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SURFER S EAR

a cura di Olga D Alì Condividi SurfNews


Esostosi, otiti ed altre sventure dell'orecchio

Giorni, mesi, anni spesi in condizioni atmosferiche estreme causano al nostro apparato uditivo una serie di traumi capaci di compromettere durata e qualità delle nostre surfate. Alcuni di questi, come le otiti, sono strettamente imputabili all'elemento acqua e li condividiamo con nuotatori ed apneisti. Altri invece, come l'esostosi, non a caso conosciuta in campo medico come 'l'orecchio del surfista', sono patologie esclusive della nostra nicchia biologica.

Con il termine 'surfer's ear' (l'orecchio del surfista) s'intende un restringimento del condotto uditivo esterno. A differenza delle otiti, l'esostosi non è un distubo legato all'epidermide ma all'osso sottostante che tende a sviluppare delle irregolarità in seguito a irritazioni ripetute negli anni. Imputati numero uno dell'esostosi: l'acqua fredda, il vento e la turbolenza delle onde. Attenzione quindi alle session invernali con forte vento di Bora e Maestrale (notoriamente freddi) o ai surf trip nelle zone atlantiche. L'orecchio del surfista si può sviluppare più o meno rapidamente perché la crescita dell'osso è legata anche a fattori genetici e quindi variabili da soggetto a soggetto. Fortunatamente, però, abbiamo il tempo per correre ai ripari. Gli specialisti hanno infatti calcolato che ci vogliono circa cinque anni di pratica regolare in acque fredde per accusare i primi sintomi. Il brutto è che quando ce ne accorgiamo è ormai troppo tardi. Il sintomo più comune sono le classiche 'orecchie tappate', spesso accompagnato da ronzii, dolori e da difficoltà nel far fuoriuscire l'acqua dalle orecchie dopo le session in mare. A uno stadio più avanzato l'esostosi può anche provocare un pericoloso abbassamento dell'udito che può ridursi del 50% ed oltre. I casi più gravi, infatti, impongono un intervento chirurgico per evitare che il canale si orstruisca del tutto. L'operazione dura oltre due ore, durante le quali il padiglione auricolare viene praticamente staccato dalla sua sede e le escrescenze ossee limate con l'uso di un trapano. La convalescenza, inoltre, richiede sei settimane di totale astinenza dal surf. Per evitare tutto questo, la prevenzione resta l'unica soluzione. Se siete tra i surfisti a rischio (oltre 5 inverni di pratica assidua in Mediterraneo), il primo consiglio è quello di procurarvi un buon paio di tappi per sport acquatici. Vista la diffusione di questa patologia, soprattutto tra le fredde coste dell'Atlantico, alcune ditte hanno studiato tappi appositi, galleggianti e muniti di leash. Tra i modelli più famosi i surfplug (surfplugs.co.uk), vengono addirittura fabbricati sul calco dell'orecchio del paziente e spediti in tutto il mondo. Per non arrivare a questo stadio, una sana abitudine è quella di usare il cappuccio di neoprene appena la temperatura dell'acqua scende sotto i 15C° ed il vento rinforza. Molto più comune della esostosi è l'otite. Si tratta di un'infiammazione del sottile strato di pelle che ricopre il condotto uditivo esterno. A scatenarla sono, di solito, le session in acque calde ed inquinate dove proliferano i batteri. In questo caso i sintomi sono immediati e facilmente riconoscibili: dolore intenso unito alla sensazione di avere le orecchie ostruite e, nei casi più acuti, si può arrivare alla fuoriuscita di pus. Per curarla ci sono gocce auricolari a base di antibiotico e antinfiammatorio. Quando però l'otite raggiunge l'orecchio medio, può accompagnarsi a raffreddore, mal di gola e febbre. La situazione allora richiede l'intervento del medico. Come si può prevenire? Il primo gesto è quello di asciugarsi bene le orecchie appena usciti dall'acqua e, se sapete di essere soggetti alle otiti, ancora una volta può essere utile ricorrere ai tappi. Dopo ogni session abbiate cura di svuotare bene le orecchie dall'acqua con il classico gesto di piegare la testa di lato. Sconsigliata invece la pulizia delle orecchie con i bastoncini in quanto rischiano di irritare i condotti, creare tappi di cerume e perfino danneggiare il timpano. Inconveniente, quest'ultimo che può verificarsi anche sbattendo l'orecchio sulla parete dell'onda durante un wipe-out. Dolore, abbassamento dell'udito, vertigini e perdita di sangue sono di solito i segnali legati a questo danno. In questo caso, prima di inserire nell'orecchio qualsiasi tipo di prodotto, è necessario un controllo medico. Le piccole perforazioni di solito si sistemano da sole, ma quelle più serie possono richiedere un intervento chirurgico. Infine, soprattutto se surfate da oltre cinque anni, è buona regola farsi visitare una volta all'anno da un otorinolaringoiatra.

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