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THE RAINBOW SURFER

a cura di Giuseppe Grispello Condividi SurfNews

Antonia aspirò un tiro profondo, poi allungò il braccio verso Sergio passandogli lo spino. Marco dormiva all'ombra, strafatto come sempre. Gli altri del gruppo arrivavano alla spicciolata, chi con l'autostop, chi a scrocco con la corriera, chi a piedi. Erano in uno spiazzo ombroso sulla via Flacca, a picco su un'immensa spiaggia deserta. Dall'alto il mare appariva solcato da placide righe azzurre, che appena sotto riva srotolavano lunghe virando nel verde e poi nel bianco della schiuma. Alla stazione del bus del paese qualcuno aveva lanciato l'idea di fermarsi a Sperlonga, per fare il bagno nudi. Il piccolo gruppo era aumentato di numero alla stazione di Napoli, avevano preso un treno e poi scesi in un paese lì vicino. Nel vagone Antonia aveva notato un ragazzo, sembrava diverso dagli amici del collettivo. Anche se indossava, come gli altri, jeans sdruciti e una maglietta scolorita aderente sul fisico magro, era l'unico abbronzato sotto i capelli lunghi e i baffi. Aveva anche una sacca più lunga e stretta di quelli con la chitarra. Antonia si illanguidì qualche istante al sole ancora caldo di inizio ottobre, e poi disse «Cominciamo a scendere». Trovarono un sentiero e scarpinarono giù per una discesa ripida ma breve. Si spogliò nuda ed entrò in acqua urlando e ridendo. Qualcuno la seguì, altri si sedettero in cerchio e cominciarono a fumare. Vide il ragazzo abbronzato spogliarsi, tuffarsi nelle onde e nuotare verso di lei appena oltre la linea dove frangevano i lenti cavalloni. La guardò negli occhi verdi e disse «I like it!». Si avvicinarono sorridendo. «Ciao, sei italiano?» «A metà» disse con accento italo-americano. «Mia mamma è calabrese, mio padre americano. Della California.» «Ah!». «Si sono conosciuti durante la guerra. Sono venuto a trovare i parenti. Ora vado a Roma per prendere l'aereo, ma senza fretta!» «Mi chiamo Antonia» «Io Thomas, si insomma, Tommi». Rientrarono, lui l'aiutò nelle schiume prima della riva, e le sfiorò il seno generoso. Si sorrisero ancora. Sulla spiaggia qualcuno faceva girare una canna, altri, a piccoli gruppi, si erano allontanati, per baciarsi e sfiorarsi in pace. Marco tirò fuori la chitarra e intonò 'Imagine all the People', qualcuno cominciò a cantare in coro. Antonia si infilò maglietta e mutandine, rabbrividì e insieme con Tommi si unì al cerchio. Dopo un po' si presero per mano e andarono fra le dune, dove tra effluvi di canna portati dal vento e canzoni sempre più basse fecero l'amore. Antonia si svegliò più tardi, alla luce del tramonto precoce d'autunno. Guardò il mare con gli occhi stretti, e all'inizio l'ombra che vide contro il sole le sembrò un'allucinazione. Poi si tirò su per vedere meglio. Accanto aveva la sacca di Tommi, vuota. Lui era fuori, in mare, a fare surf. Aspettava le onde seduto sulla tavola, ne sceglieva una, e poi con grazia, quasi danzando, come in un sol movimento si girava, remava e saltava in piedi, arrivando fino a riva. Rimase a guardare per molto tempo, seduta nella gonna larga con il vento leggero che le agitava le trecce. Tommi le sembrava qualcosa a metà tra un guerriero e un monaco zen, che praticava un rito antico, misterioso e bellissimo. Pareva trovare la pace, passando sotto la schiuma, remando e prendendo un'onda dopo l'altra. Un'ombra scura stagliata nel contorno arancio dell'orizzonte. Poi il sole galleggiò un istante sul mare, a poco a poco, mandando bagliori disperati, sparì. Lui uscì dall'acqua, faceva freddo ormai. Si strinsero e fecero di nuovo l'amore. La mattina dopo partirono con il gruppo, e non si videro mai più. Era il 1978, l'anno prima che nascessi io. Questo è il racconto che ho sentito direttamente da Antonia, mia madre. Ora diventata una rispettabile professoressa di lettere. Mi ha raccontato questo episodio perché Tommi era mio padre. Finalmente a diciotto anni sono andato a cercarlo, e da quello che mi hanno raccontato i suoi genitori, i miei nonni paterni, è stato visto per l'ultima volta in Messico nel 1985, poi più nulla. Gli bastava questo, mi hanno spiegato, semplicemente fare surf. Poi mi hanno regalato la tavola con la quale è venuto in Italia l'anno in cui incontrò mia madre. Un meraviglioso fish con un arcobaleno disegnato sulla punta. Anche io adesso faccio surf con la sua tavola, e proprio come mio padre, nella vita mi basta questo.

Giuseppe Grispiello, 39 anni, appassionato surfista dell'area laziale, ha pubblicato quattro romanzi noir: Il Mistero di Castel Sant'Elmo, Intrigo a Posillipo, Il Segreto dell'isola (premio Procida-Elsa Morante-Isola di Arturo 2002) e Black Partenope, tutti per Massa Editore

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