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HAIDA GWAII

a cura di Michael Kew Condividi SurfNews

Cercando onde lungo il sentiero del corvo.

Haida Gwaii significa 'la terra degli uomini'. E' con questo nome che i nativi delle Queen Charlotte Islands, definiscono il proprio spazio vitale da migliaia di anni. Il loro territorio copre Graham Island e Prince of Wales Island a cavallo tra Canada e Alaska, un ecosistema particolarissimo in cui la civiltà Haida si è inserita come una perla in un gioiello. La perfetta simbiosi con l'ambiente, la religione, dichiaratamente panteista, ma soprattutto le risorse del mare, delle foreste e dei fiumi hanno attirato qui esploratori, antropologi e commercianti fin dal XVIII secolo. Le continue pressioni sia territoriali che culturali, dalla caccia sconsiderata alle otarie, agli interessi delle multinazionali del legno fino alle malattie introdotte dai colonizzatori, hanno portato questo ambiente alla quasi totale estinzione. Dei 12 mila indigeni Haida, che popolavano 'la terra degli uomini' quando nel 1778 il Capitano Cook la visitò, ora ne restano solo duemila, concentrati nelle enclavi autogestite di Skidegate e Old Masset. Nonostante duecento anni di ghettizzazione ed emigrazione, il popolo Haida oggi guarda al futuro della propria terra con speranza. Dagli anni '60 il governo Canadese infatti supporta una gestione locale del territorio che facilita ed incoraggia la preservazione dell'identità culturale. La lezione che questo popolo può dare al viaggiatore moderno è impagabile: una perfetta simbiosi tra uomo, oceano e montagne, un rapporto che ha vinto la sfida con la modernizzazione mostrandoci un sentiero di vita diverso e sostenibile.

MONOTONIA CLIMATICA

'Vi consiglio di indossare le giacche!' avverte la hostes aprendo il portellone dell'aereo, 'c'è un po' di venticello fuori.' Attraverso la porta, sono il primo della fila ma appena metto piede sulla scala vengo quasi sbattuto a terra dal vento. Le raffiche sono taglienti come lame di ghiaccio, l'aria è secca, all'orizzonte una serie di cumulonembi neri preannunciano condizioni anche peggiori. Dietro l'aeroporto imponenti montagne ci sovrastano con le loro cime innevate. Davanti, lo stretto di Hecate, uno dei tratti di mare più temuti dai naviganti, è completamente spazzato dal vento di sudest. 'Sarà offshore da qualche altra parte!' urla qualcuno dalla carlinga sdrammatizzando! Mi stringo al corrimano e raggiungo il terreno. Ovviamente queste condizioni atmosferiche c'erano note da giorni. Anzi, sono mesi che tengo un'occhio alle carte del tempo di questo angolo di Pacifico Settentrionale. Le previsioni sono ripetitive, una sequenza quasi ininterrotta di mareggiate identiche a quella che siamo venuti a surfare. Sul bus che ci conduce in città la radio gracchia i bollettini utili ai pescatori. 'Questa notte pioggia intensa fino a 20mm, vento da sudest da 50 a 70Km/h in intensificazione, moto ondoso di 10 piedi. Domani pioggia 30mm, vento da sudest 50-80 Km/h, moto ondoso di 12 piedi. Temperatura minima 5C°, massima 8C°.' I passeggeri del bus intuiscono dalla nostra reazione che siamo surfisti. Uno di loro, saputo che tra noi ci sono alcuni affezionati di Maverick's, rompe il ghiaccio con una storia abbastanza inquietante: 'Lungo la costa ovest, di fronte ad una stazione da pesca, rompe un'onda identica a Maverick's! Funziona al meglio quando il vento da sudest supera i 70 Nodi. Si alza dal nulla dritta come un totem di cedro e boom!' 'E' una destra o una sinistra?' chiediamo incuriositi. 'No, no, rompe dritta verso riva!' risponde il tarchiato pescatore. Raggiungiamo il nostro hotel tra i risolini della gente che scambia le nostre tavole da surf per enormi snowboards. Quando entriamo nel bar dell'hotel tre grossi taglialegna ci scrutano dall'alto in basso scambiandoci per ambientalisti 'piantatori di alberi'. Nonostante le foreste vengano abbattute al doppio della velocità sostenibile, i piantatori di alberi non sono molto graditi su Haida Gwaii. 'Negli ultimi 50 anni' recita la home-page del sito ufficiale della Nazione Gwaii 'l'abbattimento delle foreste a fini industriali ha trasformato il paesaggio delle nostre isole. Il grande bosco dei nostri padri, fatto di alberi grandi e piccoli, è stata sostituito con una selva di piante giovani, tutte appartenenti alle stesse due o tre specie e tutte alte uguali. Anche i fiumi che fornivano nutrimento ai villaggi Haida, nonchè ai salmoni ed ai cedri con cui costruiamo totem e canoe, sono stati rovinati dal disboscamento sconsiderato!'. Una volta chiarito che non siamo qui per interrare piantine tutte uguali ma per cercare onde, i nostri corpulenti amici cominciano a rilassarsi e a prenderci per i fondelli. 'Dovreste andare in California con quella roba', indicando le nostre tavole 'il Pacifico Settentrionale non è posto per surfisti!'. Dopo un paio di drink, i taglialegna ci invitano nel bar a fianco dove, a dir loro, non sarebbero mancate le scazzottate, un divertimento ben più popolare del surf da queste parti. I nativi delle isole del resto sono sempre stati un popolo focoso. Grazie alla loro imponente statura gli Haida erano temuti da tutte le tribù del nordest. Era infatti loro abitudine attraversare lo stretto di Hecate su grosse canoe di cedro per saccheggiare e schiavizzare le popolazioni del continente. La studiosa Christie Harris, esperta nelle popolazioni del nordovest, nel libro 'Il pianto del Corvo' sostiene che 'il rispetto dimostrato da popoli vicini come i Tsimshian e i Tlingit verso gli Haida dimostra che questo popolo dominava le coste come una vera aristocrazia.' Visto il sangue bollente che corre nelle vene dei locali, decliniamo l'invito al pub e optiamo per un ristorante cinese con accesso internet gratuito.

VERSO OVEST

Le boe della costa occientale oggi riportano onde di 15ft, ma la situazione non è affatto positiva per il surf visto i 70 nodi di vento registrati dalle stazioni di buoyweather.com. Le coste occidentali di Haida Gwaii sono tra le più ricche a livello di onde in tutto il Nord America. I problemi qui non sono dati dalla consistenza delle onde, ma dallo spostamento e dalla ricerca di accessi tra i fiordi a picco. Non ci sono strade, nè porti e neppure sentieri da trecking. Nient'altro che pareti a strapiombo spazzate da mare enorme e vento rabbioso, il tutto intervallato da passi alpini e foreste che ricevono sei metri di precipitazioni l'anno! La costa est invece, grazie alle ampie baie e ai fondali degradanti, presenta una conformazione perfetta per il surf. Peccato che le onde, di solito provenienti dal quadrante opposto, non riescano a circumnavigare l'isola e rompere qui, rendendo tutti gli spot orientali eternamente piatti! Ben Marcus, il celebre gionalista surf, che visitò Haida Gwaii nel '90, definì la parte est 'il più grande spreco di fondali della terra!' Infatti il nostro primo assaggio di onde Haida avviene proprio in questo infelice tratto di costa. Le onde sono piccole e gelide (acqua a 5C°) ed il vento a 50 Nodi le rende praticamente insurfabili. Nonostante il fondale perfetto, rompono sconfusionatamente, sotto un cielo cupo, rendendoci tristi. Se solo questi fondali guardassero ad ovest, Haida Gwaii produrrebbe point come J Bay. Tentiamo quindi la sorte verso ovest. L'unica area surf accessibile e conosciuta richiede tre ore di 4X4, su una carraia senza indicazioni, usata dai tagliaboschi. Dopo aver sbagliato varie volte strada, raggiungiamo la costa. Dall'insenatura si aprono un paio di beach-break su sassi, in particolare colpisce una sinistra, nei pressi della foce del fiume, poco lontano un possibile point destro. Nonostante il mare fuori stia muggendo rabbioso nessuna delle onde menzionate però accenna a rompere. Haida Gwaii non è certo quello che il turista medio si aspetta da un surf trip, per questo che il nostro team ha dovuto reclutare atleti all'altezza delle condizioni e della temperatura: Raphael Bruhwiler da Vancouver, è uno dei surfisti più esperti in materia di nordovest; Tyler Smith di Santa Cruz, surfa regolarmente Maverick's ed è stato finalista al XXL Big Wave Award; Josh Mulcoy di Santa Cruz, ha fatto delle acque gelide del nord il proprio terreno esplorativo. Nonostante abbiano surfato in posti come Oregon, Norvegia, Islanda, tutti i partecipanti si mostrano piuttosto cauti nei confronti delle condizioni che stiamo per surfare. Tyler, contemplando l'inferno che si sta scatenando fuori dall'insenatura, se ne esce con un: 'Servirebbero due jet-ski!'. Peccato che su Queen Charlotte Island affittare jet-ski ai turisti non sia un business lucroso come in California. Bruhwiler aveva proposto di portare i suoi da Vancover ma il prezzo per imbarcarli in traghetto è altissimo e, viste le condizioni stradali, sarebbe stato poi impossibile trascinarli fin sulla costa ovest. Per non parlare della difficoltà di mettere in acqua un natante con queste scogliere a picco e con gli enormi sbalzi di marea a cui il Pacifico ci sottopone. Dopo un paio di telefonate abbandoniamo l'idea. L'opinione di tutti è che una barca sarebbe il mezzo più indicato per circumnavigare l'isola ed arrivare alle onde, ma come trovarla? Cenando, in un ristorante carino del centro, abbiamo la fortuna di incontrare Lindsey, una gentilissima cameriera che, sentendo parlare di barche e di costa occidentale, ci mette in contatto con il suo fidanzato, un lupo di mare membro della Guardia Costiera che organizza escursioni. 'Ha appena inaugurato un Boston Whaler nuovo di trinca e sarà contento di testarlo con voi in mare aperto, prima di iniziare ad usarlo per la pesca ai salmoni!'. In capo a poco il suo fidanzato ci raggiunge per un drink. Chumma, nonostante una voce squillante da Dj, pare saperla lunga in fatto di mari tempestosi. 'Non preoccupatevi, lavoro per la guardia costiera e pattuglio spesso quelle acque, se state cercando onde, vi porterò dove ne avrete fino a stancarvi! Ho passato tutta la vita a cercare di scansare quelle montagne d'acqua!' Fissiamo un appuntamento per il Giovedì mattina alle 5,30, il che ci lascia quasi tre giorni di tempo per goderci la città e raccogliere informazioni sulla cultura Haida. La spiritualità permea totalmente la vita degli indiani del Nordovest. Ogni aspetto della vita o entità naturale ha una divinità che la incarna. Non è un caso se per la gente di qui pratiche come danza e pittura, veicolino messaggi sciamanici ancor prima che artistici. Animali mitologici come l'aquila, il salmone, il corvo o l'orso, incisi sui totem di cedro o evocati nelle danze hanno sia valore artistico che religioso. Il corvo, ad esempio, un'incontro molto frequente da queste parti, è considerato il più sacro tra gli animali e compare su quasi tutti i totem. Secondo la mitologia locale (e secondo la studiosa Martine Reid autrice del saggio 'I figli del corvo.') 'il corvo, grazie alla sua intelligenza, è colui che ha regalato la luce al mondo facendolo uscire dalle tenebre. Per gli indiani del nordovest ciò implica essere responsabile ed artefice dell'ordine dell'universo.' E di corvi nei due giorni spesi in auto a cercare onde ne abbiamo visti molti, fermi sui totem o intenti a pulire una lisca di salmone... nonostante ciò, il nostro universo surfistico ancora non vede la luce ed il morale della truppa è molto basso. Una nota positiva arriva dalle previsioni meteo. Dopo un'intera settimana di pioggia, onde sporche e venti da sudest pare che per venerdì le condizioni si placheranno e che il sole tornerà a brillare.

BOSTON WHALER

Arriviamo al porticciolo un'ora prima dell'alba, ansiosi di partire. Il capitano Chumma ed il mozzo Gary stanno finendo di sistemare la barca sotto le luci alogene del porto. Dopo aver surfato onde mediocri per diversi giorni non vediamo l'ora di prendere il mare per cercare qualcosa di meglio. Le lunghe ore di auto alla ricerca di accessi al mare, attraverso strette gole, sono finite, ora. Chumma ci condurrà dritto verso gli spazi aperti dell'Oceano, una parte di territorio Haida che non molti hanno la fortuna di visitare. Quando la luce del sole irrora l'oceano siamo già usciti dal porto e stiamo per doppiare l'ultimo capo riparato. I nostri accompagnatori conoscono un'insenatura capace di regolarizzare il moto ondoso. Le due ore di navigazione tra le onde del mare aperto sono il prezzo da pagare per surfare un posto così bello. Nel sole della tarda mattina lo spot di turno si rivela in tutta la sua bellezza. Passiamo la giornata a goderci le onde regolari che esplodono su questa spiaggia solitaria. Tubi aperti e pareti blu accarezzano i lunghi rami di kelp. La temperatura raggiunge i 13C° ed è un piacere sentire ancora il tepore del sole sulla faccia. L'unico problema di questa giornata (e di tutte le surfate qui) è la marea. A queste latitudini l'escursione tra alta e bassa raggiunge tranquillamente i sette metri, cambiano continuamente le condizioni sulle secche, costringendoci quindi a surfarle solo per un'ora. Una volta che il picco diventa ingestibile, muoviamo la barca fino a trovarne uno migliore. Ad ora di pranzo sbarchiamo a terra, troviamo un buco tra le dune e cuociamo un pò di carne sul fuoco. L'odore di salsiccia arrostita e la vista di onde lunghe e spaziate, illuminate da un caldo sole estivo, saranno i ricordi più piacevoli di questo viaggio. Un corvo viene a reclamare un meritato pezzo di carne. Probabilmente abbiamo preso l'unico giorno di sole e onde pulite di tutto l'anno e di questo lo ringraziamo!


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