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DIRTY SURFING

a cura di Olga D Alì Condividi SurfNews

Cocienza ambientalista e rischio reale

I surfisti, grazie alle lunghe ore passate in mare, sono tra le 'specie' più esposte al degrado dell'ambiente. Non è un caso se le istanze ambientaliste siano molto sentite tra i surfisti. Lo dimostra il successo delle giornate internazionali di pulizia delle spiagge, organizzate da SurfRider Foundation, che ogni anno raccolgono attorno ad una causa comune migliaia di appassinati in tutto il mondo. Eppure a minacciare la salute degli amanti del mare non sono soltanto i rifiuti che troviamo sulla sabbia.

Stiamo parlando dell'inquinamento invisibile, molto più subdolo e pericoloso rispetto alle classiche bottiglie di plastica. In mare finisce di tutto, soprattutto sostanze chimiche provenienti dagli scarichi industriali e da deposizione atmosferica e gli agenti inquinanti microbiologici provenienti dalle fogne. Virus e batteri come Escherichia Coli, Staphylococcus, Pseudomonas, sono solo alcuni dei microbi pericolosi per la salute che fluttuano nell'acqua in cui spesso surfiamo. Senza contare che l'aumento della tamperatura del mare dovuta a cambiamenti climatici, specialmente in estate, porta alla proliferazione di alghe tossiche. La concentrazione di queste sostanze varia drasticamente da uno spot all'altro a seconda dei giorni, della temperatura e delle correnti marine. Ci sono lo stesso alcune condizioni facilmente identificabili che ci possono aiutare a capire quanto sporca sia l'acqua nello spot che abbiamo scelto. Le forti piogge, per esempio, lavano strade e marciapiedi riversando in mare tutta la sporcizia. Ma non solo: spesso succede che, nei periodi di piena, gli impianti di depurazione non riescano a contenere l'acqua che, inevitabilmente, esonda finendo in mare assieme alle sostanze tossiche che contiene. Ovviamente ci sono spot più a rischio di altri: quelli vicini ai fiumi ed ai grandi centri abitati sono i più a rischio, soprattutto dopo piogge abbondanti. Non è un caso se in onde come Coccia di Morto (Fiumicino) o Acquabella (Ortona) situate alla foce degli inquinatissimi Tevere e Moro, i surfisti abbiano riscontrato problemi riconducibili all'inquinamento. Quali sono le probabilità per un surfista di prendesi una malattia infettiva surfando aree a rischio? Difficile rispondere con precisione vista l'assenza di studi specifici sul problema. Le possibilità sono legate al livello di inquinamento batteriologico: più è alto e più cresce il rischio. Purtroppo non c'è modo di conoscere il grado di inquinamento con esattezza nel momento in cui stiamo per entrare in mare. Le analisi 'ufficiali' vengono fatte soprattutto in estate, periodo in cui i fiumi non sono ai livelli di portata invernali, e rilevano uno spettro limitato di batteri, considerati come indicatori di rischio. Alcuni paesi europei, come la Francia e l'Inghilterra, hanno adottato un sistema di bandiere per comunicare ai bagnanti la possibilità di inquinamento. Per noi surfisti italiani la cosa migliore è imparare a valutare da soli la situazione prima di entrare in acqua. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato Guidelines for Safe Recreational Waters Environements (scaricabile nel sito who.int) dove vengono date indicazioni precise sui rischi legati ad ogni situazione. In generale comunque se dopo una forte pioggia il mare è torbido, con un cattivo odore e vedete topi o uccelli morti sulla spiaggia, ci sono alte probabilità che le fogne abbiano riversato in mare liquami pericolosi. Attenzione anche al vostro stato di salute prima di entrare in acqua: se le difese immunitarie sono basse, le probabilità di prendersi un'infezione aumentano. E qualsiasi lesione cutanea (come i frequenti tagli da reef) è una controindicazione al surf in zone inquinate. Dalla virulenza del germe che vi siete presi e dalla qualità del vostro sistema immunitario dipenderà la gravità dell'infezione. Le più comuni sono quelle che riguardano le ferite, che tendono ad infettarsi e non cicatrizzare, ma possono insorgere anche otite, sinusite, gastroenterite e dermatiti su tutte le zone a contatto con l'acqua, pelle, occhi, mucose. Cosa possiamo fare? Intanto serve informarsi sulla qualità delle acque della costa scelta. In caso di forti piogge (come capita durante le Sciroccate e le Libecciate) è bene aspettare almeno 48 ore prima di entrare in acqua negli spot a rischio. In questo tempo la concentrazione delle sostanze inquinanti ha tempo di diminuire. Evitare di surfare in zone inquinate se avete graffi o ferite che possono diventare facili porte d'entrata per virus e batteri. Quando cadete cercate di non bere e tenete gli occhi chiusi sott'acqua. Dopo ogni session, fate la doccia, soffiatevi bene il naso, risciacquate e asciugatevi le orecchie. Non trascurate nessuna infezione: anche una semplice sinusite può peggiorare, richiedendo l'uso di antibiotici e tenendovi a lungo lontano dalle onde.

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