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a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews


Dalle Hawaii alla Striscia di Gaza la saga surfistica della famiglia Paskowitz

21 Agosto '07, Striscia di Gaza. La spiaggia più contesa del Mediterraneo dista solo un centinaio di metri dal Erez Crossing Terminal. All'interno del palazzo-fortezza il bollore dell'agosto mediterraneo viene amplificato dalla paura. Le esplosioni di razzi e gli attacchi dei cecchini a questo avamposto Israeliano sono frequentissimi da quando la vittoria di Hammas alle elezioni di Giugno, ha imposto la chiusura quasi totale della frontiera a merci e persone. Ma non a 'Doc'.

Dorian 'Doc' Paskowitz, a 86 anni, è uno dei più anziani surfisti della Bassa California. Manca da Israele da 33 anni, da quando, nel 1975 decise di spostare la sua scuola di surf da Tel Aviv a San Onofre (California), per proteggere la famiglia dalla crisi militare nata dalla questione di Suez.

Sotto i peli bianchi del suo petto pulsa una volontà da ventenne. Ed è determinato a superare quella linea, inesistente ai suoi tempi, o almeno a farla superare alle 15 tavole che ha portato da Los Angeles per la comunità surfistica di Gaza. Ad innescare questa insolita manovra di diplomazia-surf sono state alcune immagini comparse sul Los Angeles Times, in cui due surfisti palestinesi venivano intervistati sulla spiaggia di Al Deira assieme alla loro unica tavola. Ricordi ed impegno di pace: è stato 'Doc' il primo ad esplorare la Striscia di Gaza con una tavola sotto braccio (un Hoby pintail) nel 1954, spendendo mesi assieme ai beduini del deserto e tra i kibbutz dei territori occupati. «Mio figlio David ed io siamo stati toccati profondamente dalle immagini di quei ragazzi, così abbiamo deciso di aiutarli» ricorda Doc nell'intervista comparsa sul New York Times. Il primo passo è stato quello di contattare Arthur Rashkovan, rappresentante israeliano di 'Surfers for Peace', organizzazione non governativa fondata dai Paskowitz e da Kelly Slater (lui stesso di origini siriane) nel tentativo di aiutare i surfisti dei territori israelo-palestinese. Il motto di Surfers for Peace è: 'people who surf together, can live together '. A rendere possibile il delicato incontro è stato infatti l'intervento di Onevoice (onemillionvoices.org), una ONG non-partisan con base a Ramallah, Tel Aviv, New York e Richmond (Regno Unito). Grazie a loro sono stati allacciati contatti con la comunità surf di Gaza rintracciando i due surfisti ritratti nella foto ed organizzando l'incontro ad Erez. Torso nudo, pantaloni color caki, Doc si presenta alle guardie israeliane con fare deciso, pregandole di lasciargli consegnare le 15 tavole ai ragazzi in attesa dall'altra parte del cancello. «Ho percorso 12.500 miglia per arrivare qui e non ho nessuna intenzione di tornare indietro» ha detto ai militari che fisicamente si opponevano al contatto, poi li ha implorati, abbracciandoli e baciandoli fino a che il cancello è stato aperto. «Si parla sempre di scontri e di guerra. Io penso che riuscire a far contento il tuo nemico sia una delle soddisfazioni più grandi» ha commentato, «attorno ad una tavola si forma sempre una comunità di surfisti ed il surf è di per se veicolo di pace». La parola 'pace' ha una valenza particolare in questo caso. Uno dei surfisti palestinesi, Muhammad Jayab, presente alla consegna delle tavole, si è dichiarato sostenitore di Hamas. Ma questo ha solo dato più valore al gesto di diplomazia surfistica. L'avventura di Dorian nella striscia di Gaza è l'ultimo capitolo stravagante saga di questa atipica famiglia, raccontata da Doug Pray nel film-documentario Surfwise: agli inizi degli anni '50 Doc era un affermato fisiatra, ben inserito nei ritmi produttivi dell'america del dopoguerra. Attirato dalla nascente utopia di Israele e sentendo necessaria una palingenesi spirituale legata alla natura, Dorian lasciò moglie e carriera per trasferirsi dalle Hawaii a Tel Aviv, dove prese coscienza delle sue radici ebraiche e maturò una ossessione per la coretta alimentazione (tassativamente Kosher ma senza zucchero, grassi, o medicinali) e per la forma fisica. Al suo ritorno in America, negli anni '70, le convenzioni dettate dalla società dei consumi avevano perso per lui ogni valore. Sposatosi con l'attuale moglie Juliette (di quasi 40 anni più giovane) Doc attrezzò un enorme e camper nel quale visse come dice lui «seguendo l'esempio degli scimpanzè nella foresta», gestendo cioè i suoi nove figli con la rigida autorità di un capobranco, istruendoli personalmente e spostandosi attraverso la California e l'America Centrale. La scuola Pakowitz (paskowitz.com) è la più antica negli States e porta avanti il motto coniato da Doc all'inizio della sua avventura: 'live clean ' surf clean'. A gestirla ora sono il figlio Israel e la moglie Danielle, ha sedi a San Diego, Messico e Montauk (NY) ed è specializzata in corsi di surf per portatori di handicap, ragazzi down e persone con problemi di dipendenza dalle droghe.

Info: surfwisefilm.com


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