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CAMMINARE SULL ACQUA

a cura di Tom Wegener Condividi SurfNews

Ho visto le prime immagini di noseride in un teatro fumoso in California. Erano gli anni '70 e le vecchie riprese di longboard venivano usate come intermezzi nei video di shortboard. Anche se probabilmente erano usate per mostrare la differenza tra i vecchi tempi e le manovre moderne, a me quelle immagini piacevano da impazzire. All'ora ero quasi da solo a pensarla così ma adesso, dopo vent'anni, mi accorgo che anche i più giovani restano senza parole di fronte all'antica arte di camminare sull'acqua.

Negli anni 80 io ed i miei amici surfavamo solo con vecchi longboard e guardavamo i video degli anni '60 per copiare lo stile: il noseride divenne la mia manovra preferita. I vecchi long costavano pochissimo e non ci misi molto a capire quali shape aiutavano il noseride e quali no. Ho shapato tantisime tavole leggere ma nessuna riuscì mai a divertirmi come le vecchie tavole pesanti. In quegli anni cominciai a gareggiare per Donald Takayama, le nostre tavole miglioravano di settimana in settimana. Stavamo cercando uno shape che unisse la manovrabilità di una tavoletta alla facilità di noseride di un long: questo impegnò dieci anni della mia vita. Le tavole che usavo erano perfette per la maggior parte di condizioni ma in certe altre proprio non andavano. Nei giorni no, facevo appena in tempo a vedere la sezione dove avrei voluto fare il nose ride senza mai riuscire ad arrivarci: una gran frustrazione. Passai due anni a studiare dinamica dei fluidi e teorie sulla suzione. Mi resi conto che nel noseride la tavola si sposta più similmente ad un pesce che ad una barca.
In quel periodo la mia vita mi portò a Noosa Head, un'onda da sogno per questa manovra. Mi sposai e cominciai a shapare in questo posto magico. I miei amici ed il mio team (Col e Annie Broomham) mi aiutarono a perfezionare le mie teorie. Da allora vivere qui è come essere in un surftrip, una vacanza perenne in un posto incantato. Guardando le riviste di surf si vedono moltissime foto di hang ten e tutti sembrano splendidi: in verità certi sono migliori di altri. Io preferisco quelli stallati con tranquillità nella parte più ripida dell'onda, mentre la parete si irripidisce e surfista e tavola escono dall'acqua. A prima vista questa manovra sembra impossibile. Come funziona? Esaminiamo le forze coinvolte in questo miracolo.

Suzione: Per poter raggiungere il nose, la tavola deve fare 'effetto ventosa' con la superficie dell'onda. I rail rotondi richiamano e risucchiano acqua da sopra la tavola, il peso dell'acqua aiuta a stabilizzare e controbilanciare il peso del surfista sul nose. La suzione si ottiene anche impostando la curva del bottom turn, come vedremo più avanti. Analizziamo ora alcuni modelli di tavole ed il loro rapporto con il nose-ride.

LONGBOARD MODERNO

I long moderni di solito sono caratterizzati da: fondo piatto, rail taglienti verso le pinne, nose largo, molto rocker e materiali leggeri. Queste tavole danno il meglio nelle sezioni lente, dove è possibile stare sul nose a lungo grazie alla capacità di planare senza affondare. Nel noseride, queste tavole puntano a 45° verso riva, i bordi morbidi risucchiano acqua verso il top della tavola e la tengono incollata alla superficie bilanciando movimenti e peso del surfista. Questa situazione rimane stabile finchè l'onda non si irripidisce. In questo caso la tavola tende a mettersi parallela all'onda e ad accelerare.
Appena comincia a planare il tail smette di risucchiare acqua verso il top (per via dei bordi taglienti e del fondo piatto) e il surfista si vedrà costretto a camminare verso il tail per non perdere il controllo. Sulle onde ripide i long moderni sono indicati per manovrare sul lip ma non certo per un noseride pulito.

POTATO CHIP

Gli anni novanta hanno visto il ritorno dei long sottili, molto popolari negli anni '60. Surfisti come Chris De Aboitz, Gareth Donovan e Ian Williams li usano benissimo. Le loro caratteristiche sono rail sottili, rocker medio e pinna singola. Queste tavole tengono noseride in sezioni molto ripide e non perdono aderenza facilmente. Una caratteristica è che si riescono a tenere noseride anche con la pinna completamente fuori dall'acqua. La curvatura del bottom tiene la tavola incollata all'onda. I rail affilati e sottili tagliano l'acqua favorendo ulteriormente l'effetto ventosa. Durante gli hang-ten, la maggior parte della tavola è sott'acqua. I bordi e la pinna non toccano perché la tavola non è parallela all'onda ma punta a 35° verso riva.

SOFT RAILER

Il soft railer è caratterizzato da bordi rotondeggianti, notevole peso, volume massimo verso il tail, rocker piatto (tranne nel tail) ed una grande pinna. Nonostante tutte le critiche questa tavola fa una cosa meglio di tutte le altre: tiene hang ten perfetti in condizioni di onde piccole e pulite. Mentre le tavole moderne, sottili e piatte, traggono velocità dalla parte più ripida dell'onda, il soft railer trae la sua spinta dalla pressione (dal basso) dell'onda contro la tavola. In poche parole, mentre le tavole sottili planano sull'acqua, il soft railer la attraversa. Ovviamente la differenza non è così categorica ma serve a dare un'idea del tipo di surf. Anche la pinna ha il suo ruolo. Una pinna grande funziona meglio, crea maggiore tensione e quindi più velocità specie in onde piccole o medie. La dimensione della pinna non deve impaurirvi, non incide quasi per niente sulla controllabilità della tavola che dipende invece dalla posizione della pinna, dalle linee del bottom e dalla forma del tail. Il segreto di questo tipo di tavole sta nel tail e nella distribuzione del volume a poppa. Specialmente durante il noseride, quando la parte di tavola sotto i piedi è larga appena 18' avere un buon 23' nella parte posteriore della tavola aiuta. Oltre a tenerla parallela all'onda (specie se il bottom è piatto), il volume in poppa crea galleggiabilità, velocità e compensa la tendenza del tail a staccarsi dall'acqua. Mentre la tavola accelera sulla parete, la poppa rimane incollata all'acqua permettendo al terzo anteriore della tavola di alzarsi. Vi accorgerete di quanto stabile e veloce sia la planata e di come possiate controllare la tavola dal nose anche in situazioni critiche.

LA TECNICA

Da quando il mondo ha scoperto il piacere di surfare sul nose, si sono viste tecniche di ogni tipo. Per arrivare in punta alcuni strisciano come un granchio, altri fanno il 'passo del cane', alcuni semplicemente danzano. Quello che ci fai col noseride sono faccende private: a certi piace godersi facili e lunghe onde di point, altri amano esplodere nel risaccone tranquilli con 10 dita fuori dal nose. La tranquillità sparisce se cadendo prendi il bordo in mezzo alle gambe! Imparare non è difficilissimo. Il più grande ostacolo lo incontra chi arriva al long dallo shortboard ed è abituato a trarre la velocità dalla parte alta dell'onda. L'errore più frequente che si commette è quello di iniziare a camminare verso la punta solo dopo aver raggiunto la parte superiore della parete facendo così ingavonare il nose. Un bravo surfista invece è già sul nose ancora prima di finire il bottom-turn.

Bisogna capire che una tavola lunga si arrampica da sola lungo la superficie dell'onda per via della sua inerzia e che bisogna arrivare sul nose prima di raggiungere la parte più alta.

LO STALLO

Il modo più semplice di impostare un noseride è quello di aspettare una sezione bella ripida, calcare col piede sul tail per rallentare la tavola e subito correre verso il nose per farle riprendere velocità. Per un paio di secondi sembri un campione poi, di solito, l'onda si irripidisce, con l'accelerazione la tavola presto perde di stabilità ed il sogno finisce in uno splash. Ad ogni modo questo è il sistema migliore per imparare il noseride e accumulare confidenza con la parte ripida dell'onda. Dopo lo stallo, infatti, l'acqua sulla tavola la tiene stabile specialmente se il nose è largo. All'inizio il surfista ha il controllo della situazione ma con l'aumentare della velocità, per rimanere stabile, serve si istauri l'effetto ventosa. Non sono molti i surfisti che riescono a tenere un hang-ten dopo aver pesantemente stallato la tavola. Per eseguire correttamente questa manovra bisogna saper aspettare la sezione ripida. A quel punto bisogna spingere sul rail interno per tenerti alto sull'onda e accelerare il più possibile. Se rimani in stallo senza avere suzione sotto la tavola, la pinna si stacca e cadi goffamente. Immaginati l'onda formarsi davanti a te, per guadagnare velocità e controllo devi camminare verso il nose. A questo punto puoi scegliere cosa fare: rimanere indietro e colpire il lip, rilassarti al centro della tavola e goderti la corsa oppure avvicinarti al nose. Qualsiasi cosa tu scelga, cerca di capire cosa farà l'onda nelle prossime sezioni.

TRIM AVANZATO

Controllare il noseride richiede preparazione. Prima di tutto devi essere in sintonia con la tua tavola perché dalle sue caratteristiche dipende dove vai e quello che fai. Le tavole con un bottom piatto e rail bassi tengono il noseride anche nella sezione più lenta mentre le tavole con rail più tondeggianti rimangono incollate alla parte più ripida dell'onda. Sulle tavole piatte, se ti accorgi che si sta formando una bella sezione la cosa migliore è di spostarsi subito sul nose e di starci più a lungo possibile, finchè l'onda non diventa troppo ripida. Con queste tavole, in onde pulite e lente, si tengono hang-five lunghissimi e se sei abbastanza leggero puoi anche tentare un hang-ten. Il lato negativo di queste tavole lo vedi quando l'onda si irripidisce. Nelle sezioni veloci, sei costretto a spostarti verso la poppa per mantenere l'aderenza della tavola, proprio quando tutti si aspettavano un noseride. Impostare il noseride troppo presto è uno degli errori più frequenti. Devi trovare la linea che ti permetta di accelerare senza superare la sezione ripida. Il segreto sta nel cut-back e nello stallo che precede il noseride. Bisogna aspettare il più possibile prima di mettere la tavola parallela all'onda e cominciare a camminare. Se ti sposti troppo presto la tavola stalla e l'onda ti passa sotto o comunque ti troverai fermo in una sezione troppo lenta. Il miglior approccio è quello di spostarsi proprio mentre l'onda si irripidisce e seguirla muovendosi verso il nose. Una tavola bilanciata trova da sola la sua posizione mentre una tavola col bottom piatto perde aderenza in ogni caso. Nelle onde lente può capitare che l'onda franga tutta assieme mentre sei sul nose. Nelle onde ripide invece, anche se sei sul nose a pochi centimetri dal labbro, non hai bisogno di tornare verso poppa, basta piegare le ginocchia e tenere gli occhi sulla prossima sezione. Quando poi vedi che l'onda comincia a rallentare, capisci che ti devi spostare verso la poppa. Nel farlo togli la pressione dal rail interno e spostala su quello esterno. La tavola rallenta e si posiziona per la sezione successiva. La cosa più importante è leggere l'onda e adattare le manore alle varie sezioni.

POWER NOSERIDING

Il noseride su onde potenti richiede una tecnica particolare. Devi riuscire ad arrivare in hang-ten ancor prima di stallare la tavola. Imposta un ampio bottom-turn attorno alla schiuma. Appena pianti il bordo per girare, comincia il primo passo verso il nose. Appena finito il bottom muoviti ancora in avanti e ti accorgerai di essere sul nose ancor prima di aver raggiunto la cima della spalla. Grazie all'effetto ventosa della tavola continui ad accelerare e ti trovi nella sezione pulita con velocità da vendere. Questo è il feeling che preferisco, è come danzare di fronte all'onda, dove l'acqua comincia a diventare labbro e cadere. Ci vuole molto allenamento e sintonia con la tavola per fare noseride in onde over-head ma niente batte questa emozione.


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