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SUGGESTIONI

a cura di Emiliano Cataldi Condividi SurfNews

Ci sono periodi in cui mi illudo che in Italia si possa fare surf' o meglio, che si possa fare surf ogni giorno. Non so bene il perché, ma il surf ti porta ad amplificare le sensazioni che provi e le emozioni che ti suscita, tanto in senso positivo quanto in quello negativo e, con il passare degli anni, questo fenomeno non fa che acuirsi. Dopo un paio di anni da dimenticare, finalmente gli scorsi mesi di ottobre e novembre sono stati all'altezza delle attese di chi, come me, aveva riposto tutte le speranze in un autunno di surf in Italia. Ed è stato proprio verso la fine di questo periodo fortunato che ho iniziato a rendermi conto del fatto di essermi ormai abituato a surfare ogni giorno: ho smesso di controllare le previsioni, di prendere impegni e addirittura di controllare il mare davanti a casa prima di andare da qualche parte. Surfo anche domani è stata la mia unica certezza per più di un mese. Ed è proprio grazie a periodi come questi che inizi ad avere fiducia di nuovo nel nostro mare e nelle fortunate coincidenze metereologiche che possono rendere il Mediterraneo uno dei luoghi più speciali dove poter vivere e sperimentare il surf. Puoi addirittura arrivare a pensare che possa durare tutto l'inverno e che, magicamente, l'Italia possa diventare un paese dove il surf si fa per davvero.

A dire il vero, arrivato a questo punto dovrei già essere cresciuto quel tanto che basta a farmi rendere conto che nella realtà le cose non stanno proprio così; il mio ottimismo, tuttavia, a volte mi porta a dimenticare tutte le sfighe del surf nostrano e mi fa ricominciare a credere di nuovo. O meglio, mi ci fa cadere di nuovo. Come quando, ormai dieci e passa anni fa, fui portato per la prima volta a Banzai: sarà la suggestione legata all'emozione della mia prima volta, ma tant'è che un Banzai così l'avrò rivisto si e no tre volte in questi ultimi dieci anni. La sensazione, che ricordo come se fosse ieri e che mi si risveglia dentro ogni volta che sento dire 'Banzai', di vedere un muro d'acqua ancora più alto dopo che ne hai appena superato uno che ti sembrava insormontabile, è forse la prima delle mie suggestioni legate al surf. O forse solo una delle prime che ricordo. Il fatto di aver appena superato la cresta di un'onda, percepire il senso dell'altezza in cui ti trovi e scorgerne più al largo una ancora più grossa è, probabilmente come conseguenza di quel giorno, una delle sensazioni di cui non posso più fare a meno. Con il tempo ho maturato la convinzione di quanto tutto questo non sia legato al semplice fatto di essere in acqua in un giorno di onde belle, quanto piuttosto al fatto di poter vivere un giorno così a casa, sia essa il proprio homespot piuttosto che un secret in giro per la penisola. La verità, in fondo, è che surfare belle onde in Italia mi riempie di orgoglio e, soprattutto, riaccende in me un lumicino di speranza proprio quando anche l'ultimo barlume stava per spegnersi definitivamente. Forse è perchè riponiamo tante speranze nel surf che ci appartiene di più, quello vissuto in Italia, che da esso riceviamo le sensazioni più intense. Sicuramente in massima parte il motivo è anche legato al carattere imprevedibile del nostro mare ed ai capricci del vento, fattostà che un giorno mitico Banzai o a Cala della Morte ti rimane più impresso di un giorno altrettanto bello, se non di più, a Tavarua piuttosto che a G-Land, dove le onde perfette non sono un'eccezione ma piuttosto una regola. Una delle giornate di surf che ancora oggi ricordo come magiche risale al novembre del 1996, uno dei periodi di grazia in cui il Tirreno decise di concedersi senza riserve per quaranta giorni di seguito. Feci sega all'università con Claudietto e, dopo una rapida occhiata ad Ostia, puntammo diretti verso Santa Marinella. Dalle schiume che rompevano già all'uscita dell'autostrada capimmo che il mare era grosso, forse anche troppo per Banzai, tant'è che tirammo dritti verso il Porto. Poi, verso metà strada, la visione della lineup di Cala (della Morte, ndr.) cambiò improvvisamente i nostri piani e, in un certo senso, la percezione che fino ad allora avevamo avuto del surf in Italia. Lunghe barre regolari rompevano dal picco più fuori srotolandosi perfettamente lungo il reef, finendo la loro corsa nel canale trecento metri più dentro; la superficie del mare era liscia come una lastra di vetro e non una goccia d'acqua era fuori posto. Quello che vidi remando verso il picco più fuori è un ricordo che ancora oggi mi fa venire i brividi: onde destre sui due metri, con serie anche più grosse, tubavano senza interruzione dal picco in alto fin sopra l'ultimo sasso del reef. Fino ad allora non avevo mai visto niente di simile, e mai, dopo di allora, rividi onde così perfette in Italia. Ancora oggi, parlando di onde eccezionali, metto quella giornata di novembre al primo posto. Sicuramente da allora ci saranno state altre giornate simili se non migliori, ma le sensazioni legate a queste prime volte hanno un sapore diverso, il sapore dei bei tempi andati dei quali, probabilmente, ricordiamo solo le giornate di onde e non le settimane di piatta desolata. Sono cresciuto ascoltando storie di mareggiate memorabili ed onde bellissime ad Ostia, dei tempi in cui si surfava al Capanno e al Delfino, tempi in cui di Banzai si conosceva a malapena l'esistenza. Di quelle secche mitiche non è rimasta ormai traccia, se non nella memoria dei più 'antichi' o in qualche foto sbiadita, anche a causa dei ripascimenti selvaggi che hanno distrutto tanti spot senza arrestare l'erosione della costa. Eppure, forse proprio perchè non ci sono più, si parla di quelle giornate come se appartenessero irrimediabilmente a tempi ormai passati, tempi in cui le mareggiate duravano più giorni, portavano onde più belle e, soprattutto, più di frequente. A volte, quando penso ai tempi in cui ho iniziato a fare surf, anche io ho l'impressione che allora le onde fossero più belle e le scadute durassero di più. Ricordo le scadute di Libeccio al Circolo Velico di Ostia e le onde del mese di settembre in Sardegna, le giornate di primavera con il mare da fuori ed il lunedì dell'Angelo in cui sentivo i locals dire che onde così le avevano viste solo alle Canarie. Qualche tempo fa, mettendo in ordine scatoloni di vecchie fotografie, mi sono capitate fra le mani le immagini di quei giorni che così bene avevo impressi nella memoria, di quel settembre in Sardegna, di un giorno in particolare al Circolo e del famoso lunedì dell'Angelo di tanti anni fa. Ebbene, volete sapere cosa rappresentavano? Un metro. Un metro d'onda in scaduta, niente di più e niente di meno, e anzi, in più d'una a dire il vero c'era anche qualche onda di mezzo metro. Eppure ancora non mi sembrava possibile: di quei giorni ricordo partenze ripide su onde uguali a quelle che vedevo nei video, onde lunghissime e perfette, acqua cristallina, addirittura dei tubi tondi' com'è possibile?! Avrei giurato che un tempo le scadute duravano tre giorni, che lo Scirocco soffiava più forte e che Banzai era sempre bellissimo' ma avrei giurato il falso o, più semplicemente, sarei stato vittima di una ennesima suggestione. Uno dei principali responsabili delle nostre suggestioni surfistiche è secondo me un fattore mnemonico: il concetto di perfezione, come pure tanti altri, si evolve con noi e con la nostra crescita. Dieci anni fa, un giorno di onde perfette per me sarebbe stato un giorno con un metro d'onda liscia. Nel tempo e nella mia memoria a quel giorno sarebbero sempre rimaste associate delle onde perfette e sempre lo saranno; a cambiare ed essersi evoluto è stato il mio senso di perfezione. Quel che è più vero è che tutti noi viviamo di suggestioni o, per così dire, di illusioni. Probabilmente le coltiviamo e le conserviamo così gelosamente nella nostra memoria proprio perchè senza di esse non potremmo accettare un'esistenza avara di onde e di surf. E in fondo anche gli altri hanno le loro illusioni che non differiscono poi così tanto dalle nostre: c'è chi compra da una vita il biglietto vincente della lotteria, e chi è convinto che un giorno andrà a letto con la Falchi o con Brad Pitt, o con tutti e due, ad ognuno il suo. Ciò di cui sono convinto è che nel surf, la strada che più ci avvicina alle nostre illusioni parte invariabilmente dal trovarsi al momento giusto nel posto giusto. Fai di tutto per trovarti in quel luogo e in quel momento e la magnifica illusione durerà per sempre.


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