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LA PRIMA VOLTA DI PEPPINO

a cura di Sam Bleakley & Roger Mansfield Condividi SurfNews

Un gelataio italiano, trent'anni di onde ed un enorme sogno

Newquay, Cornovaglia, il sole basso infuoca un caldo pomeriggio estivo. La silhouette di un surfista, solo tra le onde di Great Western Beach, nuota verso la terza del set. Le creste sono alte circa un metro, pennellate dalle raffiche di un fresco vento da terra. Steso, a livello del mare, sembrano file di case, in marcia verso riva ma lui non ha paura. L'ombra inizia a planare, prona, poi in piedi. Trova stabilità sulla sua enorme tavola ed accelera producendo il tipico fruscio delle tavole vuote mentre la schiuma frizza dietro di lui. Nessun off-the-lip, nessun nose-ride, nessuna manovra durante questa paleo-planata, solo una posa ieratica ed un grosso sorriso. C'è poco da stupirsi: è il 1941 ed il surfista in questione è Peppino 'Pip' Staffieri, un ventitreenne di origini italiane che neppure ha parole per descrivere quello che sta facendo. A 163 anni dalle prime testimonianze del capitano Cook in Polinesia, il surf ufficialmente sbarca in Europa, proprio attraverso questo umile gelataio di origini italiane. Peppino non avrebbe mai immaginato in quell'assolato pomeriggio del '41, quale importanza avrebbe avuto quella timida prima planata nella coscienza collettiva del surf europeo.

IL PUNTO ZERO

Negli ultimi dieci anni Roger Mansfield, campione del surf britannico degli anni '70, ha compiuto lunghe ricerche per il suo libro The Surfing Tribe: A History of Surfing in Britain in uscita ad inizio 2008 ed io (Sam Bleakley) ho avuto il piacere di aiutarlo in questa impresa editoriale che tenterà di riassumere la storia del surf nel Regno Unito proprio a partire dalla storia di Peppino Staffieri. Ovviamente, un libro come questo, non potrà mai essere esaustivo: la storia dello sport è costituita infatti da infiniti episodi e nasconde più segreti di quanti non ne riveli. Lo stesso questa foto di Pip, scattata nell'estate del '41, dimostra che il surf nel vecchio continente ha radici più profonde ed estese di quanto molti credessero. Secondo Mansfield l'immagine in questione, quella che apre questo articolo, è la prima evidenza fotografica di stand-up surfing in Europa. La scoperta sicuramente apre nuovi canali esplorativi nella nostra identità storica. Questo gelataio di origini italiane ha, infatti, avuto un importante ruolo nella storia del surf britannico ed europeo.

IL GELATAIO E GLI DEI

La famiglia Staffieri era emigrata in Inghilterra prima della nascita di Peppino per fuggire alla miseria del meridione italiano ed aveva trovato una sua dimensione lavorativa a Newquay dove produceva e vendeva gelati ai ricchi turisti che proprio allora iniziavano a frequentare le spiagge della Cornovaglia. 'Pip' arrivò a Newquay il 5 Agosto del 1918, poche settimane prima che il padre morisse al fronte, combattendo per le Forze Alleate. La fine della Prima Guerra Mondiale e la ripresa economica favorirono la nascita della balneazione e del turismo costiero. La costruzione della Great Western Railway rese le spiagge del sudovest accessibili per un numero sempre crescente di persone. Il Bellyboarding (che consisteva nel cavalcare le onde proni su una piccola tavola di legno senza pinne) era appena stato importato dalla Francia dove i soldati inglesi avevano combattuto fianco a fianco con commilitoni sudafricani già esperti in questo passatempo. 'Giocare nelle onde', così veniva chiamato allora questo passatempo estivo, in pochi anni divenne una moda in Cornovaglia, tanto da venir sfruttato dai giornali per promuovere le nuove e 'romantiche' località di Devon e Newquay. Con nove spiagge a sua diaposizione, il giovane Peppino crebbe a stretto contatto con l'oceano. Anche se la muscolatura della sua gamba sinistra era stata compromessa dalla poliomelite, Pip presto divenne un esperto nuotatore. La sua routine di allenamento includeva un percorso in mare lungo oltre un miglio. Quando aveva un po' di tempo, Peppino indossava il suo costume da bagno, si lasciava alle spalle Towan Beach, circumnavigava l'isoletta di Dane Rock per poi tornarsene a riva poco prima del tramonto. La vita dei giovani della working class non era nulla di semplice negli anni '30. Durante il giorno Peppino vendeva gelati sul lungomare utilizzando un carretto-frigo trainato da un Pony. Nelle ore destinate alle abluzioni custodiva le cassette di sicurezza in cui i bagnanti riponevano gli abiti prima di entrare in acqua. L'unico tempo che il lavoro gli lasciava erano le sere d'estate, quando, dopo una nuotata assisteva ai cinegiornali nel Pavillion Cinema, proprio sopra la sua Towan Beach. Una di queste proiezioni toccò profondamente il giovane Peppino: mostrava una gara, in Australia, dove imbarcazioni di sei metri a remi si sfidavano tra onde molto simili a quelle che, tutti i giorni, vedeva davanti a casa. Le barche, risaliti i frangenti, doppiavano una boa e tornavano a riva sfruttando il moto ondoso, urtandosi e spesso affondando tra i flutti. La folla al Pavillion andava pazza per queste immagini. Per l'animo focoso del giovane italiano fu amore a prima vista! Immediatamente iniziò ad uscire in mare con un bellyboard poi, curioso di trovare sistemi più eccitanti per cavalcare le onde, si unì ad un gruppo di ragazzi che da tempo costruiva, ed usava, canoe di stoffa e legno. Fu un grande passo in avanti per Peppino, la canoa lo tenne impegnato fino al 1936 quando, sfogliando un tomo della Enciclopedia Britannica (edizione del 1929) vide un'immagine di surfisti a Diamond Head (Hawaii) con la didascalia che recitava: 'hawaiiani in piedi sulle loro tavole, spinti dalle onde verso riva, come Dei.' Immediatamente Pip decise di emulare questi 'Dei Polinesiani' e cavalcare, finalmente in piedi, le onde che già aveva imparato a surfare da sdraiato.

FRAMMENTI PARALLELI

Senza che Peppino potesse immaginarlo, un'altro bretone in quegli anni stava sviluppando un'interesse per il surf 'hawaiiano'. Jimmy Dix era dentista e viveva molto lontano da Newquay, a Nuneaton nello Warwickshire, 30 km ad est di Birmingham. Il suo salario e la sua estrazione sociale gli permettevano però di passare le vacanze estive in Cornovaglia. Come molti allora, Jimmy amava prendere onde col bellyboard ma, avendo visto le stesse immagini di Pip dalla Enciclopedia Britannica, pensava, come lui, che cavalcare 'prono' non rendesse giustizia a questo sport. Determinato a cavalcare onde in piedi come gli hawaiiani, Jimmy scrisse una lettera al Outrigger Canoe Club di Waikiki sulla costa meridionale dell'isola di Oahu (Hawaii) in cui spiegava le sue ragioni sul surf in Inghilterra e chiedeva i dettagli tecnici per la costruzione di una tavola. Lo Outrigger Canoe Club era stato creato nel 1908 dal surfista bianco Alexander Hume Ford con lo scopo di 'mantenere vivo e preservare l'antico sport di surfare con la tavola'. Differentemente dall'altro club attivo ad Oahu all'epoca (lo Hui Nalu fondato nel 1911), lo Outrigger Canoe Club era supportato da persone facoltose. Possiamo solo immaginare quale sia stata la reazione dei probiviri del club alla curiosa richiesta giunta dall'Inghilterra. Di sicuro avranno trovato inusuale l'idea di fare surf tra le acque del freddo Atlantico e così, invece di spedirgli i dettagli tecnici, gli spedirono direttamente una tavola! La pesante cassa arrivò a Nuneaton nel 1937. Conteneva una tavola di legno del modello 'hollow' lunga oltre quattro metri, pesante quasi trenta chili e perfettamente assemblata da Tom Blake in persona. La coperta era stata decorata a mano con una mappa delle isole Hawaii e la dedica 'To the people of Great Brittain' autografata da Blake stesso. Come il celebre Duke Kahanamoku (campione del mondo in varie specialità e primo ambasciatore del surf) anche Tom Blake era un nuotatore di alta caratura. Appena Tom si trasferì alle Hawaii venne fortemente influenzato dal Duke imparando a surfare e a costruire tavole. La sua invenzione, cioè le tavole 'hollow', rappresentarono un importantissimo passo in avanti rispetto alle tavole in legno pieno unsate fino ad allora. La sua tavola dovette sembrare un oggetto avvenieristico al suo arrivo in Inghilterra. Jimmy Dix subito costruì una replica più piccola per sua moglie e quando arrivò l'estate del 1938, le legò entrambe sulla sua Alvis Sport e guidò fino a Newquay ansioso di provarle. Alcuni giorni dopo Staffieri vide le due tavole abbandonate sulla spiaggia. 'Stavo trascinando il pony col carretto dei gelati verso il porto quando vidi quei due legni!' ricorda Pip. 'Rimasi esterrefatto! Una era più piccola e rozza ma l'altra era bellissima! Un'opera di alta falegnameria, lunga quattro metri e con disegnata, in coperta, una mappa delle isole Hawaii. Decisi immediatamente di costruirne una uguale.' Il lavoro sulla spiaggia però impegnava a tempo pieno il giovane gelataio che, costretto a proseguire lungo la spiaggia non ebbe neppure il tempo, quell'estate, di incontrare i padroni delle tavole. Pip impiegò circa due anni per elaborare il progetto, trovare il materiale giusto e costruire la tavola dei suoi sogni. La finì nel 1940 a 22 anni. La tavola era lunga 4,15 metri ed era sensibilmente più larga di quelle costruite da Blake. Peppino aveva usato fogli di legno spessi quasi un centimetro, attaccati ad una intelaiatura di quercia tramite viti di ottone e successivamente sigillati con vernice impermeabile. Da asciutta la tavola pesava cinquanta chili ma una volta bagnata superava i settanta ed aveva un tappo sulla prua per far uscire l'acqua. 'Era impossibile trasportarla a mano' ricorda Pip 'così ho dovuto costruire un carretto con il telaio di una bici, per portarla su e giù tra le spiagge.'

ABSOLUTE BEGINNERS

La definizione di 'absolute beginner' calza a pennello per il giovane Staffieri visto che dovette costruire ed imparare ad usare la sua tavola completamente 'al buio', senza alcun esempio da seguire. 'Spingevo a piedi la tavola fino a quando l'acqua arrivava al collo poi, tra un'onda e l'altra, nuotavo a più non posso verso il largo. Quando le onde mi rompevano in testa, saltavo giù e prendevo la tavola per la punta spingendola sotto la schiuma. Avevo molta confidenza col mare e aspettavo le onde più grosse al largo, senza pensare ai pericoli, alle correnti o alle rocce. Conoscevo la baia come le mie tasche visto che ci nuotavo quotidianamente. Prendevo le onde molto presto, perchè la tavola planava subito. All'inizio restavo sdraiato fino a riva ma presto riuscii a salire in ginocchio e poi finalmente in piedi! Che emozione! Specialmente quando riuscivo a stare sull'onda fino a riva. Successivamente imparai ad angolare la tavola lungo la parete ed è li che mi è venuta l'idea di mettere una piccola deriva sulla poppa per stabilizzare la corsa.' La deriva di legno che Peppino posizionò sotto la sua tavola fu una soluzione intuitiva che ha, però, un'importanza globale. Tom Blake stesso, accreditato da molti come l'inventore della pinna, aveva iniziato ad utilizzare questo accorgimento solo cinque anni prima. 'Non voglio che pensiate che io fossi un bravo surfista!' ha detto con modestia Peppino molti anni dopo quella prima onda, 'non facevo nessuna di quelle acrobazie che fate voi surfisti adesso! Alcune onde le surfavo sdraiato o in ginocchio e quando potevo mi mettevo in piedi. Era la cosa più eccitante che avessi mai fatto!' Nel 1941, all'età di 23 anni Peppino fu immortalato mentre surfava alla spiaggia di Great Western. Era la prima foto di surf scattata in Europa. Nella stessa estate Jimmy Dix vide Pip surfare e l'anno dopo andò a fare due chiacchiere proprio a casa sua. All'epoca era inusuale che due persone di classi sociali diverse si frequentassero ma nonostante il gap socio-culturale che divideva il gelataio emigrato dal dentista della upper class inglese, i due passarono un paio di ore piacevoli. 'Dix mi raccontò che era rimasto folgorato da una foto di surfisti hawaiiani e che aveva ricevuto la tavola direttamente da un club hawaiiano senza però saper specificare il nome del donatore. Mi disse anche che costruire una tavola era stato facile in confronto ad imparare ad usarla. Surfare si era dimostrato difficilissimo per loro. Mi fecero vedere alcune foto che li ritraevano sdraiati sulla tavola ma mai in piedi.' Non sappiamo al momento se il signore o la signora Dix abbiano mai preso onde in piedi, le nostre ricerche per rintracciare membri della famiglia non hanno sortito nessun risultato quindi dobbiamo fidarci di quello che ha raccontato Pip sul loro conto. Sfortunatamente, Pip e Jimmy non ebbero l'opportunità di surfare assieme. L'estate era stagione di lavoro per l'italiano che, finito il turno col carretto dei gelati, entrava in mare proprio mentre il ricco inglese consumava la cena, assieme alla famiglia, nel suo hotel. Mentre per Jimmy il surf era una passione da coltivare in vacanza, per Pip cavalcare onde era diventato uno stile di vita. In quella piccola comunità di tre surfisti già possono intravedersi le categorie di 'locale' e 'surfista dei weekend' che tanto caratterizzeranno il surf nei decenni a venire.

POST WAR SURF-DREAM

Con l'arrivo della Seconda Guerra Mondiale però, la passione di Peppino per le onde diminuì fino a sparire. La miseria causata dal conflitto e le scarse opportunità sociali spensero sul nascere questo incipit del surf. L'Inghilterra dovrà aspettare ancora quindici anni prima di una nuova rinascita dello sport. A metà degli anni '50 un nuovo impulso arrivò dall'Australia, più precisamente da Alan Kennedy, un rappresentante della Surf Life Saving Association of Australia. Nel suo tour dimostrativo in Inghilterra Meridionale, Kennedy promulgò con fervore da evangelista la creazione di club per il salvamento in mare, sullo stampo di quelli già esistenti in Australia. Il tempismo della sua visita non poteva essere migliore: con la ripresa economica degli anni '50 era cresciuta di nuovo l'affluenza alle spiagge e con essa i casi di annegamento. Questa situazione favorì la nascita, nel 1955, della Surf Life Saving Association of Great Britain. Negli anni successivi i club di salvamento ad essa associati crebbero in numero, attirando tra le proprie fila proprio i surfisti che, in quell'epoca, iniziavano a ripopolare le onde di Peppino Staffieri. È interessante notare come in Inghilterra la cultura 'alternativa' del surf nacque proprio dalla necessità di sicurezza sulle spiagge. I surf-ski e le lunghe tavole da paddleboard erano tradizionalmente usate come attrezzi da salvataggio e furono proprio queste tavole a cavalcare le prime onde degli anni '50. Del resto la tentazione di abbandonare la posa prona ed alzarsi in piedi spinti da un'onda verso riva era troppo forte. Il surf era sul punto di esplodere sulle spiagge inglesi. In Australia il binomio surf-salvamento era terminato con la nascita della Australian Surf Board Association. Per meglio contestualizzare il momento storico bisogna ricordare che nel 1956 un team di lifeguard capitanato dai surfisti di Malibù, Tommy Zahn e Greg Noll, fece una dimostrazione di surf a Sydney, nella quale i giovani californiani mostrarono le nuove tecniche di surf su tavole leggere e maneggevoli. Le famose tavole 'Malibu Chips' usate da Noll all'epoca erano molto più maneggevoli dei vecchi 'hollow' e dei pesanti paddle-board usati fino ad allora. La libertà espressiva ed i nuovi materiali utilizzati (principalmente la fibra di vetro) facilitarono la diffusione del surf in tutto il mondo. Con l'arrivo degli anni '60 anche Peppino tornò finalmente in mare ma non fu a Newquay. A 42 anni di età si unì ad una crociera attorno al mondo, un lungo viaggio in nave acquistato con anni di duro lavoro, che lo portò a visitare molte isole del Pacifico. A Waikiki, punto zero del surf hawaiiano, affittò una tavola di 10ft in fibra di vetro e la provò sulle placide onde della baia tanto cara al Duke. Anche se nel 1960 erano già presenti comunità surf evolute in Francia, sull'Isola di Jersey ed in Inghilterra, Pip fu il primo britannico ad usare una tavola in vetroresina. Grazie a quel viaggio il primo surfista in Europa, finalmente riusciva a coronare il proprio sogno, quello nato trent'anni prima di fronte alle immagini degli hawaiiani nell'Enciclopedia Britannica. Al suo ritorno a Newquay, proprio mentre il surf diventava uno sport di culto sulle spiagge di tutta Europa, il karma surfistico di Pip si estinse.

IL PENSIERO LIBERO

Il costante flusso di lifeguards australiani e sudafricani impiegati d'eatate nel salvamento, favorì un fervido scambio di conoscenze tecniche. Il surf era divenuto uno stile di vita in netta contrapposizione con il clima austero del dopoguerra. La rivoluzione sociale della metà degli anni '60 favorì la nascita di una generazione aperta di vedute, votata al 'free-thinking' ed influenzata dalla Beat Generation di matrice americana. Per il surf e per tutta la gioventù inglese, gli anni '60 furono un periodo di positiva rinascita. Il surf partorì una sua cultura, un linguaggio peculiare ed un set di valori che lo caratterizzano ancora oggi. Attorno al 1965 Peppino era ancora famoso per i suoi gelati, notoriamente i migliori di Newquay. Abbandonato il vecchio carretto trainato dal pony, Pip parcheggiava il suo nuovo van proprio di fronte allo spot e vendeva gelati tenendo un'occhio ai surfisti in acqua. Nel tempo libero iniziò a costruire barche in legno e, al momento del suo pensionamento, riuscì a realizzare un altro dei suoi sogni. Negli anni aveva costruito interamente a mano, uno splendido yacht di legno chiamato Symmetria che lo accompagnò in vari viaggi oceanici. Riflettendo sul surf moderno in un'intervista rilasciata nel 2004 Peppino ebbe modo di dire: 'Non avrei mai pensato, neppure nella mia più fervida immaginazione che quello che facevo io, negli anni '40 potesse avere un seguito così grande. I surfisti oggi hanno molto più tempo da dedicare alle onde di quanto ne avessi io. Ai miei tempi il lavoro richiedeva un impegno totale, senza contare che non avevamo neppure le mute che avete oggi. Quando faceva freddo io mi mettevo un gilet di lana! Mi fa sempre piacere vedere le evoluzioni sulle onde, le trovo fantastiche!'

Pip passò a miglior vita il 28 Giugno 2005, a ottantasei anni di età, nella stessa casa di Newquay dove aveva sempre vissuto. Tra i tanti messaggi pervenuti all'obitorio questo, di un anonimo surfista, fu particolarmente toccante: 'Pip, Grazie per aver costruito una tavola ed aver surfato. La tua scomparsa segna la fine delle umili radici del surf britannico.'
Il surf significa tante cose diverse per molte persone oggi. Ognuno ama e surfa una sezione diversa dell'onda della vita, con la schiuma della memoria dietro ed una parete aperta e verde davanti su cui disegnare il futuro. Quella di Peppino Staffieri è solo una delle tante sezioni di questa onda infinita. Una delle tante storie semi-dimenticate che hanno creato il surf europeo. Ricucire percorsi culturali come quello di Pip è cruciale per la nostra coscienza di surfisti perchè solo apprezzando le nostre origini, per quanto umili, possiamo affrontare senza paura l'onda del futuro.


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