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SURF ART

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

Nome: SIDDARTA

Cognome: FEDELE

Vive a: MILANO

Età: 30

Sogni e bisogni: spaccare come Bruce Lee!

Musica: hip-hop, rap

Contact: kheopsit@yahoo.it

Tel .+39 328 0353224

Raccontaci come ti sei avvicinato all'arte. Qual'è stato il tuo percorso?

Ho fin da bimbo amato il disegno e i colori, poi mi sono iscritto al liceo artistico, infine mi sono diplomato in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera. Fin da ragazzo coltivo una grande passione per i fumetti, i graffiti e le tag. La pittura ha cominciato ad interessarmi in un modo collaterale, ritengo che il disegno e la pittura siano una cosa sola, un modo per esprimersi, un'esigenza di lasciare una traccia del proprio passaggio, usando i mezzi e la tecnica che in quel momento ti appartengono.

Cosa c'è nell'arte grafica che la rende veicolo di conoscenza? Perché hai scelto questo mezzo artistico per rappresentare te stesso ed il mondo?

Secondo me l'uomo ha da sempre raccontato i suoi sogni attraverso opere grafiche, portando nel mondo tracce di quelle dimensioni più profonde che a volte possiamo solo intravedere o sognare, attraversando confini, liberandosi delle costrizioni che la nostra realtà spesso impone. Linee e colori, sempre nuovi, mi invadono e devo liberarli.

In che rapporto ti metti con il foglio bianco? Quali tecniche usi e perché? Cosa pensi del media tecnologico (il computer) usato nelle arti figurative?

Il foglio bianco è un lenzuolo, e qualcuno deve inventare i corpi e le passioni. Per l'esecuzione delle tavole uso molto le matite, impiego parecchio tempo prima di decidermi a fissare il disegno con i pennarelli. I pennarelli sono lo strumento grafico che preferisco, ho imparato ad amare i fumetti e l'illustrazione soprattutto grazie al lavoro di Andrea Pazienza. Penso che chi fa arte debba saper usare gli strumenti del suo tempo, in questo senso l'aerosol art e i graffiti esprimono a mio avviso la storia del nostro tempo. Quella che trovi nelle strade. Anche il computer è un mezzo per fare arte, penso che sia un campo ancora aperto a contaminazioni, credo però che queste debbano arrivare soprattutto dalla strada, dal basso. Per contaminazione intendo un'anomalia, una frattura nel sistema, spesso infatti l'arte applicata al computer appare piatta e superficiale, non nasce infatti da una reale esigenza di comunicazione, é molto spesso puramente commerciale, legata unicamente ad esigenze di mercato. E' proprio l'arte della strada a infrangere questo meccanismo e ad apportare innovazione e creatività. Personalmente ritengo che il fermento maggiore in questo momento si possa trovare nelle 'sottoculture', ovunque trovi ragazzi che dipingono o imbrattano, a seconda dei punti di vista, però dappertutto vedo i segni di una ribellione sotterranea contro lo squallido grigiore che riveste le nostre città. Colori e segni sparsi su muri sempre più soffocanti e cupi. Questa città ti cambia d'abito, ti riveste di grigio e ti riempie i polmoni di smog, hai necessariamente bisogno d'aria fresca e di colore.

Le tue opere sembrano prendere spunto da paesaggi urbani, da storie di strada. Pensi che l'arte possa creare una coscienza anche civile e politica?

L'arte, la musica e i sogni appartengono a tutti noi, ma soprattutto alla strada e alla sua gente, infatti i sogni più grandi nascono laddove si desidera maggiormente un cambiamento, quando esprimersi e lasciare un segno di sé diventa un bisogno primario, quando si avverte la necessità di emergere per non affogare. When the shit goes down. Tutta l'energia che ruota intorno alla strada è un materiale pericoloso e va maneggiato con cautela, un soffio e ti sciogli come resina. L'arte urbana deve rappresentare questo mondo, queste contraddizioni, non sento il bisogno di disegnare fiorellini e farfalline per animi candidi, voglio che tu possa pensare guardando un mio disegno che sei parte della strada. E' un mondo che spaventa, la vita sembra avere sempre meno valore, siamo troppo chiusi per renderci conto che siamo tutti una cosa sola. One breath. Troppe guerre, intorno vedo solo il caos dei nostri giorni ma non riesco ad abituarmi al dolore. Penso che l'arte in questo momento abbia il dovere di scuotere gli animi, la realtà intorno è sempre più spessa e cruda, si sente il bisogno di evadere e la televisione riesce solo ad anestetizzarci, l'arte resta un modo per esprimere una creatività in cui altri si possano riconoscere o condividere. Un artista dovrebbe almeno tentare di risvegliare una coscienza comune e universale, abbiamo bisogno di pace per poter ricominciare a sognare, e questo pianeta sembra avere sempre più bisogno di sognatori. Penso che chi fa arte in questo momento abbia il compito di informare, di rendere partecipi gli altri di una trasformazione che investe ogni settore, cambia tutto, lo stile si evolve e cresce. Respect.

Pratichi boardriding sport? In che rapporto ti poni con la natura e le sue manifestazioni?

Pratico lo skate da diversi anni, da ragazzino mi facevo tirare da una cagnolina di nome Olimpia, soprannominata ollie, (forse era un segno che dovevo imparare ad ollare), non ho abbandonato ancora lo skate, non sono diventato un campione ma skateo a Milano evitando i babbioni che ci circondano tutti affaccendati e ingrifati nelle loro bipedi attività. Ho anche una voglia incredibile di provare il surf. La natura intorno a noi sembra sempre più sofferente e malmessa ma è sempre pronta ad accoglierti, ad accompagnarti nel suo silenzio. E' stupendo, arrivando dalla città immergersi in un bosco e dimenticare il rumore a cui siamo abituati, ritrovare un ritmo più umano, riscoprire il piacere di ascoltare, vedere, annusare!

In che rapporto stanno nella tua arte il 'gesto atletico' e la rappresentazione dello stesso? Cosa c'è di bello in un'uomo su una tavola?

Nei miei disegni e nei quadri tendo spesso a fermare attimi di sk8, snow o surf, trovo che in questi sport si sviluppi un'energia che devi in qualche modo descrivere, una serie di fili invisibili sembrano guidare alcune manovre, la fisica non può spiegare ma la magia è ovunque nella natura e nei suoi meccanismi. Vorrei essere una telecamera iper-tecnologica in grado di sezionare l'azione e il movimento per svelare i frame più nascosti, le energie invisibili. Credo che si possano provare emozioni incredibili utilizzando il proprio equilibrio su una tavola, lasciando che i nostri sensi più nascosti riemergano dallo spirito, misurandosi con un nemico profondo come il mare: la paura. E' difficile a volte abbandonare la paura e lasciarsi guidare dall'istinto, ma su una tavola non hai sempre il tempo per pensare, così la tua natura prende il sopravvento. E' quella la parte migliore del viaggio.


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