Home Page
LE ONDE DEL RE

a cura di Achille Piotrowicz Condividi SurfNews


Un viaggio in autobus attraverso il nuovo volto del turismo Marocchino.

L'obiettivo principale è cercare di stare seduto, qui, in fondo, ultima posizione, schiacciato da altri e schiacciando altri. La base del mio sedile, come quella di tutti, è dissaldata e si muove. Il mio borsone è sul tetto, con tutti i bagagli, comprese le galline e tutto ciò che puoi trovare in un autobus di categoria popolare in Marocco. Fuori è nebbia. La nebbia oramai ci ha invasi. Non so l'autista come riesca a portare 'sto bestione di pullman. I marocchini, sono tutti inchiodati ai finestrini; quante volte capiterà da queste parti di vedere la nebbia? Davanti a noi dovrebbe esserci il mare. Tra un tornante e l'altro si intravedono fotogrammi di onde. Imsouanne l'abbiamo superata da dieci minuti, da qui sarà tutta strada costiera. I passeggeri muovono la testa in sincronia per vedere fuori dai vetri insabbiati; hanno persino smesso di parlare, hanno le bocche spalancate ed il naso appiccicato al vetro. Non sto bene, per niente; mi consolo del fatto che in mezz'ora arriveremo a Cap Rhir, poi Boiler, poi Dracula, poi Killer point e poi a Taghazout e poi finalmente smonterò da qui per catapultarmi in una stanza d'albergo a smaltire questa influenza, che mi perseguita da una settimana.

Intanto scorrono chilometri di nebbia densa, silenziosa, ovattata e onde, lente, che srotolano dolcemente. Sono bombe che esplodono sul reef. Soffiano come belve e l'aria stessa sembra scappare da questi tubi di oltre due metri. 'Are you going to any special place?' 'Cosa?', completamente sovrapensiero mi scappa una risposta in italiano. Giro la testa e mi vedo una sorta d'intellettuale con gli occhialini e pullover rosa, liso. Ha i capelli arruffati, quarantenne, vuole conversare, io vorrei solo un letto. Inglese, mi parla in inglese, che non è la cosa più facile per il mio cervello annebbiato dalla febbre a 39. Fortunatamente so muovere molto bene le mani per farmi capire e disegnare discorsi, anche lunghi, in aria. E' di Taghazout, lavora in un barettino sulla spiaggia, parla praticamente tutto il giorno solo inglese, senza mai aver visitato nessun paese occidentale.
'It will change!' 'Cambierà cosa?', domando. 'Cambierà il modo di vivere qui. Al re piace il turismo. Al re piace piacere ai turisti.'. Il mio nuovo amico mi spiega come di giorno in giorno il turismo europeo stia influenzando le comunità costiere intorno ad Agadir. Tutte quelle piccole attività famigliari così care ai surfistelli squattrinati europei saranno le prime a sentire gli effetti del cambiamento, sacrificate ad un altro standard di turismo, più patinato, organizzato dall'alto e molto più facoltoso. La notizia del progetto per Anchor Point circola ormai da sei anni, ma non tutti tra locali e turisti lo sanno. Ovviamente le grandi agenzie di turismo europee ed i loro referenti in Marocco sono ben al corrente del progetto e pronti ad investire qui energie e danaro. Il Re vuole mega strutture stile riviera italiana quindi compra ed abbatte tutto quello che da fastidio, lasciando mucchietti di macerie e fondamenta di palazzi in costruzione. Appena a nord di Taghazout un enorme complesso residenziale in stile club-vacanze, che nel 2005 era un abbozzo di cemento ora è pronto ad ospitare nuovi turisti. Cammini per altri 100mt e vedi altri palazzi nuovi con tanto di portinaio, una selva di condizionatori e parabole. Queste lussuose case ormai sono proprietà di europei. Verso nord non ci sono più palazzi ma solo uno spazio vuoto, pronto per una ulteriore cementificazione. Anche a la Source la situazione non è molto diversa con un gigante residence che cresce alla velocità della luce. Ora con i furgoni non puoi più stare in faccia alla spiaggia, c'è il campeggio! Vai al campeggio. Per noi surfisti occidentali in fondo non cambia molto: paghi un volo aereo con tanto di vettura a noleggio circa 300euro. La rotta che da sempre porta i surfisti del nord Europa in auto fino qui viene spezzata da un pacchetto low cost. Chi te lo fa fare di guidare il tuo furgone per migliaia di chilometri senza neanche poter scegliere dove fermarti a dormire? Ora hai il low cost. Suona bene, per noi. Suona male per loro, i marocchini. Il low cost atterra a Marrakech, chi vuole subito il surf impiega poche ore ed è sul point, chi vuole medina e souq prende un bellissimo autobus per il centro città, proprio all'uscita passeggeri dell'aeroporto. Con soli due euro ti scaricano in piena piazza centrale. Ma nessun marocchino prende quello shuttle, non è proprio low cost per loro. Camminerebbe appena per 200mt uscendo dall'area aeroportuale, pagherebbe 30 centesimi di euro e salirebbe con bagagli e tutto quanto, sul bus di linea, esattamente uguale all'altro, ma che ti smolla proprio in piena piazza centrale senza fronzoli turistici. Arriviamo al campeggio. Il mio amico dà un'altra boccata al suo narghilé. E' sdraiato nella sala da pranzo, praticamente in disuso, del campeggio dove lavora e dove ho deciso di dormire a Taliwine, Anti Atlante, zona di passaggio per le varie valli alle porte del Sahara. Il Marocco è cambiato lungo la costa come nelle grandi città. Basta sedersi sul ciglio della strada ed aspettare che passino file di Land Rover cariche di adesivi, turisti e barre anti insabbiamento. Nelle città imperiali oramai si sono formati interi quartieri dai tenori di vita più che europei, compresi di fastfood e grandi magazzini di abbigliamento. Però si può viaggiare ancora con pochi soldi, evitare le super organizzazioni da agenzia e lasciarsi guidare da qualche amico del posto che sopravvivendo, ha imparato un po' tutte le lingue di coloro che incontra per strada. Seguendo i consigli degli amici locali decido di passare un paio di settimane in montagna per capire meglio la vita tradizionale e farmi un po' di cultura personale. Con Brahim, Nourdine, Abdellah farò dei trekking, attraverserò villaggi, costeggerò il fiume in mezzo al nulla, solo natura e cultura berbera. Sulla Lonely Planet si dice che non bisogna parlare di politica con la gente del posto. Ha iniziato lui. Ne vuole discutere proprio qui, adesso, mentre ci buttiamo su questo vassoio carico di tè e pane non lievitato. I bicchieri sono fumanti, le mani, con piccoli pezzi di questo pane cotto nelle buche scavate nel terreno, si muovono veloci dalla ciotola di olio fresco alla bocca. Ogni tanto riesco a formulare una frase di senso compiuto in francese e la rivolgo a Nourdine. Ha 30 anni, magro, trekker. Conosce a memoria questa vasta area costellata di villaggi berberi. Ogni tanto sbuca qualcuno dal cortile, s'affaccia nella stanza, si accerta che ci sia da bere, pane e poi va via. Pago cinque euro, dormo su di una serie di materassi sistemati per terra, tappeti colorati con tinte naturali e alti cuscini. Nei 50dhr sono compresi la merenda, la cena e la colazione. Il mio amico non paga. E' la convenzione. Continuiamo col discorso, vuole sfogarsi un po', anzi, mi mitraglia con una serie di episodi che mi lasciano veramente a bocca aperta. Poi mi racconta di quando un operatore umanitario svizzero lo invitò per un colloquio: 'Nel colloquio per l'assunzione mi hanno consigliato di convertirmi al Cristianesimo. Boh. Va bene, non ci ho dato troppo peso e l'ho fatto.' A Nourdine in vero, non interessa molto la religione, per cui questo passaggio da Islam a Cattolicesimo lo ha fatto per lavorare con questa ONG, all'improvviso sorta qui, tra le sue montagne, per aiutare la sua gente. E per loro guidava un fuoristrada, carico di viveri e vestiti destinati ai villaggi più poveri. 'Bello però ho mollato quel lavoro,' dice guardando verso terra, 'ora sono ateo, cioè, lo ero anche prima ma in questo momento di più. Come loro, mi sono servito della religione per lavorare.' Alcune delle ONG, per scrollarsi di dosso un po' di bad-karma 'occidentale', arrivano in Marocco con il giusto intento di cambiare le cose tra le fasce povere della popolazione. In vero solo il 20% di queste associazioni riesce ad impegnare più del 70% delle proprie risorse in azioni concrete, il resto spende quasi tutto per mantenersi, per pagare gli stipendi dei coordinatori di progetto e dei volontari, che in realtà 'volontari' non sono. Fin qui nulla di male. Anche solo impiegando un millesimo delle risorse è sempre qualcosa in favore a chi non ne ha. Il problema è che questi interventi stanno sempre più cambiando il volto di un paese che i surfisti hanno imparato ad amare in trent'anni di viaggi.

Ringrazio Nourdine di siroua-safran.com

Ricerca SurfNews
Articoli
RILEVANDO EL KADDOUS


Diario surf di una missione scientifica in Algeria.

19 Febbraio ...
UNA STORIA FATTA DI TRUCCIOLI


Jed Noll, il babbo Greg e tre secoli di cultura surf ritrovata.

Il ...
LE TEMPESTE RIBELLI


Formazione, evoluzione e surfabilità delle tempeste Extra Tropicali.

La ...
DIRT OLLIES


A SKATEBOARD TRIP TO MONGOLIA

Un'immagine scattata nel 2002 ...
SOLO ALLE HAWAII


Una storia di castigo dalla North Shore.

E' proprio vero, il ...
LE ONDE DEL RE


Un viaggio in autobus attraverso il nuovo volto del turismo Marocchino.

L'obiettivo ...
MALESIA


IL PROFUMO DELLA COMPLESSITA'

Ansioso come un animale in trappola. ...
MALTA E GOZO

le Isole Fortezza.

Dopo il successo delle ultime spedizioni in Mediterraneo ...
FEDERICO PICCINAGLIA

Il lato oscuro del Molo

NOME e COGNOME: Federico ...
ISPEZIONANDO L'IRAN

Una spedizione francese lungo la costa di Chabahar.

'No Visa, no ...
MATTIA DI BITONTO MORRI

NOME E COGNOME: MATTIA DI BITONTO MORRI

...
HAIDA GWAII

Cercando onde lungo il sentiero del corvo.

Haida Gwaii significa ...
DIETRO LA LENTE

ROCCO CARTISANO

Nella scena surf italiana il nome Rocco Cartisano ...
Archivio magazine »
Scarica gratis Surfnews Magazine