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FEDERICO PICCINAGLIA

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Il lato oscuro del Molo

NOME e COGNOME: Federico Piccinaglia detto 'Picci'

DATA E LUOGO DI NASCITA: 8 marzo 1973 Savona

ALTEZZA E PESO: 1,78 per 90 chili

STANCE: regular

ALTRI SPORT: beach volley, lotta, brazilian jujitsu

HOME SPOT: Savona, Fornaci Beach e Acque Calde

CIBO: gnocchi al pesto, pizza (fatta da mia moglie) e dolci

SPOT ITALIANI: Varazze, Acque Calde e Bussana

SPOT ESTERI: Honolua Bay, Hookipa e La Nord ad Hossegor

MUSICA: Pearl Jam, Ben Harper e Hawaiian Music

SPONSOR: Nessuno, mi sponsorizzo da solo!

"Conosco Federico da tanti anni ed abbiamo diviso molte giornate ed albe in spiaggia. Nel bene e nel male posso dire di aver visto quasi tutti i colori della sua personalità di surfista. Di sicuro i toni scuri sono quelli che lo hanno reso un personaggio. Da quando la sua onda preferita (a Savona) è stata smantellata, Federico è diventato parte di Varazze quanto la spiaggia, il molo ed i sassi di Gozzilla guadagnandosi con il rispetto la cima del line-up più conteso d'Italia. 'Picci', infatti, è ora in cima alla 'Testuggine Varazzina', quel pugno di surfisti che quando la situazione si ingarbuglia prende in mano le redini del line-up e sbroglia la matassa 'no matter what!'. Su di lui circolano storie abbastanza truci ma non fidatevi delle chiacchiere! Se lo conosci e lo sai prendere, Federico ti lascia l'onda migliore del set, specialmente se è sopra i due metri e sta facendo close-out su una spanna d'acqua!" _Marco Canu

Federico, anche se sei originario di Savona, molti ti considerano il surfista più devoto sul line-up di Varazze. Quando e come ti sei innamorato di quel mucchio di sassi sommersi che formano 'la Secca'?

Come sai, sono nato e cresciuto surfisticamente a Savona e ho cercato, fino a che ho potuto, di godermi le onde di casa mia senza cercare altri posti. Ancora adesso, nonostante dieci anni di bombe a Varazze, i ricordi di surf migliori restano quelli degli anni passati nel mio spot con la mia ristretta cerchia di amici. Ancora oggi preferisco surfare onde mediocri a casa mia che onde magari migliori in posti affollati ed è per questo che non mi sposto molto dalla Liguria. Purtroppo a causa dei soliti lavori di protezione della costa e' stata irrimediabilmente compromessa la secca che creava il mio home spot, e quindi ho dovuto cercare rifugio a Varazze. La mia storia d'amore con Varazze non è stata per nulla facile! Conquistare la fiducia della gente del posto è stato il primo scoglio. All'epoca usavo solo longboard, in qualsiasi condizione di mare, e prendevo molte onde, ma cercavo sempre di rispettare i locali, lasciandogli sempre la precedenza (e non solo quando ce l'avevano!) perche' cosi' mi sembrava giusto che fosse. Così con il passare degli anni sono stato accettato anche perchè credo di aver dimostrato attaccamento per lo spot e per la gente che lo frequenta. Non mi sono mai tirato indietro nè di fronte al mare grosso, nè di fronte a problemi di regole e rispetto sul picco.

Il surf pretende da tutti sacrifici. Che prezzo ha preteso da te crescere surfando in Liguria? Hai trovato un equilibrio tra vita privata, viaggi e surf a casa?

Ho capito quanto per me fosse importante fare surf a casa quando durante la mia ultima gara di lotta greco romana mi sono spezzato una caviglia e sono dovuto stare all'asciutto per diversi mesi. Solo il pensiero che potessero arrivare le onde mi mandava in bestia, non potevo resistere! Alla fine capitò un giorno di onde, Varazze rompeva perfetto sopra la testa e le sezioni della destra connettevano fin dentro. Per poter surfare mi fasciai la caviglia col nastro americano, rischiando di compromettere ancor più seriamente i legamenti. Eccessi a parte, nel bene e nel male ho dedicato tutto la mia vita a fare surf e sono sempre stato presente a tutte le mareggiate, a discapito del lavoro (se arrivano le onde vale qualunque tipo di bugia), dell'amore (non finirò mai di ringraziare mia moglie che mi lascia scappare non appena si alzano le onde e mi appoggia sempre al cento per cento) e degli amici. Questi sacrifici però mi sono sempre stati ripagati dal mare. Nei momenti difficili della mia vita, ad esempio quando a mio padre sono stati diagnosticati vari tumori o quando sono venuti a mancare i miei nonni, la mia unica salvezza è stato il surf.

Nel passato si sono sentite tante storie di territorialismo ma anche tante storie di surfate splendide in completa armonia con i locali. Qual è la situazione in acqua adesso in una mareggiata media a Varazze?

Il mio migliore pregio, o forse il peggior difetto, è quello di dire sempre le cose in faccia (sia nel surf che nella vita quotidiana) senza troppi giri di parole anche a costo di ritrovarmi con la macchina rigata, con le gomme tagliate o con molti 'ammiratori' che sparlano alle spalle. Quindi ti dirò la verità anche se non piacerà a molti. La situazione in acqua a Varazze e' tragica! Il surf sta diventando sempre piu' di moda in Italia Settentrionale e in acqua succede di tutto e c'è di tutto. Se poi tieni conto che ci ritroviamo a surfare anche in cinquanta su un fronte d'onda lungo appena venti metri, beh capirai benissimo l'origine di tutte le storie legate al localismo è solo data dal sovraffollamento. Che poi non esiste un vero e proprio localismo anzi, sono i locali a doversi difendere dalla mancanza di regole, dal disrispetto che molti surfisti dimostrano verso di loro e, soprattutto, dai pericoli che una folla disordinata comporta in acqua. Io stesso non sono di Varazze e cerco sempre di lasciare surfare più possibile quelli del posto perchè ne hanno diritto e basta. Ho passato anni a Savona a combattere per non fare accadere quello che sta realmente succedendo in quasi tutti gli spot famosi del nord Italia: zero regole, zero rispetto, zero precedenze e zero sicurezza! Molte delle persone che entrano in acqua alla Secca, magari con pocha esperienza sulle spalle, si sentono autorizzati a fare quello che vogliono, o semplicemente non sanno che in acqua esistono delle regole. Ci vuole molto poco a farsi male con una tavola e a rovinare la surfata di tutti. Vedo sempre più gente avventurarsi con il mare grosso, solo per vantarsi di essere uscita. Dalla mia esperienza in oceano ho capito che, più grosse sono le onde e maggiore deve essere la dose di umiltà di chi le surfa. Il surf secondo me è una via di fuga dalla vita stressata di tutti i giorni, non, come per molti in Italia, una gara a chi la spara più grossa.

Come stanno crescendo le nuove generazioni di surfisti liguri? Mi sembra che alcuni stiano facendo scintille nelle gare.

Conosco bene le nuove leve liguri che stanno partecipando alle gare. Sono come me assidui frequentatori di Varazze e ammiro molto il loro modo di surfare fluido e stiloso molto diverso dal mio stile da Magilla Gorilla! Spero che per crescere come atleti non debbano scendere troppo a compromessi con il mercato o con le federazioni del surf. L'unica cosa che non mi piace della nuova generazione è l'atteggiamento da 'superstar' di alcuni di loro, soprattutto quando compare sugli scogli il fotografo 'giusto' automaticamente si trasformano in mostri assatanati di onde, come se una foto su una rivista potesse cambiare la loro vita!

Ho sentito che i lavori fatti al porto hanno influenzato parzialmente la secca e che anche Backdoor ne ha risentito moltissimo. Ci racconti cosa sta succedendo? E' stato poi fatto o detto qualcosa di definitivo riguardo con quel reef artificiale che avevano proposto di fare?

Per quanto ne so di questa iniziativa del reef se ne è parlato tanto solo per farsi della pubblicità gratuita sia da parte delle amministrazioni locali che di quelle surfistiche. Penso che non sia mai esistito un vero Reef artificiale con un progetto concreto, è stata la solita italianata! Se avessimo più spazio potrei farvi aggiornare sulle promesse legate allo sviluppo del surf da onda e del windsurf nella nostra zona fatte e mai mantenute dalle varie autorità locali. Il mio amico Smink, caporedattore del giornale Wind News, ne ha raccolte tantissime negli 'ultimi' vent'anni. Nessuna è mai andata oltre la carta. Tornano alla situazione di Varazze dopo i lavori di nel porto: in pratica il picco chiamato Back Door non esiste quasi più. Al suo posto adesso rompe una povera sinistra che regge solo condizioni non troppo grosse. La cosa grave è che di questi lavori ne ha risentito anche la mitica destra di Varazze, che non rompe più fluida come prima ed ha un giro strano di correnti.

Quali sono i viaggi che ti hanno maggiormente influenzato?

Ho cominciato a viaggiare nei primi anni 90 scoprendo la Costa Basca e l'Atlantico. Tutt'ora sono un assiduo frequentatore di Hossegor, tanto da andarci almeno tre o quattro volte all'anno. Ormai ho più amici in acqua in Francia che qua! Ho avuto anche la possibilità e la fortuna di conoscere e farmi shapare i miei primi ibridi da Erick Arakawa e Guy Garcia. Dal quel momento ho cominciato ad abbandonare il longborad anche perchè in condizioni di mare molto grosso ho rischiato di affogare molte volte. Nel 2000 convinto della mia abilità con la tavola lunga, mi sono iscritto al Circuito Profesionistico di longboard ed ho partecipato ai mondiali in Portogallo e in Francia, supportato dal mio amico inseparabile Claudio 'Highlander' (che per sei mesi all'anno passa a miglior vita Surfando in Brasile). Ho capito subito quanto è alto il livello del surf fuori dall'Italia e mi sono molto ridimensionato, un'esperienza che consiglio vivamente a tutti quei surfisti italiani che si credono dei campioni ma che a livello mondiale fanno solo ridere.

Com'è stato il contatto con il punto zero del surf, le Hawaii?

Sono arrivato alle Hawaii con tutto un mio modo di vedere il surf, giusto o sbagliato che fosse, poi viverci per diversi mesi all'anno mi ha cambiato, mi ha fatto diventare grande, ho capito realmente che devo andare avanti per il mio cammino. Ho imparato a contare solo su me stesso e sulle mie forze, ma anche a prendermi cura delle persone che amo e di chi ne ha bisogno, senza avere nulla in cambio, solo perchè mi sento di farlo. Lo sò che è difficile da accettare nel nostro paese di doppiogiochisti e approfittatori, ma lo stile di vita degli hawaiiani è un esempio per tutti. Ho imparato anche a mettere passione in tutto quello che faccio e cercare sempre di migliorarmi e che c'è sempre da imparare molto dalle persone, anche da quella che non gli daresti una lira. Quello che ho capito alle Hawaii è che non conta essere il miglior surfista, il più bravo in acqua, conta quello che tu, come persona, tiri fuori dall'oceano. Nel surf, come nella vita, devi tenere sempre presenti i tuoi limiti e devi essere preparato sia psicologicamente che fisicamente. Ho conosciuto persone che passano tutta la vita a prepararsi per le onde giganti e cercano sempre di perfezionarsi, sia nella sicurezza in acqua che nell'attrezzatura, gente come Laird Hamilton, Dave Kalama, Buzzy Kerbox, persone che ammiro e che stimo, poi però l'altra faccia della medaglia è che queste persone devono fare i conti con tanti inesperti che pensano basti comprare una moto d'acqua ed una tavola da tow-in per poter surfare onde enormi senza farsi male. Io ero a Maui il mitico giorno a Jaws dalla surfata da 77 piedi di Pete Cabrinha. Non capisci quanto possa essere grande un'onda fino a che non la vedi rompere dal vivo. La terra che trema, rimani ipnotizzato a guardare e ammirare quei muri d'acqua ed immaginare come sarebbe essere là. Ho sempre pensato che non avrei mai fatto due cose nella vita: sposarmi e surfare a Jaws!! La prima l'ho fatta quest'inverno nel mio ultimo viaggio alle Hawaii (mi sono legato per sempre ad Alessandra) la seconda mi è stata proposta, ma ancora non mi sento pronto per il tow-in. Magari tra qualche altro viaggio alle Hawaii, o se mi trasferirò laggiù definitivamente, sempre se mia moglie mi da il permesso!

Ringraziamenti e parole conclusive?

Vorrei ringraziare mia moglie Alessandra che mi è sempre accanto in qualsiasi situazione e che mi appoggia in tutto e per tutto. Ringrazio i ragazzi di Varazze che mi hanno accolto nel loro spot, che mi sopportano/supportano ormai da un sacco di anni e che mi accettano per quello che sono. Un grazie a Marco Canu, che ha sempre fatto foto a tutti, guardando al valore dei surfisti e non agli adesivi sulle tavole. Se ho offeso qualcuno o se qualcuno si sente chiamato in causa, beh, sarà un'altro nome nella lunga lista dei miei ammiratori!

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