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BURLA NEGRA

a cura di Achille Piotrowicz Condividi SurfNews

Una ricognizione in Galizia, a cinque anni dal disastro della Prestige

Burla Negra in Galiziano, Burla Negra in Castigliano, Scherzo Nero in Italiano. È questo il nuovo slogan lanciato da Nunca Mais, il movimento di protesta nato in seguito al disastro ecologico della petroliera Prestige nel novembre 2002. 'Scherzo Nero' è un ottimo termine per descrivere lo stato delle coste e l'umore della gente in Galizia oggi. A che punto siamo con il recupero ambientale? La carenza di informazioni è sorprendente. Le ultime notizie risalgono al 2005, alla pubblicazione di un libro di GreenPeace Spagna sullo stato delle cose. Da allora il silenzio è stato interrotto solo da sporadici report di privati. Questo buco informativo ci ha spinto a tornare qui, a cinque anni dal disastro per valutare lo stato delle zone costiere e capire l'umore dei locali.

Ripercorriamo quel tragico incidente prima di andare oltre con le valutazioni. A metà novembre, 2002, una carretta del mare, la Prestige appunto, lancia un messaggio di SOS nel tratto di mare tra Cabo Fisterra e Cabo San Hadrian. Le condizioni di navigazione impraticabili e la temibile conformazione della 'Costa da Morte' trasformarono una semplice richiesta d'aiuto in una situazione di emergenza ambientale. Trentacinquemila tonnellate di petrolio misto a sostanze chimiche vennero riversate in mare prima ancora che qualcuno iniziasse a fare qualcosa. Il carico contenuto nelle stive, altre 72 mila tonnellate, destò nei giorni a venire la preoccupazione degli abitanti di tutte le nazioni CEE, di GreenPeace e di tanti privati che, come me, partirono per portare un aiuto alle spiagge più belle dell'Europa Atlantica. La Prestige attese per ore il soccorso del rimorchiatore, bloccato dalle contrattazioni tra armatori, poi andò a fondo. Gli abitanti dei paesi costieri videro spiagge, insenature, rocce, flora e fauna marittima sommerse da un fluido mortale di colore nero simile al catrame. I due giorni successivi furono un inferno, le autorità vietarono a chiunque il contatto fisico con quella strana sostanza, considerata altamente tossica per l'uomo. Nonostante il caos, la maggior parte dei locali riuscirono tempestivamente ad organizzarsi in gruppi di volontari. La nave intanto, adagiata sul fondo, riversava in mare una tonnellata di 'chapapote' (questo è il nome dato dagli spagnoli al catrame) al giorno. Una seconda tempesta, questa volta più forte della prima, colpì la parte settentrionale della penisola Iberica, con venti intorno ai 50 nodi, spingendo una gigantesca chiazza di liquido fino a Brest, in Bretagna. Nel giro di poche settimane vennero chiuse tutte le spiagge interessate dal disastro. I paesi più ricchi dell'Unione si attivarono per contenere il disastro soprattutto nelle spiagge più in vista. Molte coste alla periferia del mondo turistico però, come queste in Galizia, vennero lasciate alla 'buona coscienza' dei loro abitanti. Per comprendere la situazione serve soprattutto capire l'umore dei locali. Appena arrivati facciamo due chiacchiere con vecchi amici conosciuti durante i giorni della Marea Nera. Le risposte più interessanti sono quelle delle donne galiziane, notoriamente combattive e senza peli sulla lingua. Al contrario nei bar, gli uomini dimostrano sicurezza e blaterano di 'situazione superata', ormai dimenticata, los señores addirittura affermano di controllare di persona le rocce quotidianamente e ci lasciano intendere che, volenti o nolenti, il capitolo Prestige è da ritenersi chiuso. Intanto il relitto resta sul fondo, ci raccontano le donne, e ci sono ancora due fori dai quali fuoriescono sette litri al giorno di liquido nero, ma tutti dicono che sono stati sigillati. I surfisti della zona, ad ogni mareggiata consistente, trovano però nuove chiazze di sostanza oleosa depositate lungo le spiagge e sulle falesie. Alla Protecion Civil confermano che il compito di vuotare le stive è stato appaltato ad una ditta esterna, di fatto scaricando su terzi le eventuali mancanze. Alla Protezione Civile domandiamo se tutto quel nero sulle falesie, oramai indurito ma ancora visibile, abbia ripercussioni per la natura e per la salute. Ci viene risposto che il colore è solamente dovuto alla natura porosa del calcare che assorbe qualsiasi sostanza liquida. Gli organi di ispezione ambientale della Comunità Europea hanno effettuato parecchi controlli, prestando particolare attenzione ai mariscos (molluschi importantissimi per l'economia locale) ed hanno decretato che non ci sono pericoli per uomini e animali. E non è un caso se i pescatori sono tra i più attivi nell'opera di volontariato ambientale. Il loro supporto è stato vitale anche l'estate scorsa quando gli incendi scatenatisi sui monti hanno spinto lapilli fin sulle falesie, mettendo a repentaglio l'ambiente costiero. Ma proprio quando le opinioni raccolte iniziano a rassicurarci ci viene rivelato un dato che ci fa pensare. In seguito al disastro, tutti in questa parte della regione hanno ricevuto sovvenzioni a fondo perduto come rimborso per la calamità. Chi viveva di pesca ricevette un indennizzo mensile di 2000 Euro ed altri incentivi per le giornate di lavoro volontario in spiaggia. È grazie agli incentivi governativi che molti pescatori sono riusciti a riprendere il proprio lavoro o a trovarne un altro. Ecco, forse, la ragione di tutto l'ottimismo mostratoci in piazza e del lungo silenzio mediatico. Da vittime, i pescatori sono passati ad una posizione di privilegiati.

Lasciamo la piazza di Corme e ritorniamo verso la costa. Tra questi fiordi rivivo le emozioni di cinque anni fa, ricordi di volti esausti. Davanti a quei sentieri, a quelle strisce di sabbia chiara tra la macchia oceanica rivedo i solchi scuri tracciati dagli stivali di gomma inzaccherati di catrame, le nostre maschere di cartone. Fortunatamente sono solo un ricordo.

Ringraziamenti: www.burlanegra.vieiros.com

Il Camping Sisargas per l'appoggio logistico.

La Protecion Civil di Ponteçeso.

Le Confradie dei pescatori per tutti i panini regalatici.

Le donne di Corme, in particolare Mari Lista per le lunghe chiacchierate.


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