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THAILAND

a cura di Michael Kew Condividi SurfNews

Trovare nuove destinazioni surfistiche in Asia sta diventando sempre più difficile per chi, come noi, vive producendo articoli di viaggio. Dall'India, alla Cina, alle isole del Giappone, non sono molti i tratti di costa sconosciuti ai surfisti ed appetibili ai media. Recentemente l'esplorazione dell'oriente si è spinta oltre i limiti dell'immaginazione. Anche le onde del turbolento Myanmar, in questo momento attraversato da un'ondata di repressione, sono già finite tra le pagine dei surf magazine. Alcuni surfisti hanno addirittura pianificato una spedizione surf-umanitaria in Bangladesh. L'ispirazione per questo ennesimo trip orientale mi è venuta parlando con uno dei più attivi surfexplorer del momento. Qualche tempo fa, durante il nostro viaggio alle isole Comore, fu John Callahan a parlarmi delle onde della Tailandia ed in particolare di Phuket, un'isola lussureggiante e montagnosa posizionata a nord di Sumatra, nel mare delle Andamane. La Tailandia è poco conosciuta per le sue onde ma costituisce una gettonatissima destinazione turistica per europei ed americani in cerca di emozioni e relax. Durante tutto l'anno milioni di persone vengono qui per oziare sotto le sue palme o per dedicarsi ad ogni tipo di attività all'aria aperta: dalle immersioni alla pesca, al trekking. So già che nel mio calendario la pagina di settembre è ancora tutta da riempire, e il mio dito scorre lentamente sulla mappa verso Phuket. 'È qui che andremo' dico al fotografo Burkard. 'Tailandia? Ci sono appena stati i miei genitori, ho visto le foto e il posto è di una bellezza incredibile.' La meta è decisa, aderiscono alla spedizione il californiano Warren Smith, Sterling Spencer dalla Florida e l'australiano Dion Atkinson. Un variegato gruppo di surfisti felice di puntare su questa scommessa orientale. Ognuno arriva da fusi orari differenti, il gruppo si compatta in una resort di Surin Beach, una graziosa baia sulla costa nordoccidentale di Phuket. Davanti alla guest-house molti turisti occidentali cuociono al sole equatoriale sulla sabbia bianchissima, massaggiati dal personale dell'hotel come vitelli all'ingrasso. Il paesaggio di Surin è veramente splendido: le palme da cocco si allungano morbidamente verso un oceano caldo e turchese ed i faraglioni rocciosi coperti di vegetazione che delimitano la baia sarebbero perfetti come sfondo per le foto di surf. 'Già, mancano solo le onde!' ci fa notare Smith sarcasticamente. Siamo nel picco della stagione monsonica e, prima del nostro arrivo, ci sono state un paio di buone mareggiare con onde intorno al metro e mezzo. Purtroppo ora il mare è quasi piatto e le previsioni parlano di tempo sereno, di giornate limpide e senza vento. L'ultima cosa di cui avevamo bisogno è questa bonaccia. Visto il fetch limitato, serve avere condizioni di vento forte perchè il mare diventi surfabile. Io e Burkard sappiamo che Phuket ha la sua comunità di surfisti, esistono surf shop, e anche un paio di contest annuali. Il surf ha attecchito in Tailandia nei primi anni '80 quando americani ed australiani, tornando in Tailandia per le vacanze, iniziarono a portarsi tavole da surf. Da allora sono stati scoperti vari reef ed almeno una ventina di beach-break e la popolazione di surfisti a Phuket supera oggi le trecento unità. Per ora, però, siamo incastrati dalle condizioni meteo e non abbiamo ancora avuto modo di constatare di persona le potenzialità surfistiche dell'isola. Una mattina andiamo a Kata Beach. Dovrebbe essere la spiaggia più esposta alla mareggiata ma ora produce una serie di limpidi ed inutili moscioni ad altezza del ginocchio. La nostra settimana diventa un piano calcolato per combattere la noia ed evitare di impazzire: cibo, riposo, televisone, skimboard, nuoto, surf su trenta centimetri, shopping. La Tailandia è famosa in tutto il mondo per le mani delicate e talentuose delle massaggiatrici, le sale massaggio sono ovunque lungo le vie e le spiaggie di Phuket. Una seduta di un'ora da una massaggiatrice specializzata costa nove dollari, circa dieci volte meno che a casa, ed è un'esperienza estremamente rilassante. L'importante è trovare un centro specializzato e non affidarsi ai primi negozietti che si incontrano. La linea di separazione tra massaggi e prostituzione è infatti molto labile in Asia e la Tailandia non fa certo eccezione. Ne abbiamo una conferma nella nostra prima uscita serale. 'Non sei stato a Phuket se non hai trascorso un sabato sera a Patong' ci dicono tutti. In verità questo quartiere è un sovraffollato lungomare pieno di bar, bordelli, sartorie (due abiti per novanta dollari!), discoteche, negozi e ristoranti. Sono un pò confuso da tutto questo frastuono. Ci sediamo nei tavolini di un ristorante affacciato sulla strada e ceniamo mentre un esercito di venditori ambulanti ci importuna cercando di rifilarci ogni tipo di paccottiglia 'Made in China', accendini giganteschi, maschere divertenti, portafogli magici, finti gioielli. Tutta roba inutile, se non al venditore che cerca di racimolare qualche soldo tra la folla di turisti. Una folla che aumenta sempre di più con il passare delle ore. Passeggiamo su e giù per le vie, incrociamo diversi negozi di antiquariato pieni di coltelli, sciabole e piatti di ottone. Ad ogni angolo i procaciattori tailandesi ci sbattono i loro volantini osceni davanti alla faccia: 'Free show! My friend! Come! Naked girl! My friend!' Oppure: 'what's up, friend? You follow me. I have special present to show you, my friend.' Atkinson sorride mentre rovista in un mucchio di magliette di marche famose palesemente contraffatte: 'non sapevo di avere tanti amici qui in Tailandia!'. La prostituzione è dilagante. In ogni bar ci sono donne in abiti succinti e atteggiamenti provocanti. Alcune richiamano l'attenzione dei passanti, altre stanno sedute sulle ginocchia di grassi e viscidi uomini bianchi. Di solito queste ragazze offrono la loro compagnia ai turisti per una nottata, oppure per l'intera durata della vacanza. Ovunque si vedono ragazze tailandesi sottobraccio a turisti occidentali di mezza età, che per qualche motivo non riescono a trovare una donna nel loro paese. Troviamo tutto questo disgustoso. Il sabato sera di Patong puzza di vomito, cibo tailandese, birra e fumo di sigaretta. La musica rap viene sparata a tutto volume da ogni angolo, i locali sono stipati di gente sudata e ubriaca. Cinque bianchi senza ragazze come noi sono il target ideale per i procacciatori che ci stanno addosso senza tregua. Stanchi del rumore, gli altri prendono un taxi per l'albergo, io decido di rimanere per un massaggio alla mia schiena ancora a pezzi per il lungo volo. Esco dal caos del centro e raggiungo un centro di massaggi 'ufficiale'. Sulla porta una ragazza in uniforme mi fa strada verso un corridoio sul quale si affacciano diverse piccole stanze separate da una tenda blu. Entriamo e mi fa accomodare. Si chiama Mui e parla inglese. Viene dal nordest della Tailandia e lavora nel caos di Patong solo da quattro giorni. 'Come hai imparato a fare i massaggi?' le chiedo mentre mi spalma l'olio sulla schiena. 'Io frequento la Wat Pho Massage School a Bangkok. La conoscono tutti perché è la migliore.' A gudicare dall'efficacia delle tecniche che sta usando sembra sincera. Mi chiede quanti anni ho, le chiedo di indovinare: 27, ne ho 32. Mui ride mentre spinge sulle mie vertebre con i pugni chiusi. Rimango per più di due ore, chiacchierando amabilmente mentre vengo rivoltato dalla testa ai piedi. Scopro che vive in un appartamento insieme a un altro inquilino che porta sempre gente a casa. La sistemazione non le piace affatto e le costa 3.000 Baht al mese. Dopo il massaggio mi sento molto meglio anche se non è scomparsa l'ansia per la mancanza di onde. Certo fino ad ora il nostro bottino surfistico è stato davvero misero, ma mai misero quanto la realtà quotidina di Patong. Dopo un'altro paio di giorni senza surf, con il morale del gruppo a terra, cediamo alla tentazione di noleggiare un jet ski. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe diventato un 'tow-at' trip? Siamo alla farsa, stiamo buttiando altri soldi nel tentativo di fare qualche foto su onde di trenta centimetri aiutati da una moto d'acqua. Dopo venti minuti di tentativi Burkard ferma questo folle progetto: fare foto con onde così è inutile anche con il jetski. Mentre raccolgiamo l'attrezzatura, sbucano sulla spiaggia quattro ragazze in bikini e si siedono sotto un ombrellone poco lontano. Per attirare la nostra attenzione una di loro batte le mani e si sfila la parte sopra del costume, poi si tocca il seno come a invitarci a fare lo stesso. Ridiamo imbarazzati. Siamo certi che si tratti di ragazze, ma un signore che sta a fianco a noi se la ride e ci chiede 'Vi piacciono i ladyboys?' e comincia a spiegarci nei dettagli le fattezze fisiche di queste povere persone che si fanno operare ai genitali pur di piacere ai depravati turisti occidentali. Lo squallore non ha limiti: interrompiamo subito il suo truce racconto e ce ne andiamo per non assistere alla solita compravendita di merce umana. Fortunatamente il cielo sta diventando sempre più scuro ed il vento aumenta. Sembra che il clima stia finalmente cambiando e abbiamo ancora qualche giorno a disposizione. In serata il cielo è compltamente coperto di nuvole nere, piove a dirotto ed il vento spazza tutta l'isola alzando finalmente il moto ondoso. Improvvisamente, la terra trema. O almeno così ci dicono, perchè noi non ce ne accorgiamo neppure. Una scossa di 8.4 gradi Richter sconvolge il fondale al largo delle coste di Sumatra. Questa e una serie di altre scosse uccidono ventuno persone e distruggono molti edifici a Bengkulu, in Indonesia. Il suolo si muove anche a Phuket ed il primo Ministro Surayud Chulanon lancia un allerta tsunami. È chiaro che si tratta solo di una precauzione, dal momento che Phuket è abbastanza coperta dall'isola di Sumatra. Nonostante questo la gente è spaventata e tutti ci dicono di stare fuori dall'acqua. È da quando siamo atterrati sull'isola che aspettiamo questo primo giorno di onde e non staremo certo fuori a guardarle. Sono veramente contento mentre osservo i ragazzi sfogarsi su queste onde Tailandesi e Burkard bruciare un rullino dietro l'altro. Nel frattempo arrivano piccoli tsunami in alcuni punti di Sumatra e sulle coste indonesiane, provocando un fuggi fuggi generale dalla costa verso le colline. Sembra sia arrivata la fine del mondo, terremoti, incidenti, tempeste, piogge torrenziali, tuoni, fulmini e cieli scuri. È un'atmosfera un pò angosciante ma finalmente ci sono le onde e non sono niente male. Un bagnino del posto arriva addirittura a sostenere che abbiamo azzeccato la mareggiata migliore dell'anno. Per i giorni successivi la pioggia non si ferma quasi mai, ma con questo caldo non dà troppo fastidio, vista anche la misura delle onde sempre divertenti. Tutta quest'acqua però non facilita il lavoro al pilota del McDonnell Douglas MD-82 della compagnia One-Two-Go che nel pomeriggio del 16 settembre porta 123 passeggeri e diversi membri dell'equipaggio da Bangkok a Phuket. Mentre sta atterrando sulla pista allagata l'aereo sbanda e si schianta al suolo incendiandosi. Muoiono ottantanove passeggeri per lo più stranieri, è il più grave incidente aereo avenuto in Tailandia negli ultimi dieci anni. La nostra partenza è prevista due giorni dopo, ma le autorità chiudono temporaneamente l'aereoporto causando non pochi problemi ai nostri voli di ritorno. Iniziamo a domandarci che cos'altro possa succedere in questo trip. Il giorno successivo pranziamo nell'hotel di propietà di un amico australiano. Ci racconta che diverse persone morte nell'incidente del giorno prima erano suoi clienti abituali ed avrebbero dovuto essere qui questa sera. Le autorità sostengono sia stata una forte raffica di vento particolarmente intensa a provocare l'incidente, lo stesso vento che ha portato le onde che tanto aspettavamo. Osservo atterrito il relitto annerito dell'aereo mentre decollo dall'aereoporto di Phuket, il nuovissimo e robusto Boeing 737 della Thai Airways mi rassicura nonostante il decollo sia un pò burrascoso. In pochi minuti siamo sopra le nubi mentre sotto di noi la tempesta continua a tormentare l'isola. Siamo arrivati senza sapere cosa aspettarci ed è successo un pò di tutto in questo surftrip. Solo ora che rivedo le foto sul computer di Chris, capisco quanto bella e contraddittoria sia questa parte di oriente.

Grazie alla Tourism Authority of Thailand

www.tourismthailand.org


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