Home Page
HAITIAN FIGHT SONG

a cura di Sam Bleakley Condividi SurfNews

È un corpo scuro quello di Haiti, scavato dalla furia degli eventi. Ma le sue ossa sono lucenti come madreperla, levigate dalla storia fino a brillare. Ciò che rimane del suo scheletro però, a tratti si mostra come in una danza Vodou. È un movimento che ti entra dentro come un tamburo africano. Cupo e diverso dalle orecchiabili melodie caraibiche. Capelli irrigiditi dal fumo di carbone, vestiti consumati dalla pietra arenaria e mani rese viscide dalle squame dei pesci: nella baia di Cap Haitien, una piccola folla di lavoratori movimenta la spiaggia. Le punte affilate del 'fire coral' fanno capolino lungo la barriera esterna. Icah Wilmot accende di spruzzi le onde di Ras Point lasciandosi alle spalle i pericoli del fondale con i dreadlocks che ondeggiano come un'aureola. Io parto sull'onda successiva e mi tengo alto, vicino al lip, per evitare qualsiasi contatto con le pericolose concrezioni. Le nostre due onde, le più lunghe della giornata, suscitano un certo clamore a riva. Il falò sulla spiaggia di colpo esala una nuvola di scintille rosse ed una ragazza, da poco iniziata ai riti del Vodou, simula una possessione iniziando una vorticosa e violenta danza. Velocità, improvvisazione e controllo del caos sono tutto ad Haiti, dentro e fuori dall'acqua.

COME UNA LAMA

'È il reef più pericoloso che io abbia mai surfato' commenta Tristan Jenkins, abituato ai granitici fondali della Cornovaglia. 'Una lezione di Vodou!' aggiungo io. I colori del corallo affiorante variano dal giallo al verde ed al marron. Con mareggiate piccole come questa, l'onda di Ras Point è un territorio di confine, una linea immaginaria al limite del caos. Un passo sbagliato e ci lasci la pelle, nel senso letterale del termine. Per restare a tempo con quast'onda devi muoverti veloce e viverla intensamente. Accettare i suoi eccessi come se fossero vecchi amici. Zed imposta una linea pulita su un'altra onda ma l'acqua si ritira da sotto la sua tavola spedendolo dritto sul corallo con la schiena. È il segnale che la marea è troppo bassa e che dobbiamo andarcene. Le tracce lasciate sulle rocce dalle precedenti mareggiate confermano che questo spot riceve onde ben più grosse e surfabili di queste. Ce ne andiamo puntando il motoscafo verso la spiaggia di Cormier, ad ovest di Cap Haitien, nostro quartier generale in questo viaggio ad Haiti. Il nostro capitano timona sicuro tra gli stretti canali del reef e ci deposita sani e salvi in spiaggia. Il suo datore di lavoro, Jean-Claude Dicquemare, è un vecchio lupo di mare approdato qui dopo una onorata carriera spesa alla caccia di galeoni spagnoli affondati. La baia di Cormier è anni luce lontana dall'idea di resort turistica. Cormier fu scoperta da Colombo nel 1492, poco prima di fondare il primo insediamento del nuovo mondo ad Hispaniola. È una baia splendida e non è cambiata molto da allora. L'immagine apocalittica che i media mondiali stanno dando di Haiti ha però bloccato qualsiasi attività turistica locale. Siamo i primi veri viaggiatori ad arrivare qui da molto tempo. Il ristorante e la piccola guest-house sono mantenuti in vita solo dagli impiegati delle Nazioni Unite e delle associazioni non governative che, saltuariamente, passano qui il fine settimana. Ovviamente la cucina è spenta ed arrugginita vista la penuria di clienti. Conscio delle due ore che ci separano dalla cena Tristan chiede una banana alla cameriera. Dopo pochi minuti la ragazza torna con una stecca da biliardo ed uno sguardo confuso. 'Posso avere un po' d'acqua, s'il vous plait' Tristan ci riprova. 'Chicken?' risponde la cameriera. 'Avevamo ordinato pesce per cena' ribadisce energicamente John riportando ordine tra le ordinazioni. Non importa quanto fluente sia il tuo francese, l'accento creolo rende molto difficile la comunicazione. Fortunatamente il pesce arriva dopo poco ed è un trionfo di aragosta, ceviche e dentice. La mattina seguente ci prepariamo a surfare Ginsu, un'onda di fronte a casa che trae il suo nome dalla celebre marca di coltelli americani. Ginsu infatti è affilata come un pugnale a doppio taglio. Se non vieni steso dalla lama dell'onda, molto probabilmente cadrai vittima del corallo. Il nome glielo ha dato Russell Berhmann, il migliore tra i surfisti di Haiti, dopo i primi incontri con il pericoloso fondale. Nonostante abbia lavorato a lungo negli Stati Uniti, Russel ha scelto di vivere stabilmente sulla sua isola natale. Preferisce le onde della costa meridionale ma ci conferma che Ginsu è il reef più potente dell'isola. Destre perfette di circa un metro piegano sul point e srotolano lineari come un giro di basso, facili da seguire come l'inizio di 'Haitian Fight Song', la canzone scritta dal jazzista Charles Mingus per condannare la schiavitù a cui questa popolazione era soggetta. Le sezioni interne hanno però un'altro ritmo e nel giro di pochi metri l'onda si trasforma in una complicata melodia di sezioni. Il close-out finale, come gli ultimi accordi nella celebre canzone, è un crescendo di pericolo e di castigo in pieno stile Haitiano. I seguaci del Vodou amano vivere intensamente e spesso abbandonando facili melodie per pericolose e complesse digressioni. Gli haitiani amano corteggiare la propria morte. Questa destra richiede la stessa attitudine. I tagli provocati dal fire-coral bruciano come tizzoni e tutti ne abbiamo parecchi su mani, gambe e piedi. Quando il sole sparisce dietro i monti, giro la tavola con la pinna verso l'alto ed attraverso la selva di ricci di mare che mi separa dalla riva nuotando in punta di dita. La strada per casa, scavata nella roccia arenaria, attraversa piantagioni di banane incrostate di sale e piccoli recinti dove maiali e capre si preparano alla notte. Seguo a ritroso il ruscello fangoso. Davanti ad una capanna due pescatori giocano a domino. I galli da combattimento riposano nelle gabbie in attesa della sfida di domenica prossima. Un camion delle Nazioni Unite passa in una nuvola di fumo. Una biscia scivola dalla strada nella giungla al suo passaggio. I pescatori sulla spiaggia, però, sono ancora al lavoro. Stanno smantellando la chiglia di un relitto per ricavarne materiale da costruzione e si muovono ritmicamente, intonando in coro una canzone creola. Il ritmo del Vodou li aiuta, come al tempo della schiavitù, a sopportare la fatica.

CAP HAITIEN

Cammino contemplando le stratificazioni storiche di questa città. Persiane semidistrutte pendono dai cardini malfermi cigolando in lingua creola. Dai balconi cadono calcinacci ed anche il colore degli edifici sta svanendo, cancellando lentamente il passato da ex colonia. Siamo gli unici turisti a visitare Cap Haitien ma non ho nessuna paura a vagare per il centro. St. Domingue (così era chiamata Haiti dai francesi) era conosciuta come 'La Perla delle Antille' e rappresentava la colonia più importante della Francia. Da qui venivano zucchero, rum, caffè e cotone. Cap Haitien o, come la chiamano i locali, Le Cap, era una piccola Parigi caraibica. Quel fascino alla New Orleans non è ancora totalmente tramontato. 'Le cose si muovono veloci qui' commenta Icah guardandosi attorno, 'questa non è certo l'atmosfera rilassata che ci si aspetta dalle spiagge caraibiche!' Anche se la sua amata Kingston, in Jamaica, è poco più a sud, il giovane Icah (di padre haitiano) considera Haiti la più strana tra le Grandi Antille. Le strade del centro si dipanano a metà tra caos ed ordine. Con la testa carica di mercanzie, i commercianti camminano agilmente sopra cumuli di spazzatura. Sulle loro bancarelle si trova di tutto, dal filo interdentale agli abiti da sera. Perle di sudore brillano sulla pelle scura dei facchini. Un cesto pieno di ricambi meccanici viene spostato all'avanzare di un carico speciale. Su di un carretto spinto a mano, un enorme blocco di ghiaccio si apre la strada tra la folla. Un maiale grugnisce mentre viene issato su un carretto assieme ad un carico di banane verdi. Farmacisti ambulanti presentano i loro prodotti urlando dal marciapiede. 'Guarda quel tipo!' esclama Tristan'Trasporta cilindri di acetilene in moto!'. Tristan in Inghilterra lavora come pompiere e sa bene che le bombole di acetilene, un gas usato per saldare, se lasciate cadere esploderebbero all'istante. Proprio allora il centauro prende una buca, barcolla, poi apre l'acceleratore e riprende la traiettoria! 'Nei pompieri ci insegnano a stare ad almeno 200 metri da quella roba' aggiunge Tristan 'se fosse caduto saremmo saltati per aria!'. Il traffico è vivissimo in centro. Uno sciame di pick-up trasformati in taxi affollano i marciapiedi caricando e scaricando passeggeri. Sulle fiancate spiccano scritte di ispirazione cristiana come Jesus Roi des Rois o Dieu avant tous. Le auto e le moto si sfiorano mille volte senza il minimo incidente. Un gruppo di ragazzini, d'improvviso, esce da una scuola ed invade la strada con grida festose. Le loro uniformi immacolate brillano di pulizia tra le catapecchie e la spazzatura. Il puzzo di rifiuti maturi riempie l'aria. In alcuni quartieri la popolazione li ammucchia al centro della strada per protesta contro il governo che da un mese non riallaccia la rete elettrica. Rientriamo alla base giusto in tempo per lavare via la fuliggine nelle eletrizzanti onde di Ginsu.

ROYAL CARIBBEAN

Google Earth fornisce un'idea precisa di coste difficilmente raggiungibili ed è utilissimo nella ricerca virtuale di onde. La differenza tra ricerca virtuale ed esplorazione reale diventa però evidente in situazioni come questa. Il carburante, ad esempio, non è sempre garantito ad Haiti. La benzina viene spesso allungata col kerosene e trovare un pieno 'pulito' può essere un'impresa. Dopo aver drenato il serbatoio Tony, amico di Russell e nostro accompagnatore, mette in moto il Cherokee e prende la strada per la Baia d'Acul. Circondata da montagne alte e riparata dai venti dominanti, questa insenatura offrì riparo a Cristoforo Colombo durante il suo primo viaggio. La sua nave ammiraglia, la Santa Maria naufragò su un reef poco lontano da qui. La ricerca della sua àncora è motivo di sfida per i cacciatori di tesori. Il villaggio, la foce del ruscello e la foresta di mangrovie fanno da anfiteatro ad una bella sinistra. Dalla cima del monte, una nuvola di vapore salmastro domina la spiaggia. Fortunatamente il vento è da terra alla foce del fiume. 'Con tutta quest'acqua dolce non ci sarà corallo anche qui!' dico a Tristan mentre entriamo in mare. Esatto! La foce del fiume non è un ambiente ideale per il corallo ma i ricci di mare la adorano! Indenne fino ad oggi, Zed pianta un profondo cut-back sulla sua prima onda ma al cambio di rail la tavola colpisce una roccia, il leash si taglia e Zed rimane a carponi sulle lame taglienti. Tento di recuperare la tavola a nuoto, spinto da una schiuma che a malapena copre il reef. Con un piede aggancio la sua tavola e la trascino verso il largo mentre con la mia tento di farmi strada tra le manine di roccia. Arrivo sul line-up con tre dita quasi completamente prive di epidermide. In dieci minuti entrambe le tavole sono invecchiate di un anno! Per surfare questo spot in sicurezza serve una grossa mareggiata da nord. Allora le onde raggiungono il canale di acqua fonda e srotolano placide. Ma non oggi. Mentre raggiungiamo la riva sanguinanti, una enorme nave entra in rada coprendo la visuale dell'orizzonte. Si tratta della Royal Caribbean una nave da crociera alta come un palazzo di dieci piani. I pescatori, sulle barche, si fermano a guardare questo mostro marino avvicinarsi. La baia di Labadie ha fornito, dai tempi dei bucanieri, un facile ancoraggio ed una sicura fonte di acqua dolce. Le rovine di una cappella, una taverna ed alcune baracche offrono uno scorcio di quello che poteva essere la vita allora. Peccato che queste tracce del passato facciano ora parte di un enorme parco tematico, protetto da pareti in ferro alte tre metri e sorvegliato da guardie armate. A pochi metri dalle capanne dei pescatori, finti iceberg, jetski e giostre acquatiche di tutti i tipi intrattengono i facoltosi turisti della Royal. Gli ingranaggi di questo enorme divertimentificio sono oliati con alcol, crema abbronzante e soldi sporchi. Le lance lasciano l'approdo privato e depositano duemila turisti sulla nave. La loro vacanza ad Haiti è appena finita ma molti neppure sanno come si chiama la baia dove si trovano. Pensano di essere a Labadie Island, un'isola che esiste solo sui depliant turistici. È difficile vendere Haiti come paradiso delle vacanze, specialmente dopo l'attacco mediatico dei paesi occidentali. Le uniche a beneficiare della situazione sono state le compagnie di crociera straniere. Il sito della Royal Caribbean, ad esempio, mistifica questo posto parlandone come di un'isola segreta al largo di Hispaniola. Nulla di più falso. Negli ultimi vent'anni agenzie come questa hanno gestito la maggior parte delle entrate turistiche di Haiti. Il governo percepisce dalla Royal Caribbean 30 mila Dollari alla settimana ma i locali assoldati non raggiungono le cinquecento unità. Intanto sulla nave gli ospiti consumano in una settimana più cibo e alcolici di 35 mila Haitiani. La schiavitù tanto condannata da Mingus si è solo trasformata. Tentiamo di raggiungere la spiaggia del parco tematico via mare ma l'entrata costa trenta dollari, circa un ottavo dello stipendio annuo di un Haitiano. Non insistiamo neanche e ci spostiamo di una baia verso ovest, nel villaggio di Labadie, una piccola comunità di pescatori distinguibile per le case dai colori sgargianti. Facciamo un giro in una atmosfera accogliente e rassicurante. Le donne anziane che lavorano nei piccoli negozi sulla strada principale ci inquadrano subito. Una volta capito che non facciamo parte dei turisti della Royal Caribbean, ci invitano in casa per un sorso di Barbancourt, un rum dal gusto vellutato, invecchiato in botti di quercia haitiana. Il giorno seguente decidiamo di visitare la cittadella fortificata poco fuori Cap Haitien, un luogo che i turisti occidentali hanno ormai abbandonato ma che, proprio per questo, mantiene inalterato il suo fascino rivoluzionario. Seduti nel retro del pick-up attraversiamo a cielo aperto il centro. 'Ciao bianco! Sembri Michael Jackson' ci urla un haitiano scurissimo mentre attendiamo ad un incrocio. In pochi minuti le nostre facce bianche vengono coperte da uno strato di fuliggine nera prodotto dagli scarichi delle auto e dal carbone dei camini, almeno così siamo meno riconoscibili! La fuliggine sparisce manmano che la jeep si arrampica sul monte lasciando presto il posto al profumo di giungla. Alcune aree, in verità molto piccole, sono state deforestate per produrre carbone. Una scritta in francese sul libro degli ospiti, all'entrata della cittadella, la dice lunga sulla travagliata lotta di liberazione intrapresa due secoli fa dal popolo haitiano. Recita: 'Un giorno forse i francesi torneranno!'. Henri Christophe, il padre della repubblica haitiana prese parte alla rivoluzione antischiavista del 1791 e condusse il paese alla libertà scacciando i francesi e proclamando la prima repubblica 'nera' nel 1804. Fu lui, divenuto presidente, a commissionare questa roccaforte per difendere la città dal ritorno dei francesi. I cannoni del forte dominavano l'Atlantico ma Napoleone non arrivò mai fino qui e, dopo il suicidio di Henri, la fortezza venne abbandonata e lasciata al suo corso naturale. 'Perchè è in uno stato così penoso?' chiedo alla nostra guida indicando i danni subiti dalla struttura, 'È stata forse bombardata?'. 'No. È caduta per colpa di un terremoto.' risponde perentoria la nostra guida. Pago la sua parcella, compro il set di cinque flauti di bambù che tenta di vendermi e gli allungo anche una buona mancia sperando che serva a placare le ire Vodou di quest'isola.

AL CONFINE DEL CAOS

Le vicissitudini politiche recenti hanno lasciato tracce nella vita di tutti. Al nostro ritorno alla base ne parlo con Russell, il surfista locale, bevendo una birra Prestige. 'Ho perso due cugini che avevano deciso di protestare' dice Russell giustificando il suo disimpegno politico. 'Ci sono state sparatorie anche oggi in città, dopo un paio di anni di calma. La gente ha saputo che neanche per Natale ci daranno energia elettrica ed ora se la prende con le Nazioni Unite e con chiunque gli capiti a tiro. Non si tratta di veri scontri armati ma di barricate e cortei, la gente vuole essere ascoltata!'. Il bar a Cormier bay possiede un suo generatore e per questo è diventato un punto di incontro per i businessmen di Cap Haitien. Due di loro, Max e Nicholas, stanno bevendo una birra sul patio, ne approfitto per fare qualche domanda sulla insurrezione di quattro anni fa contro il presidente. 'Ci furono problemi certo, i rivoltosi presero Cap Haitien e distrussero l'aeroporto. Ma non assediarono mai il nord del paese come i media stranieri hanno detto.' Tony si inserisce nel discorso e ci racconta di quando i ribelli lo aggredirono in città ferendolo gravemente ad un braccio ed alla testa col machete. Perse i sensi in auto con la figlia di otto anni sul sedile posteriore. Quando si svegliò era in ospedale, lo avevano portato al pronto soccorso gli stessi rivoltosi che lo avevano colpito. 'Adesso la situazione è stabile e da tempo non succede nulla o quasi' aggiunge la fidanzata di Max, 'ho gestito la croce rossa nel nord del paese per gli ultimi sedici mesi ed ora il lavoro è davvero finito. Ovviamente è meglio così.' Questi ultimi incontri confermano che ad Haiti, la vita corre sul bordo del caos. Dall'aereo che ci riporta a Miami guardo i tetti della capitale e le spiagge appena surfate. La città brilla nella pioggia come ossa lucide. Lo scheletro di Haiti si rivela a noi per l'ultima volta.


Ricerca SurfNews
Articoli
IL PROGETTO NAMASKAR INDIA

Supportato da: Carhartt, Globe, Zoo-York.

Non capita a molti nell'ingolfato ...
ADAPTIVE SURFING

7 Agosto 2008, aeroporto di Malpensa. È qui che comincia il mio ...
HAITIAN FIGHT SONG

È un corpo scuro quello di Haiti, scavato dalla furia degli eventi. ...
COMORE

Le Isole della Luna

'Calammo l'ancora in un canale del reef ai lati ...
ASPETTANDO IL LIBECCIO

Dopo aver parlato delle bizzarrie del Maestrale (vedi 'Alla Corte di Re ...
DISTRUGGERE SANTOSHA

La storia di un non viaggio e di un non-luogo.

Dove il deserto sfuma ...
SEMANTICA OCEANICA

Blair McNamara

Surfista, pittore, fotografo e gallerista, Blair ...
Archivio magazine »
Scarica gratis Surfnews Magazine