Home Page
ONDE SU TELA

a cura di Alfon Quintela ' Glide Magazine Condividi SurfNews

Il mondo di Pablo Ugartetxea tra luce mediterranea,
surf-art californiana e paesaggi baschi.

Esiste un filo diretto che unisce le curve tracciate dai surfisti sulle onde alle linee armoniche di un quadro o di una foto. E non occorre essere un atleta professionista o un affermato critico d'arte per accorgersene. L'estetica del surf, quella introdotta dalle stampe di James Cook nel XVIII secolo, va molto oltre la celebrazione di un gesto, reinterpretando, e spesso reinventando luoghi, atteggiamenti ed emozioni. È questa unione tra onde, luoghi ed arte che tentiamo di esplorare attraverso l'intervista a Pablo Ugartetxea, uno dei più quotati surf-artist europei capace di contaminare la sua quotidianità, quella di surfista basco, con luci mediterranee, collage alla Dalì e scorci Californiani degni di Leroy Grannis. NZ.

Come sei approdato al mondo del surf?

A scuola, da ragazzino, passavo le insopportabili ore di lezione disegnando onde e spiagge sui quaderni. Il surf non era ancora entrato nella mia vita ma già circolavano tra i miei amici riviste di surf americane. Leggendo Surfer Magazine scoprì i fumetti di Wilbur Kookmeyer ed i miei appunti si trasformarono in strisce a sfondo surfistico. Potete immaginarvi i risultati scolastici! Riuscimmo anche ad organizzare una proiezione di Big Wednesday in classe. Le estati le passavo a Lekeitio dove le onde sono buone per il bodysurf ma mediocri per la tavola. Poi qualche anno fa ho comprato una casa a Hossegor e adesso surfo più che posso tentando di recuperare il tempo perduto. Della prima onda ricordo il senso di velocità e la vista della spiaggia dall'alto della cresta. Ne volli subito di più. E mi dispiace di non aver iniziato prima, quando le spiagge non erano affollate come adesso. Comunque meglio tardi che mai.

E che altri spot hai surfato?

Mi piace la Côte des Basques a Biarritz, e mi ha incantato anche San Onofre in California. È esattamente come nelle foto di Leroy Grannis, l'unica differenza sono le auto. Invece dei vecchi Woody e dei VW Bug degli anni '60 ora nel parcheggio ci sono i pick-up. Ho surfato anche a Lafitenia, Gros, Sopelana, Laga, Bakio e in Costa Brava sul Mediterraneo! Al momento le mie condizioni ideali sono di mezzo metro. Quando avrò 80 anni mi vedrete in onde serie!

Hai surfato in costa Brava?!

Si, a settembre dell'anno scorso sono stato ad un matrimonio a Sant Agaro e mi portai una tavola quasi per caso, senza sapere che lì c'era una delle poche onde surfabili nell'area di Girona. Ci fu un gran temporale ed il giorno dopo in spiaggia rompevano risacche potentissime. Ho rotto due pinne in quella session ma sono così distratto che non me ne sono accorto. Pensavo: «che strana questa tavola!». Ho passato un bel po' di tempo anche in California, tra Malibù, Venice, San Onofre e Trestles. In quest'ultima spiaggia due locali mi hanno raccontato una storia molto divertente. Negli anni '60 la zona di Trestles era quasi inaccessibile ai surfisti per via della residenza di Richard Nixon, il presidente degli Stati Uniti. Due ragazzini si erano intrufolati nella proprietà per surfare proprio mentre il presisente stava facendosi una nuotata mattutina. E Nixon non doveva certo essere un gran nuotatore perchè la corrente lo trascinò verso il largo. I due ragazzi, visto il suo panico, si avvicinarono e lo aiutarono, trascinandolo fino alla riva. Nixon, riconoscente, chiese cosa poteva fare per sdebitarsi. Il primo gli chiese di lasciare ai surfisti libero accesso alla spiaggia, e da allora il surf californiano ha potuto godersi quella bellissima onda. Il secondo ragazzo chiese di poter essere sepolto nel famoso cimitero militare di Arlington. Il presidente, stupito, domandò il motivo di quella insolita richiesta. Il ragazzo disse: «perchè mio padre mi ucciderà di botte quando imparerà che ho salvato il presidente!»

Il surf sta assumendo sempre più importanza all'interno delle tue creazioni. In che modo stanno interagendo questi due ambiti della tua vita?

La combinazione di onda ed essere umano è di per se un'immagine carica di forza e di poesia. Come dice Willy Uribe, uno dei migliori fotografi di surf in Europa «noi surfisti siamo tutti grandi artisti nella nostra ignoranza». L'estetica del surf è diventata un campo di indagine per gli artisti da quando l'equipaggio di James Cook riportò le prime incisioni di nativi hawaiiani sulle tavole nel XVIII secolo. Tutto il surf è attraente da un punto di vista dell'immagine, le tavole, l'abbigliamento, le riviste e persino la pubblicità.


E da un punto di vista emotivo, esistono sensazioni comuni alla pittura e al surf?

Quando prendo un'onda e la surfo al mio meglio provo la stessa soddisfazione di quando finisco un quadro perfetto. È un feeling che non ha prezzo.
Gli spazi urbani e l'architettura hanno un ruolo importante nelle tue opere. I tuoi quadri sembrano frammenti di realtà parallele. Cosa vuoi dimostrare mischiando, ad esempio, le onde di Venice Beach in California, con la Riva degli Schiavoni in Piazza San Marco?

Trovo stimolante mescolare architettura e natura: per esempio la visione del palazzo del Guggenheim di Bilbao con uno tsunami di 20 metri che lo sta per investire ed il bus pieno di tavole mi sembra una immagine molto poetica, con una inquietante carica ironica. Nei miei quadri l'ironia è essenziale. Penso che il senso dell'umorismo sia il miglior antidepressivo in circolazione ed io ne consumo tantissimo nella mia arte. Dipingendo sei libero di fare quello che vuoi, togli un particolare e ne inserisci un'altro. Mi sento come un sindaco ricchissimo ed onnipotente che trasforma la città per capriccio. Durante l'esposizione che ho tenuto a novembre '07 al Collegio degli Architetti di Bilbao ho rimodellato la mia città da cima a fondo: ho sostituito i fanghi puzzolenti del fiume con una spiaggia indonesiana, ho riempito di palme la zona industriale di Ribera de Deusto ribattezzandola Riviera de Deusto. In un altro quadro ho mescolato le scogliere di Abra con quelle dell'isola greca di Santorini e ho trasformato il porto vecchio di Algorta in una nuova Mikonos basca. Ho incrociato Biarritz con Neguri, poco fuori Bilbao, ed è venuta fuori Neguritz! Per l'esposizione alla Surf Gallery di Laguna Beach, vicino a Los Angeles, che sto preparando proprio adesso, invece ho decontestualizzato le onde di Venice Beach e le ho collocate nella laguna veneta. In un'altra opera fatta per quella esposizione ho voluto omaggiare Miki Dora spostando il molo di Malibu nel porticciolo di Guethary e disseminando le colline di Santa Monica con cascine in stile basco.

Quali artisti ti hanno maggiormente influenzato e come?

Essendo spagnolo mi piace, ovviamente, Picasso, un genio che si reinventava costantemente. Mi piace molto anche l'uso del colore di Matisse e la creatività di Warhol e Hockney. Lo puoi vedere, per esempio nella tecnica del collage. Disporre una serie di immagini sopra ad un tavolo e giocarci è qualcosa che mi diverte molto, crea spazi decontestualizzati e apre nuove vie di lettura.
È una tecnica che inventò Picasso all'inizio del secolo scorso. Fù il primo ad utilizzare fotografie tagliate, etichette di bottiglia, carta colorata ed altro. Nelle sue opere la vita privata e le emozioni si riflettevano direttamente nella pittura. Ad esempio con le donne, quando tradiva la sua compagna con una nuova amante (ne ebbe molte nella sua vita) non riusciva a non dipingerla compulsivamente. E quindi la fidanzata lo scopriva immediatamente! A me è successo lo stesso con il surf. Le onde sono entrate nella mia arte appena ho cominciato a frequentarle!

Che materiali usi?

Olio ed inchiostro, ma non un olio o un inchiostro qualsiasi. Per esempio il color seppia lo compro a Londra in un negozio dove lo producono da duecento anni. È un tono unico e a tutti gli amici che passano per Londra chiedo di portarmene un po'. Il negozio è vicinissimo al British Museum. Il lino che uso per le tele lo trovò mia moglie a Trujillo in Extremadura mentre restauravamo un palazzo. Ha più di 100 anni ed è di una qualità impossibile da ricreare oggi. La carta che uso è fabbricata artigianalmente in India. La compro a Sànganer, un borgo del Rajastan così isolato da richiedere l'uso dei cammelli. È un posto incredibile, ci sono centinaia di donne vestite con sari dai colori sgargianti che tagliano la stoffa e producono a mano la carta. Credo sia la carta migliore al mondo.

Sei così esigente anche verso i tuoi materiali sportivi? Che tipo di tavole preferisci?

Uso tavole che stanno tra 7'2' e 7'6'. Non sono maniaco ma in California ho visto tavole con linee e colorazioni così pulite che sembravano autentiche sculture. Verrebbe voglia di collezionarle come fossero quadri.

Noto che utilizzi anche la fotografia. Quali sono i tuoi fotografi di riferimento?

Senza dubbio David Hockney, un artista che utilizza fotografia e pittura indistintamente. Molti pittori lavorano prevalentemente in studio a partire da immagini fotografiche. E facevo così anche io: prima scattavo migliaia di foto e a partire da queste iniziavo a dipingere. Poi mi sono chiesto «perchè non incollare le foto direttamente sul quadro?» Iniziai a fare collage attaccando frammenti di foto, fotocopie ed altro sulla tela. Prima la fotografia era un veicolo per la mia pittura, ora è entrata a farne parte.

Parlavi prima di Picasso. Il Mediterraneo ha influenzato molto la sua produzione. È capitato lo stesso anche a te?

Il Mediterraneo mi attrae molto. Da piccolo passavo le vacanze di Pasqua a Cadaqués, in Costa Brava, e da allora sento la necessità di andarci almeno un paio di volte all'anno. Sono stato molto in Grecia, dove tutta la nostra cultura ha avuto inizio e dove la luce ha una qualità incredibile. Ultimamente passo parte dell'estate in Corsica.
È un'isola che ha resistito alle orde turistiche ed è praticamente intatta. I suoi abitanti hanno molto da insegnarci in merito al rispetto del patrimonio naturale. Il sud della Franca, la Provenza, è un'altro luogo che da sempre attira artisti per la sua luce. Saint Tropez fu scoperta dai pittori del secolo XIX. Il suo golfo ha una delle luce migliori del Mediterraneo, non a caso Derain, Matisse e Bonnard venivano qui a dipingere.

Buona luce nel Mediterraneo non sempre coincide con buone onde...

Beh, intanto bisogna dire che in Corsica le onde non sono per nulla male in inverno. Quello che cerco in Mediterraneo comunque è l'ispirazione per la mia pittura, la luce e il colore del mare. Le mie estati poi sono molto lunghe e posso muovermi verso il mare della Cantabria se serve!

Come definiresti le tue opere?

La verità è che non mi piacciono le definizioni. Credo che il linguaggio plastico e la scrittura siano due forme di espressione diverse. Io dipingo e la mia pittura è prodotto delle mie emozioni e parla da sola. Se provo a definirla mi escono solo parole pedanti e pacchiane. Raccomando ai lettori di guardare i miei quadri e di tirare loro le conclusioni.

Noto che il surf sta diventando sempre più importante nella tua pittura. È qualcosa che fai volontariamente?

Quest'inverno sono stato in California, credo sia una parte di Stati Uniti molto particolare dal punto di vista culturale. L'estetica californiana si sta riflettendo in parte dei miei quadri. Dei trenta quadri esposti a Bilbao solo sette tele su 30 ritraevano onde. Il surf non ha impregnato completamente i miei quadri, diciamo che un 30 per cento di loro ha un tema surfistico. Comunque non so come si evolverà la mia pittura, potrebbero anche sparire le onde e comparire sottomarini!

Recentemente sei stato in California. Puoi raccontarci del vincolo tra surf e arte, di come viene percepito là.

I negozi di surf in California sono direttamente relazionati al mondo dell'arte, in Europa purtroppo non succede. Ci sono negozi come Thalia a Laguna Beach o Mollusk, che ha aperto a Venice, New York e San Francisco che vendono tavole fatte da artigiani, tavole come i bonzer di Campbell o le tavole Mandala dipinte da Andy Davis, o Thomas Campbell. E ci trovi anche libri di arte, esposizioni di artisti mostre di design. Esiste un gruppo di artisti molto attivi, che provengono dal mondo dello skate e del surf e che collaborano tra loro. Molti vengono da Santa Cruz, una cittadina universitaria considerata tra le più liberali in America e che in questi anni sta letteralmente 'bruciando' di passione artistica.

La surfart è un movimento di massa o underground?

Certamente è un movimento elitario. Stiamo parlando di pochi negozi scelti, che offrono un ambiente piecevole e creativo. Non è il tipo di negozio che va bene per tutti. La maggioranza preferisce negozi più commerciali.

Come sta andando la collaborazione con Mandala?

Quando sono entrato nel negozio Mollusk, a San Francisco, non avevo mai sentito parlare di Manuel Caro. Avevo visto però delle tavole Mandala nel Thalia SurfShop e mi avevano colpito. Stavo parlando con il commesso quando è entrato un filippino piccolissimo con una tavola bellissima sotto il braccio, di quelle tavole che ti vien voglia di mettere in cornice e appenderle! Mi disse che era per Joe Curren, il fratello di Tom. Al ritorno a Bilbao imparai che quell'ometto era Manuel Caro, uno shaper molto quotato. Ci siamo sentiti di nuovo poco tempo dopo ed il risultato è questo progetto nel quale io dipingerò un modello delle sue tavole.

Ultimamente stai ottenendo una buona copertura editoriale nel mondo del surf.

Si, sono appena uscito su Surfer's Journal americano, in un reportage che parla di cinque artisti. Gli altri erano tutti americani, a eccezione di Gómez Bueno, un artista della Cantabria che vive negli states da quando aveva vent'anni. Anche la rivista Water sta per uscire con un porfolio su di me.

Dove realizzi i tuoi lavori?

Ho uno studio a Bilbao che si chiama el Lienzo Azul (la Tela Azzurra) e che gestisco assieme a mia moglie Ana Beascoa. Uno studio molto comodo e grande. Abbiamo organizzato seminari, corsi, performance di teatro contemporaneo, esposizioni d'arte, concerti ed anche qualche festa. Uno spazio culturale senza nessuna sovvenzione dove facciamo quello che ci piace da tredici anni. Gran parte della mia arte nasce proprio qui.


Ricerca SurfNews
Articoli
UN'ONDA CON GABRIELE SCARDOVI


ANNI: 29

STANCE: Regular

HOMESPOT: Ravenna, Lidi ...
QUIKSILVER BOWLRIDERS 2008

Il trionfo dei danesi.


Manovre vecchie e nuove, transizioni ...
GENERAZIONE NIAS


Un viaggio ricognizione attraverso trent'anni di perfezione e isolamento.
...
A COME BREZZA


Non sempre l'alta pressione è sinonimo di astinenza.

Ciclicità, ...
ABOUT SUMBA

Un viaggio nel cuore animista dell'Indonesia.



«Ombak ...
ONDE SU TELA

Il mondo di Pablo Ugartetxea tra luce mediterranea,
surf-art californiana ...
ISLANDA



Geiser attivi, paesaggi mozzafiato ed onde perfette che frangono ...
CINQUANTA ANNI DI SUNDEK



1958 2008

«La cosa più preziosa che abbiamo ...
Archivio magazine »
Scarica gratis Surfnews Magazine