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SPIRALI DI PAURA

a cura di Luca Onorato Condividi SurfNews


Spettacolarità e pericolosità delle trombe d'aria lungo le coste italiane

Scure spirali d'aria che scorrazzano lungo la costa, scaraventando sabbia, acqua ed ombrelloni a centinaia di metri di distanza: le trombe d'aria sono senza dubbio tra i fenomeni meteorologici più spettacolari e violenti alle nostre latitudini. A differenza delle basse pressioni che interessano l'intero bacino del Mediterraneo, questi piccoli tornado concentrano tutta la loro energia in una porzione ridottissima di spazio, causando grossi spauracchi a velisti, surfisti e abitanti della costa. In questo articolo tentiamo di analizzare il loro breve ciclo vitale mettendolo in relazione alla pratica del surf ed alla sicurezza in mare.

La formazione delle trombe d'aria è collegata a condizioni di forte instabilità atmosferica in cui strati freddi entrano in contatto con masse d'aria molto calda (superiore a 30°) presente al suolo. L'orografia stessa della nostra penisola ci suggerisce che questa situazione è tipica delle regioni marittime settentrionali e dei mesi estivi. È la Pianura Padana a favorire la formazione di questi vortici in cui l'aria calda e umida presente al suolo viene risucchiata verso l'alto al passaggio di correnti fredde provenienti dai quadranti settentrionali. In queste situazioni si possono formare nuvole torreggianti, caratterizzate al loro interno da forti correnti orizzontali e verticali. Ma qual'è il meccanismo che innesca questi insoliti venti a mulinello? In verità ne esistono almeno due. Il primo si verifica quando un normale temporale, che comunemente produce vento con direzione più o meno rettilinea, genera al suo interno correnti con traiettorie vorticose. La seconda situazione è quella caratterizzata da un forte 'windshare', che può essere accentuato ancora di più dalla presenza di promontori o rilievi costieri. È detta windshare la circolazione atmosferica che si verifica in presenza di venti variabili in quota. Questa situazione, interessando spazi più ampi di atmosfera, da origine alle trombe d'aria più estese e violente. In entrambi i casi, al centro della colonna d'aria in moto verso l'alto si sviluppa un'area di pressione bassissima, con un gradiente barico che va dai 20 ai 30hPa. Spinta da questo sbalzo di pressione, l'aria raggiunge velocità di 200 ed in alcuni rari casi 500km/h formando un minaccioso cono scuro che raggiunge i 150 metri di diametro. Normalmente la vita delle trombe d'aria è abbastanza breve: da pochi minuti a mezz'ora. Tempo nel quale hanno la possibilità di coprire fino ad alcuni chilometri spostandosi ad una velocità di circa 30km/h. Le trombe di mare, essendo minore il gradiente termico, hanno vita più breve delle sorelle terrestri. La relazione tra queste condizioni particolari e le mareggiate è, però, molto stretta. I surfisti italiani infatti, attendono con ansia i fronti freddi estivi, in cui la Bora ed il Maestrale riescono a rompere una solida alta pressione generando mareggiate surfabili. Sono proprio le rare surfate estive quelle che ci vedono maggiormente esposti. Le statistiche riportano che il periodo di maggior frequenza è infatti quello compreso fra la primavera e l'autunno, con un picco in agosto; quando i contrasti tra masse d'aria diverse per direzione, temperatura ed umidità sono più probabili. Non è un caso se le regioni più colpite da questi fenomeni siano proprio l'Emilia Romagna, il Friuli, la Liguria, la Toscana, direttamente esposte alle correnti fredde da nord. Tuttavia potenti trombe d'aria si sono registrate anche nel sud e in particolare in Sicilia. Secondo alcune statistiche a larga scala, pare che questi fenomeni siano aumentati nell'ultimo decennio soprattutto a causa del surriscaldamento del pianeta. Per assurdo l'incremento maggiore è stato registrato nelle grandi città, poichè proprio in queste aree si accumula spesso il calore necessario ad innescarle. Fortunatamente in Italia le trombe d'aria rimangono un fenomeno raro. Dalle statistiche si sa che negli anni '70-80 si verificava un caso circa ogni due anni, mentre la frequenza attuale è decisamente più elevata. I casi più violenti di trombe d'aria si hanno in presenza di temporali particolarmente estesi chiamati supercelle, come quella che si scatenò sulla Brianza il 7 luglio del 2001 distruggendo abitazioni e forzando all'evacuazione interi quartieri o quella che ha stazionato al largo di Punta Marina (Ravenna) il 14 giugno scorso il cui diametro raggiunse i 150m con venti misurati a 180km/h. Come relazionarsi a questi fenomeni in mare? Intanto è bene ricordare che le zone più a rischio sono le spiagge lunghe e aperte. Più riparate e sicure sono, invece, le baie racchiuse da alti monti. Un esempio di questo ci viene dal caso del 7 luglio 1997, quando una violenta tromba marina dopo aver scorrazzato per lunghi minuti al largo della baia di Levanto intrattenendo i tanti surfisti in acqua, andò ad abbattersi sul promontorio di Bonassola poco a nord, sradicando una decina di alberi. Nel caso ci si imbatta in uno di questi fenomeni, è consigliabile uscire dall'acqua senza perderlo mai di vista. La sua velocità può subire infatti una forte accelerzaione nella fase di maturità, associata ad una deviazione verso destra. Non dimentichiamo, infine, che un vento a 100km/h, oltre a compromettere irrimediabilmente la surfabilità delle onde, può sollevare e spedire in aria cabine, strutture in legno e tavole da surf, trasformandole in oggetti contundenti potenzialmente letali. Le trombe d'aria, poi, non sono sempre isolate; spesso la prima può essere succeduta da altre generate dalla stessa cellula di instabilità. Quindi attenzione ai temporali estivi, soprattutto in caso di nubi basse e cumuliformi caratterizzate da una base molto scura e ben marcata e venti di direzioni differenti.


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