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SHANGHAI

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Onde di cambiamento nel delta dello Yangzi

Due dragoni d'acciaio giocano con perle di cristallo dentro basse nuvole di smog.
Le finestre della 'Space Capsule' sono le più alte di Shanghai ma attorno a loro un tappeto di palazzi tinge l'orizzonte di toni metallici. 350 metri sopra l'ipertecnologico Pudong District, un giorno prima dell'arrivo del gruppo, tento inutilmente di afferrare il fengshui di questa missione. Al mio quarto viaggio nel 'Paese di Mezzo' so bene che serve ben più di un giorno, o di una vita, per sentirsi a proprio agio tra le sue brulicanti coste. Lo shock fisico e culturale per un surfista
a caccia di onde in Cina, può essere disarmante.

Laowai ci chiamano da queste parti, 'vecchio forestiero'. È questo il soprannome di chi non appartiene a questa cultura. Cinesi non si può diventare, neanche parlando la lingua o conoscendo la storia. Occhi a mandorla, capelli neri e dritti: l'appartenenza alla civiltà più lineare del mondo non si dimostra con un timbro sul passaporto ma si riceve geneticamente. Shanghai è la città più grande di questo universo culturale nonchè l'epicentro di una megalopoli costiera che avanza come un drago di cemento, lungo l'enorme foce dello Yangzi, il fiume più lungo in Asia ed il terzo al mondo. L'area urbana del Delta è grande quanto l'intero Nord Italia (quasi 100.000 chilometri quadrati) ed ospita 90 milioni di abitanti. Dalla cima della modernissima Oriental Pearl TV Tower domino i suoi confini ma non vedo nè spiagge nè alberi nè montagne: la mole grigia della città ha azzerato ogni traccia di natura. Guardando ad Est, verso l'obiettivo di questa missione, i grattacieli sfumano in una sconfinata landa industriale fatta di palazzi in costruzione, cantieri e moli. Neppure il Mare della Cina, una striscia giallastra all'orizzonte, sembra contenere l'onda di cemento ed acciaio che domani inizieremo a cavalcare.

SIJIAO ' UN PASSO VERSO EST

Un proverbio cinese recita che 'anche un viaggio di diecimila miglia comincia con un passo'. Il notro primo passo è quello di accompagnare Antony Colas (autore della StormRider Guide) ed il pro francese Xavier Leroy sulla riva settentrionale del fiume Qiantang, per il primo assalto al Dragone d'Argento, l'onda di marea alta fino a tre metri che risale il fiume rimanendo surfabile per decine di chilometri. La nostra missione è più oceanica e raccoglie i surfisti Erwan Simon, dalla Francia, il neo-campione italiano Francesco Palattella, il biarrizzino Aymeric 'Rico' Bayle, la videografa Susy Guidi ed il fotografo John Callahan. Caricato ad indici storici il nove posti Honda di Mr Liu, il nostro gruppo buca lo smog di Shanghai puntando verso Est. Cercare onde in questo scenario iperindustriale sarebbe un suicidio surfistico ma gli arcipelaghi di Shengsi e Zhoushan, fuori dal Delta, sono esposti per 270° alle mareggiate del Mare della Cina. I freddi venti settentrionali sono la fonte primaria di onde per queste isole. Si generano nelle fredde lande dello Heilongjian, scivolano a lato della penisola Coreana ed irrompono nel Mare della Cina settentrionale attivando un numero imprecisato di beachbreak. Anche i tifoni sono forieri di onde surfabili ma, come John sa bene, sono totalmente imprevedibili per forza e direzione. Comunemente si formano tra le Filippine e Guam, vicino all'equatore, poi si spostano verso Nordest accumulando energia. Raggiungono la loro maggiore attività alla latitudine di 20° Nord ed iniziano a puntare verso la terra ferma, investendo Taiwan, le Filippine, la Cina, il Giappone o la Corea con venti ad oltre 200km/h. Ovviamente le onde lunghe e spaziate di un tifone lontano sarebbero la preda più ambita in queste due settimane di esplorazione, ma trovarne uno con la giusta forza e traiettoria richiede una enorme dose di fortuna. L'ultimo tifone a scorrazzare nel Mare della Cina è stato Wipha che a fine settembre ha spazzato le coste di Shengsi e Zhoushan con onde di 12 metri e venti di 260 km/h, bloccando i traffici marittimi ed imponendo l'evacuazione di un milione ottocentomila persone. Sono passati solo dieci giorni dal suo passaggio e le ferite nel territorio sono ancora visibili nelle basse campagne vicino al porto di Luchao, da dove ci imbarchiamo. Qui alcuni villaggi sono allagati e le gru dei cantieri edili affondano nel fango rossastro del Delta. L'isola di Sijiao si raggiunge con meno di quattro ore di traghetto ed è il porto più settentrionale dell'arcipelago di Shengsi. La capitale Caiyuan è un mondo a parte rispetto ai frenetici quartieri di Shanghai. Nonostante la vicinanza con la città, qui non si vedono ancora le strutture turistiche in stile Dubay che già sporcano le spiagge di Sanya ad Hainan o Dameisha a Shenzhen. Il turismo nel Mare della Cina settentrionale è limitato ai caldi mesi di Luglio ed Agosto. In un ventoso giorno di Ottobre, le due 'spiagge sorelle' ad Est di Caiyuan (una rivolta a Nord, l'altra a Sudest) sono totalmente deserte. La piu piccola si chiama Xiaosha (piccola spiaggia) ed è la prima ad attirare gli sguardi del nostro gruppo. Cresciuti nei ventosi spot della Versilia e della Bretagna Francesco ed Erwan non si fanno troppi problemi a buttarsi tra le schiume scure della baia. La vista dalla pagoda sulla collina è sorprendente: l'isola è un piacevole mix di pini, flora subtropicale e ripidi strapiombi di granito. Sijiao è solo 20km quadrati ma ha almeno cinque surf spot che possono essere controllati in un'ora scarsa di auto. Il contrasto tra i toni di rosso e verde di Sijiao ed i mille grigi di Shanghai è, di per se, rigenerante. Per un surfista che lavora e vive a Shanghai, Sijiao può costituire una facile via di fuga durante i mesi da Marzo a Settembre: ti svegli in un elegante albergo sul Bund (l'area coloniale francese), guidi un'ora e mezza fino a Luchao, ti imbarchi sul traghetto delle 12 e surfi a Pagoda Beach (così abbiamo chiamato Xiaosha) finchè il sole non scompare dietro i cliff rossastri. Dopo un paio di session fotografiche a Xiaosha, il gruppo si ricompatta e con l'arrivo di Xavier ed Eduardo Bagè procediamo ad esplorare Huichen, l'ultima baia ad Est sull'isola di Sijiao. Ad alta marea la spiaggia di questo piccolo borgo è quasi interamente coperta dall'acqua. Le case, appollaiate lungo il pendio, sono costruite direttamente sul mare ma sembrano sfuggirlo. Tutte le porte e le finestre sono infatti direzionate verso Sudest. Secondo i dettami del fengshui, la scienza geomantica tradizionale, l'esposizione diretta ai freddi venti del Nord è dannosa per gli insediamenti umani. La spiaggia stretta e ripida favorisce però la rifrazione delle onde di corto periodo dando vita a casuali ma divertenti picchi, probabilmente i migliori dell'isola con mareggiata da Nord. Appena gli atleti iniziano a spogliarsi sull'unica strada, una dozzina di persone circondano il furgone incuriosite. La lingua parlata su queste isole è molto diversa dal Mandarino e più dura del dialetto Wu parlato a Shanghai che già stento a capire. Neppure il nostro autista, Mr. Liu, che vive 1000 km a Nord di qui, a Qingdao, riesce a capire una parola di questi abbronzatissimi pescatori. Fortunatamente qualcuno di loro ha lavorato in continente e parla la 'lingua comune' così ho modo di intrattenerli col mio show italo-mandarino. 'Tongzhimen zenmeyan nimen?' 'Come state compagni?' Dopo molte risate (la parola 'compagno' è demodè perfino in Cina) ed ancor più numerose strette di mano, spiego il motivo della nostra visita, informandomi sulle potenzialità surfistiche di questa baia. 'Le onde in pieno Inverno sono più grandi, anche il doppio di queste.' dice un pescatore tracciando con l'ossuto dito medio una linea immaginaria lungo la baia. 'E cosa succede durante i tifoni?' chiedo prendendo nota sulla mia Moleskin, 'Tutto quello che abbiamo viene dal mare' risponde il capovillaggio toccandosi imbarazzato la testa, 'la nostra baia guarda a Nord ed è parzialmente riparata ma quelle onde sono una catastrofe per noi. Quando un tifone si avvicina troppo, come quel Wipha il mese scorso, siamo costretti a tenere le barche in porto.' In piedi sulla balaustra di una casa guardo Francesco congiungere veloce le sezioni della sinistra a centro baia ma immagino onde più lunghe e spaziate frangere carezzate dal vento da terra. John, più pragmaticamente sta pensando avanti. 'In cinque anni da ora questo posto sarà colpito dall'onda del surf,' profetizza senza togliere l'occhio aquilino dal mirino del 500mm, 'Shanghai avrà una comunità di cinquecento surfisti, gli stranieri si porteranno le tavole durante i viaggi d'affari. E tutti verranno qui nei fine settimana a godersi le onde assieme alla fidanzata. Presto qualche businessmen di Shanghai comprerà queste catapecchie e le trasformerà in guest-house e ristorantini. E vedrai che le finestre guarderanno dritto verso il mare!'. Intanto Xavier, Francesco e Rico anticipano l'ondata di cemento sfruttando ogni sezione salina a loro disposizione fin che la marea, calando, non rende le onde troppo lente. Dopo aver estratto anche l'ultima goccia di fotogenicità dalle onde di Sijiao, decidiamo di spostarci verso le isole più meridionali sperando nelle sporadiche mareggiate da Est che interessano quella parte di arcipelago. Le previsioni in rete non sono confortanti ma alcuni anomali set orientali nelle spiagge meridionali di Sijiao tengono accese le noste speranze.

ZHUJIA - DIVINITÀ DISTURBATE

Attraversare un tratto di mare usando traghetti pubblici è qualcosa che i surfisti mediterranei fanno quasi ad ogni viaggio. Le cose diventano più complicate se gli orari delle barche che collegano un centinaio di isole sono disponibili solo presso i porti di imbarco e solo in cinese. Impieghiamo una intera mattinata per capire come raggiungere Zhujia, circa venti isole più a Sud. Eppure, solo due anni fa, questo stesso viaggio avrebbe richiesto quattro ore di ferry per Luchao, sei ore nell'infernale traffico di Shanghai e Hanzhou, poi un'altra ora di barca da Ningbo a Dinghai ed infine un'ora al volante per raggiungere Zhujia. Fortunatamente i vertici della regione del Zhejiang, considerata l'importanza di questa rotta, hanno provveduto ad 'accelerare l'avanzata verso Est del Paese di Mezzo'. Il 1 Dicembre 2005 una ordinata folla di burocrati di Pechino ed autorità locali ha inaugurato ufficialmente il Donghai Bridge, il più lungo ponte marino al mondo. L'imponenza nelle opere edilizie è un tratto comune alla civiltà cinese, dalla costruzione della grande muraglia alle enormi opere volute da Mao Zedong durante il disastroso 'Balzo in Avanti'. Fortunatamente i tempi della 'Mao-dernizzazione' della Cina sono solo un ricordo lontano. Le otto corsie e le alte torri portanti del Donghai sono costruite rispettando i più rigidi canoni ingegneristici. Questo mostro di cemento si snoda nel mare della Cina per 32km fino a raggiungere l'isola di Yangshan, i cui alti fondali consentono l'attracco delle enormi navi container. Da Yangshan, il porto mercantile più grande al mondo, un efficiente rete di traghetti collega il Nord del Delta alla zona meridionale toccando quasi tutte le 103 isole abitate. È attraverso enormi strutture come queste che i prodotti 'Made in China', incluso l'abbigliamento surf, invadono i mercati mondiali. Ci imbarchiamo al tramonto e parcheggiamo nel ventre metallico del ferry. I sedili di seconda classe sono affollati dai lavoratori stagionali che dal continente vengono sulle isole a cercare impiego nei tanti allevamenti di pesce. Sul ponte più alto, le gialle tuniche dei monaci buddisti sono l'unica pennellata di colore in un paesaggio altrimenti monocromo. L'isola che stanno raggiungendo, Putuoshan, è un luogo di pellegrinaggio tra i più famosi e frequentati in Asia. Ogni anno oltre un milione di fedeli vengono a visitare il tempio Puji e l'enorme statua di Guanyin in bronzo dorato. Questo Bodhisattva dalle fattezze femminili è conosciuto anche come 'Dea dei Mari del Sud' ed è la protettrice dei marinai, dei pescatori e, io amo pensare, anche dei surfisti. Arriviamo nell'angolo Sud di Zhujia a notte fonda. Il paese di Nansha, meta ultima del nostro viaggio, è famoso in tutta la Cina per il campionato nazionale di sculture in sabbia che ogni anno, a Settembre, chiude la sua stagione balneare. Jinsha (spiaggia d'oro), appartiene però ad un cartello di hotel che impone il pagamento di un biglietto di entrata. Le onde piccolissime e le sculture di sabbia ormai sciolte creano un paesaggio molto malinconico. A differenza di Sijiao, Zhujia è situata fuori dal ventaglio fangoso del Delta dello Yangzi. Le sue coste orientali si affacciano su fondali alti ed esposti alle correnti oceaniche. Nella spiaggia di Nansha, dentro la riserva ecologica di Lisha, piccole onde da Est, al limite della surfabilità, vengono amplificate dalla secca e frangono scomponendo le conchiglie sulla battigia. Ad alta marea i set divengono appena surfabili e questo ci impone di controllare ogni spot almeno due volte al giorno. Alla normale frustrazione per le condizioni ridicole, va aggiunta la beffa del biglietto di entrata. Dopo aver sprecato un centinaio di Yuan in inutili pezzi di carta stampati, decidiamo di ribellarci. La parte centrale della baia è quotidianamente utilizzata dai fotografi di agenzie matrimoniali. Ogni giorno portano qui quattro coppie di ricchi shanghaiesi e montano un piccolo set in spiaggia con tanto di truccatori e assistenti alle luci. La quantità di spazzatura che lasciano sulla spiaggia e nel parcheggio è incredibile. La stessa spiaggia è territorio di una vecchia signora che ogni giorno assilla noi ed i fotografi pretendendo 10 Yuan. Appena il nostro van imbocca la discesa, lei esce dalla sua casa dietro la baia e ci viene incontro urlando un metallico 'Shi kuai Renminbi!' . Ma le onde sono per l'ennesima volta insurfabili ed io ne ho le palle piene di pagare. Appena mi sventola sotto il naso il solito blocchetto di ricevute esplodo. 'Perché dovrei pagare ancora vecchia?' le sibilo guardandola dritto negli occhi 'La spiaggia non è tua ed è coperta di spazzatura. Se chiedi dei soldi almeno vedi di tenerla pulita!' La sua risposta è aggressiva quanto la mia: 'Se ti disturba questa spazzatura allora cosa vieni a fare qui, stupido laowai!? Vai da un'altra parte!' Linguisticamente sconfitto ma per nulla intenzionato a mollare esco dal van, raccolgo bottiglie vuote e bicchieri di plastica dalla spiaggia e li lancio simbolicamente verso il suo villaggio. Il nostro driver si unisce alla rivolta e blocca la vecchia prima che si scagli fisicamente contro di me, poi sale sul pulmino e ci riporta all'albergo. Dalla ripida salita sterrata la vedo tornare al suo villaggio maledicendo noi e tutti i laowai in chissà quale oscuro dialetto. I surfisti nel van ridono a crepapelle ma io non mi sento per nulla la coscienza pulita. Ho litigato con un demone locale e non mi stupisco se le previsioni non danno segno di tifoni, tempeste o mareggiate di qualsiasi sorta.

PUTUOSHAN - BODHISATTVA CAPITALISTI

'In Cina, qualsiasi problema si può risolvere col danaro!', dice sempre John, 'Basta sborsare danaro finchè tutto non si sistema!'. Questa tecnica, per quanto animalesca, si è dimostrata ottima nelle ambasciate e nelle affollate biglietterie dei porti. Ma a chi dobbiamo dare soldi per comprare una mareggiata decente?! Se guardiamo al passato della Cina ci accorgiamo che la relazione tra miracoli e danaro è stata molto stretta fin dall'inizio, quando nel 221 a.C. il credo confuciano fu scelto come ideologia unificante dal primo imperatore. Dopo il declino dell'ultimo culto statale, il Comunismo, antiche religioni come il Buddhismo della Terra Pura e lo Zen hanno preso enormemente piede nella Cina ufficialmente 'atea' del miracolo economico. Secondo il Buddhismo cinese il mondo è 'in declino' ed il Nirvana è diventato sempre più difficile da raggiungere per le persone normali. Questa attenzione verso i deboli ha reso il credo buddista particolarmente attraente per le fasce liminali della società. Donne disoccupate, businessmen in fallimento, invalidi ed esclusi di ogni sorta sono i più fervidi devoti a Guanyin. In fila con altri duemila bisognosi paghiamo 160 Yuan, (16 Euro sono una piccola fortuna per il cinese medio) solo per mettere piede sull'isola sacra. La statua dorata del Bodhisattva svetta in cima alla collina illuminando di riflessi aurei l'intera Putuoshan. Nell'enorme piazzale antistante, personaggi di ogni sorta pregano la dea nei modi più disparati. Un Lamaista si trascina dal traghetto alla statua. Procede strisciando con le mani ed il busto a terra rialzandosi ad ogni passo per recitare il suo'Ohm Mani Padme Hum'. Le giovani coppie di turisti non sono così radicali nel loro credo. Sono impegnatissime a far foto col cellulare ma non dimenticano di accendere tre incensi e di infilare un paio di banconote da 10Yuan nell'offertorio principale, chiedendo alla dea di avere un figlio maschio. Ai piedi della statua, alcune signore vestite di nero vendono incensi ad un prezzo venti volte superiore al normale. Pago 50 Yuan per 24 incensi poi chiamo gli atleti nella grande cripta sotto la statua. Alle pareti centinaia di immagini della dea nelle sue diverse impersonificazioni ricevono le preghiere quotidiane dei monaci. Ogni effige è stata pagata da facoltose famiglie cinesi che prenotano, a suon di migliaia di Euro, il proprio posto nel Nirvana. 'Questo non è un tempio, è una miniera d'oro!' sbotta John calcolando mentalmente il numero di statue nella cripta. Nel tentativo di comprare la mia fetta di Nirvana raduno il gruppo sotto un bassorilievo che ritrae La Dea dei Mari del Sud nel suo elemento: le onde. Questa enorme lastra è particolarmente cara ai pescatori che, soprattutto in stagione di tifoni, la inondano di banconote da 100Yuan. Senza dire nulla al gruppo prendo 300 yuan dalla cassa comune e li infilo nell'offertorio. Poi diligentemente distribuisco tre incensi ad ogni rider ed insegno loro il mantra preferito dalla dea. Mentre gli altri ancora recitano 'Namo Guanshiyin Pusha' registro la donazione e scrivo la mia richiesta sul libro del tempio in traballanti caratteri cinesi: 'Guanyin, otto laowai vogliono onde! Pagato 300 Yuan. Grazie'. Quando anche l'ultimo bacchetto di incenso ha finito di bruciare lasciamo la statua e continuiamo il salasso economico pagando 50 Yuan una zuppa vegetariana ed altri 80 Yuan a testa per la barca veloce che ci riporta a Zhujia. Ci svegliamo la mattina seguente, con il budget dilapidato, aspettandoci un ennesimo giorno di sole e mare piatto. Ma Guanyin ha altri piani per noi. Attraverso il filo spinato in cima alla collina un timido set si avvicina alla baia. A me sembrano le solite schiumette insurfabili ma appena iniziano a spumare Rico, che ha contato i secondi tra le creste esplode con un: 'Sono 12 secondi di periodo, queste sono onde vere!' Il signor Liu ormai ha imparato che quando ci sono onde i limiti di velocità vanno dimenticati ed alza un gran polverone raggiungendo 'Wedding Beach'. I fotografi sono tutti in spiaggia a ritrarre giovani coppie vestite di bianco (anche l'uomo) ed anche John si piazza in mezzo a loro, rivolto però verso il mare. Il demone della spiaggia non viene a riscuotere il suo obolo e sul lato più meridionale della baia rompono lunghe sinistre ben sopra il metro di altezza. Nei giorni successivi impareremo che una piccola tempesta tropicale si è formata per sei ore al largo dell'isola di Kyushu, nel Giappone meridionale muovendosi atipicamente verso Sud prima di dissolversi. Le onde che ha formato hanno 'miracolosamente' superato le isole Ryukyu senza essere rilevate dal modello NOAA, disturbato forse dal mare di Nordest, ed ora raggiungono la spiaggia di Nansha in lunghe linee ordinate. Xavier è il primo a piantare un rail su questo picco vergine e disegna linee eleganti fino a riva. Subito anche Francesco ed Erwan entrano in acqua a godersi le lunghe e divertenti risacche. Restiamo in mare fino al tramonto, finchè il sole non sparisce dietro ai cupi monti della riserva lasciando tutti al buio. Mentre gli atleti si cambiano nel retro del pulmino io e John riguardiamo velocemente gli scatti della session nello schermo LCD. La missione 'oceanica' può chiamarsi compiuta. La mattina seguente, infatti, della mareggiata miracolosa mandataci da Guanyin non è rimasta neppure l'ombra. Il pomeriggio stesso impacchettiamo le nostre cose per affrontare di nuovo il cuore fangoso del Delta. Sulla strada per Shanghai mi chiedo, in silenzio, cosa sarebbe capitato se avessi infilato 1.000 Yuan e non 300 in quella fessura.



HANGZHOU - UNA CHANCE NEL FANGO

Purtroppo le preghiere di Antony ad Haishen, Dio del Fiume non hanno sortito gli stessi risultati delle nostre a Guanyin. Dopo dieci giorni di permanenza quasi solitaria alla Bore Watching Resort, proprio sull'argine cementato del Qiantang, Antony ha perfettamente mappato la zona che viene quotidianamente spazzata dal Drago. Assieme a Xavier è anche riuscito a violare la surfabilità di questa strana onda che risale per 120km il bacino fluviale ad ogni cambio di marea. Peccato che l'onda non assomigli per nulla al Pororoka Brasiliano. I fondali fangosi infatti formano secche anche al centro del corso d'acqua rendendo l'onda una striscia scura di schiuma rotolante, completamente priva di pareti lavorabili. Le barriere linguistiche, poi, hanno impedito ad Antony di chiedere i permessi alle autorità. Il suo tentativo col jetski ha anzi allarmato la Polizia che da giorni batte oltre sessanta chilometri di fiume cercandolo. Pare infatti che il Dragone d'Argento abbia fagocitato dodici persone solo nel plenilunio di Agosto e che il ministero delle acque di Hangzhou, visto anche l'allarmante grado di inquinamento, abbia vietato ogni tipo di attività ricreativa a contatto con la pericolosa onda. Ma tutto questo noi non lo sappiamo la prima mattina, quando i nostri atleti, incluso Francesco, entrano nell'acqua nera del fiume. Infatti, appena il lungo e fangoso close-out trascina i surfisti verso Ovest, la rete degli informatori si chiude sopra di noi ed io, rimasto a terra per coordinare i media, mi trovo a contrattare la nostra libertà con funzionari della polizia di grado sempre più alto spediti dal quartier generale di Hangzhou a bloccarci. Con il van pieno di surfisti infangati, scortati da quattro macchine della Polizia e dai paparazzi del Hangzhou Youth Times arriviamo in hotel ed iniziamo una lunga 'chiacchierata' con le autorità. Inizio la mia piccola conferenza senza le solite frasi 'simpatiche'. Chiedo anzi scusa a nome di tutto il gruppo per aver violato le leggi di un paese sovrano ed aver causato problemi alle forze dell'ordine. Questo quieta gli animi dei funzionari che già avevano dato disposizione di ritirare patente e mezzo ai nostri autisti e di licenziare le guardie civili che non avevano impedito il nostro accesso in acqua. A scanso di equivoci ci viene consegnato un ciclostile con la legge in questione. Siamo perdonati ma il divieto di ripetere la bravata è comunque totale, pena l'arresto. Fortunatamente ai longboarder Eduardo Bagé (Brazil) e Patrick 'Hulk' Audoy è bastato un solo tentativo per battere il record del mondo di permanenza sulla stessa onda ed aggiungere una cigliegina da Guinness alla spedizione del Delta.


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