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LA PENISOLA TRA LE ONDE

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Dopo vent'anni di costante crescita, la pratica del surf ha travalicato i limiti dello sport di 'nicchia' affermandosi anche in Italia come stile di vita e fenomeno di mercato. Il numero di praticanti, club e negozi è cresciuto vertigginosamente a partire dai primi anni '90, favorendo la nascita di una scena socialmente molto variegata. C'è poco da stupirsi: il piccolo e bistrattato Mediterraneo regala ogni anno oltre 200 giornate adatte alla pratica del surf. Le medie meteorologiche parlano chiaro: delle 76 basse pressioni che mediamente ci interessano, 52 toccano il bacino occidentale (Tirreno), 14 arrivano dall'Africa Settentrionale per la gioia delle regioni meridionali e circa 7 sono di origine nord-atlantica. Le coste italiane sono convenientemente posizionate al centro di questi schemi meteorologici garantendo condizioni sufficienti a soddisfare i 40 ' 50 mila praticanti (stimati) che ogni anno scelgono le onde come terreno ricreativo surfando sotto casa o spostandosi in cerca di condizioni surfabili. Un'indagine condotta da SurfNews tra i suoi lettori racconta che il 65% degli intervistati abita lungo la costa, mentre il 28% si sposta più di dieci volte l'anno in cerca di onde entro i confini nazionali. In Italia, infatti, occorre essere flessibili ed approfittare delle onde quando e dove ci sono. Per questo i surfisti italiani hanno imparato a consultare le previsioni di mare e vento ed a spostarsi da una costa all'altra, inseguendo le mareggiate nel loro transitare da ovest verso est. Autunno e primavera sono le stagioni migliori alle nostre latitudini. In questi mesi infatti Maestrale (NW), Libeccio (SW), Ponente (W) e Scirocco (SE), le cui caratteristiche esamineremo più avanti in questa SurfGuide, sferzano con buona frequenza le coste italiane. Anche l'Inverno e l'Estate possono portare giornate di surf (soprattutto dai quadranti settentrionali) ma non contate troppo sulla loro frequenza e qualità. Anche se le estati '06 e '07 sono state foriere di buone mareggiate, in passato non sono mancate estati con calma totale di mare.

DOVE E QUANDO

In Mediterraneo, entrare in sintonia con la macchina del clima è importante quanto saper cavalcare le onde! Sicilia e Sardegna con circa 200 giorni di onde all'anno sono una garanzia per quanto riguarda qualità e consistenza delle mareggiate. A meno che il Mediterraneo non sia interamenta bloccato dall'anticiclone delle Azzorre, un'onda surfabile si può sempre trovare lungo le loro espostisime coste. Anche la costa ovest peninsulare trae vantaggio dalle stesse mareggiate ma il computo dei giorni utili, dalla Liguria alla Calabria tirrenica non supera i 120/anno. Le regioni meridionali come Calabria, Puglia e Sicilia meridionale sono inoltre perfettamente esposte alla mareggiate da sud generate nel bacino meridionale da fronti di natura africana e atlantica. Lo Scirocco (SE), più raro e difficile da prevedere rispetto al Maestrale (NW), attiva alcune delle migliori onde del mare interno ma, purtroppo, non si propone più di 30 giorni/anno. Questo vento caldo prodotto nel golfo della Sirte sale lungo le due coste attivando alcuni spot nella costa ovest (Lazio, Toscana, Liguria) ed anche nella meno fortunata costa orientale (Abruzzo, Marche, Romagna, Veneto e Friuli). L'Adriatico, come la maggior parte delle coste est nell'emisfero settentrionale, pur essendo densamente popolato da surfisti, offre peggiori condizioni di onde. Pur contando su 60-100 giorni/anno di condizioni surfabili, i pochi spot attorno a Ravenna, Ortona ed Ancona attraggono praticanti da tutto il nordest durante i rari giorni di Scirocco e le più frequenti sventolate da Bora (NE).

UNA STORIA DI EPISODI

La nascita del surf italiano è legata ad una serie di aneddoti. Nel 1898 la rivista Natura ed Arte, un elegante periodico di costume e cultura in stile Liberty, testimoniò, per la prima volta in italiano, la pratica del surf tra le tribù della Polinesia senza però suscitare seguito. Solo sett'anta anni dopo Peter Troy (un famoso surf explorer australiano che scoprì Nias e diffuse il surf in Argentina e Perù) cavalcò con ogni probabilità la prima onda italiana, successe a Genova nel 1963. I tempi erano ancora prematuri per il surf in Italia, la prima generazione di surfisti nostrani apparve solo alla fine degli anni '70, dopo la diffusione delle prime pellicole di culto (Big Wednesday in testa) e dopo i primi viaggi verso le onde dell'oceano (principalmente Biarritz e la costa Basca). A partire dai primi anni '80 svariate scene-surf comparvero contemporaneamente lungo la penisola. La Versilia (Viareggio ' Forte dei Marmi) fu la prima comunità surf a prendere coscienza delle potenzialità italiane, lì nacque il primo club (Italia Wave Surf team), il primo surf-shop (Natural Surf) e si organizzò la prima gara. I fratelli Michele ed Alessandro Dini spingevano il surf in toscana mentre i fratelli Fracas surfavano le succhiose onde di Bogliasco in Liguria. I pionieri lungo la costa est furono Andrea Tazzari, Lodovico 'Guancia' Baroncelli e Angelo Manca (che nel '94 fondarono SurfNews magazine) mentre a Roma Carlo Piccinini e Fabio Gini si godevano le prime surfate lungo il litorale romano. Maurizio Spinas, Diddo Ciani e Giuseppe Meleddu esplorarono per primi i lunghi point sardi, scoprendo una delle coste più ricche di onde del Mediterraneo. Oggi, quasi trent'anni dopo, si contano circa 50 mila surfisti in italia, una cifra che cresce a un ritmo del 25% ogni anno. I negozi specializzati sono passati da 4 a circa 300 e le riviste specializzate da 2 a 4. Due federazioni (FISURF e Surfing Italia) organizzano i circuiti nazionali che fanno tappa nei principali spot della penisola. I migliori atleti italiani partecipano alle gare EPSA e WQS a livello europeo e sono protagonisti dei progetti esplorativi di SurfNews, che anche grazie alla collaborazione dei migliori fotografi internazionali ottengono la copertura delle principali testate a livello mondiale.

L'AMBIENTE MARINO

Come l'etimologia stessa suggerisce, il Medi-terraneo è un mare quasi completamente circondato da terra. Il suo bacino costituisce solo lo 0,7% della superficie liquida del pianeta ed è connesso all'Oceano Atlantico dallo Stretto di Gibilterra. Se si considera l'alto tasso di industrializzazione dei 20 paesi che vi si affacciano, che genera il 35% del traffico mondiale di idrocarburi ed il 15% di quello dei prodotti chimici, risulta evidente l'importanza di tenere in seria considerazione il problema della qualità dell'acqua prima di entrare nei nostri spot. I dati più recenti del Ministero della Salute indicano che in Italia 456 Km di costa sono vietati per inquinamento. Il Friuli (100%), il Molise (98,1%), la Toscana (98%), la Liguria (97,6%) la Basilicata e l'Emilia Romagna (97.3%) sono le regioni che hanno la percentuale più elevata di chilometri di costa controllata e balneabile. Lazio (21%) e Campania (19,9%) sono ancora le regioni che hanno la maggiore percentuale di chilometri costieri non idonei alla balneazione. Il quadro nazionale registra una tendenza all'aumento della costa non balneabile rispetto agli anni precedenti, un dato per niente rassicurante che colpisce quasi tutte le regioni. Va inoltre sottolineato il fatto che le condizioni delle acque possono peggiorare drasticamente durante le piene fluviali e nelle vicinanze di grossi centri urbani a causa degli scarichi biologici o dei residui delle attività agricole e di allevamento. Una completa esposizione anche cartografica dei dati è pubblicata sul sito ministerosalute.it e viene periodicamente aggiornata con i nuovi dati di monitoraggio e le eventuali chiusure per analisi sfavorevoli. L'erosione è un grosso problema lungo molti tratti sabbiosi della costa italiana. La distruzione delle dune, l'urbanizzazione selvaggia e la canalizzazione dei fiumi hanno causato un innalzamento del livello dell'acqua con conseguenze gravi sull'ambiente costiero, sugli insediamenti umani ed anche sullo stato dei surf-spot. Nei primi anni '80, nel vano tentativo di fermare l'erosione, le autorità locali iniziarono a costruire un gran numero di moli e barriere rocciose. In molti casi queste misure non fecero che aggravare il problema e finirono per compromettere la surfabilità di molti spot storici. Onde come la famosa Idrovora a Massa, i Quattro Venti in Romagna o varie secche nell'area di Ostia sono state rovinate proprio nel vano tentativo di contrastare questo fenomeno.

ACCESSO

L'Italia offre un'incredibile varietà di paesaggi costieri, dalle ampie spiagge di Toscana, Lazio e Romagna ai ripidi pendii della costa sarda alle basse falesie della Sicilia e della Puglia e l'accessibilità alla costa è garantita quasi ovunque. Anche grazie al turismo, la principale industria nazionale, le aree costiere sono quasi sempre ben servite dalle strade. Tutti gli spot che trovate in questa guida sono infatti raggiungibili con un'auto a due ruote motrici. L'accesso alle onde può essere problematico in estate nelle spiagge di Toscana, Lazio ed Emilia Romagna, dove lunghi tratti di litorale sono riservati ai clienti degli stabilimenti balneari, con aree recintate e sorvegliate anche di notte. Il nostro consiglio in questi casi è di spiegare educatamente ai gestori che intenzioni avete. A differenza delle coste oceaniche, dove la convivenza tra surfisti e bagnanti è attentamente organizzata da una serie di regole, in Italia le Capitanerie di Porto gestiscono localmente il rapporto tra sport aquatici e balneazione. È capitato spesso, soprattutto in estate che alcuni surfisti siano stati fatti uscire dall'acqua e multati per aver costituito pericolo ai bagnanti. Durante le rare mareggiate estive, è buona norma evitare spiagge troppo affollate o chiedere al servizio di Salvamento prima di entrare in acqua con la tavola.


Nota: I dati sul target (aggiornati ad Agosto '07) sono tratti dalla indagine di mercato condotta su surfnews.com/quest.

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