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LE ANALOGIE NEGATE

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UN VIAGGIO OCEANICO E UNA SERIE DI RIFLESSIONI CON NICOLA BRESCIANI

Ci sono mille motivi per riempire un furgone di tavole e partire verso l'oceano. Per gli atleti del team (soprattutto i più giovani) partecipare ad una session fotografica è un'occasione per mettere in mostra le proprie abilità e confrontarsi con gli altri. Per i fotografi coinvolti si tratta di una vacanza 'all-inclusive' con obbligo di lavorare solo nei momenti di luce migliore. Per chi, come Nicola Bresciani è abituato a surfare 'per lavoro' e a prendere sul serio questo strano sport da almeno 10 anni, il trip annuale tra i 'sovrumani silenzi' della Cote Landes, è stato un momento di riflessione. Il fatto che la maggior parte delle immagini che vedrete ritraggono proprio lui, la dice lunga su quanto importante sia stata (e ancora sia) la sua generazione nella scena surf nostrana. Lo abbiamo incontrato al ritorno dalla Francia, per fare il punto della situazione sulla sua nuova vita professionale (Nicola ha abbandonato le gare due anni fa per aprire una agenzia di eventi e comunicazione), sui nuovi volti del team Analog e sulle contraddizioni della scena surf italiana. Le sue parole, critiche e disilluse, sono illuminanti per chi (e sono molti) pensano che il free-surf sia l'unica via percorribile. N.Z.

Cosa ti ha spinto a scegliere la Cote Landes per uno shooting?

Speravamo di rimanere in Mediteraneo ma organizzare un surf-trip in Italia è sempre difficile, specialmente se hai tempi ristretti e le perturbazioni non collaborano. Tutti i rider avevano confermato la loro presenza, un fatto di per sè difficile, così abbiamo deciso di andare sull'oceano. Pensavamo alla Spagna ma la mareggiata aveva una forte componente da ovest così la Cote Landes è stata una scelta quasi obbligata.

Che tipo di routine instauri con gli atleti durante uno shooting?

Il nostro viaggio era mirato principalmente alla produzione di materiale fotografico, così tutto il tempo a disposizione lo abbiamo occupato cercando le onde e le luci migliori e tentando di dare il meglio in acqua. Per evitare problemi ho diviso il team in gruppi di tre. Il fotografo, così, poteva concentrarsi meglio su pochi rider, senza perdersi le manovre, e anche i locali non hanno avuto nulla da dire sulla nostra presenza in aree 'sensibili'.

Cosa mi dici del video? Quali sono i progetti, che uso ne farete?

Il video è gia stato montato e dura circa 10 minuti. Praticamente è un report divertente sulle surfate migliori e sugli incontri di questo trip. La premiere c'è stata a metà ottobre all' Inside a Forte dei Marmi ma il video sarà presto in rete per esteso. Gli abbiamo dato un taglio 'easy' e divertente.

Cosa chiedi ai tuoi rider quando entrano nel team?

Analog è improntato sul free-surf, tutto quello che chiede è visibilità sui media, cioè interviste, foto sulle riviste, produzione di immagini e video. I rider devono essere in grado di gestire la propria presenza mediatica, di organizzarsi con fotografi e videografi e di produrre materiale. È anche importante avere un'immagine pulita, da atleti veri, non da persone che entrano in acqua per fare risse e droppare gli altri surfisti.

Come è cambiato il tuo modo di surfare ora che hai fatto il gradino da rider a coordinatore?

Guarda, purtroppo si surfa di meno e si lavora di più! Scherzi a parte sono contento di essere passato dall'altra parte, penso sia un segno di coerenza con quello che ho fatto da atleta e un modo di dire grazie a uno sport che mi ha dato molto. La realtà al momento, è che di surf 'praticato' è impossibile campare. Gli ingaggi per gli atleti sono calati drasticamente con la crisi. Però è possibile ritagliarsi spazi nel marketing e nella comunicazione di settore perchè, alla fine, la nostra esperienza in mare e a contatto con i surfisti veri, nel mondo del marketing è impagabile.

Surfing Italia, Fisurf: come vedi il futuro del surf competitivo?

L'anno scorso ho deciso di abbandonare il mondo delle gare. Tutto il team Inside, inclusi Francesco Palattella (due volte campione italiano) e il campione uscente Jacopo Conti mi hanno seguito. Ho visto troppo malcontento tra gli atleti e tra i club in questi ultimi due anni. Specialmente la stagione passata ci ha insegnato molto' in negativo. Sono mancati i giudici e i fazionalismi interni hanno fatto andare in malora anche eventi organizzati con tutti i crismi. Nonostante i tentativi di unificare le due federazioni, il lavoro fatto in Italia è stato poco. Lo dimostra la nostra assenza come nazionale dagli ultimi campionati. Ma c'è poco da meravigliarsi. Nonostante il grande lavoro mediatico svolto dagli addetti ai lavori, non esiste un contatto tra il surf e le autorità. E se uno sport non è supportato dalle istituzioni vengono a mancare i fondi. Le analogie con gli altri stati sono solo in negativo: in Francia, Spagna, Germania la situazione è diversa, con federazioni forti e fondi cospicui per gli atleti. Gli eventi in Italia sono in mano alle aziende e ai surf-club. Sono loro a impegnarsi realmente, usando energie personali spesso non retribuite. Il caso della nostra gara, il 3/4 Challenge a Forte dei Marmi è un esempio. La federazione metteva un fantomatico 'bollino' sulle locandine ma cosa davano in cambio? Agli ultimi contest avevo visto cose allucinanti nel palco dei giudici: ragazzini minorenni, giudici non certificati, genitori di rider iscritti e quant'altro. Così abbiamo deciso di fare tutto da soli. I giudici li ho contattati io direttamente, mettendo nel budget il loro compenso e scegliendo persone con esperienza comprovata.

Progetti per il 2010?

Ci saranno novità importanti per il team. Qualcuno se ne andrà e qualcun'altro entrerà. Tenteremo di collaborare con i fotografi emergenti, come Palmerini, Bazzichi e Maffei che hanno prodotto buon materiale e stanno venendo su bene. Siamo incentrati sulla produzione di foto e video e speriamo di vedere i nostri lavori su un magazine di qualità come il vostro!

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