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AFRICA UNITE

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

Cosa vi ha attirato verso il Reggae all'inizio del vostro cammino musicale? Cosa c'è in questo genere che lo rende un veicolo così potente per emozioni ed idee da Kingston a Pinerolo?

Il nostro primo approccio con il reggae fu sicuramente mediato ed ispirato dalla musica di Marley, la sua particolarità e fascino stavano nel ritmo, prima mai sentito, in quel modo di far suonare gli strumenti inedito e travolgente, quasi ipnotico. La melodia, per Bunna, il basso per me, fecero colpo sulla nostra immaginazione e, un po' per gioco cominciammo ad imparare e a suonare quella "strana" musica. Il messaggio è il veicolo che rende il reggae internazionale, non si tratta, come molti credono, di disimpegno e musica solare, al contrario reggae è sofferenza, blues, musica del ghetto, voglia di rivalsa ed impegno costante contro l'idiozia, l'ipocrisia e le differenze. Questo è ciò che abbiamo cercato di carpire, reinterpretare ed inserire nel nostro tessuto sociale.

'...un giorno quasi senza luce, ed ora sta per diluviare, il bene, il male, l'odio, il sale della vita'. Mentre Fuori Piove: questo titolo mi ricorda quei giorni (molto attuali...) in cui fuori il mondo va a rotoli e noi cerchiamo riparo in quel poco che abbiamo come singoli. Ho trovato questa situzione descritta anche da Palma, Neffa, Sud Sound System ma la vostra reazione pare più decisa.

Sì, forse la metafora della pioggia ha un retrogusto 'hip hop', per questo lo associ a questi personaggi che noi, tra l'altro, stimiamo molto, ma come giustamente sottolinei, la nostra presa di posizione è più sociale. Non c'è ripiegamento su se stessi o chiusura nel personale ma stimolo alla lotta che può essere costruttiva e di impatto soltanto se si riparte dall'individualità e si abbattono luoghi comuni e falsi schieramenti. L'individuo deve tornare a pensare con il proprio cervello, rendersi conto che la "pioggia" acida e mediatica a cui siamo quotidianamente sottoposti sta distruggendo la coscienza, la capacità di porsi in maniera critica, sostanzialmente sta annientando la volontà. Lo spettro della guerra ha catalizzato la nostra attenzione, ha provocato un timido risveglio dal torpore assoluto di questi ultimi anni. Ma era davvero necessario arrivare a tanto?

Il disco apre con "La storia", un brano in cui si parla di guerra, prosegue con "Muoio-good bye" e "In piedi": cosa ha ispirato i temi di queste canzoni?

"Mentre fuori piove", in generale, si distingue dagli altri nostri dischi, perché stavolta abbiamo deciso di prendere posizione rispetto a diverse questioni di attualità in tutte le canzoni. Invece, in tutti i lavori precedenti ci siamo anche lasciati andare in cose just for fun. È sicuramente l'album più militante degli Africa. Ci ha ispirato anzitutto il momento storico che stiamo vivendo. Poi vengono sviscerati dall'interno vari temi. In "La storia", parliamo della cecità dell'uomo nei confronti della storia e dei suoi insegnamenti. "Muoio-good bye", invece, è quasi una seconda puntata del "Partigiano John", ambientata a Genova durante il G8. "In piedi", poi, è una specie di inno alla coerenza, una fotografia di quello che gli Africa Unite pensano e sono contenti di essere dopo venti anni.

La scelta di tornare al circuito indipendente da cosa è dipesa?

Il nostro rapporto con Universal era finito, per contratto. È stata un'esperienza tutto sommato positiva, come quella precedente con la Polygram. Stavolta, però, abbiamo ritenuto interessante percorrere una strada diversa, e ritornare a investire in prima persona nel nostro disco e a conservarne la proprietà. Ma la cosa di cui siamo più orgogliosi è quella di essere riusciti a far uscire il disco a 13 euro. In questo ci hanno aiutato sia Venus che Alternative Produzioni.

Nel circuito indipendente, tra l'altro, c'è anche un modo di lavorare più "dedicato". Visto che la piccola etichetta tende a curare e seguire maggiormente un prodotto, per evidenti ragioni di dimensione.

Ho letto della votra esperienza al Festival di Babilonia in Iraq anni fa e penso anche a canzoni come Carovana Nomade e Alba Meticcia. Che influenza ha l'ambiente musicale mediterraneo nella vostra musica dal punto di vista sia culturale che sonoro?

Non penso che ci abbia influenzato molto: i 2 brani citati sono frutto di un momento particolare e secondo me non rispecchiano molto l'evoluzione dello stile degli Africa. In particolare Alba Meticcia è un pezzo che non ci è mai piaciuto (piaceva solo a C. Max che l'ha composto), non lo suoniamo da tempo. Sicuramente più influenze sono venute dal reggae britannico SteelPulse, LKJ per intenderci. I dischi degli Africa sono tutti episodi. Ogni lavoro va ad esplorare territori nuovi, passando anche per dimensioni già viste in precedenza anche se con una maturità diversa, legata al tempo che è passato. Questo disco è più riconducibile a "People Pie" o "Babilonia e Poesia", perché è un disco libero e musicale. Episodi come l'intervento musicale che c'è in "Muoio-Good Bye", o i dub di "Rughe Indelebili", sono cose che noi non facevamo più da un po' di tempo. In "Vibra" invece le canzoni, erano più strutturate e c'erano meno digressioni strumentali. In "Mentre fuori piove", inoltre, io e Bunna abbiamo ripreso a lavorare in équipe, proprio come facevamo ai tempi mentre in Vibra molto del lavoro è stato fatto da Bunna.

In quest'ultimo disco anche in studio avete dato più spazio al suono 'vivo' e diretto, quello che si sente ai concerti... Al ventesimo anno di attività sul palco cosa traete dal rapporto col pubblico?

La scelta è stata quella di catturare il più possibile l'immediatezza del live ed in controtendenza con la freddezza ed il minimalismo di molti prodotti attuali, far 'suonare' molto la band. Il live rimane sempre il momento più alto della carriera di un gruppo, quello in cui ti confronti direttamente con il pubblico. Noi andiamo senza rete, il feedback quasi sempre é totale. È importantissimo organizzare il live in maniera estremamente accurata, dalla scelta dell'impianto a quella della crew tecnica con cui si divideranno i molti giorni di tour: tutto deve essere in armonia e si deve creare un buon feeling. In questo modo il pubblico si accorge che c'è sincerità e divertimento e ti premia con l'entusiasmo, negli ultimi anni sempre crescente.

Avete in cantiere altre collaborazioni con Blubeaters, Sud Sound System o altri gruppi italiani?

Per ora no. Questo anno e, penso anche il prossimo, saranno dedicati agli Africa in esclusiva, tra l'altro sta per uscire un doppio "In dub" sul terrirorio tedesco e austriaco, quindi si spera in puntate oltre confine.

Lavorare, suonare, viaggiare, vivere col gruppo. Come conciliate la professionalità coi rapporti di amicizia?

Per me e Bunna si può parlare quasi di vita in comune, ci conosciamo da 30 anni, abitiamo a 300 metri di distanza e ci vediamo quotidianamente. Con gli altri la frequentazione è un pò meno assidua ma nei periodi di tour stiamo molto bene assieme. Certo ognuno ha scleri e momenti di scazzo ma ciò è naturale, la professionalità in quei momenti gioca un ruolo fondamentale e, fortunatamente, i problemi si risolvono sempre. Non è stato un lavoro semplice quello di coordinare le esigenze di nove persone che viaggiano su un furgone ma da un bel po' di anni la formazione è stabile e gode di ottima salute. Al prossimo concerto!

INFO

www.africaunite.com

management@africaunite.com


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