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ABOUT THE REVOLUTION

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

Tutta la mia idea di surf ruota attorno alla morbidezza dei movimenti e alla sintonia con l'onda. Quando surfo voglio essere più fluido possibile, su questo si basa la mia ricerca sulle tavole. Surfare verticale, fare hang-ten o fare round-house sono cose importanti, ma quello che conta veramente è la sintonia con l'onda. Non importa se sei esperto o principiante, se sei un knee-boarder, un body-boarder o se surfi col materassino gonfiabile, l'importante è godere di quello che fai in armonia con l'ambiente. Ci sono persone fortunate che hanno stile fin dall'inizio e magari non fanno niente di tecnico, ma assorbono con grazia l'energia del mare.

Per raggiungere questa sintonia i surfisti hanno capito l'importanza dell'evoluzione delle tavole. E' bello vedere la grande varietà di materiali in uso in questi anni. Provare tavole dalle varie epoche è come ascoltare diversi generi musicali: per uno che ama principalmente il jazz sarebbe stupido non provare anche il blues o il flamenco' no?

THE BROWN TROUT

Questa tavola è davvero un fish! E' lunga 5 piedi e 8 e larga 21 pollici. Il tail è a coda di rondine largo almeno 16 pollici. E' stata shapata da Richard Prevell, uno shaper americano che fa questo genere di tavole per Slater, Curren e Parkinson. E' progettata per la velocità, una delle tavole più veloci che abbia mai provato. E' perfetta per onde lente e piccole ma va benissimo anche su tubi di 8 piedi. L'ho portata alle Mentawai, il rail teneva anche in onde serie senza saltellare o divenire instabile. Se affondi il rail lentamente, disegna curve splendide. Avrete visto di sicuro Tom Curren usare i fish in Indonesia, c'è poco da aggiungere a quei turn. Mi piacciono le tavole che tengono la linea che hai impostato.

NAT'S REPLICA

Questo 6.6 pin-tail è una replica perfetta della tavola usata da mio padre (Nat Young NDR) in Morning of the Earth per surfare Broken Head. E' larga 20 pollici e 1/2, il tail è solo 12 e 1/2, il nose 13 e 1/4. Ogni volta che la uso è un'emozione particolare. Il bottom a V la rende una tavola perfetta per fare rail-to-rail. A differenza dei concave normali non si stacca mai dall'acqua e disegna curve morbidissime. Mi piace usarla quando le onde sono sui 4 piedi e tubanti, ma se la misura cresce questa tavola tende a diventare instabile nella parte più profonda del tubo. Là dentro, dove è tutta schiuma, sarebbe meglio avere due pinnette laterali. Avrete notato che il nose è più largo del tail. Tutte le tavole di quel periodo ('72-'73) avevano la largezza massima generalmente 6 pollici più avanti rispetto al centro. Con questa tavola surfi usando la parte anteriore della tavola. Ne esce una surfata molto veloce e fluida che a me piace molto.

THE LONG

Questo è un normale long ma ha un rocker particolare. A me piacciono le tavole piatte, mi danno equilibrio. La cosa principale per mè è il controllo del nose, se non ho controllo sul nose non riesco a fluire con l'onda. Ci sono vari tipi di nose-ride, puoi andare dritto e non produrre velocità o puoi usare l'onda e volare sezione dopo sezione e secondo me quest'ultima è l'essenza del long. Questo ti lascia camminare avanti ed indietro sulla tavola, puoi fare lunghi hang-ten o metter fuori i talloni. Qui è visibile la naturale evoluzione dei long degli anni '60.

Lo studio su forme e materiali ha creato tante possibilità, usando il long si preserva l'eredità stilistica di chi ha surfato prima di noi, di gente come Miki Dora. Mi dispiace quando sento parlar male di questo o quel genere di tavole. Tutte le tavole hanno un carattere peculiare ed è stupido fossilizzarsi su un solo tipo. E' questo che ci insegna l'evoluzione.


THE WHITE ONE

Una delle migliori short-board che abbia mai avuto. E' una 6.3 shapata da Phil Mayers, uno shaper che ha passato molto tempo con mio padre negli anni '70 e ricorda perfettamente le proporzioni che si usavano allora. In verità questa è una combinazione tra il design di mio padre e lo stile di tavole che usava Michael Peterson alla fine degli anni '70, nel 1978 per la precisione. Peterson è stato il ponte tra la short-board revolution e le superstar del surf competitivo degli anni '80. Allora le tavole avevano bordi molto taglienti e a me piace quell'extra drive che danno. Le tavole coi bordi tondi ti tengono a metà della parete mentre queste ti obbligano a fare curve potenti. Il single fin poi ti fa sentire molto di più la forza dell'onda. Avrai sicuramente visto M. P. in video usare una tavola simile a Bells Beach: il suo surf con molte curve è bellissimo da vedere. Tavole come questa cambiano il tuo modo di vedere e leggere le onde, le curve escono più pulite e ampie. Invece di contrastare l'onda assecondi la sua forza, mantenendoti fluido anche quando colpisci il lip verticalmente.


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