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A COME BREZZA

a cura di Luca Onorato Condividi SurfNews


Non sempre l'alta pressione è sinonimo di astinenza.

Ciclicità, surfabilità e segreti meteorologici dei venti termici.




Cieli azzurri, notti bollenti ed una selva di 'A' piazzate su Mediterraneo e Atlantico: il surfista italiano tende ad associare alle alte pressioni e ai deboli venti di brezza ricordi sportivi tutt'altro che piacevoli. La sua ricerca di belle onde generalmente non si sposa con questo meccanismo di ventilazione, che è locale, debole e temporaneo. Non tutti sanno però che l'insorgere di questi 'monsoni a scala ridotta', come li chiamano i meteorologi, non sempre coincide con condizioni di mare piatto. In casi estremi, soprattutto nelle coste sabbiose di Toscana, Lazio e Romagna, le brezze riescono anche a creare onde surfabili, magari con un longboard, ed adatte all'insegnamento del surf. Non è raro poi osservare fenomeni di brezza anche significativi in concomitanza del passaggio di basse pressioni. In questo caso, interagendo con la perturbazione in atto, i venti termici possono anticipare o ostacolare la propagazione del moto ondoso influenzando in maniera determinante qualità e tempistiche della nostra surfata




IL MECCANISMO DI BREZZA

Le brezze non sono generalmente legate ai potenti venti sinottici portati dalle pertubazioni ma si instaurano in condizioni di alta pressione. Indipendentemente dai valori barometrici, le condizioni fondamentali per l'innesco del fenomeno della brezza sono legate alla presenza di cieli sgombri da nubi, che nella stagione calda favoriscono il riscaldamento della terra rispetto al mare. Queste circolazioni sono più deboli rispetto a libecciate, maestralate e sciroccatte in quanto hanno un tempo di vita estremamente limitato (nell'ordine delle 6-7 ore circa), ed una scala spaziale generalmente limitata a qualche miglio a cavallo tra mare e costa.
Il loro ciclo è breve e prevedibile. Con il sorgere del sole ad inizio mattinata, dopo un periodo di calma di vento, assistiamo all'arrivo di una ventilazione che si muove dal mare verso la costa penetrando gradualmente nell'interno. Tale meccanismo diurno che è denominato 'brezza di mare', si innesca a causa del differente riscaldamento tra la superficie marina e quella terrestre (in quanto terra e acqua hanno una diversa conducibilità), comportando, di conseguenza, modificazioni locali dei valori di pressione nella colonna atmosferica sovrastante. Infatti, il veloce riscaldamento delle zone interne rispetto al mare, permette una risalita dell'aria calda a contatto con il suolo ed un conseguente abbassamento della pressione che tende a risucchiare masse d'aria marittima relativamente più fresche e a spingerle verso la terra.
Nella schematizzazione è facile osservare come il contrasto di temperatura tra terra e mare inneschi una differenza di pressione tra il mare più freddo (- -) e la costa (+ +). Infatti grazie all'azione di correnti calde ascendenti si va creando una vera e propria bassa pressione locale che aspira aria marittima. Queste due circolazioni tenderanno a raccordarsi in quota a circa 800-1000 m con una corrente contraria che muove dalla terra verso il mare, per poi scendere sulla superficie a qualche miglio dalla costa. Non a caso si può parlare di un vero e proprio fronte di brezza che avanza dal mare verso le zone interne e che a volte può essere caratterizzato da una striscia di nubi basse e cumuliformi, parallele alla costa (rappresentate in grigio nello schema). Tale sistema, al suo passaggio, risulta associato ad una rotazione e rinforzo dei venti marittimi. Nel suo movimento verso l'interno, questa massa d'aria marittima non di rado aumenta la sua consistenza nuvolosa, per raggiungere l'entroterra con qualche temporale, mentre sulla costa il tempo resta soleggiato (ad esempio il sole brilla sulle coste di Versilia e Romagna mentre sulle Apuane e sugli Appennini Emiliani temporaleggia). Il ciclo della brezza marina si conclude con il sopraggiungere della sera, quando la terra si raffredda più velocemente della massa d'acqua antistante innescando una corrente contraria, detta appunto brezza di terra, solitamente più debole se confrontata con quella marina. La passione dei surfisti per l'alba deriva proprio da questa costante meteorologica. Lungo le coste oceaniche infatti le onde sono generate da tempeste lontane anche migliaia di chilometri. In queste condizioni la brezza di terra pulisce ed irripidisce le onde garantendo per alcune ore (di solito dall'alba alle 10-11 am) condizioni ideali di onde tubanti e leggero vento da terra. La similitudine con i cicli dei monsoni tipici dell'Oceano Indiano (ad esempio) è immediata. Durante i mesi estivi infatti il continente Asiatico risulta sensibilmente più caldo dell'Oceano Indiano innescando potenti venti umidi che dal mare spazzano l'entroterra in maniera molto simile alla brezza di mare delle nostre latitudini. D'inverno invece si instaura una situazione paragonabile alle nostre brezze notturne in cui il continente asiatico, sensibilmente più freddo dell'oceano antistante, attiva potenti correnti di vento da terra. In casi estremi, come quelli delle coste oceaniche africane, il fenomeno delle brezze può assumere caratteristiche di intensità e durata particolarmente marcate. Non sono rare, ad esempio lungo le coste del Marocco, sventagliate di brezza con raffiche fino a 25 nodi innescate dalla enorme differenza di temperatura esistente tra il deserto del Sahara e la massa d'acqua ad esso antistante. Sono soprattutto le brezze da terra, attive nella notte e nelle prime ore della mattina, ad accendere la voglia di tubi dei surfisti. Impattando le mareggiate in avvicinamento dall'Atlantico, queste brezze regolarizzano e stendono i frangenti creando onde 'epiche' come quelle di Boilers, Anchor Point nella zona di Taghazoute. Ma torniamo ora al nostro mare chiuso.



INTENSITÀ, CICLICITÀ,
ROTAZIONE

L'intensità della brezza di mare può essere maggiore o minore a seconda della località e delle condizioni meteorologiche specifiche. In Mediterraneo si colloca tra 1 e 3 della scala Beaufort ma quando le differenze termiche sono ampie, può raggiungere forza 4-5 con raffiche anche superiori. In condizioni di alta pressione la massima intensità della brezza di mare si verifica a fine mattina o nel primo pomeriggio con valori tra 6-12 nodi, in grado poi di placarsi totalmente intorno alle ore 19-20. Con il trascorrere del giorno, inoltre, i venti tendono a ruotare seguendo costantemente la traiettoria del sole. Tale rotazione, a seconda delle zone e della orografia del territorio, può avere un'ampiezza da 20°-40° fino a 60°-90°. In media in una costa esposta a ovest il vento si dispone attorno S-SO a inizio-metà mattinata, rinforzando temporaneamente per poi ruotare a O nelle ore centrali e terminare il suo giro sotto forma di 'ponentino' (da O-NO), che regolarmente si esaurisce al tramonto per lasciar spazio alla brezza di terra. Discorso speculare si può fare per l'Adriatico, con brezza da NE in mattinata che poi tende a ruotare ad E a metà giornata e terminare la sua corsa al tramonto presentando una componente di scirocchetto (da SE). Questo 'giravento' (così lo chiamano i pescatori) è una costante legata a diversi fattori di cui il più importante è la forza di Coriolis che tende a deviare verso destra le masse d'aria in movimento nell'emisfero settentrionale. Anche la morfologia del territorio è in grado di produrre situazioni anomale: ad esempio se la costa ha un entroterra pianeggiante (caso della Toscana e dell'Emilia Romagna) le circolazioni di brezza risulteranno molto più intense ed estese rispetto a coste montagnose in cui i rilievi esercitano un'azione di blocco e indebolimento della circolazione.



PERTURBAZIONI
E SEGRETI METEO

Purtroppo anche nelle sue manifestazioni più eclatanti, la brezza da mare difficilmente riesce ad alzare un moto ondoso apprezzabile. La ridotta lunghezza del fetch (da 2 fino ad un massimo di 20 miglia), un tempo di azione relativamente breve (5-7 ore) ed una intensità moderata impediscono ai frangenti di raggiungere dimensioni godibili da un surfista esigente. Non di rado però, soprattutto nei lidi sabbiosi di Toscana, Romagna e Lazio, questo vento termico raggiunge i 15 nodi riuscendo ad innescare, in regime di totale alta pressione, onde di 20-30cm, di scarsa qualità visto il ridottissimo periodo (2-3 secondi), ma che risultano surfabili con un longboard. È proprio su queste condizioni che contano, in estate, i principianti e le tante scuole di surf sparpagliate lungo le coste italiane. Come accennato però, il regime di brezza non si instaura solo in condizioni di totale alta pressione. Non di rado il vento termico si presenta in condizioni cicloniche quando può interagire con le basse pressioni e combinare alcuni imprevedibili scherzi a surfisti, velisti e previsori! Un esempio di questa interazione si può osservare a fine estate, quando le prime maestralate sferzano il Tirreno Centrosettentrionale. Pensiamo ad una giornata di fine estate in Versilia, caratterizzata dal passaggio di un debole fronte freddo da N-NO. Dopo le nuvole ed i temporali della notte, l'alba porta ai surfisti una visione quasi idilliaca: il mare è formato, con onde di 1,5m pettinate a dovere da un moderato vento di terra di Tramontana o Grecale. Nel corso della mattinata il tempo tende a migliorare decisamente lungo la costa ed un magnifico sole si fa strada alzando la temperatura sulla costa. E fin qui tutto come da copione, direte. Può accadere però che, nonostante i modelli prevedano il persistere di vento da NE forza 3-4 per tutto il giorno, a inizio pomeriggio si assista a una repentina rotazione del vento dai quadranti occidentali. L'idillio di perfezione velocemente si infrange, le onde di colpo diventano sporche e schiumose, magari aumentando un po' di misura ma perdendo la loro magia. Cosa è successo? Dove è finito il vento di terra? Abbiamo avuto qualche variante meteo imprevista rispetto alle condizioni descritte dai modelli. Con l'avanzare della giornata, e con l'aumentare della temperatura del continente, si è infatti attivata una circolazione di brezza locale in contrasto con il reale gradiente barico. Tale fenomeno, anche se tardivamente, è riuscito a contrastare l'azione del vento da terra fino a prendere il sopravvento. Chiaramente, rispetto alle condizioni di brezza tipiche dell'alta pressione, questo vento termico presenta una maggior aggressività e una maggiore forza, raggiungendo intensità di 17-20 nodi e soffiando costante fino al tramonto. Con la sera, la circolazione di brezza ruota a N-NO attenuandosi e lasciando di nuovo il posto al Grecale (E-NE). In solo mezza giornata, grazie all'imprevisto innesco della brezza, le condizioni in mare sono cambiate varie volte. Infatti se in mattinata avevamo onde pulite con vento da terra, con l'arrivo del fronte di brezza, le onde sono peggiorate rimandando al tardo pomeriggio, o alla mattina successiva, la tanto attesa scaduta. Una situazione speculare a questa si verifica in concomitanza di sciroccate di fine primavera o inizio estate in Adriatico centro-settentrionale. La brezza di mare può, in questo caso, aumentare il vento di gradiente in quanto ha il suo stesso verso (E-SE). Ai valori di 15 nodi di Scirocco si sommano quindi contributi 'locali' di almeno 10 nodi dati dalla brezza termica. Siamo così già attorno a 25 nodi sottocosta, che con l'aiuto di ampie vallate all'interno o fiumi che incanalano il vento, potranno anche sfiorare intensità di burrasca. Il vento da SE tenderà ad attenuarsi al calare della brezza da mare, nelle ore immediatamente precedenti il tramonto, ritardando di varie ore una scaduta che i modelli prevedevano per il pomeriggio. Ciò che rende particolare questa situazione è la sua difficile prevedibilità. I modelli matematici che ormai governano la nostra esistenza di surfisti non sempre tengono conto di questi venti locali. I pro ed i contro di questa imperfezione, per i surfisti, sono di difficile valutazione. Se da un lato l'insorgere della brezza da mare può amplificare o avvicinare alla costa una mareggiata di debole intensità, dall'altro, in caso di perturbazioni più intense, può aumentare la forza del vento fino a compromettere la surfabilità delle onde o addirittura ostacolare l'insorgere del moto ondoso vanificando le nostre speranze. Come relazionarsi a queste bizzarrie? L'unico consiglio sulla carta è quello di tenere d'occhio, oltre alla posizione delle basse pressioni, anche le temperature di acqua e di terra, soprattutto nelle stagioni 'di mezzo come' la tarda estate. Ma è bene sapere che, indipendentemente dalla situazione barometrica, le brezze si innescano solo in condizioni di cielo sereno. Nello specifico, la temperatura dell'aria deve essere superiore a quella del mare ed alla mattina il vento da terra non deve superiore ai 5-8 nodi. Il consiglio quindi, come sempre in Mediterraneo, è quello di mantenere basse le nostre aspettative, analizzare i dati di temperatura e, all'insorgere delle anomalie, trovare spot adatti alle condizioni.


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