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ADAPTIVE SURFING

a cura di Chiara Formenti Condividi SurfNews

7 Agosto 2008, aeroporto di Malpensa. È qui che comincia il mio volo verso le Hawaii e, a mia insaputa, verso una nuova consapevolezza. A questo stadio del viaggio la mia mente infatti è ricolma dei miti e dei semidei imposti dai media a noi comuni mortali. Il surf è Jaws, Waimea, Pipe, i gun pintail e le bambolette che ballano lo Hula, souvenir di un Olimpo surf apparentemente irraggiungibile. In capo a tre settimane, davanti allo stand di AccesSurf all'Ocean Fest di Honolulu, questa mia visione mitico-patinata avrebbe subìto un provvidenziale tracollo.

L'Ocean Surf Fest è un evento aggregativo organizzato annualmente dalla Duke Foundation ad Honolulu. Il programma prevede dimostrazioni di tutte le specialità, dal tandem alla canoa out-rigger e, non ultimo, l'Adaptive Surfing che nel 2008 terrà proprio qui la sua prima competizione. Lo spirito che si respira tra le onde della South Shore ed alla festa è diametralmente opposto alla 'vibra' violenta e machista della North Shore. Il surf qui è una benedizione per tutti, non ultimi coloro che, per problemi fisici o psichici, hanno difficoltà ad interagire col mare e le onde. È di queste persone che si occupa dal 2006 AccesSurf. Stupita da questo approccio iperdemocratico allo sport mi sono fermata a parlare con Mark Marble, fondatore di questa organizzazione no-profit, istruttore di surf nonchè specialista in terapeutica ricreativa con venticinque anni di esperienza. 'Lo spirito dell'Aloha tramandatoci da Duke' racconta poeticamente Mark 'consiste nel dividere il piacere delle onde con il prossimo. Noi abbiamo fatto di quest'idea una missione concreta ed ora stiamo tentando di promuovere il concetto di Adaptive-Surfing e portare il surf a chi ne ha veramente bisogno! Fortunatamente siamo subito stati affiancati da alcune ditte come SurfTech, Local Motion, Xcell, SurfCo e Crocs che hanno reso le cose più semplici. L'anno prossimo saremo anche ospiti alle gare del Tripple Crown, sulla North Shore, dove surferemo assieme ai migliori al mondo guadagnando grande visibilità.' Adaptive Surfing significa, basilarmente, rendere fruibili e sicure le spiagge e le onde per chi ha problemi fisici o psichici: dai grandi sorrisi e dall'atmosfera di festa dello stand mi accorgo che Mark sta riuscendo nel suo intento. 'I benefici che queste persone traggono dal contatto col mare' continua Mark 'possono essere sia terapeutici che strettamente ricreativi, in ogni caso, nelle nostre giornate in spiaggia, forniamo personale specializzato e tutto il materiale necessario per giocare nelle onde. Il nostro team è formato da surfisti, istruttori, terapeuti e lifeguard: la sicurezza ed il divertimento sono quindi garantiti'. Grazie alle conoscenze in tutti questi campi, i membri hanno sviluppato una serie di supporti tecnici e didattici capaci di far surfare praticamente chiunque, non solo i giovani e gli ex surfisti vittime di incidenti ma anche anziani e adulti, spesso con problemi mentali che mai avevano toccato una tavola. Ovviamente questo tipo di organizzazione richiede strumentazioni e conoscenze mediche specifiche. Ad esempio chi non può far affidamento sulle proprie gambe può usare tavole esplicitamente disegnate per il suo handicap. Grip antisdrucciolo, pinne morbide, maniglie sul nose e sospensori in gomma applicati alla tavola per sorreggere il busto durante la remata sono solo alcuni degli accorgimenti tecnici studiati assieme alle ditte produttrici. Prendere onde è solo uno degli aspetti del Adaptive Surfing. Per molti pazienti infatti la sabbia stessa è una barriera naturale invalicabile. Per loro è stato studiato lo 'Hippocampe', una sorta di triciclo che permette di raggiungere in sicurezza la battigia e le 'wheelchair beach-mat', passerelle mobili per carrozzine di cui sono già dotate varie spiagge ad Oahu. Tutte queste strumentazioni hanno però costi molto elevati. Una tavola customizzata può costare fino a duemila dollari ma posso assicurarvi che il prezzo di questi equipaggiamenti è poca cosa se confrontato alla gioia che portano. Chiunque entri in acqua ne esce con un enorme sorriso sul volto. E non potrebbe essere altrimenti visto che ogni partecipante ha un angelo custode che rema per lui, che lo accompagna verso l'onda giusta, che lo incita quando può 'fare da solo', che lo aiuta ad entrare ed uscire dal mare. La mia chiacchierata con Mark si trasforma presto in un invito a partecipare alla session prevista per la settimana dopo. Ho condiviso quindi la mia ultima surfata alle hawaii con loro ed è stato commovente. C'erano mamme, papà, mogli, amici a fare il tifo da riva ed altri volontari a distribuire la merenda e lavare le mute sulla spiaggia. Chi era in acqua rideva e si divertiva in un clima di comunanza e di reciproco supporto sempre più raro negli ipercompetitivi line up di tutto il mondo. Grazie a queste persone meno fortunate ho scoperto una democrazia superba: tra le onde nessuno è dawn, autistico o paraplegico, nessuno è 'normale' o 'diverso'. Ognuno è solo una persona, con una tavola, impegnata a divertirsi tra le onde assieme ad amici.

Visti i plausi ricevuti da AccesSurf negli Stati Uniti, Mark vuole rendere l'Adaptive Surfing una realtà mondiale. Per questo ha sviluppato un protocollo ufficiale per poter trasferire le proprie conoscenze a chiunque, anche in Italia, voglia condividere il suo sogno.

Per ulteriori info:

accessurfhawaii.org

mark@accessurf.org

chiara.pr@bluedistribution.com


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