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GALAPAGOS

a cura di Juan Fernandez Condividi SurfNews

Culla della teoria dell'evoluzione della specie e paradiso di biodiversità, le Galapagos sono un luogo simbolo di vita e rispetto della natura. Ma oltre a un ambiente marino unico e perfettamente conservato l'arcipelago ecuadoregno nasconde un potenziale surf di tutto rispetto, gestito da locali e autorità in maniera assolutamente sostenibile. A 200 anni dall'approdo del Beagle, un convoglio di europei riscopre i sentieri e le onde del naturalista inglese.

Piange senza riuscire ad aprire gli occhi, alzando lievemente la testa e cercando con l'olfatto l'odore di qualcuno dei suoi fratelli. Con le palpebre umide e i baffi sferzati dal forte vento, il cucciolo di leone marino non insiste nel suo lamento e si rimette a dormire sotto lo sguardo meravigliato di Txaber, che lo osserva a neanche un metro di distanza. Sono le quattro del pomeriggio e la comunità di leoni sta approfittando degli ultimi raggi di sole sulla spiaggia di Loberia. Eneko, Vincent e Txaber continuano a osservarli mentre indossano le mute e incerano le tavole. Sono talmente impressionati da questo spettacolo da prestare poca attenzione alle onde della loro prima session sull'isola. Non mi sembra vero di essere alle Galapagos, una meta che mi ha sempre attratto sia dal punto di vista surfistico che personale. Posizionate davanti alla costa dell'Ecuador, questo arcipelago riceve sia le grandi mareggiate che arrivano dalle lontane isole Hawaii, sia quelle che si formano nel sud del Pacifico durante i mesi dell'inverno australe. Anche la composizione geologica del territorio, di origine vulcanica, favorisce il potenziale di queste coste. Senza dubbio questa dimensione naturale unica e selvaggia rende le Galapagos uno dei luoghi più affascinanti del mondo per chi ama la natura e pratica il surf. I racconti dei surfisti che hanno già visitato l'isola mi ronzano nella testa da troppo tempo, e non lasciano spazio a dubbi riguardo alla presenza di onde. Riviste alla mano, non ci ho messo molto a convincere Eneko e Txaber a partire. Al gruppo si unisce anche il talentuoso Vincent Duvignac, un giovane francese dal surf esplosivo ed elegante. Per caso, il nostro viaggio coincide con il bicentenario della nascita di Charles Darwin, il biologo inglese che diede fama mondiale a queste isole. La sua teoria dell'evoluzione, diventata un 'cult' con il libro 'L'origine delle Specie', ha avuto come fonte d'ispirazione la vita animale e vegetale dell'arcipelago. Ed è soprattutto grazie a lui se le Galapagos sono un paradiso ancora integro, preservato e protetto con la necessaria rigidità.

SENTIERI UMIDI
Le Galapagos sono costituite da 103 formazioni terrestri. Delle 18 isole più grandi, solo cinque sono abitate. Santa Cruz, dodicimila abitanti, è la capitale dell'arcipelago e il fulcro del flusso turistico. A San Cristobal, dove alloggiamo, vivono seimila persone, mentre Isabela, la più grande di tutte con i suoi 4600 chilometri quadrati, è abitata soltanto da duemila anime. L'arcipelago offre quindi immensi tratti di costa da esplorare, anche se è necessario fare i conti con numerose regole e restrizioni, e con la realtà selvaggia di questo avanposto. Una delle prime conseguenze, sono le lunghe camminate per andare e tornare dagli spot. Si tratta di sentieri lunghi e faticosi, da percorrere sotto il sole cocente di queste latitudini. Le estenuanti escursioni sono anche il modo migliore per osservare il variegato mondo animale, fatto di iguana, pellicani, leoni marini e decine di altre specie che osservano con indifferenza il tuo passaggio. A guidarci lungo questi sentieri alla ricerca di onde è Lobito, un giovane surfista locale dai tratti ecuadoregni e dallo spirito isolano. Alto non più di un metro e sessanta è simpatico e affidabile, sempre vestito con magliette e bermuda delle migliori marche surf. Sono soprattutto regali che riceve dai surfisti che accompagna in giro per gli spot dell'isola, un'attività che gli ha permesso di condividere le onde con atleti del calibro di Rastovich, Mikala Jones e Dustin Barca.

PERFEZIONE CANGIANTE
La prima caratteristica delle onde delle Galapagos, è di essere totalmente imprevedibili. Le previsioni hanno una percentuale di successo bassissima e le condizioni del vento e del mare cambiano anche più volte nel corso della giornata. Capiamo subito che la scelta più saggia è quella di svegliarsi all'alba per sfruttare l'assenza di vento e le condizioni glassy delle prime ore del giorno. A San Cristobal, il posto più facile dove trovare onde è a La Loberia. Si tratta di una porzione di costa dal fondale molto profondo, interrotto da un tavolato di lava che produce una destra manovrabile con una bella parete aperta e una sinistra molto più impegnativa e tubante. Maggiore è la misura dell'onda, migliore è la forma del tubo. Surfiamo qui per giorni, cercando di interpretare al meglio le diverse condizioni di vento e di marea. In uno dei giorni migliori le onde raggiungono i due metri e mezzo di altezza. Le manovre potenti di Txaber ed Eneko lasciano a bocca aperta i pochi surfisti presenti, ma è senza dubbio Vincent a surfare le serie migliori e più grosse della giornata, e lo fa con una confidenza assoluta, come se surfasse quest'onda da una vita. L'onda più coreografica e famosa di San Cristobal è La Carola, una destra di qualità incredibile che frange veloce su un basso tavolato di roccia. Almeno per quanto abbiamo potuto vedere dalle foto. Durante la nostra permanenza, infatti, non abbiamo avuto la fortuna di godere di una mareggiata dalla direzione giusta per questo spot. A parere di Lobito le mareggiate da nord, che in passato attivano la meravigliosa destra, erano più frequenti in questo periodo, mentre da qualche anno sono le swell da sud a far la parte del leone. Il fatto di poter vedere lo spot dalla nostra stanza non ci aiuta a superare la delusione: è l'onda migliore dell'isola, ma anche la più capricciosa! Tongo Reef è l'altra onda classica di San Cristobal, si trova in un'area militare presidiata dall'esercito dell'Ecuador. L'accesso è proibito, ma i militari lasciano entrare i surfisti: è necessario lasciare il passaporto all'ingresso, oppure avere con sé il carnet del surfista delle Galapagos. Sembra una presa in giro, eppure è proprio così; si tratta di una conquista da parte della federazione dei surfisti delle Galapagos che permette loro di avere libero accesso all'area. Tongo Reef si trova a una quarantina di minuti di cammino dall'ingresso della zona custodita dai militari. Lungo il percorso si passa di fronte a Cañón, una bella sinistra che rompe a fianco di un pennello di scogli sovrastato da un cannone da guerra. Dalle condizioni del mare qui, ci si può fare un'idea abbastanza precisa di ciò che sta succedendo a Tongo Reef. Il sentiero prosegue superando il cimitero del villaggio per poi sparire di nuovo nella vegetazione bassa tipica dell'isola. Il frequente passaggio di surfisti lo mantiene discretamente disboscato e agibile, ma l'umidità è altissima nei tratti chiusi dalla vegetazione e ogni volta che il percorso si riapre sul mare, la brezza fresca è un sollievo per tutto il corpo. Arrivati a Tongo, l'onda appare in tutta la sua maestosità: le serie si susseguono e raddoppiano di misura sul picco, producendo onde sinistre che avanzano parallele e molto vicine alle rocce. Quando le onde superano il metro di altezza e la direzione del mare è esattamente da sud, la lunghezza della spalla si moltiplica, originando onde lunghe, veloci, manovrabili e molto divertenti. Poco oltre la fine del point rompono una serie di picchi sparsi dalla forma perfetta, qualcosa di assimilabile ai violenti beach break del sud della Francia. Qui le condizioni ideali si presentano nel tardo pomeriggio, quando una timida brezza di terra dà una forma perfetta ai tubi dorati. In acqua a volte c'è un po' di affollamento: la costante presenza di tartarughe e leoni marini sul line-up sono il curioso contorno a session indimenticabili.

ISABELA
Con le previsioni che annunciano una grossa mareggiata in arrivo negli ultimi giorni della nostra permanenza, decidiamo di raggiungere Isabela, con la speranza di riuscire a surfare una destra di ottima qualità su un'isola a nord di Santa Cruz. Affittiamo un piccolo aereo, forse un po' troppo piccolo per noi e il nostro materiale. In ogni caso decolliamo con successo e, una volta in cielo, osserviamo lo spettacolo dell'arcipelago dall'alto: scorrono sotto di noi decine di baie, spiagge e capi esposti a ogni direzione possibile, spesso ornati da bianchi triangoli di schiuma. Una serie di lingue e colate di lava che sembrano essersi appena raffreddate compongono la linea di costa di Isabela, una delle isole più giovani al mondo. Al nostro arrivo però, siamo costretti ad abbandonare i nostri piani di esplorazione. Junior, che doveva essere la nostra guida sull'isola, deve fare i conti con un problema imprevisto, e non può accompagnarci. Senza di lui partire sarebbe troppo rischioso e decidiamo di rinunciare. Abbiamo sulle spalle ore e ore di surf e di camminate, e non ci resta altro che rilassarci per qualche giorno nella tranquillità dei tramonti di Puerto Villamil. Solo ora, avvolti nelle amache sulla spiaggia, tutti con qualche chilo in meno e con le gambe a pezzi, ci rendiamo conto di aver fatto uno dei surf trip più faticosi e fisicamente impegnativi della nostra vita. Del resto non è che il giusto prezzo da pagare per centinaia di onde surfate nel cuore di un vero paradiso naturale, a stretto contatto con la sua fauna. Ripenso a quei momenti unici sul line-up di Tongo, ai take-off fianco a fianco con i giocosi leoni marini, ai loro salti e alla loro incredibile velocità lungo la parete. Le Galapagos sono un piccolo angolo di mondo dove sembra davvero possibile una convivenza sana, rispettosa e perfino ludica tra gli animali selvaggi e l'uomo. E non è certo un caso che una teoria rivoluzionaria e illuminante come quella dell'evoluzione delle specie, sia stata isipirata proprio da un viaggio su queste isole.

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