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MOZAMBUSINESS

a cura di Brandon Bosworth Condividi SurfNews

«Hei Rosko!' Il bimbetto mi raggiunge in un attimo, un sorriso a 360° gli illumina il volto. «Ti ricordi di me, Langoustine!?». Conosco bene quei boardshorts sdruciti e quella T-shirt fuori produzione e mi chiedo chi gli possa aver dato quello strano soprannome. Le aragoste sono un cibo per ricchi turisti stranieri e Langoustine, cresciuto in una famiglia povera del Mozambico molto probabilmente non se le può permettere. «Guarda, ne ho fatto uno apposta per te» stacca uno dei tanti braccialetti che gli fasciano il sottile polso e me lo mette a una spanna dal naso «perle scure, le migliori». Non sono per niente appassionato di bigiotteria ma ieri, dopo un'ora di insistenze, gli ho promesso che ci avrei ripensato 'domani' ed eccomi qua, a pagare dazio per la mia bugia. Non ho voglia di essere trattato come un bancomat ambulante e tento di liberarmi dimostrando fermezza. «Non compro niente Langoustine!» borbotto guardando per terra, poi prendo per mano la mia fidanzata e mi allontano. Mi giro un secondo, basta uno sguardo ed è la fine. Il sorriso si spegne sulla sua faccia. Le lacrime iniziano a scorrere sul viso e cadono copiose lungo le guance fino a inumidire la terra rossa. Mentre mi allontano immagino si chiederà il perchè di quella falsa promessa, immagino le scuse che dovrà dire alla madre per non aver portato a casa neanche un soldo. Dopo quattro passi mi volto, infilo una mano in tasca ed estraggo una banconota consunta da 50 metical «ecco, non piangere». È l'equivalente di due euro ma ha un effetto immediato. Le lacrime si fermano ancor prima che il braccialetto raggiunga le mani della mia fidanzata. «L'ho fatto solo per te Rosko! E domani te ne porto uno ancora più bello, e ricordati di Langoustine!» Se ne va ridendo. Sono stato fregato. Sicuramente Langoustine riesce a piangere a comando per suscitare quel senso di colpa che gli occidentali più sensibili percepiscono di fronte alla miseria. Una giusta tassa sul peccato, visto il ruolo determinante che i bianchi hanno avuto nei problemi di paesi africani come il Mozambico. Vado col pensiero ai miei 12 anni e cerco di ricostruire come passavo i pomeriggi all'età di Langoustine. Arrivavo a casa da scuola, lanciavo la cartella sul pavimento e mi precipitavo a tavola. Poi dopo un grosso sandwich e un succo di frutta prendevo la tavola da surf e mi precipitavo in spiaggia, dove restavo fino alla sera. Finire i compiti in tempo per la cena era il mio unico pensiero. Langoustine e i suoi amici non se la passano altrettanto bene. Ben presto le mie riflessioni egoistiche vengono sostituite dal rispetto. Come tutti i bambini del villaggio, la loro giornata comincia con la scuola. Ma appena finisce la lezione si mettono subito al lavoro sulla spiaggia, perchè ogni bambino è una bocca da sfamare e deve concorrere personalmente al sostentamento della famiglia. Nei ritagli tra una vendita e l'altra, Langoustine raccoglie conchiglie sulla spiaggia tenendo un'occhio alle onde. Langoustine e i suoi amici Johnny Banana e Mr. Chicken sono i più giovani sulla spiaggia ma sembrano avere il controllo totale delle loro esistenze. Hanno sogni e ambizioni da adulti. E non li senti mai lamentarsi. Anzi scherzano allegri e ridono tutto il giorno mentre si guadagnano da vivere nella zona turistica. Visto il passato di miseria e guerra del paese, le loro risate rappresentano una ventata di ottimismo. Per secoli il Mozambico è stato soggiogato da arabi, africani, europei, americani, brasiliani, caraibici e indiani: un ingranaggio nella catena produttiva del Portogallo. La sua terra è stata sventrata e derubata delle sue migliori risorse senza particolare attenzione al futuro dei suoi abitanti. Durante il XX secolo, il governo portoghese impose tasse esose e organizzò il ciclo produttivo del paese basandosi largamente sul lavoro forzato. Fino ai primi decenni del '900 questa gente veniva spedita nelle miniere del Sud Africa o nelle piantagioni delle colonie inglesi senza neppure venir retribuita. Le giuste rivendicazioni della popolazione portarono alla formazione di un fronte di liberazione chiamato Frelimo che nel 1962 intraprese una sanguinosa guerra contro il regime portoghese di Salazar. La liberazione dalla legge coloniale avvenne nel 1975 ma la politica agraria e la corruzione del partito unico alimentarono nuovi conflitti. Gli anni '80 e '90 furono sanguinosissimi. I battaglioni armati chiamati Renamo, finanziati dai governi pro-apartheid di Sud Africa e Rodesia, misero a ferro e fuoco la nazione. Solo nel '92, dopo una guerra civile che causò oltre un milione di profughi, venne firmata una tregua. Le prime elezioni democratiche si tennero due anni dopo, nel '94, data che ha segnato la rinascita del paese e di un moderato flusso turistico. Neppure la natura, nonostante il paesaggio idilliaco che si affaccia sull'Oceano Indiano, è stata clemente con questa terra. Malaria e HIV hanno decimato la popolazione mentre a sconvolgere la terra concorrono regolarmente alluvioni di dimensioni bibliche, come quella recentemente scatenata dal ciclone Flavio che nel '07 devastò i villaggi della costa. Ma al surfista medio, in cerca di onde durante la stagione secca (da aprile a ottobre) di queste calamità giungono solo echi lontani. È difficile pensare alle devastazioni e alla miseria mentre galleggi nel blu intenso dell'Oceano o cammini tra i campi di mango, intento a raggiungere il tuo point destro preferito in tempo per la bassa marea. Le colpe dell'occidente diventano palesi quando incontri gli stranieri che lavorano in questa zona, gonfi di alcol e di vita da bar. Passano il tempo circondati da un harem di prostitute. E hanno persino il coraggio di dirti che la popolazione li ama. Solo tra le onde sembra regnare un po' di giustizia. In compagnia di un paio di amici mi godo la scena di Langoustine e dei suoi amichetti che finalmente entrano in mare. Hanno vecchie tavole ingiallite dal sole e pantaloncini decisamente over-size, lasciatigli da qualche surfista di passaggio. Le loro risate raggiungono il line-up prima dei loro gracili corpi. Dopo un paio di onde Langoustine mi riconosce. «Ciao Rosko! Onde belle oggi! Hai preso tubi?!» «Si, uno, ma niente di che!» gli rispondo. Un set arriva e il mio amico sparisce dentro una scavatissima sinistra. Di colpo capisco qualcosa in più sul suo paese. Questi ragazzini sono il futuro. Sono dei businessmen dal cuore d'acciaio, continuamente alla ricerca di una strategia per migliorare la vita delle proprie famiglie. Ma qui, lontano dalle tensioni del 'mercato', sono surfisti come noi, in cerca di divertimento. E se quei due euro che mi hanno estorto poco fa sulla spiaggia gli hanno permesso un'ora di pace tra le onde, allora ben vengano la loro insistenza e determinazione.

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