e decine di leoni marini mollemente adagiati sulle scogliere. La natura domina incontrastata: al ritorno da una session in mare, abbiamo addirittura trovato il nostro accampamento saccheggiato dai procioni. Entrano nelle tende e rubano qualsiasi cosa sia commestibile... un piccolo prezzo da pagare per tanta abondanza di onde e natura.

SOUTHERN CALIFORNIA

(Cris) Chi viene dalla California settentrionale, vede la costa attorno a San Diego come un parco-giochi per surfisti, una serie di spot iperinflazionati in cui è diventato impossibile trovare intimità con l'oceano. Per noi del nord, abituati a vedere il surf come qualcosa di intimo, gli spot a sud di Los Angeles rappresentano il lato più commerciale e scontato dello sport. Posti da cui tenersi a debita distanza. Basta guardare la quantità di annunci che parlano di chirurgia plastica e di iniezioni di Botox sul Orange County Weekly per capire il tono di questa beach-culture, tutta intenta ad apparire. Eppure il punto zero del surf negli States è proprio questo. Surfare con acqua calda, poi, è un bonus impagabile e attrae irresistibilmente anche noi del nord. Credo sia tutta questa frenesia a generare gli atteggiamenti ostili di alcune comunità locali, con i relativi atti di vandalismo e l'aggressività in mare. Le onde non mancano di certo ma nei line-up più spazialmente limitati, la folla può far impazzire anche il più tranquillo dei surfisti. Nella maggior parte dei casi l'atmosfera era comunque rilassata. Un secolo di presenza del surf ha sicuramente insegnato la tolleranza. Onde come Malibù o Cardiff Reef erano affollate anche negli anni '50! (Eric) Siamo arrivati durante una swell epica e tutti i point stavano funzionando a dovere. I locali erano in piena frenesia, con un continuo cicaleccio di messaggi da amici sulla spiaggia. Devo dire che, nonostante i miei timori, le surfate migliori del trip le abbiamo fatte proprio qui, tra La Jolla, Oceanside e Salt Creek. Purtroppo i parcheggi degli spot, alla prima parvenza di onde, diventano congestionatissimi attirando ogni tipo di forza dell'ordine. Sul nostro parabrezza abbiamo trovato almeno dieci tipi diversi di multe: divieti di sosta, divieti di camping, parchimetri scaduti, un vero salasso economico! Anche gli skate-spot in bassa California sono incredibili. Ogni scuola è skateabile, ogni piazza racchiude un bank, un gap o una transizione perfetta per qualche trick. Ci sono skatepark in ogni città e tantissime piscine vuote, soprattutto attorno a La Jolla, poco a nord di San Diego. La cosa peggiore sono state decisamente le multe. In 50 giorni sulla strada ne abbiamo accumulate per un totale di 2000 euro. Laguna e Oceanside sono state terribili! Il progetto ha rischiato di interrompersi bruscamente quando i poliziotti di Point Loma, i più esibizionisti che ho mai incontrato, hanno tentato di arrestarci. Erano convinti di trovare droga nel nostro furgone e lo hanno letteralmente capovolto per cercarla. Il tutto puntandoci addosso le armi, di fronte a una folla di turisti incuriositi che non smettevano di scattare istantanee. Le aree militari sono luoghi pericolosi in cui regna una legge diversa. Bisogna fare attenzione ai tratti di costa riservati alla US Navy, in cui il surf è totalmente proibito. Puoi venire arrestato, ti possono sequestrare la tavola e mettere le ganasce al furgone. Fortunatamente hanno solo minacciato di farlo, rilasciandoci dopo aver capito che, nonostante il look da fricchettoni, non avevamo nessuna sostanza stupefacente.

THE BORDER

Dopo la session fotografica a Tijuana Sloughs, l'ultimo spot a nord del Messico, il progetto supportato dalla fondazione Follow the Light poteva definirsi concluso. Ma volevamo documentare il confine fisico della California, per essere sicuri di aver coperto tutte le 1.100 miglia di costa e per rendere giustizia a una terra di nessuno, spesso attraversata ma mai oggetto di attenzione da parte dei surfisti di passaggio, indirizzati verso i lunghi point più a sud, come San Miguel, Baja Malibu e Cabo San Luca. Così la notte stessa ci siamo spinti a piedi verso la famosa rete di protezione, una delle aree più violente del continente visto il continuo traffico di uomini e merci dal Messico verso gli States. Dopo oltre un ora di cammino lungo una strada sterrata dietro la spiaggia intravediamo le luci viziose di Tijuana. Nel mezzo della notte veniamo avvicinati dalla polizia di confine, che pattuglia la zona a cavallo. Ci informano che questo è l'ultimo fazzoletto di terra americana prima del Messico, suggerendoci di tornare indietro e di lasciare la zona prima possibile, ammesso che la nostra auto sia ancora dove l'abbiamo lasciata.

Ricerca SurfNews
Articoli
THE CALIFORNIA SURF PROJECT



È strano pensare che un libro celebrativo e, tutto sommato ...
HAITI CARIBE

Il primo impatto con Port au Prince lascia senza parole. Il tifone ...
PECCATI DI CLORO

QUATTRO ANNI DI LAVORI, 52 MILIONI DI EURO INVESTITI, MIGLIAIA DI PRESENZE ...
NUOVI MIGRANTI

UN VIAGGIO INDAGINE ATTRAVERSO I SURFISTI ITALIANI IN AUSTRALIA

IMMAGINI ...
ABOUT DANE

UN'INTERVISTA CON DANE REYNOLDS, TRA NEW-SCHOOL E INDOLE 'INDIE'

LOW-KEY ...
LE ANALOGIE NEGATE

UN VIAGGIO OCEANICO E UNA SERIE DI RIFLESSIONI CON NICOLA BRESCIANI

Ci ...
Archivio magazine »
Scarica gratis Surfnews Magazine