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A MARI ESTREMI

a cura di Luca Onorato e Surfnews Condividi SurfNews

Abbiamo spesso raccontato la stretta relazione che lega, in Mediterraneo, la pratica del surf alle situazioni meteorologiche estreme. Pensate all'acqua alta da record che ha sommerso Venezia in novembre, alle esondazioni dei fiumi in Liguria e Lazio di metà dicembre o ancora all'incidente della nave Fantastica, a fine ottobre, messa in ginocchio da una libecciata di fronte al porto di Genova. Queste situazioni 'estreme' hanno coinciso con giornate di surf 'epico', forse le migliori del decennio, con onde che a riva hanno frequentemente superato i 3m di altezza e prodotto i tubi che vedrete in questo servizio. All'ennesima bassa pressione da 993hPa in formazione nel Golfo del Leone, in molti tra i surfisti si sono chiesti se qualcosa, davvero, fosse cambiato nella macchina climatica del Mediterraneo. In questo articolo tentiamo di capire, nel bene e nel male, cosa ci sia dietro alla irruenza meteorologica degli ultimi mesi, quale possa essere il trend per le stagioni a venire e come i cambiamenti in atto possano influenzare la pratica del surf alle nostre latitudini.

OLTRE IL LIMITE
Iniziamo analizzando le potenzialità effettive del nostro bacino. I meteorologi parlano di 76 basse pressioni che mediamente attraversano il mare interno ogni anno. Di esse 52 toccano il bacino occidentale, 14 arrivano dall'Africa Settentrionale e circa 7 sono di origine nord-atlantica. In un mare chiuso come il nostro, la dinamica del moto ondoso ha caratteristiche diverse rispetto alle vastità oceaniche. I venti insistono su aree di mare lunghe al massimo 1200km e le onde, quindi, possono raggiungere dimensioni notevoli ma 'limitate' rispetto all'oceano. Tutto vero. Quello che spesso dimentichiamo è che i suddetti limiti sono ben al di sopra delle normali abilità del surfista medio e sono sufficienti a causare disastri di varia natura. Anche se il moto ondoso alzato dalle tempeste mediterranee non riesce a propagarsi per lunghe distanze e a raggiungere periodi superiori ai 12-14 secondi (il periodo è il tempo che intercorre tra una cresta e l'altra), lo stesso l'altezza dei frangenti può tranquillamente raggiungere i 4-5 metri a riva. A differenza delle swell oceaniche, di solito lunghe e spaziate, le mareggiate mediterranee sono caratterizzate da treni di onde (i set) ravvicinati l'uno all'altro (circa 5 minuti) con serie di cinque, sette onde, capaci di infliggere in tempi brevi danni seri a imbarcazioni, all'arenile e alle zone abitate. Quanti di voi entrerebbero in mare con onde di 4m a Varazze, a Sa Mesa o a Bova? In quanti possiedono una tavola pin-tail sopra i 7ft e sono disposti a usarla in condizioni adeguate? Eppure di giorni da 'gun' se ne sono visti davvero tanti lungo le coste italiane nei mesi scorsi. Tra fine ottobre e gennaio, infatti, lo scontro di aria fredda atlantica con aria più calda mediterranea è stato violento e ha creato una esplosiva alternanza di perturbazioni atlantiche e nord-africane. La frequenza dei venti di burrasca degli ultimi mesi non ha avuto nulla da invidiare all'atlantico con venti spesso superiori ai 100km/h e mareggiate devastanti. Volete qualche esempio? La perturbazione che ha attraversato il bacino occidentale tra il 28 e il 31 ottobre era generata da un vero 'scontro tra titani'. Nei giorni precedenti, in Atlantico un fronte esteso dalle Azzorre alla Finlandia spingeva una serie di depressioni estremamente profonde (972 hPa al suolo) verso il Mare del Nord. Tale conformazione richiamava a suo seguito una intensa iniezione di aria polare a tutte le quote, diretta dalla Groellandia verso il Mediterraneo Occidentale. Lo scontro avvenne proprio sulle nostre teste e innescò una serie di minimi molto intensi (993 hPa il giorno 29 ottobre), che bloccati nel loro moto verso oriente dall'anticiclone balcanico, hanno alzato la libecciata più intensa degli ultimi 40 anni! Il flusso era caratterizzato da un fetch molto esteso, 600-700km compresi tra Alboran e i settori di Corsica-Liguria, e da venti di burrasca da sud-sudovest con raffiche da 30 m/sec registrate a Capo Mele (SV). La misura media delle onde tra Savona e Genova ha toccatto massimi di 7-8m a 12 sec di periodo. La mareggiata, nella mattinata del 30 ottobre, oltre a provocare danni alla diga foranea e alla pista dell'aeroporto di Genova, ha distrutto gran parte delle infrastrutture balneari costiere. E si è sfiorata anche la tragedia quando nello stesso giorno il traghetto Fantastica fu investito da raffiche tra 40-50 nodi e mare a forza 10 rischiando di finire sulla diga assime ai 439 passeggeri che trasportava. Diverse ricerche hanno evidenziato che una nave di quel tonnellaggio esposta a onde di 5m da poppa e a 100km/ora di vento laterale rischia pericolose oscillazioni (che arrivarono a 30°!) e capovolgimenti. Per fortuna una manovra d'emergenza e l'aiuto della Guardia Costiera ha evitato il peggio, portando in salvo la nave e limitando il danno a quaranta feriti. Delle migliaia di surfisti attivi nella zona tra Liguria e Toscana, solo poche decine erano presenti all'appello il 31 ottobre, quando il vento ha girato da terra e enormi tubi sfiatavano vuoti in tutti gli spot tirrenici esposti a ovest e sudovest. Anche il Meridione ha avuto la sua parte di danni e onde epiche. Fin da dicembre lo Ionio è stato esposto a forti correnti sciroccali legate a profondi minimi barici nel Golfo della Sirte. Una conformazione che poco si era verificata nel 2007 ma che si è proposta almeno una decina di volte tra ottobre '08 e gennaio '09. Un caso eclatante si verificò tra 3 e 5 dicembre, quando una saccatura di origine nordafricana da 994hPa, intrappolata a sud della Sicilia dall'alta pressione balcanica, ha convogliato enormi masse di aria extra tropicale verso le coste meridionali di Sicilia, Calabria e Puglia, intensificandosi a dismisura (da circa 1010 a 993hPa in meno di 48h!) e insistendo per oltre 36 ore su 900 km di fetch. Bitte rotte nei porti, strade costiere distrutte, danni a strutture turistiche e imbarcazioni scaraventate centinaia di metri verso l'interno: le immagini dei porti ionici, coperti da 'mostri' grandi come palazzi, hanno fatto audience nei TG regionali e sulle pagine di youtube. A partire da metà novembre è stata invece la Sardegna a riempire le cronache. Intense correnti occidentali iniziarono a sferzare le coste esposte, compromettendo i collegamenti via mare con il continente. Quattro traghetti non riuscirono a entrare in porto a causa del mare forza 8 e del vento occidentale che soffiava a circa 100 km/h. Pensate che la stessa Fantastica, che a fine ottobre aveva rischiato il naufragio a Genova, viene nuovamente coinvolta in una furiosa burrasca che le impedisce di attraccare a Porto Torres in Sardegna, perdendo una decina di zattere autogonfiabili a causa del forte rollio. A sud di Ustica, intanto, si rischia il peggio quando sei vetrate del traghetto Excellent vengono mandate in frantumi da un'onda anomala, sollevando domande sull'opportunità d'intraprendere viaggi con tali condizioni di mare. Le stesse onde avrebbero, nei giorni successivi, attivato alcune dei migliori big-wave spot sardi con onde ben superiori ai 3-4m. E per ultima anche la Costa Adriatica, di solito la meno interessata dalle mareggiate, ha avuto mesi di gloria surfistica grazie a una serie di oltre dieci sciroccate che in soli tre mesi hanno regalato più onde che in un intero anno. Tra il 13 novembre e il 13 dicembre '08 la boa ondametrica di Cesenatico (arpa.emr.it) ha registrato sette giorni di onde superiori ai 2m e sedici giorni con onde di un metro, prevalentemente da quadranti meridionali e orientali. Il 4 e il 12 dicembre, mentre l'acqua alta raggiungeva in piazza San Marco i 156 cm, le onde a riva superarono ampiamente i 2m di altezza, frangendo pettinate da un leggero vento da nordovest e regalando surfate memorabili negli spot dell'Adriatico Settentrionale.

INSOSTENIBILE OTTIMISMO
Stacchiamo per un'attimo l'attenzione dalle surfate. Il 2008 verrà ricordato come un anno di vera e propria 'meteo-diversità' ma al di là dei sensazionalismi dei media (il 23 gennaio il CNR paventava onde di 20m in Sardegna, poi ridimensionate a 7-8), meteorologi, climatologi e anche surfisti concordano sul fatto che gli eventi estremi siano aumentati negli ultimi decenni anche in Mediterraneo. E se da un lato è normale che il clima presenti fasi anche significativamente scostanti rispetto alla media, dall'altro gran parte del mondo scientifico afferma che l'aumento delle temperature a livello globale (e quindi dei fenomeni meteorologici estremi) è prevalentemente legato all'azione dei gas serra di origine antropica immessi nell'atmosfera a partire dal 1750. In poche parole, la colpa delle recenti alluvioni, delle frane e della distruzione delle zone costiere è principalmente dell'uomo e del suo insostenibile utilizzo delle risorse del pianeta. L'atmosfera, grazie alle temperature più elevate, può trattenere una maggiore quantità di umidità, successivamente rilasciata sotto forma di precipitazioni o altri fenomeni sempre più intensi. Questa tendenza è confermata anche dai dati del 2008. Nonostante la neve sia precipitata copiosa su Alpi e Appennini, l'annata può essere considerata (fonti: NOAA e CNR) come mite, caratterizzata da un periodo invernale non particolarmente freddo rispetto alla media degli inverni passati. Il CNR collocherebbe il 2008 al cinquantesimo posto nella classifica delle temperature dal 1800 a oggi. Semmai è più corretto parlare di un anno estremamente piovoso e perturbato. Il sesto per piovosità nell'arco dei due secoli passati. Pensate che solo a Genova, tra ottobe e dicembre '08 sono caduti oltre 700mm di pioggia contro i 300 previsti dalla climatologia. Situazioni molto simili anche in Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio, vessate da alluvioni e piogge eccezionali. Anche se l'evoluzione a lungo raggio è di difficile previsione, le proiezioni dei modelli climatici pronosticano aumenti da 1°C a un massimo di 6°C nella temperatura media del pianeta entro la fine del secolo. A questo corrisponderebbe un innalzamento del livello del mare compreso tra 18 e 59cm, un cambiamento capace di ridisegnare in meno di un secolo la linea di costa in molte aree del pianeta, Italia in testa. E se i più cinici e insensibili tra i surfisti si stanno sfregando le mani in attesa dell'ennesima mareggiata 'epica', bisogna ricordare a tutti che le morti imputabili in Italia a eventi climatici estremi sono state oltre 20 in soli tre mesi, e molti, molti di più sono stati i feriti e gli sfollati dal Friuli alla Sicilia. L'ambiente marino, che tanto ci sta a cuore, è il più esposto a fenomeni di erosione, inquinamento e stravolgimento della costa. Problemi 'estremi' che molto spesso vengono affrontati dalle autorità mettendo in opera 'estremi rimedi': costruendo cioè barriere frangiflutti, vietando la balneazione o ampliando le dighe foranee. Compromettendo, cioè, la surfabilità e la fruibilità di lunghi tratti di litorale. L'esempio di uno spot storico come il Porto di Ostia, recentemente ucciso da ingombranti massicciate poste a 'proteggere' dalle onde le infrastrutture turistiche incautamente edificate a pochi metri dalla battigia, serva da monito per tutti.


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