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ALLA CORTE DI RE MAESTRALE

a cura di Luca Onorato Condividi SurfNews

Nascita, dominio e bizzarrie di un regno fatto d'aria.

Iracondo, violento ed imprevedibile. Chiedete ai lupi di mare in un porto qualsiasi del Mediterraneo Occidentale chi sia il padrone di casa e sicuramente vi troverete ad ascoltare racconti di onde enormi, traversate problematiche e notti insonni causate da Re Maestrale! Temuto dai naviganti ma veneratissimo dai surfisti, il vento da nordovest è, al di la della parafrasi, il vero despota del Mare Nostrum, padrone quasi assoluto del clima dall'Algeria alla Liguria e diretto custode di ogni sogno surfistico partorito al di qua delle Colonne d'Ercole. In questo studio tentiamo, assieme a Luca Onorato, previsore meteo-marino presso ARPAL-CMIRL (meteoliguria.it), di raccontare vizi, intrighi meteorologici e generosità surfistica di Sua Maestà.

LA NASCITA DI UNA TIRANNIA

Tutti sanno che il Maestrale (o Mistral) è sinonimo di vento e mare dai quadranti occidentali. Non tutti sanno però che questo evento meteorologico, così frequente alle nostre latitudini, è il motore propulsivo di gran parte delle mareggiate mediterranee. Libecciate (da sudovest), Ponentate (da ovest), Tramontana (da nord) e persino la Bora del Nord Adriatico (da nordest) sono infatti prodotti collaterali del suo strapotere climatico. Ma partiamo dall'inizio. Il Maestrale nasce in prossimità del Golfo del Leone, nelle acque antistanti la Francia, zona in cui le perturbazioni di origine atlantica entrano in contatto con la massa d'acqua mediterranea. Spesso citata nei bollettini meteorologici, la 'Porta di Carcassona', nel Sud-Est della Francia, rappresenta la principale via d'ingresso e di sfogo delle correnti depressionarie che, come sappiamo, tendono a scendere verso sud, in particolare nel periodo freddo, a volte sfruttando l'assenza del nemico giurato di Re Maestrale (cioè l'anticiclone delle Azzorre), in altri casi approfittando della sua complicità (approfittando della rapida espansione dell'anticiclone verso l'Europa con il conseguente innesco di un significativo gradiente di pressione e di vento tra le Alpi e i Pirenei!). Come tutte le mareggiate di sangue blu, il Maestrale, fin dalle sue prime turbolenze, si presenta estremamente infuriato, frustando la foce del Rodano con raffiche degne di una tempesta oceanica. In poche ore infatti, se le condizioni sono favorevoli, questo vento, può innescare un forte moto ondoso in una enorme area di mare. E' questo il suo dominio, un regno fatto di acqua e dominato dall'aria che si estende in longitudine da Gibilterra in Spagna alle coste tirreniche dell'Italia ed in latitudine dal Golfo del Leone in Provenza fino all'Algeria, quasi mille chilometri più a sud. Ma torniamo al vento. Se nel continente europeo i fenomeni più intensi si manifestano lungo le coste esposte alle correnti occidentali atlantiche, in Mediterraneo intensità e direzione del vento possono variare significativamente da zona a zona indipendentemente dalla presenza del mare. Il settore occidentale del Mediterraneo è infatti circondato da una serie di catene montuose di rilievo, quali i Pirenei, il Massiccio Centrale, le Alpi, gli Appennini e, più a Sud, l'Atlante africano e disseminato di isole montagnose come Corsica, Sardegna, Baleari e Sicilia. Questa complessa orografia guida il flusso del vento creando valori anemometrici talvolta strabilianti. Anche se d'estate, l'anticiclone delle Azzorre (spesso unito a quello di matrice africana) tende a proteggere il Mediterraneo dalle irruzioni fredde, anche in questa stagione la vallata del Rodano e dell'Ebro, e l'alto Tirreno vedono la discesa di correnti atlantiche minori che, possono generare circolazioni definite 'locali', come quella del 'Cierzo' in Catatonia o la Bora nell'Adriatico Settentrionale. Sul Golfo del Leone, in questi casi il Maestrale tende a presentarsi in accoppiata con la Tramontana, rinforzandosi in particolare dalla Valle del Rodano fino al litorale del 'Varois', mentre quest'ultima tende ad insistere sul Languedoc-Roussillon tra Carcassonna e la frontiera spagnola, nella parte orientale del golfo. Sia il Maestrale che la Tramontana, a causa della loro frequenza ed intensità, presentano un raggio d'azione più ampio rispetto ai restanti venti locali, finendo con l'influenzare il clima ed il moto ondoso in Tirreno anche in una stagione relativamente calma come l'estate. Le statistiche confermano questo strapotere. Il Maestrale visita il Golfo del Leone almeno 5 volte al mese (caratterizzati da una durata maggiore 24 ore) e può raggiungere già nell'arco di qualche ora forza 9 della scala Beaufort, stupendo anche i più navigati lupi di mare. Da millenni i suoi valori massimi hanno creato seri problemi, oltre che al piccolo diporto, anche alla navigazione commerciale ed agli enti di salvamento. E' indicativo notare che la particolare convergenza fra Tramontana e Maestrale al largo del Golfo del Leone può originare zone larghe 30-40 miglia (secondo un'asse Nord-Sud), in cui il vento raggiunge facilmente forza 10 della scala Beaufort. Ma anche affidandoci solo alle osservazioni fatte sulla terraferma, ci si accorge che il Maestrale soffia intensamente per oltre cento giorni l'anno. Osservando la climatologia di Orange una cittadina indicativamente posta lungo la valle del Rodano, ritroviamo ben 110 giorni all'anno caratterizzati dal flusso di Maestrale, pari quasi a 1/3 dell'intera annata! Non bisogna quindi stupirsi, in molte zone esposte ad occidente, la vegetazione si presenta estremamente rada e molto inclinata secondo il vento dominante e se le coste esposte sono erose da millenni di onde frangenti. Per continuare in questo paragone con l'oceano serve sottolineare che le pianure del delta del Rodano e lo specchio di mare ad esse antistante sono, secondo le statistiche, ventose quanto le Isole Bretoni e le località francesi direttamente esposte alla furia dell'Oceano Atlantico. Oltre ad una frequenza eccezionale, il Maestrale sa farsi valere anche come intensità. Ricordiamo il record di 170 km/h registrato nel lontano 18 febbraio 1958, i 150 km/h registrati a Tolone nel novembre 1983 oppure i 140 km/h di Sete e Perpignan nel 1984. In situazioni di parziale canalizzazione (come a Capo Corso, nel gennaio 2006) il respiro di sua altezza ha raggiunto addirittura punte record di 200 km/h!

DOMARE IL SOVRANO

Il Maestrale può essere previsto ogni volta che masse d'aria instabili attraversano la Francia da NW a SE, raggiungendo la famosa circolazione orografica (Ligure-provenzale) che si va approfondendo al largo del Golfo di Genova. Lo schema di base è abbastanza ripetitivo: una parte dell'aria fredda ed instabile, nel suo moto verso sud, risulta temporaneamente arrestata dalla barriera alpina ed è costretta a guadagnare anticipatamente il Mediterraneo attraverso la vallata del Rodano, per poi dirigersi in direzione della costa corsa, ove vi arriva relativamente riscaldata sottoforma di un vento più occidentale. Quando lo spessore dell'aria fredda, legata alla saccatura in quota (che segue il fronte freddo) raggiunge i 4000-5000 m di altezza, la catena delle Alpi non costituisce più una barriera insuperabile e l'aria fredda può invadere il Nord Italia, raggiungendo la Pianura Padana sottoforma di un vento di caduta mite e rafficato (foehn), generalmente associato ad un cielo estremamente terso. Tale massa d'aria tende a colmare la depressione di Genova che si muove verso sudest. Parallelamente al minimo Ligure, segnaliamo un aumento della pressione dalla Francia occidentale al versante Nord delle Alpi, che risulta associato ad un caratteristico promontorio a 'naso' o 'ansa' (vedere lo schema in seguito). Queste condizioni anticicloniche sono legate ad un significativo rinforzo del gradiente barico, che in queste situazioni è esteso dalla Francia meridionale alle due isole maggiori italiane coprendo un'area marina di circa 200-300 miglia: la zona di fetch su cui agisce il Maestrale creando le onde. Infatti, se pensiamo che un Maestrale dura generalmente poco più di 48 ore, con intensità medie tra 25/30 nodi, ne ricaviamo un'altezza d'onda significativa di quasi 3,5 m. Se invece andiamo ad analizzare le Maestralate più intense e persistenti, con punte di oltre 45-50 nodi, si nota subito come siano state osservate onde significative attorno a 4,5 - 5 m con picchi eccezionali anche di 8-9 metri, in particolare a ovest di Capo Corso ed al largo del Golfo del Leone. Il vento, come accennato, non soffia solo da nordovest ma ruota influenzato dall'orografia e dalla naturale rotazione della bassa pressione. Seguendo il vento dal Golfo del Leone e navigando ipoteticamente verso Capo Corso (in direzione della Versilia), è possibile osservare una progressiva ma costante rotazione del vento dal classsico nordovest al ovest-sudovest. A sud della Corsica poi, il vento tende a ruotare decisamente da sudovest ed a rinforzare incanalandosi nelle Bocche di Bonifacio, per poi raggiungere la Toscana centro-meridionale e le coste del Lazio ove può regalare condizioni meteomarine estremamente favorevoli per il surf in un tratto di costa lungo oltre 600km. Tuttavia non dobbiamo farci ingannare da questo sudovest. Tale flusso contrariamente al vero Libeccio (caratterizzato da condizioni d'umidità medio alte e nuvolosità diffusa) è accompagnato da una scarsa nuvolosità in particolare sul mare, oltre che da un tempo relativamente fresco e secco. Durante queste perturbazioni molto facilmente prevedibili, il paesaggio surf tirrenico da il meglio di se. Dalle autostrade liguri si intravedono le onde frangere sulle scogliere, i rilievi Corsi e l'isola di Capraia, ed il parcheggio del nostro spot preferito già ingolfato di auto all'alba.

I QUATTRO UMORI DEL RE'

Per quanto facilmente prevedibili, le mareggiate mediterranee sono tutte diverse. Le masse d'aria che entrano in Mediterraneo attraverso il Golfo del Leone sono, infatti, legate a configurazioni meteorologiche più vaste e complesse. Conoscere l'origine della perturbazione può essere determinante nel decidere quale spot avrà onde migliori. L'origine della bassa pressione e l'ubicazione della ciclogenesi sono infatti determinanti nel caratterizzare l'umore del Maestrale. La situazione più 'classica', è quella di origine atlantica in cui l'anticiclone delle Azzorre tende ad espandersi verso la Spagna e la Francia Occidentale provocando un rinforzo relativamente dolce del vento da nordovest. Meno frequente è la configurazione di origine polare, legata cioè ad una massa d'aria proveniente direttamente dal Mare del Nord.
I surfisti più attenti alla meteorologia si saranno accorti che il Maestrale di origine atlantica tende a pulire il cielo regalando giornate di onde e sole. Non è un caso se marinai e pescatori (e meteorologi) definiscono questo nordovest 'Maestrale Chiaro' (vedi schema). Le foto che vedete in questo articolo sono state scattate proprio durante una Maestralata 'chiara' di inizio estate '07. I fronti 'scuri' di origine artica invece, innescano una discesa di aria polare fredda lungo i meridiani (vedi schema) con relativo abbassamento della temperatura e tempo piovoso (soprattutto tra il Golfo del Leone e la Sardegna Occidentale). Questo particolare Maestrale è contraddistinto da una dorsale prolungata dell'Anticiclone delle Azzorre verso la Gran Bretagna che favorisce l'entrata di fronti freddi secondari o linee d'instabilità in grado di determinare un tempo fresco e a tratti piovoso, soprattutto nell'immediato interno del Golfo del Leone. La maggior parte dei Maestrali di origine Atlantica (Tipo A) sono associati a mari tra molto mossi ed agitati, ben surfabili grazie alle generose scadute che interessano sia le coste Nord-occidentali (Liguria, Toscana, Corsica), sia quelle Tirreniche e la Sardegna. La situazione di tipo B è invece surfisticamente ottimale per Sardegna e coste centro-meridionali tirreniche, mentre il moto ondoso diviene meno rilevante risalendo a Nord attraverso la Versilia e Liguria di levante. Esiste inoltre un terzo tipo di Maestrale (tipo C) più freddo dei primi due poichè legato ad un regime orientale che s'instaura a causa della presenza di un anticiclone freddo europeo collegato ad una piccola depressione tra la Corsica e la Toscana. In questo caso, frequente soprattutto in inverno, il Maestrale coinvolge masse d'aria di origine continentale, balcanica. Il Moto ondoso legato a questo flusso è ancora meno intenso ed esteso del caso B e interessa principalmente la Sardegna ed i settori più meridionali del Tirreno. Tuttavia in quest'ultima situazione un rinforzo del vento da est, permette di sfruttare, in una fase successiva, gli spot esposti a questa direzione come la Costa Azzurra, il Ponente Ligure o la costa adriatica da Ravenna all'Abruzzo. Aggiungiamo, infine, un'ultimo mood del Maestrale, uno che si manifesta durante l'estate quando le condizioni di elevato riscaldamento provocano la formazione di una piccola depressione sulla piana del Var ad est di Marsiglia.
Pensate che il gradiente associato a questo minimo locale può causare temporanei venti di burrasca innescando situazioni di allarme tra gli ignari villeggianti. È bene sapere infatti che inizialmente le burrasche di Maestrale creano al largo del Golfo del Leone onde corte e ripide che rendono il mare molto difficile da navigare particolarmente ostile per le piccole imbarcazioni. Le onde assumono un moto più ordinato e formato man mano che procediamo verso il largo, fino ad avere condizioni di mare ' grosso e 'completamente formato' attorno al 42° parallelo Nord cioè nello spazio di mare antistante la Corsica. Queste sporadiche apparizioni del Maestrale possono deliziare, anche nel mezzo dell'estate, i surfisti tirrenici con piccole onde spaziate ed inaspettate!

VIOLENZA A CORTE

Per meglio comprendere la forza del vento dominante nel Mediterraneo chiudiamo questo articolo analizzando una drammatica mareggiata accaduta il 29 e 30 Novembre del 1954 e resa famosa da un triste e molteplice naufragio. La situazione meteo era caratterizzata da un'intensa irruzione d'aria polare dal Mar del Nord (un tipico caso B). Venti di tempesta e mare grosso si scagliarono contro un cargo chiamato 'Antares' diretto dalla Spagna verso Genova spezzandogli un timone all'altezza delle Baleari e costringendo l'equipaggio a diffondere un S.O.S. In queste giornate la situazione meteo era caratterizzata da una depressione ben estesa tra il Mar Baltico e il Mar di Norvegia, mentre l'anticiclone presentava un'asse attorno al 35° meridiano Ovest, dirigendo la sua dorsale verso la Groellandia; tale configurazione innescava una fenomenale irruzione d'aria artica sull'Europa centro-meridionale, convogliata poi verso il Mediterraneo. La nave 'Antares' in questo caso, ormai alla deriva, subì un nuovo rinforzo del vento da 30 Kt (il 29 Novembre) a 40/50 kt (il 30 novembre), sia per una rimonta dell'anticiclone verso Nord-Est, sia per l'approfondimento della depressione su valori attorno a 995 hPa. Ciò causò un elevato gradiente barico tra le Bocche di Bonifacio e Barcellona (differenza di pressione di quasi 20 hPa). Due grandi navi 'Paquebot' uscirono dal porto di Marsiglia il 30 Novembre in aiuto alla nave alla deriva, supportate da un aereo. Il tentativo di rimorchiare il natante verso la costa non andò a buon fine a causa delle difficilissime condizioni meteomarine. Purtroppo anche il quadrimotore, fu inghiottito dal Maestrale, scomparendo con ben dieci uomini a bordo senza lasciare alcuna traccia! I due giorni successivi il Maestrale e Tramontana continuarono a soffiare con intensità di tempesta su una parte del parte del Mediterraneo occidentale, producendo onde sui 4-5 m e ruotando progressivamente da Nord fino ad attenuarsi solo verso il 3-4 dicembre. Purtroppo non restano immagini nè memorie surfistiche della scaduta successiva a quella mareggiata. Possiamo solo immaginare quale fosse la scena nei porti del Tirreno dalla Corsica alla Liguria, giù fino alle coste africane: pescherecci fermi in rada, sartiame fischiante, ante portuale sommerso dalla schiuma e nella baia onde di quattro metri rumorose, pericolose e vuote!


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