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DIETRO LA LENTE

a cura di Emiliano Cataldi Condividi SurfNews

ROCCO CARTISANO

Nella scena surf italiana il nome Rocco Cartisano è da sempre considerato sinonimo di una cosa sola: Calabria. Insieme ad un gruppo di amici inseparabili (Vincenzo, Saverio e Domenico) e con la macchina fotografica sempre al seguito, Rocco ha iniziato a surfare, scoprire e fotografare gli spot della Locride una ventina di anni fa, animato da una passione che nel tempo è andata consolidandosi e che lo ha portato a plasmare la sua vita assecondando i ritmi e gli umori del mar Jonio. Dopo aver pubblicato i suoi scatti per quasi un decennio, SurfNews ha deciso di presentare Rocco ai suoi lettori sia attraverso una raccolta delle sue immagini migliori e sia con una chiacchierata informale su argomenti che spaziano dalla fotografia alla tutela dell'ambiente, ovviamente visti attraverso gli occhi di un local DOC.

Sei uno dei pochi fotografi di surf italiani, se non l'unico, che surfa con passione ad ogni mareggiata: riesci a conciliare queste due passioni o capita anche che sacrifichi una bella session di surf per fotografare?

Spesso mi succede di dover rinunciare ad una sessione di surf per poter realizzare delle immagini, ma se scatto una bella foto vengo ripagato dalla delusione di aver rinunciato ad un bel set.

Tu sei un fotografo di professione e gestisci un avviato studio di grafica pubblicitaria: vuoi raccontare ai lettori di SurfNews come ti sei avvicinato alla fotografia?

Nella mia famiglia siamo fotografi da generazioni: mio nonno, mio padre, tutti i mie parenti. Ho avuto la fortuna di poter iniziare da giovanissimo grazie all'incoraggiamento di mio padre.

In particolare, che tipo di fotografia ti appassiona maggiormente?

Oltre al reportage sportivo, mi appassiona la ritrattistica.

Come e quando hai iniziato a scattare foto di surf?

Praticamente in concomitanza con l'inizio della mia attività surfistica, quando avevo più o meno diciotto anni.

Quali sono gli aspetti che ritieni più interessanti nella fotografia sportiva, e nel caso particolare nella fotografia di surf?

Il dinamismo, l'equilibrio e l'eleganza del corpo umano nello sforzo fisico sono la mia fonte d'ispirazione ed in particolare nella fotografia di surf anche il movimento dell' acqua.

Con che tipo di attrezzatura scatti quando sei al mare?

Nikon D200 con obiettivi che vanno dal 20mm al 400mm tutti molto luminosi con aperture 2 - 2.8

Come hai vissuto la transizione dalla fotografia tradizionale alla digitale?

E' stato un passaggio quasi obbligato a partire dagli anni 80 con la computer grafica, dopo la fotografia digitale e' stata solo una conseguenza dell'evoluzione tecnologica degli apparecchi di ripresa. Ho atteso questo cambiamento per molto tempo e quando finalmente è arrivato sono riuscito a sfruttare al meglio tutte le potenzialità offerte dai nuovi sistemi tecnici. Molti fotografi sono ancora scettici verso il digitale, forse perchè ancora non ne conoscono le potenzialità. Il livello delle macchine moderne è molto cresciuto ma molti fotografi ancora non si rendono conto che le differenze rispetto alla pellicola sono minime. Indubbiamente per fotografie di tipo pubblicitario utilizzo ancora il vecchio banco ottico con pellicole 4x5.

Chi sono i fotografi, sia di surf che di altri generi, che preferisci e dai quali trai maggiore ispirazione?

Aaron Chang, Vince Cavataio e Doug Acton sono degli ottimi riferimenti per le foto di surf, mi piace il loro modo di gestire la luce e la scelta dei tagli delle inquadrature. Per altre tipologie di foto mi piacciono David Lachapelle, Helmut Newton, Ansel Adams e Cartier Bresson.

Chi ti conosce sa che sei molto legato alla tua terra e in particolare hai molto a cuore le sorti delle spiagge in cui siete cresciuti ed avete iniziato a fare surf: come è cambiata la scena calabrese dagli inizi ai giorni nostri?

La scena non e' cambiata molto, le cattive abitudini non sono scomparse e le persone continuano a considerare la natura una risorsa inesauribile, senza rendersi conto del danno che stanno provocando. E' cambiato solo il 'cosa' viene gettato in mare: una volta erano per lo più cassette di legno e bottiglie di vetro, oggi la plastica la fa' da padrona insieme ai grossi elettrodomestici e rifiuti potenzialmente pericolosi.

Con che spirito tu e gli altri ragazzi locali avete fondato l'Only Locals Surf Club a Bova?

Con la voglia di rivalutare e tutelare il nostro territorio, ma anche di proteggere la nostra costa dai rischi di carattere ambientale e preservare gli spot in cui siamo cresciuti dai pericoli che rischiano di distruggerli per sempre come la realizzazione di barriere frangiflutti. Per fare questo abbiamo scelto di promuovere una realtà sportiva troppo spesso trascurata dai grandi media e attraverso le nostre attività cercare di abbattere il velo di diffidenza che spesso si crea attorno a realtà nuove come il surf, soprattutto in zone come la nostra.

Fotografo, padre di famiglia, pioniere del surf calabrese, local, promotore di gare, attivista per la salvaguardia degli spot... quali di questi è Rocco Cartisano?

Tutto questo fa parte del mio modo di essere, altrimenti avrei fatto delle scelte differenti. La fatica sta nel dedicarsi a tutte queste 'attività' con il giusto equilibrio di modi e di tempi, ma la soddisfazione che traggo da tutto quello che faccio è impagabile.


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