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IL PROGETTO REEF REDEMPTION

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Sostenibilità, produzione pulita e coinvolgimento del mercato nelle questioni ambientali sono diventati, nel giro di pochi anni, imperativi categorici per tutte le ditte impegnate nel mondo del surf. Chi, come i surfisti, trova la propria ragione di vita nel contatto col mare e nei viaggi, deve ritenersi direttamente responsabile delle sorti dell'ambiente. «Il nostro impegno ambientalista si basa su tre livelli di azione» ha spiegato in un'intervista Mike Gass, ideatore dell'iniziativa Reef Redemption, «sostenibilità e riciclabilità dei materiali usati, finanziamento di progetti ambientalisti e risparmio energetico in ditta». In questa ottica, ognuno deve avere un ruolo attivo, a partire dai fortunati componenti del team, chiamati a monitorare e riferire sullo stato delle coste visitate. In questo viaggio chiacchierata tra le onde della Sicilia Settentrionale tentiamo di vedere, assieme a Manu Portet (team manager Reef Europa), Eugenio Barcelloni (unico italiano nel team europeo) e Tommy Lopez (fotografo siciliano) come questi concetti possano essere applicati sul campo.

SN: Manu, sono anni che ti infili in tubi mediterranei. Che idea ti sei fatto del surf da queste parti?

Ogni volta che vengo in Italia sono colpito dalla qualità delle onde e dalla velocità di crescita della scena surfistica. La mia prima esperienza di surf in Mediterraneo risale a dieci anni fa durante un lavoro commissionato da Trip Surf Magazine. Fu una grande sorpresa trovare onde di buona qualità in un mare chiuso come questo. Eravamo in Sardegna e non me lo aspettavo di surfare in point-break di classe mondiale con un'acqua cristallina e pochissimi surfisti in mare. Negli anni seguenti ho surfato molto la costa di Marsiglia, dove gli spot lavorano al meglio con le mareggiate da Sud e da Est producendo onde anche grandi. Ho un amico che abita là e ci vado tutte le volte che posso per approfittare di quei reef. In questi dieci anni però gli spot sono diventati sempre più affollati e anche l'inquinamento ha raggiunto livelli di guardia. Ed è per questo che abbiamo scelto per lo shooting la Sicilia, un'isola ancora lontana dalle rotte surfistiche più gettonate e situata proprio nel cuore del Mediterraneo.

SN: Manu, Che aspettative avevi per questo shooting siciliano?

Mi aspettavo di divertirmi ed è quello che è successo! Nei paesi c'è una atmosfera rilassata, si lavora bene in queste condizioni. La qualità della vita è molto alta, il pesce e i frutti di mare sono eccellenti. Le persone in Sicilia sono accoglienti e disposte a darti una mano. Nei paesini che abbiamo visitato, ad esempio Balestrate, dove si è svolto parte dello shooting, tutti si conoscono ed hanno fatto a gara per aiutarci. Penso sia uno stile di vita molto armonico che coinvolge anche i surfisti locali.

SN: Eugenio, come avete gestito il contatto con le scene locali?

La scena surf Siciliana è numerosa e non ha nulla da invidiare, per onde e numero di praticanti, a quelle del continente. Con molti ragazzi della costa nord ho stretto amicizia da tempo. Ho avuto modo di surfare con Roberto Romancino e Danilo Lamantia a Bali, negli anni scorsi. È determinante quando 'sfrutti' una costa per un servizio fotografico, documentare la popolazione surf locale, evitare di esporre secret spot e non invadere la zona con troppi rider. Anche questa è una forma di ecologia!

SN. Eugenio, a propostito di ecologia. Che impressione hai avuto dalle spiagge siciliane?

In questo shooting ne abbiamo visitate davvero tante. Sinceramente la situazione mi sembra migliore che in continente. Nella zona del Lazio, dove vivo io, le spiagge più frequentate sono piene di rifiuti ormai da anni, l'ignoranza è abbastanza diffusa, soprattutto nei turisti 'mordi e fuggi' che non vivono sulla costa e non si accorgono del degrado ambientale. Noi surfisti ovviamente cerchiamo di salvaguardare il nostro 'parco giochi' ma ci deve essere una collaborazione da parte di tutti che mi sembra stenti ad arrivare.

SN. Torniamo alla filosofia del team. Manu, ci vuoi raccontare quali criteri di selezione vi siete dati?

La filosofia del team è semplice, non cerchiamo di avere molti surfisti, vogliamo un team solido, atleti con una immagine pulita, motivati, di carattere aperto, bravi in mare ma non presuntuosi. Disposti a prestare la loro immagine per le cause sposate dall'azienda, come ora il progetto Redeption. Voglio anche che vadano d'accordo tra loro per creare un'atmosfera famigliare, che è la prerogativa per lavorare bene. Anche la scelta di far entrare Eugenio nel team europeo segue questa direttiva. Eugenio è un surfista potente, una qualità rara alla sua età ed ha un carattere semplice ed aperto. Inoltre ama infilarsi in tubi di dimensioni notevoli e spingere i suoi limiti con onde veramente grosse. Ha un po' di difficoltà a surfare nelle onde piccole, ma sta progredendo velocemente. Durante questo shooting abbiamo incontrato onde piccole. È stata una occasione per lavorare al quiver di tavole ed adattarlo alle condizioni mediterranee.

SN: Eugenio, parlaci della tua routine di allenamento.

Il mio programma di allenamento in estate si basa cu corsa e stretching. D'inverno invece mi alleno in palestra con esercizi mirati all'equilibrio e al rafforzamento delle gambe. Faccio anche un po' di yoga, che aiuta ad allungare i muscoli ed a controllare la respirazione. Ultimamente nuoto anche molto, e faccio esercizi per l'apnea in piscina. Con Manu c'è un rapporto basato su professionalità e stima in mare. Manu è tuttora un surfista fortissimo che potrebbe competere senza problemi nei WQS. Lo stimo molto perchè è a suo agio in condizioni di onde enormi e questo mi motiva a mettere in pratica quello che mi insegna. Uno dei miei obiettivi, dopo il mio esordio a Jaws, è quello di migliorare sulle onde enormi. Quindi non vedo l'ora di surfare con lui proprio alle Hawaii!

SN: Manu, che piani avete per Eugenio?

Eugenio è impegnato in un programma di viaggi e training che sicuramente lo renderà un surfista più completo. Perché un italiano possa raggiungere livelli europei è indispensabile che passi ogni anno un lungo periodo all'estero, magari in Australia ed alle Hawaii, confrontandosi con gli standard delle altre nazioni. Ed è questo che stiamo facendo per lui. Nello specifico utilizziamo anche riprese video per individuare i suoi difetti, esaltare i punti di forza e lavorare sul suo stile. È una tecnica che ci sta dando ottimi risultati.

SN. Tommy, che influenza può avere in una regione come la Sicilia, l'impegno ambientalista di una ditta legata al surf?

Credo che i surfisti godano di una visibilità più ampia rispetto ad altri sport o attività che si svolgono in mare. Sicuramente iniziative come il Redeption non sono risolutive dei problemi ma, grazie anche alla risonanza sui media, creano consapevolezza.


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