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AMBIENTE SURF MEDITERRANEO

a cura di ZANELLA, D'ALI', SARNACCHIOLI, SANTINI Condividi SurfNews

ATTIVITA' INDUSTRIALI E PRESSIONE ANTROPICA STANNO METTENDO IN CRISI L'AMBIENTE MARINO.
ECCELLENZE AMBIENTALI E RISCHI REALI DEL SURF IN ITALIA

Divertimento e degrado, onde perfette e disastri ambientali. La stretta relazione tra questi opposti è sotto gli occhi di tutti. Durante l'inverno appena trascorso, uno dei più perturbati degli ultimi 200 anni, le spiagge italiane sono state invase da tonnellate di materiale inquinante trasportato dai fiumi in piena. Il problema non sono solo gli oltre 400kg di spazzatura depositata dalle onde su ogni chilometro di arenile. In mare finiscono sostanze di tutti i tipi, dagli scarichi fognari dei centri abitati ai residui liquidi delle industrie fino al catrame scaricato dalle tante petroliere che lavano le cisterne poco lontano dai nostri spot preferiti. Il ministero della salute nel Rapporto sulle Acque di Balneazione del '08 (reperibile su ministerosalute.it) ha dichiarato che il 93% delle aree controllate rientrano nei parametri microbiotici indicati nella Direttiva europea. I surfisti sanno bene che la realtà, soprattutto in inverno, può essere ben diversa. In questo articolo tentiamo di fare il punto della situazione sul grado di inquinamento dei nostri spot, cercando di capire a che rischi vadano incontro i 50 mila surfisti che quotidianamente cavalcano onde lungo le coste italiane.

130 MILIONI DI RAGIONI
Lungo le coste mediterranee vivono stabilmente 130 milioni di persone appartenenti a 23 stati. Un sovraffollamento che interessa 46 mila chilometri di costa. Chi, come i surfisti, trae energia dall'elemento liquido, vive questo problema direttamente sulla propria pelle. Nel nostro piccolo bacino vengono scaricate ogni anno 120 mila tonnellate di oli minerali, 60 mila di detergenti, 100 di mercurio, 3.800 di piombo e 3.600 di fosfati, a cui si aggiungono plastica e oggetti solidi non biodegradabili. Questi drammi si consumano quotidianamente nel silenzio mediatico quasi totale. Secondo un rapporto dell'UNEP (United Nations Environment Programme) l'Italia è prima nella classifica dell'inquinamento marino da metalli pesanti. Italia e Grecia assieme rilasciano in mare 23 tonnellate di mercurio all'anno. La maggior parte del pericoloso metallo viene scaricato nell'aria, attraverso il combustibile fossile, l'estrazione mineraria, la fusione e la combustione dei rifiuti solidi. Altro mercurio viene invece immesso nel terreno o nell'acqua, durante l'applicazione dei fertilizzanti agricoli e lo scarico di acque industriali. Elevate dosi di questa sostanza hanno gravi effetti sullo sviluppo neurologico, sul sistema cardiovascolare, su quello immunitario e sull'apparato riproduttivo. I processi biologici naturali, infatti, lo trasformano in un composto tossico, detto metilmercurio, che ha la capacità di accumularsi nei tessuti grassi e di concentrarsi nella catena alimentare. In ambiente acquatico le maggiori concentrazioni si trovano nei pesci predatori come lo spada o il tonno. Il tratto di costa prospiciente la cittadina toscana di Rosignano, in particolare, è tra i 15 siti costieri più inquinati del Mediterraneo (fonte UNEP). Altre sostanze chimiche come i fenoli utilizzati nella fabbricazione della plastica, sono corrosive, provocano irritazioni della pelle, degli occhi e delle mucose. La situazione degli inquinanti da scarichi fognari non è meno allarmante per i surfisti. Le mareggiate, in Mediterraneo, spesso coincidono con periodi piovosi, in cui i fiumi si gonfiano e scaricano in mare ogni sorta di liquame. Purtroppo almeno un terzo degli spot segnalati in questa guida si trovano in prossimità di fiumi o fossati. A interessare direttamente la salute dei surfisti sono, in questo caso, virus e batteri come Escherichia Coli, Staffilococchi, Streptococchi fecali, Vibrioni e Salmonelle, possibile causa di gravi disturbi intestinali. Ultima fonte di inquinamento, ma non meno pericolosa, è quella costituita dai macrorifiuti. 64 milioni di tonnellate di rifiuti solidi finiscono ogni anno negli oceani di tutto il mondo (fonte SurfRider Foundation). Oltre il 70% di essi è costituito da plastica. Per ogni chilometro quadrato di mare c'è una media di 120 mila oggetti non biodegradabili. Ogni chilometro di arenile riceve ogni anno da 400 a 4000 chilogrammi di rifiuti solidi. Oltre ai 'classici' sacchetti e bottiglie (che impiegano fino a 1000 anni per dissolversi e uccidono pesci, tartarughe e cetacei) in spiaggia si trovano copertoni, brandelli di reti, cassette di polistirolo e boe usate per l'itticultura.

RISCHIO REALE
Quali sono le probabilità per un surfista di prendesi una malattia? Difficile rispondere. Casi di dermatiti, otiti, congiuntiviti, disturbi intestinali sono diffusi tra i surfisti italiani anche se nessuno ha ancora stilato una casistica specifica. Nonostante l'ottimismo mostrato dal Ministero della Salute che garatisce «un alto livello di tutela sanitaria per i bagnanti», al momento non c'è modo di conoscere con esattezza il grado di inquinamento di uno specifico tratto di costa durante una giornata di onde. Le analisi 'ufficiali', per quanto accurate, vengono fatte nei mesi caldi, quando i fiumi sono ai livelli minimi di portata, e rilevano uno spettro limitato di batteri, considerati come indicatori di rischio. La cosa migliore per i surfisti è valutare 'empiricamente' la situazione prima di ogni session. Se dopo una forte pioggia il mare è torbido ed esala cattivo odore ci sono alte probabilità che le fogne abbiano riversato in mare liquami pericolosi. Attenzione anche al vostro stato di salute: se le difese immunitarie sono basse, magari a causa di un raffreddore, le probabilità di prendersi un'infezione aumentano. Le più comuni sono quelle che riguardano le ferite, che tendono a infettarsi, ma possono insorgere anche otiti, sinusiti, gastroenteriti e dermatiti su tutte le zone a contatto con l'acqua, pelle, occhi, mucose. In caso di forti piogge (come capita durante le Sciroccate e le Libecciate) sarebbe bene aspettare almeno 48 ore prima di entrare in acqua negli spot a rischio. Purtroppo, anche quando esiste un cartello di divieto di balneazione, molti surfisti non riescono proprio a restare fuori dall'acqua, specialmente se le onde sono di buona qualità. Buona regola, in questo caso, è entrare in mare con la muta per ridurre il contatto è tenere occhi e bocca ben chiusi durante le cadute. Dopo ogni session, serve fare una doccia, pulendo con cura il naso e le orecchie.

SURFISTI IN PRIMA LINEA
Se a questo punto vi state chiedendo se valga veramente la pena surfare in un mare 'malato', vi farà piacere sapere che non tutti gli spot sono a rischio. Esistono zone di eccellenza ambientale. Una possibilità per verificare lo stato di salute di un litorale è la Guida Blu, manuale edito da Legambiente e Touring Club con le 300 spiagge più pulite d'Italia. La classifica viene espressa in 'vele' e tiene conto dello stato delle acque e dello stato generale del territorio. Cinque vele sono il massimo e nel '08 sono state attribuite a Orosei e Bosa (Nuoro), Arbus (Cagliari), Linosa e Lampedusa (Agrigento), Pollica (Salerno), Otranto (Lecce), Isole Tremiti (Foggia), Castiglione della Pescaia (Grosseto) e Cinque Terre (La Spezia). Molte iniziative tentano di sensibilizzare la popolazione, soprattutto i più giovani, ai problemi dell'ambiente marino. Un esempio è fornito da SurfRider Foundation che ogni primavera organizza le Iniziative Oceaniche (initiativesoceanes.org) giornate dedicate alla sensibilizzazione ambientale e alla pulizia dei litorali dai macrorifiuti, ancora non considerati inquinanti dalla Direttiva Europea sulle Acque Balneari (2006/7/CE). Quest'anno sono stati circa 500 i gruppi di volontari (di cui ben 30 in Italia) che, tra il 19 e il 22 marzo hanno ripulito alcune tra le spiagge più a rischio in Europa. In molti casi, come quello di Ventimiglia, appoggiato da Reef Redemption e da SurfNews, sono state coinvolte anche le scuole, le amministrazioni e i media locali. Iniziative spontanee come questa sono un piccolo passo per la tutela ambientale, ma un grande segno di sensibilità dato dalla comunità surfistica internazionale e italiana.


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