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SCOZIA

a cura di Stuart Butler Condividi SurfNews

Vicino alla penisola di Wrath, nella Scozia del nord, si celano spiaggie solitarie martoriate dalla furia dell'oceano. Molti giurano che, guardando bene tra le forme distorte dalla nebbia, sia possible vedere barbuti fantasmi aggirarsi sulla battigia deserta. Nessuno sa cosa cerchino o come abbiano lasciato questo mondo, a me piace pensare siano morti rincorrendo la bellezza di un essere mitologico. Miti e leggende si sprecano nella Scozia del nord, alimantati da un territorio conteso tra mare e foreste. Proprio qui è stato registrato l'ultimo avvistamento 'ufficiale' di una sirena, appena cent'anni fa e sempre qui sfocia un fiume il cui nome ricorda il potente Dio Thor. Tra le sue acque non ci sono più sirene ma foche giocose che surfano tra le onde della foce. Che siano state le foche ad alimentare le leggende sulle sirene, o forse questi esseri mitologici esistono ancora?

A me interessa ben poco perchè la realtà della Scozia è più strana di tutti i miti o leggende che la riguardano.

ESOTICO NORD

La nostra caccia alle onde comincia nella cittadina di Ullapool, lungo la costa ovest. Da qui puntiamo verso nord, lungo una strada ad una sola corsia che attraversa paesaggi di una calma irreale, laghi avvolti da nebbie, foreste incantate e valli popolate solo da alberi contorti. La Scozia fa parte della Gran Bretagna e si trova poco a nord dell'Inghilterra. Arrivandoci da sud percepisco a fatica il cambiamento: stessi negozi, stesse discussioni nei pub e stessa architettura di dove vivo. E' solo camminando lungo le spiagge e parlando con la gente che mi rendo conto di quanto sono lontano. Della politica di Londra ed Edimburgo, qui arrivano solo echi lontani che non influenzano i lenti ritmi della vita locale. Per la prima volta in quindici anni di surf, il mio paese, quello dal quale ho sempre cercato di fuggire, mi affascina come la più remota delle destinazioni esotiche. Le prime spiagge che raggiungiamo sono riparate dalla furia del mare e si attivano solo quando le onde sono enormi. Le occasioni non mancano di certo: quando il nord Atlantico si sveglia, sposta e schiaccia navi cargo come fossero giocattoli. Continuiamo verso Durness, il paese più a nord sulla terra ferma, un villaggio dove non credo riuscirei mai a vivere. Anche se di solito non sopporto il freddo e non capisco come si possa desiderare di surfare con queste temperature, mi accorgo di quanta influenza abbia il clima sulla vita della gente di qui. La prima sera tento di comprare un ombrello per proteggere l'attrezzatura fotografica dalla pioggia ma il 'punto vendita' più vicino è a Thurso o Inverness. Nonostante piova molto spesso, la gente non usa ombrelli perchè il vento li distrugge in meno di tre secondi. Ad Ullapool anche il bancomat è arruginito! Nel nostro periodo in Scozia il clima è stato sempre il pensiero principale. Il colore del cielo cambia centinaia di volte al giorno e con lui intensità e direzione del vento. Molte volte ci siamo messi la muta in fretta e furia di fronte al line-up dei sogni per poi vedere il vento cambiare direzione e rovinare tutto appena toccata l'acqua. La nostra routine giornaliera comincia sempre con un check della direzione del vento ma relazionare i dati alla nostra mappa degli spot è una attività frustrante. Nonostante i continui cambiamenti del clima troviamo onde proprio nell'estremo nordovest: una sinistra che rompe sotto roccioni a strapiombo. Un'onda così sarebbe affollatissima in qualsiasi altro posto del mondo ma qui, sulla spiaggia oltre noi ci sono solo raccoglitori di ostriche. Sulla collina a riva spicca un cimitero: un avvertimento a non scherzare troppo con un mare così potente e pericoloso.

VERSO THURSO

Proseguendo verso nord il paesaggio comincia a cambiare. Le gole scavate dai ghiacciai e le colline di terra soffice lasciano il posto a piatte lande popolate solo da greggi di pecore. I centri abitati sono pochissimi e nei non pochi spot non incontriamo quasi nessuno. Arriviamo a Thurso e nonostante sia solo un paesino, a noi sembra una metropoli in confronto ai posti che abbiamo attraversato. Sarà perchè sono prevenuto verso la vita nella provincia inglese ma Thurso, per me, simboleggia quanto di peggio la Gran Bretannia abbia da offrire. I suoi palazzi in granito grigio sono cupi anche nei rari giorni di sole. Quando poi, come spessissimo accade, il cielo chiude il paese sotto una coltre di nubi e pioggia, il rischio di cadere in depressione diviene altissimo. Nonostante tutte le mie idee preconcette, Thurso ha qualcosa che mi affascina. Nel fiume gelido che attraversa il centro le foche giocano spensierate, i tramonti hanno una strana luce chiara che rimane a lungo in cielo e la gente ci dimostra un calore splendido sia nei pub che per strada. Parlando coi pochi locali impariamo che in inverno interi blocchi di ghiaccio trasportati a valle dal fiume raggiungono il line-up di Thurso East, l'onda migliore della zona. Incontriamo anche altri due gruppetti di surfisti, visitatori affezionati a questa costa che tornano ogni anno nonostante il clima. Tutti concordano che basta un solo tubo preso a Thurso East per capirne la magia e rimanerne stregati. Ci vuole un po' perchè Thurso East si conceda a noi e nel frattempo ci teniamo impegnati con un point destro un po' lento ma divertente e surfabile quasi sempre. Un pomeriggio andiamo a visitare il punto più settentrionale della Gran Bretannia. A differenza di quello che molte guide dicono, non si tratta di John O' Groats ma di Dunnet Head. Sul cliff troneggia un faro, l'ultimo avamposto della terra verso il mare. Qui regna una limpida atmosfera da 'fine del mondo'. Un cartello alla base del faro ricorda che con le mareggiate invernali le rocce scagliate dalle onde riescono a rompere i vetri del faro a 130 metri sul livello del mare. C'è anche un'onda surfabile ma servirebbe una barca e tantissimo coraggio. Lo spot è davvero estremo, questa sinistra rompe sotto enormi muri di roccia, esposta a tutte le furie che l'oceano settentrionale scatena. Non faccio a tempo a pensare quanto pericoloso sia questo spot che imparo qualcosa di ancora più pauroso. Una signora in un negozio mi racconta che nel tratto di mare (lungo sette miglia) che separa Dunnet Head dalle isole Orkney si formano onde alte fino a dieci metri create dalla corrente del fiume che incontra le enormi mareggiate settentrionali. Gli abitanti chiamano quelle onde anomale 'Merry Dancers' (le ballerine felici), anche le navi più grosse si tengono ben alla larga preferendo circunnavigare le isole piuttosto che affrontare questi mostri. La signora mi racconta anche che i canoisti del posto surfano quei mostri regolarmente e commenta con un: 'Sembra si divertano veramente tanto la fuori...'. Questo è uno spot che lascio volentieri a loro! Gli affezionati mi dicono che la vista del tubo di Thurso East dal canale della destra è impagabile, a livelli di Indonesia o Australia. Capisco davvero le loro parole solo l'ultimo giorno quando la destra comincia a mandare set altezza testa: la qualità è ai massimi livelli ed i tubi apertissimi. La mattina dopo tutti sono in acqua presto. I Gallesi ed i locali stanno divertendosi assieme: sette persone in tutto, una folla per la media scozzese. Le onde migliorano col calare della marea ed il freddo richiama i più verso una corposa colazione. Rimaniamo in due a goderci una mattina di onde memorabile. Molti considerano Thurso East la migliore onda del Regno Unito ed io mi trovo perfettamente d'accordo: una qualità così regge il confronto con qualsiasi world-class wave. Rhino, uno dei ragazzi Gallesi è fuori di sè per la gioia e dice: 'I tubi sono davvero perfetti, non devi fare assolutamente niente per infilarti, l'onda fa tutto da sola. Guarda, siamo in cinque e le onde sono perfette... ormai capita solo qui.'

PIU' A NORD

Più a Nord di qui, solo mare ed il compatto arcipelago delle Orkney, un insieme di colline verdi visibile anche dalla terra ferma. Decidiamo di spenderci un po' di tempo anche se non era nei piani. Seduti sugli spartani sedili della mensa del ferry gustiamo in silenzio un panino e una tazza di tea. Avvertiamo tutti l'ansia tipica di quando ti avvicini ad un isola per la prima volta. Le Orkney sono un tipico esempio di nazione dentro una nazione ed hanno un carattere peculiare. I locali delle isole più esterne chiamano l'isola principale 'il continente' e considerano la Scozia qualcosa di molto lontano. Anche se per molti di loro il mondo comincia e finisce a Kirkwell, (la capitale) gli 'stranieri' vengono accolti con un calore che mi lascia sconcertato. La mareggiata da nord che abbiamo surfato a Thurso è ancora in corso, seguiamo i consigli dei locali e raggiungiamo la costa esposta. La vista è da brivido: Una serie di quattro point sinistri con onde piccole, pulite e completamente deserte. L'acqua è scura e profondissima, la corrente è forte, sulla spiaggia una colonia di foche emette sinistri latrati: questo è uno dei posti più cupi che abbia mai surfato e non vorrei davvero essere in acqua da solo. Dai locali imparo che questi spot danno il meglio con onde sui due metri e reggono swell fino a quattro metri. Come spesso capita su un arcipelago, è difficile trattenersi dal voler esplorarne ogni isola e baia. Dalle Orkney ci imbarchiamo di nuovo per un'isola la cui capitale conta appena dodici case, due negozi ed un pub. Questa è davvero l'ultimo avamposto del mondo come lo conosciamo noi. Raggiungiamo la spiaggia esposta, una striscia bianca tra colline verdi e dune di sabbia. Gli unici locali sono le solite foche sdraiate a godersi il fioco sole invernale. Appena ci avviciniamo arrancano goffamente fino all'acqua poi spariscono. Sembra il set di un documentario sulla natura: nessuno di noi si aspettava di trovare posti così selvaggi tanto vicino a casa. Ci buttiamo in acqua assieme alle foche che subito ci mostrano la loro abilità di body-surfer. Prendono le onde inarcando la schiena e saltano dentro e fuori dalla parete. Mentre nuotano verso il line-up, si fermano nel canale e ci guardano surfare, noi facciamo lo stesso. Dopo un paio di giorni scopro qualcosa che ci fa pensare. Camminando lungo la costa rocciosa incontro un ammasso di carne putrida che una volta era una grossa foca. Niente di cui avere paura, penso, ma guardando meglio mi accorgo che al cadavere manca completamente la testa. Quale animale può staccare con un morso la testa ad una grossa foca? Uno squalo penserete subito. La sera al pub le mie preoccupazioni vengono alimentate dai racconti di un pescatore: 'Sono le orche a dare il nome a queste isole, si divertono ad uccidere foche anche senza mangiarle ma non hanno mai attaccato un uomo'. Poi ci pensa ed aggiunge: 'Certo qui nessuno entra mai in acqua a nuoto...' Uno degli ultimi giorni controlliamo l'ennesima baia e scopriamo una sinistra davvero bella che rompe lungo un reef ricoperto di alghe. Esattamente quello che cercavamo: onde perfette e tubose in un paesaggio da favola. Mai avrei pensato di trovare tanta perfezione così vicino a casa.

Fino a cent'anni fa si credeva che le sirene esistessoro in Scozia settentrionale, forse ne esistono ancora o forse non sono mai esistite. A me interessa ben poco perchè la realtà della Scozia è più strana di ogni finzione.


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