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NORD ADRIATICO

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Gennaio '09. Un'alta pressione di origine balcanica schiaccia il nordest sotto una cappa di gelo polare. Da sopra i Trepponti il blu cobalto del cielo fatica a specchiarsi nei canali salmastri di Comacchio, coperti da uno spesso strato di ghiaccio. La scritta 'Tie una maraveja' (sei una meraviglia) sul muro che separa valle Fattibello dal centro storico, dà il benvenuto ai pochi visitatori che, come noi, sfidano i '5C° per godersi la 'piccola Venezia' al meglio della sua luce. «È il freddo più pungente che ho sentito in quarant'anni di surf!» mugugna John, scattando foto da dentro un piumino pesantissimo fornitogli dal sottoscritto. Cresciuto a Honolulu e trasferitosi sei anni fa a Singapore, John non vede la neve da oltre vent'anni e ha un'immagine dell'Italia maturata nei nostri precedenti trip in meridione, molto diversa dalla landa piatta e gelida nella quale l'ho trascinato. In questo inverno mediterraneo, attraversato da una serie infinita di perturbazioni di origine atlantica, questa iniezione di aria polare costituisce una parentesi anomala, ma è tutto quello che passa il convento nella settimana che John trascorrerà in Italia prima di partire alla volta del West Sahara (che vedrete nel numero 75 di maggio). E quindi, dovendo scegliere un luogo rappresentativo della costa romagnola-ferrarese, l'ho portato proprio qui. Non sono molte le comunità del nordest che, come Comacchio, hanno accettato di dipendere direttamente dall'ambiente costiero e vallivo. Ravenna, ipoteticamente la capitale di questo tratto di costa, nonostante il mare sia a soli 7km, somiglia più a un paesone mittle-europeo che a una città portuale. «I ravennati si ricordano del mare solo da giugno ad agosto» mi ripete sempre Lodovico 'Guancia' Baroncelli, pioniere di quest'area fin dai tardi anni '70, «d'inverno la spiaggia è tutta per noi, per i cacciatori di frodo e per i raccoglitori di telline». Cervia e le sue saline, Cesenatico più a sud e Comacchio sono tra i pochi paesi, a non aver voltato le spalle al mare vivendo di pesca e itticultura oltre che, ovviamente, di turismo. Un clima continentale come quello della Pianura Padana, esposto sia alle correnti polari che alle arsure di matrice africana, si concede spesso eccessi. I vecchi ancora ricordano il 1929, 'l'an dla neva grosa', quando tra il 10 e il 15 febbraio caddero 85cm di neve a livello del mare e i 7km del canale Candiano, che collega l'Adriatico al centro di Ravenna, potevano essere percorsi in slitta. Stesso discorso per l'inverno del 1984 quando, grazie a una concomitanza di bora e scirocco, la spiaggia rimase a lungo coperta dalla neve. Ma è proprio questo clima 'cangiante', bollente in estate e gelido in inverno, a caratterizzare la costa nordorientale italiana dove, per dirla con le parole del poeta Ludovico Ariosto '...abitan le genti disiose che 'l mar si turbi e sieno i venti atroci' (Orlando Furioso, III, 41). Il poeta ferrarese si riferiva ai pescatori di Comacchio ma questo stesso 'disio' accomuna migliaia di surfisti attivi in Emilia Romagna. Fortunatamente l'attesa delle onde non è stata per nulla 'atroce' quest'inverno. Da settembre a gennaio le mareggiate da NE, E e SE si sono alternate quasi costantemente, superando in appena quattro mesi la media annuale di 80-90gg surfabili. La sorpresa degli atleti, convocati dalla Liguria per questo servizio fotografico al contatto con acqua a 6C° non è minore di quella di John. «Belin, questo è il Polo Nord!» è stato il primo commento di Thomas e Filippo, giunti fin qui per approfittare di uno dei migliori surf-photographer sulla piazza internazionale. Se d'estate le temperature di acqua e aria sono praticamente uniformi sui due lati della penisola, ora, in pieno inverno, la differenza con il Tirreno è impressionante. Mentre a Varazze i nostri amici si lamentano di dover usare calzari da 3mm, qui entrare in acqua senza 5mm di neoprene su tutto il corpo (mani, piedi e testa inclusi) è praticamente impossibile. In un giorno come oggi, i cefali intrappolati nel portocanale boccheggiano, intontiti dal gelo! Il paragone con le nazioni poste oltre il 50° parallelo nord non è per nulla azzardato. 6C° è la temperatura invernale dell'acqua in Norvegia, Irlanda e Scozia! Per intenderci il mare, nella 'fredda' Cornovaglia, circa 1.300km a nord di qui, essendo interessato dalla corrente del golfo, non scende mai sotto i 9C°. In Europa solo il Mar Baltico, piccolo e poco profondo, ci batte con acqua a 3-4C°. In particolare quest'inverno, uno dei più piovosi degli ultimi duecento anni, la temperatura del mare è scesa vertigginosamente dai 12C° di novembre a meno di 6C° in appena un mese, mettendo alla prova anche i locali più determinati. Dietro la spiaggia scelta per lo shooting, una delle tante esposte a NE, la pineta è ricoperta da una pesante galaverna che rende ancor più natalizio il paesaggio. Al nostro arrivo, in acqua si vedono già una decina di teste, o meglio di cappucci. Thomas indossa un cappottino di panno aperto sul collo, molto brit-pop assolutamente inadeguato. Per evitargli l'assideramento monto una tenda igloo nella quale cambiarsi al riparo dal vento. All'interno allestisco un bivacco stile Everest base-camp con brodo caldo, tanica di acqua bollente e panettone. In trent'anni di attività i surfisti, qui, hanno evoluto tecniche di sopravvivenza che fanno sorridere i nostri amici tirrenici. Il momento più problematico è sicuramente la vestizione e molti superano lo scoglio psicologico di denudarsi all'aperto impermeabilizzando i sedili dell'auto per poter mettere e togliere la muta con il riscaldamento al massimo. Fortunatamente, dopo un po' di esitazione, Filippo e Thomas si acclimatano e iniziano a mettere la tavola verticale sulle ripide sinistre. Nell'arco di un paio d'ore il servizio fotografico prende forma complice un pallido sole. A fine session John ha le mani intirizzite ma un enorme piatto di tortellini al ragù riporta la temperatura interna a indici accettabili. Il gruppo si separa verso le 16 con un caloroso abbraccio, mentre il sole sparisce dietro la pineta. Una nuova sventagliata di nevischio imbianca le auto nel parcheggio. «See you somewhere warm John!» sono le ultime parole di Thomas prima di riattraversare la penisola.

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