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SO FAR SO CLOSE

a cura di Stefano, Davide, Andreas, Francesco, Silvia. Condividi SurfNews

La scelta di questo tratto di costa è stata una scommessa rischiosa. Nonostante sia una destinazione minore anche nel Mediterraneo, le voci di localismo ci hanno fermato dal venire qui per anni. Con le mareggiate da nordovest sembra stupido puntare così a nord. Sembra troppo a settentrione per le Maestralate (costrette ad entrare storte) e troppo ad est per lo Scirocco.
Ad ogni modo quello che ci ha spinto qui, non sono le foto viste o le mappe meteo. Siamo qui per una storia raccontatami tempo fa, una storia così semplice da essere rimasta nel mio inconscio per anni prima di diventare surf-trip.


Negli anni '70 il nipote di Jaques Majol lasciò la Francia per approdare qui. Si lasciò alle spalle la vita frenetica del continente e passò un paio d'anni su questa isola vivendo di pesca in perfetta sintonia con la costa. I locali più anziani ricordano con rispetto questo ragazzo semplice e taciturno che si spostava di baia in baia col materiale da pesca ed una tavola da surf. Mentre il resto del Mediterraneo era surfisticamente all'età della pietra, questo water-man solitario aveva centrato in pieno lo spirito surf e scopriva alcune delle onde più belle del mare interno. Noi siamo qui per seguire le sue orme e vivere sulla nostra pelle gli stessi paesaggi e le stesse atmosfere di questa semplice storia mediterranea.

Stefano

Io sono nato a Mafulira in Zambia dove ho vissuto fino all'età di 5 anni. Mi sono trasferito poi con la mia famiglia in Nigeria per altri 5 anni. Ricordo quasi tutto di questo periodo e sono convito che essere nato in Africa abbia influito in maniera determinante sul mio carattere. La ricchezza di questo paese è incalcolabile, la comunicazione è diretta, musicale e piena di ritmo. Ogni tribù nasconde segreti diversi ed ogni volta che ti sposti da un villaggio ad un altro è come andare al luna park per la prima volta. Le relazioni umane sono un piacere da scoprire, basta essere aperti di vedute e sorridere un po' quando non capisci. Avevo 11 anni quando mi sono trasferito a Viareggio e ricordo che stavo ore a guardare le onde del mare e la linea dell'orizzonte. A 17 iniziai a surfare. A volte i posti che nella tua mente sono lontani, in realtà, sono più vicini di quanto credi. Quando parto per un viaggio, sia che la destinazione sia un isola dell'Indonesia o un isola del Mediterraneo, provo sempre le stesse emozioni. Forse le onde non sono la stessa cosa ma tutto quello che c'è intorno è sempre una sorpresa, un regalo che ci viene offerto in cambio della nostra apertura mentale. Ora mi trovo in mezzo al Mediterraneo assieme agli altri del team, in una settimana abbiamo conosciuto persone e posti, abbiamo trovato le onde seguendo la perturbazione dallo Scirocco al Maestrale. I locali con noi sono stati ospitali, l'unica cosa che ci hanno chiesto è di non pubblicizzare questo tratto di costa. Per rispetto loro è quello che faremo.

Davide

Vivo in Adriatico con Silvia e Tommy e di spiaggioni ventosi ne ho piene le palle! Quando arrivo in un posto nuovo l'unica cosa che cerco è un point o un reef dove le onde rompano sempre nello stesso punto.
E' una specie di nevrosi con la quale convivo da anni. Molti mi considerano un 'animale da risaccone' ma surfare onde piccole e veloci, da noi in costa est, è una necessità non un piacere. Per me e la mia famiglia partire è un esigenza, se voglio surfare devo esplorare, ed é per questo che siamo qui. Arriviamo nella costa ovest mi guardo intorno, le colline scendono lentamente sul mare e le baie sono alternate da punte di roccia lavica. Puntiamo verso sud ma a metà strada una macchina inizia a seguirci. Il guidatore con le dita ci minaccia come se avesse una calibro 12.

Ci insegue per almeno 20 chilometri e quando arriviamo di fronte al point si ferma. Scende anche lui dalla macchina e frettolosamente si dirige verso di noi. Ci dice che non possiamo surfare quest'onda. Gli spieghiamo con insistenza che veniamo in pace. Per qualche strana ragione si addolcisce, crede alle nostre parole e miracolosamente confida nel fatto che non scriveremo il nome del posto. Chiede a Emi e a Nicola se possono evitare di fare foto. Loro accettano. Ci stringe la mano con la quale ci minacciava dalla macchina, si presenta e se ne va. Storie come questa sono la vera ricchezza dei viaggi. Di fronte ad eventi inattesi si vede la capacità di interazione delle persone.

Andreas

Da un mese sono accampato a Sa Mesa con il mio furgone. Amo la solitudine ed il surf.

Il telefono squilla, è Emi che mi dice che c'è da partire per un surf trip. E' strano partire per un surf trip quando già ci sei.
In ogni modo metto in moto il mezzo e lo direziono verso nord. All'imbarco dei traghetti e gli addetti ai lavori mi fanno notare che il mio furgone è sprovvisto della targa anteriore. Mi impediscono di partire. Fumo un paglione e ritrovata la tranquillità ritorno a Sa Mesa. Surfo tutto il giorno come un pazzo, telefono ai raga e gli spiego la situazione. Il giorno dopo incontro Susi di BO in acqua. Gli racconto che fino a quando non ritrovo la mia targa non mi fanno espatriare.

Il proseguimento del mio surftrip dipende da un pezzo di ferro con scritto su un numero ma io questo pezzo di ferro non ce l'ho. Susi, gentilmente, si offre di farmi da driver e di accompagnarmi a raggiungere gli altri. Purtroppo quando arriviamo, la swell che ha battuto le coste per una settimana, è inesorabilmente calata. Trascorriamo la giornata a parlare delle stessa mareggiata presa in coste diverse. L'aria è mite ed il tramonto colora il cielo e le persone di colori caldi.

I local, seduti sulla spiaggia insieme a noi ci regalano quello che hanno: 'le storie' e l'atmosfera per gustarle.

Francesco

Quando parto per i viaggi non ho mai grandi aspettative. Per me il solo fatto di spostarmi da casa per andare a surfare è già qualcosa di molto importante. Ricordo quando i miei ci portavano al mare ed io e Marco Urtis vedevamo Mariano, un tipo strano che surfava. Era uno che si beveva un pacco da sei birre prima di entrare in acqua. Io e Marco avevamo 10 anni ed il suo modo strano ci incuriosiva.

Con lo stesso entusiasmo di allora mi trovo ad esplorare quest'isola nel bel mezzo del Mediterraneo. Dopo giorni passati a surfare diverse onde, arriviamo in questa baietta dove i set sono dei mezzi chiusoni di due metri su sabbia. Sacco poco convinto dalle condizioni decide di andare a vedere il point in fondo alla baia. Dopo 10 minuti ci chiama: 'Qui c'è una sinistra che rompe sui roccioni, il vento è da terra e il set è più di due metri'. Io e Ste siamo i primi a buttarci, l'onda rompe almeno 500 m dalla costa, il mare con tutta la sua potenza incontra traumaticamente la secca e da zero a cento le onde si alzano ed iniziano a succhiare. Sembra Teahupoo, fa un tubo che ci sta dentro una famiglia a tavola. Questo è lo spot più pesante che abbiamo incontrato durante il trip. Immaginiamo quanti altri ce ne siano lungo la costa ancora da esplorare.

Silvia

Siamo appena arrivati nella costa ovest dopo due giorni in quella est. Piove a dirotto e la temperatura è scesa di almeno dieci gradi. Uscita dall'acqua corro verso il furgone senza vedere nessuno in giro. Voglio solo cambiarmi ma apro il portellone e dentro ci sono Emi, Sacco, Ste e Francesco nudi ed infreddoliti, stipati tra 12 tavole, 5 zaini e 3 zainetti. Tommy è davanti che dall'inizio del viaggio ascolta 'eroine' di Lou Reed a palla. La pioggia è insistente e sotto il furgone si è formato un torrente dove il livello dell'acqua aumenta di 10 cm ogni 20 minuti che passano. Il problema è che Nicola ha dimenticato le chiavi in macchina con i vestiti di Francesco, Ste ed Emi. Francesco in accappatoio impermeabile esce nella pioggia e decide di sforzare con un manico di scopa la porta. Il piano è di spingere il pulsante che apre il retro portello con un filo di ferro. Il filo si piega col vento e l'impresa pare alquanto ardua. Francesco torna in furgone, dice di aver freddo, sembra 'The Hitcher' e con gli occhi indiavolati rivolge lo sguardo verso lo skate di Tommy: 'Ho sempre sognato di tirar giù un finestrino a tavolate'. Il resto del viaggio lo passa a scrollarsi i frammenti di vetro dai capelli. Sono anni che viaggio in furgone con Sacco e di momenti di sconforto ne abbiamo passati tanti. Ora abbiamo un figlio e lo portiamo ovunque, Tommy conosce centinaia di persone ed è a casa sua ad Adria come a Banzai, con la pioggia e con il sole. Per noi viaggiare è semplicemente la cosa più bella del mondo.


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