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L'ORO DI VANCOUVER

a cura di Michael Kew Condividi SurfNews

Una terapia del gelo per Timmy Turner.

Dustin Humphrey non poteva immaginare cosa lo attendesse nel profondo nord. Durante una delle sue sempre più rare visite alla California meridionale, il fotografo di Transworld Surfing, una delle lenti più quotate nel panorama surf, era stato precettato dai fratelli Turner, e adesso, dopo aver pronunciato un dubbioso 'si', eccolo all'aeroporto di Los Angeles vestito come per una spedizione alpina e diretto verso nord. Una direzione alquanto inusuale visto che da anni D.Hump ha scelto di vivere nella tropicalissima Bali. La scelta della location, questa volta, ha ragioni un po' più serie rispetto la solita surf exploration 'mordi e fuggi'. Appena guarito da una gravissima infezione da stafilococco al cervello contratta in Indonesia, il surfista e filmmaker Timmy Turner (autore del premiatissimo video Second Thoughts ed amico di Dustin da tanti anni) aveva infatti trovato un nuovo impulso per le sue ricerche nelle verdi coste del Pacifico settentrionale. Guarigione e viaggio sono spesso correlati e la storia di Timmy non fa eccezione. I dottori gli avevano infatti pronosticato che, qualora fosse tornato ai tropici, l'infezione avrebbe ripreso il suo triste corso. 'Il rischio principale è costituito dalle alte temperature' spiega Timmy 'il caldo favorisce il proliferare di qualsiasi forma di vita, non ultimi i virus ed i batteri! Dopo essere stato dimesso dall'ospedale me ne stavo seduto a casa a pensare cosa fare, dovevo fare qualcosa, dovevo guarire completamente ma per farlo avevo bisogno di surfare e lasciarmi dietro questo periodaccio. E così ho avuto l'idea! Se il problema è il caldo, posso sempre surfare al freddo! Così ho radunato gli stessi amici con cui ho diviso tanti trip tropicali e sono partito per l'Alaska!'

UN PIANO 'B'

E così lo scorso settembre Timmy è passato dalla teoria ai fatti sostituendo i tagli da reef e la malaria indonesiana con gli orsi grizzly, i boschi verdi e l'ipotermia tipici del Grande Nord. Descrivere l'Alaska senza usare superlativi è molto difficile, forse l'unico aggettivo a coglierne l'essenza è 'estremo'. Dopo tutto, deve esserci un motivo se il Golfo d'Alaska è spesso definito 'la fucina delle tempeste'. Le mareggiate infatti raggiungono queste coste con un irruenza che solo raramente possiamo trovare più a sud, lungo la costa californiana. Le tempeste oceaniche infatti, generate in pieno Pacifico settentrionale, arrivano qui senza incontrare nessuno ostacolo e rilasciando tutta la loro forza sulle coste esposte di questo arcipelago. Fiduciosa nel futuro, l'allegra combriccola raggiunge la leggendaria città di Anchorage, la città più grande dell'Alaska nonchè importante snodo navale nell'insenatura di Cook. Da lì in cinque ore di macchina si raggiunge Homer, dove si trova l'imbarcazione a motore che ci avrebbe dovuti portare per mare fino a Seward, meta finale del viaggio. Il condizionale è sempre d'obbiligo in spedizioni come questa. Di fatto, appena la costa sparisce dietro la poppa del battello, il motore va in avaria tra il disappunto generale. 'È un colpo di sfortuna che ha cambiato il corso del viaggio!' ha commentato il fotografo con la testa tra le mani. 'Alla fine siamo stati riportati in porto da una barca a vela che ci ha gentilmente trainato per tutta la notte fino a Seward, completamente al freddo visto che i generatori si erano spenti. Ci stavamo congelando. Cominciavo a chiedermi se sarei uscito vivo dalla nottata!' Una volta raggiunto il sicuro porto di Seward e riparata l'avaria, la ciurma ha deciso di dare un'occhiata alle onde della vicina isola di Montague. 'Non sapevo che Montague fosse uno dei posti più ostili dell'Alaska', ha commentato Timmy. 'Non abbiamo avuto problemi a raggiungere l'isola ma poi il tempo è peggiorato, ha cominciato a piovere e faceva davvero freddo. Non abbiamo trovato nemmeno un'onda surfabile ed il capitano non sembrava nemmeno troppo interessato ad aiutarci nella ricerca. Ci aveva incantato con storie di mareggiate enormi, ma fidarci di lui è stato un errore.' Anche a Montague la vita di barca si rivela dura, molto diversa da quella dei boattrip di lusso a cui molti professionisti sono abituati. Nel pieno della notte, lo scafo viene spinto al largo da venti a 150 km/h che trascinano per chilometri l'ancora sul fondo sparandoci in mare aperto. 'Eravamo ancorati in una piccolissima baia ma, senza accorgercene, siamo stati spinti fuori, verso il mare aperto.' ha commentato Dustin «Ci siamo svegliati nel mezzo della notte ed eravamo a due chilometri dalla costa, non so come abbiamo fatto a ritornare a terra controvento. Per tutta la notte abbiamo ricevuto soltanto legnate dal mare. Nessuno aveva il controllo della situazione. Sono stato su un sacco di barche, da ragazzo lavoravo sui pescherecci ed ho partecipato a circa 50 boat trips in Indonesia, ma non ho mai avuto paura come questa volta. C'eravamo soltanto noi e Madre Natura la fuori'. Il giorno dopo la ciurma torna alla base un'altra volta ma, fatto il pieno di benzina, ci guardiamo negli occhi e scopriamo che nessuno di noi ha voglia di ritornare in mare aperto e così la spedizione in Alaska viene 'sospesa' e decidiamo di puntare verso il Canada con la coda tra le gambe. 'Che dici Dustin, ne riparliamo l'anno prossimo?'

PIÙ A SUD, MA SEMPRE MOLTO A NORD.

Recentemente il governo canadese ha dichiarato con orgoglio che la piccola città di Tofino, situata su Vancouver Island, è la prima 'surf city' del paese. Dopo vent'anni di movimento underground, il surf è diventato parte integrante di questa cittadina costiera creando una versione nord-pacifica della California Meridionale. E dire che fino a pochi anni fa il potenziale surfistico del Canada era completamente sottovalutato. La scena surf di Vancouver è paragonabile a quella di Santa Cruz degli anni Settanta. Come nella cittadina della California un sacco di gente fa surf a Tofino nonostante il clima rigido. Negli ultimi anni il numero di praticanti è letteralmente esploso. Oggi ci sono scuole di surf, negozi ed una atmosfera da surf-town molto peculiare data dall'origine schietta dei suoi abitanti. Il surf più radicale però, si svolge lontano dai facili beach-break di Vancouver Island. Considerando il fatto che ampi tratti di costa esposti alle mareggiate, soprattutto sulle isole esterne, non sono collegati da strade, risulta chiaro che i migliori secret dell'isola, nel bene o nel male, siano accessibili soltanto dal mare o dall'aria. I fratelli Bruhwiler, originari di Tofino nonchè ottimi surfisti da acqua fredda, da anni esplorano le isole dell'arcipelago a caccia di onde di qualità. 'Molte delle nostre onde migliori richiedono un certo commitment.' dice Ralph Bruhwiller durante la nostra prima chiacchierata. 'Noi siamo cresciuti qui e navighiamo in questo mare da quando siamo bambini, sappiamo quello che si può fare e fino a dove possiamo spingerci. Certamente non consiglierei a nessuno di piombare qui, saltare su una barca e pretendere di trovare onde in sicurezza. L'oceano qui è spietato'. 'Sì, lassù è davvero estremo' conferma Turner 'quando ho chiamato Ralph dall'Alaska la prima cosa che mi ha detto è stata che ci sarebbero state onde per tutta la settimana e che, vista la direzione della swell, avremmo potuto surfare quest'onda incredibile assieme a loro. Praticamente ci stava salvando la spedizione!' Dopo esserci procurati due moto d'acqua ed aver caricato una barca a remi con cibo, birra, vestiti, tende, materiale da surf, un pistola ed una balestra (non si sa mai cosa si incontra tra i boschi), partiamo motivati a fare un tuffo nella quotidianità surf dei Bruhwiler. 'Se siete stanchi della folla, vi stiamo portando nel posto che fa per voi. Dove stiamo andando puoi stare certo di non vedere un'altra anima viva e di surfare onde perfette completamente da solo' dice Ralph gonfiando le aspettative del gruppo. 'Raccogliamo i frutti di mare dagli scogli, peschiamo e mangiamo cose assolutamente fresche. Generalmente non ci portiamo nemmeno tanto cibo perché sostanzialmente quassù viviamo di pesca e raccolta.' Qualche tempo fa Ralph ha addirittura nascosto una tavola da surf dentro un albero di fronte a uno delle sue onde preferite per poter alleggerire il carico delle future spedizioni. 'Durante l'ultimo viaggio sono tornato su quel reef ed ho cercato la tavola. Era ancora nello stesso posto ma c'erano dei profondi tagli sui rails. Un orso l'aveva presa a morsi per vedere di che cosa si trattava. Credo che abbia sentito l'odore dolce della paraffina e abbia pensato che si trattasse di cibo. Avevo legato la tavola all'albero proprio per evitare che gli orsi se la portassero via, invece l'hanno assaggiata sul posto!' 'Ovviamente, pensando in maniera globale, perdersi nelle foreste del nord alla ricerca di onde non è esattamente la cosa più comune, soprattutto se vivi in un'area surf temperata come la California Meridionale o L'Europa' commenta Keith Malloy, già più volte castigato dalle fredde onde canadesi. 'Sono stato lassù un paio di volte insieme ai fratelli Bruhwiller. Penso che Timmy e Dustin lo sapessero e così mi hanno chiamato per vedere se avevo voglia di patire altro freddo assieme a loro. Li ho raggiunti tre giorni dopo per essere presente al ritorno di Timmy tra le onde!' E chi potrebbe resistere a condizioni surf come queste? Le onde sono praticamente costanti e vengono pulite dal vento da terra che per tutta la stagione estiva soffia dai monti innevati verso il mare. 'Per anni ho frequentato quasi esclusivamente destinazioni tropicali' continua Malloy 'ma di questi tempi preferisco fare esplorazioni più vicino a casa. A volte serve portarsi una muta più spessa ma per me non è un problema'. Turner è della stessa opinione. «Adesso il freddo mi piace» dice 'È una buona cura per la mia malattia. Di solito ho mal di testa ma lassù in Canada il clima è perfetto e inibisce qualsiasi mio dolore.' La terapia del gelo è piaciuta così tanto a Timmy che sta già programmando spedizioni invernali in Cile ed a New York!

DUE TAVOLE, UN ORSO ED UNA CAPANNA

I benefici della terapia non tardano a farsi sentire anche dal punto di vista dell'umore. Questo trekking a sud dell'Alaska ha regalato a Turner la sua prima onda dall'operazione. Sono passati cinque lunghi mesi da quando i dottori gli hanno ricostruito la parte di cranio intaccata dall'infezione e da allora non ha mai toccato la tavola. 'Quell'onda era piuttosto radicale, specialmente dopo tanti mesi fuori dall'acqua!» dice Turner «Era una destra di due metri veloce e molto scavata. In acqua ero molto teso all'inizio poi me ne sono fatto una ragione. Mi sono messo in piedi a testa bassa, fregandomene del freddo, dei sassi e dei lunghi rami di kelp che vedevo affiorare lungo la parete. Fortunatamente è andato tutto bene nella prima onda e così ho preso confidenza col posto e mi sono divertito tantissimo'. Il Pacifico Settentrionale ha onde veramente impegnative, anche per un surfista talentuoso come Turner, abituato a surfare le onde di One Palm Point con una telecamera in mano, incurante del corallo letale che sfreccia qualche centimetro sotto la tavola. Ovviamente chi, come Keith Malloy, guardava Turner prendere onde dopo una malattia così lunga, provava un sentimento misto di gioia, paura e trepidazione. 'È stato dura guardare Timmy partire su quell'onda' dice Malloy 'ero nervoso per lui. Quando ha fatto il take-off ho remato verso di lui per assicurarmi che avesse preso l'onda bene e che fosse tutto ok'. Quel reef è estremo, anche per un ruvido canadese con la barba ispida e il porto d'armi come Ralph. «Probabilmente è l'onda più dura del circondario ed una delle più lunghe qui attorno, di livello quasi hawaiano.», commenta la nostra guida 'Il bello è che soltanto una manciata di surfisti sa dove si trova e noi cercheremo di mantenere il segreto visto l'affollamento delle spiagge di Tofino'. Considerata la qualità dello spot ed il crescente numero di praticanti nella zona di Vancouver, quest'atmosfera selvaggia andrebbe persa se fossero rese note le coordinate dello spot ed orde di surfisti arrivassero con tende e barche a motore. 'Ho surfato tante onde di qualità in Canada' commenta Malloy 'ma questo spot è il più impegnativo che ho trovato. Sicuramente ci sono un sacco di onde di qualità in quest'area che non saranno surfate ancora per un bel po''. Per fortuna, l'oro di Vancouver Island è troppo fuori mano per il surfista canadaese medio. 'Non riesco proprio a immaginare che diventi affollato come Tofino.' dice Raph scuotendo la testa. 'Non tutti hanno il know-how per arrivare qui in sicurezza e noi non venderemo tanto facilmente l'esperienza accumulata in tante spedizioni. Abbiamo impiegato anni per capire come funzionano gli spot, qual'è la direzione giusta della mareggiata, il vento, le maree, e tutto il resto. Una barca ed una mappa non bastano da queste parti, serve impegno, tempo ed una certa dose di coraggio.'

SUBLIME

Una volta montate le tende, tutti questi pensieri spariscono inghiottiti dal fragore sublime del mare e dai rumori cupi della foresta dietro a noi. Vivere minuto per minuto è la norma in una situazione così selvaggia. Malloy è estasiato: 'Questa è una location da sogno per fare trekking e campeggiare. Immense foreste forniscono legna da ardere in grandi quantità, enormi aquile ti volano sulla testa come per farsi ammirare, le balene ti nuotano attorno mentre surfi onde perfette ed ogni mattina gli orsi scendono sulla spiaggia proprio accanto alla tua tenda per farti un saluto! In un contesto come questo, trovare onde è solo la ciliegina sulla torta.'


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