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IL SURF, LA STORIA, LA COSTA

a cura di A CURA DI NICOLA ZANELLA Condividi SurfNews

CRESCITA E DIFFUSIONE DEL SURF IN ITALIA DAL XIX SECOLO AI GIORNI NOSTRI

Abbiamo spesso scritto, nelle precedenti edizioni di questa SurfGuide, che la diffusione del surf in Italia dal dopoguerra agli anni '90 è legata a una serie di episodi. La pubblicazione di un articolo (SurfNews n. 72, dicembre '08) che attribuiva a Marco Fracas e alla comunità surfistica ligure la paternità dello sport, ha innescato un vivace dibattito portando alla luce nuove testimonianze. In questo articolo tentiamo di riassumere le tappe salienti di una crescita che ha trasformato il surf da attività di nicchia, praticata da poche centinaia di sognatori, a uno sport riconosciuto a livello nazionale.

PALEO SURF
Epiosodi sporadici, contatti, strade intraprese e poi abbandonate: il flirt tra il surf e la nostra penisola precede di almeno 50 anni l'epoca moderna. Nel 1898 la rivista Natura e Arte, un elegante periodico di costume e cultura, testimoniò, per la prima volta in una lingua latina, la pratica del surf tra le tribù della Polinesia. Il testo (reperibile su SurfNews n. 61, febbraio 2007) è una traduzione 'abbellita' dei resoconti di James King che, giunto nel 1759 alle Hawaii al seguito della spedizione di Cook, descrisse per la prima volta l'arte di cavalcare onde. Purtroppo l'articolo sui 'bagni di risucchio' (così venne tradotta la parola surf in italiano) non suscitò la curiosità dei contemporanei e ci vollero altri sei decenni prima che le onde nostrane venissero finalmente sfruttate. Pare infatti che nel 1960 la nazionale di nuoto americana, impegnata nelle olimpiadi di Roma, portò con sè una tavola del modello 'hollow' che venne utilizzata lungo le coste laziali assieme a qualche ragazzo del posto. Peter Troy (il famoso surf explorer australiano che scoprì le onde di Nias e diffuse il surf in Argentina e Perù) cavalcò invece onde a Genova nel 1963. In entrambi i casi i tempi non erano maturi per la nascita di una scena locale. La prima generazione di surfisti autoctoni apparve solo alla fine degli anni '60 quando Alessandro Forte a Pisa e i fratelli Fracas a Bogliasco (GE) iniziarono a sfruttare le potenzialità di libeccio e maestrale su tavole artigianali. «Il surf noi ce lo siamo letteralmente inventato!» Ricorda Marco Fracas «Nel '75 non avevamo ancora sentito o letto la parola 'surf', noi lo chiamavamo 'la tavola'. In quegli anni inventammo, senza averli mai visti prima, sia il leash che la pinna, per la quale ci ispirammo alle chiglie delle barche a vela e alle pinne dorsali degli squali. Solo nel '76, arrivati a Biarritz, la nostra storia confluì nella tradizione surfistica di origine polinesiana». Un altro anno di svolta fu il 1978. Il film Big Wednesday, nonostante il freddo benvenuto riservatogli dal pubblico americano, riscosse successo al Festival del Cinema di Torino, cosa che accelerò il processo di doppiaggio rendendo il suo messaggio effettivo in meno di un anno. Dopo varie fortunate stagioni, Un Mercoledì da Leoni divenne un classico estivo. L'impatto fu enorme in tutte quelle nazioni che, come l'Italia, si avvicinavano alle onde nei primi anni '80. Quella versiliese (Viareggio ' Forte dei Marmi) fu la prima comunità a prendere coscienza delle potenzialità agonistiche e mediatiche del surf. Lì nacque il primo club (Italia Wave Surf Team, fondato da Alessandro Dini) e si organizzò la prima gara ufficiale. I pionieri lungo la costa est furono invece Andrea Tazzari, Lodovico 'Guancia' Baroncelli e Angelo Manca, impegnati a estrarre il meglio dalle sabbiose secche della riviera ravennate. A Roma Carlo Piccinini e Fabio Gini furono tra i primi a scoprire le onde del litorale laziale. Maurizio Spinas, Diddo Ciani e Giuseppe Meleddu, intanto, esploravano i lunghi point sardi, scoprendo una delle coste più ricche di onde del Mediterraneo. Gli anni '80 e '90 furono un periodo di forte fermento che vide la nascita delle prime federazioni (FISURF e FISO) e il moltiplicarsi dei negozi. È grazie a quel periodo se oggi il surf ha travalicato i confini dello sport di 'nicchia' affermandosi anche in Italia come stile di vita e fenomeno di mercato. Il numero di praticanti, club e negozi è cresciuto vertigginosamente a partire dai primi anni '90, favorendo la nascita di una scena socialmente molto variegata. Oggi, lungo gli 8.000 km di coste italiane sono attivi circa 50 mila praticanti, una cifra che cresce a un ritmo vertigginoso. I negozi specializzati sono passati dai 4 del 1980 a oltre 300 e le riviste specializzate da 2 a 4. Due federazioni (FISURF e Surfing Italia) organizzano i circuiti nazionali che fanno tappa nei principali spot della penisola. I migliori atleti italiani partecipano alle gare EPSA e WQS a livello europeo e sono protagonisti dei progetti esplorativi di SurfNews ottenendo copertura sulle principali testate estere.

IL COME E IL DOVE
C'è poco da stupirsi di questa crescita: il piccolo e bistrattato Mediterraneo regala ogni anno oltre 200 giornate adatte alla pratica del surf. Le medie meteorologiche parlano di 76 basse pressioni che mediamente ci interessano. 52 toccano il bacino occidentale (Tirreno), 14 arrivano dall'Africa Settentrionale per la gioia delle regioni meridionali e circa 7 sono di origine nord-atlantica. Le coste italiane sono convenientemente posizionate al centro di questi schemi meteorologici garantendo condizioni sufficienti alla sempre crescente comunità surfistica. In Mediterraneo, però, occorre essere flessibili e approfittare delle onde quando e dove ci sono. Per questo i surfisti hanno imparato a consultare le previsioni di mare e vento e a spostarsi da una costa all'altra inseguendo le mareggiate nel loro transitare da ovest verso est. Autunno e primavera sono le stagioni migliori alle nostre latitudini. In questi mesi infatti Maestrale (NO), Libeccio (SO), Ponente (O) e Scirocco (SE), le cui caratteristiche esamineremo più avanti in questa SurfGuide, sferzano con buona frequenza le coste. Anche l'inverno e l'estate possono portare buone giornate di surf (soprattutto dai quadranti settentrionali) ma non contate troppo sulla loro frequenza e qualità. Sicilia e Sardegna con circa 200 giorni di onde all'anno sono una garanzia per quanto riguarda qualità e consistenza delle mareggiate. Anche la costa ovest peninsulare trae vantaggio dalle stesse mareggiate ma il computo dei giorni utili, dalla Liguria alla Calabria tirrenica, non supera i 120/anno. Le coste meridionali di Calabria, Puglia e Sicilia sono inoltre perfettamente esposte alla mareggiate da sud generate nel bacino meridionale da fronti di natura africana e atlantica. Lo scirocco, più raro e difficile da prevedere rispetto al maestrale, attiva alcune delle migliori onde del mare interno ma, purtroppo, non si propone più di 30 giorni/anno. Questo vento caldo prodotto nel golfo della Sirte sale lungo le due coste attivando gli spot nella costa ovest (Lazio, Toscana, Liguria) e anche nella meno fortunata costa orientale (Abruzzo, Marche, Romagna, Veneto e Friuli). L'Adriatico, come la maggior parte delle coste est nell'emisfero settentrionale, pur essendo densamente popolato da surfisti, offre peggiori condizioni e temperature più rigide. Pur contando solo su 60-100 giorni/anno, i pochi spot attorno a Chioggia, Ravenna, Ancona, Pescara e Ortona attraggono molti praticanti durante i rari giorni di Scirocco e le più frequenti sventolate da Bora (NE).


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