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SURFARE IN ITALIA

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Il dove, il quando, la storia di un sogno divenuto realtà.

'Il grande lago', 'il mare chiuso', 'l'oceano in miniatura': chiamatelo come vi pare ma negli ultimi anni il piccolo e surfisticamente bistrattato Mediterraneo ha stupito tutti per la qualità e la frequenza delle sue onde. Saranno stati gli ultimi anni particolarmente generosi di mareggiate o forse saremo noi surfisti ad aver imparato come ottenere il meglio dalle bizzarrie climatiche del mare interno, ma pare proprio che il surf sia entrato nell'immaginario collettivo degli italiani. E' indicativo infatti che non solo le principali pubblicazioni di settore, (dalla celebre guida StormRider Europe a Surfer's Path (UK) a Transworld Surfing (US), Surfing Lige (JP). Tracks Mag (AU), Surf Session si siano rivolte al Mediterraneo, ma anche le principali testate main stream, da Panorama al Venerdì di Repubblica ad Airone, abbiano acceso più volte i riflettori sulla realtà surf italiana. In verità c'è poco da stupirsi. Con 7.600 km di costa e frequenti mareggiate da tutti i punti cardinali, solo un pazzo potrebbe oggi negare la surfabilità del Mare Nostrum. L'Italia infatti riceve nella sua totalità oltre 200 giorni di onde surfabili all'anno, una cifra sufficiente a sfamare il sempre crescente numero di persone che si avvicinano a questo sport ed alla sua cultura. Dopo vent'anni di costante crescita, il surf è oggi uno sport accettato, supportato da una ventina di scuole certificate e da due circuiti di gare (FISURF e Surfing Italy) legate alle principali surf-brand. Dalla metà degli anni '90 ad oggi, infatti, la popolarità del surf ha subito un'impennata nel nostro paese. Il numero di praticanti sta crescendo ad una vertiginosa media del 15% annuo, favorendo la nascita di una scena surf matura e socialmente molto variegata. Ovviamente, se state cercando un paradiso-surf fatto di onde gigantesche e temperature sempre piacevoli fareste meglio ad emigrare verso le coste oceaniche. Lo stesso chi vive e surfa in Italia sa bene che la nostra penisola è posizionata proprio al centro di tre sistemi meteorologici (atlantico, africano e continantale) continuamente in lotta tra l'oro e capaci di produrre onde di buona qualità lungo ampi tratti di costa esposta. Come in tutto il mondo occorre essere flessibili ed approfittare delle onde quando e dove ci sono. I maligni diranno che le mareggiate mediterranee raramente durano più di quattro giorni: vero, ma i surfisti italiani hanno imparato ad aggirare il problema spostandosi da una costa all'altra, inseguendo le mareggiate nel loro transitare da ovest verso est. Antunno e primavera sono le stagioni migliori per i cacciatori di onde italiani. In questi mesi infatti Maestrale (N/O), Libeccio (S/O), Ponente (O) e Scirocco (S/E) sferzano con buona frequenza le coste italiane. Anche l'Inverno e l'Estate possono portare giornate di surf (soprattutto dai quadranti settentrionali) ma non contate troppo sulla loro frequenza e qualità. In passato non sono mancati lunghi mesi di alta pressione e conseguente calma totale di mare durante i mesi di Gennaio, Febbraio, Luglio ed Agosto. L'importante è non scoraggiarsi quando Poseidone tarda ad elargire onde ed aver fiducia nelle mareggiate future. Di sicuro, se utilizzerete le informazioni che troverete in questa Surf Guide, rimarrete stupiti dell'abbondanza e dalla varietà delle onde di casa nostra.

DOVE E QUANDO

Ma quali sono le zone più consistenti? La Sardegna con circa 200 giorni di onde all'anno è una garanzia per quanto riguarda qualità e consistenza delle mareggiate. A meno che il Mediterraneo non sia interamenta bloccato dall'anticiclone delle Azzorre, un'onda surfabile si può sempre trovare lungo le sue espostissime coste. Anche la costa ovest peninsulare trae vantaggio dalle stesse mareggiate ma il computo dei giorni utili, tra Liguria e Calabria tirrenica non supera i 120/anno. Le regioni meridionali come Calabria, Puglia e Sicilia meridionale sono inoltre perfettamente esposte alla mareggiate da sud generate nel bacino meridionale da fronti di natura africana e atlantica. Lo Scirocco (SE) più raro e difficile da prevedere rispetto al Maestrale (NO), attiva alcune delle migliori onde del mare interno ma, purtroppo, non si propone più di 50 giorni/anno. Questo vento caldo prodotto nel golfo della Sirte sale lungo le due coste attivando alcuni spot nella costa ovest (Lazio, Toscana, Liguria) ed anche nella meno fortunata costa orientale (Abruzzo, Marche, Romagna, Veneto e Friuli). L'Adriatico, come la maggior parte delle coste-est nell'emisfero settentrionale, pur essendo densamente popolato da surfisti, offre peggiori condizioni di onde. Pur contando solamente su 60-100 giorni/anno di condizioni surfabili, i pochi spot attorno a Ravenna ed Ancona attraggono praticanti da tutto il nordest durante i rari giorni di Scirocco e le più frequenti sventolate da Bora (NE). Come avrete già intuito, essere al momento giusto nel posto giusto è un imperativo categorico per surfare con successo. I surfisti italiani hanno infatti imparato ad essere flessibili e ad anticipare, grazie alle efficienti previsioni in rete, le mareggiate spostandosi a seconda di direzione ed intensità del vento. Sul continente, ad esempio è possibile surfare le spiagge della Versilia all'inizio della Libecciata poi spostarsi in Liguria quando il vento gira a Maestrale e di nuovo muoversi a sud di Livorno per godere dei rimasugli il terzo giorno. Un altro itinerario classico consiste nel surfare la Sardegna meridionale durante il sudest-sudovest poi muoversi nella zona di Oristano-Alghero quando il Maestrale comincia a farsi sentire. Di itinerari-surf come questi se ne possono pensare vari ad ogni mareggiata, ed è importante guadagnare confidenza con le fonti di informazione meteorologica presenti soprattutto in rete. In Mediterraneo, entrare in sintonia con la macchina del clima è importante quanto saper cavalcare le onde!

STORIA

La nascita del surf italiano è legata ad una serie di episodi. Peter Troy (famoso surf explorer australiano che diffuse il surf in Argentina e Perù) cavalcò forse la prima onda italiana nel 1963 a Genova. I tempi erano però prematuri per il surf in Italia e fu solo alla fine degli anni '70 che apparve la prima generazione di surfisti nostrani spinti dalle prime pellicole culto (Big Wednesday) e dai primi viaggi verso le onde dell'oceano (principalmente Biarritz lungo la costa Basca). A partire dai primi anni '80 svariate scene-surf fecero la loro comparsa contemporaneamente lungo la penisola. La Versilia (Viareggio ' Forte dei Marmi) fu la prima comunità surf a prendere coscienza delle potenzialità italiane e fu qui che nacque il primo club (Italia Wave Surf Team), il primo surf-shop (Natural Surf) e la prima gara. Furono i fratelli Michele ed Alessandro Dini a spingere il surf in Versilia mentre in Liguria i fratelli Fracas surfavano le succhiose onde di Bogliasco. I pionieri lungo la costa est furono Andrea Tazzari, Lodovico 'Guancia' Baroncelli e Angelo Manca (che nel '94 fondarono SurfNews magazine) mentre a Roma Carlo Piccinini e Fabio Gini si godevano le prime surfate lungo il litorale romano. Maurizio Spinas, Diddo Ciani e Giuseppe Meleddu furono i primi ad esplorare i lunghi point sardi, scoprendo quello che è oggi la più fortunata area surf del Mediterraneo. Oggi, a ormai trent'anni da quel periodo ci sono circa 30 mila surfisti in italia, una cifra che cresce del 15% annuo. I negozi specializzati sono passati da 4 a circa 300 e le riviste specializzate da 2 a 4. I migliori atleti italiani partecipano alle gare EPSA e WQS a livello europeo e partecipano attivamente ai progetti esplorativi di SurfNews assieme ai migliori fotografi internazionali ottenendo copertura anche sulle principali testate a livello mondiale.

L'AMBIENTE MARINO

Come l'etimologia stessa suggerisce, il Medi-terraneo è un mare quasi completamente circondato da terra. Il suo bacino infatti costituisce solo lo 0,7% della superficie liquida del pianeta ed è connesso all'Oceano Atlantico solo dallo Stretto di Gibilterra. A causa di questa peculiare morfologia, il periodo di ricambio della sua massa d'acqua è di circa 1000 anni e questo aggrava di molto i problemi di inquinamento. Se si considera infatti che, grazie all'alto tasso di industrializzazione dei paesi limitrofi, circa il 20% del traffico mondiale di petrolio passa proprio di qui, risulta evidente che la qualità dell'acqua, in Italia, sia generalmente bassa. Grosse macchie di catrame sono visibili in molti reef dalla Liguria al meridione, causati dal lavaggio incontrollato delle cisterne delle navi. Anche l'inquinamento industriale è un problema per regioni come Lazio, Toscana, Campania e Sicilia dove le fabbriche petrolchimiche si affacciano direttamente sulla costa.
Circa 400km di costa italiana (il 5% del totale) sono dichiarati 'inadatti alla balneazione' dal Ministero della Salute. Le situazioni più critiche sono riportate in Campania e Lazio dove sono chiusi alla balneazione rispettivamente il 12% ed il 18% della costa. La situazione è migliore (lontano dai centri urbani) in Liguria, Basilicata e Sardegna e lungo la costa est dove Emilia Romagna, Veneto e Friuli vantano il primato per percentuale di costa balneabile. L'erosione è un grosso problema lungo i tratti sabbiosi delle coste italiane. La distruzione delle dune, l'urbanizzazione selvaggia e la canalizzazione dei fiumi hanno causato un innalzamento del livello dell'acqua con conseguenze gravi sull'ambiente costiero, sugli insediamenti umani ed anche sullo stato dei surf-spot. Nei primi anni '80, nel vano tentativo di fermare l'erosione, le autorità iniziarono a costruire moli e barriere di rocce. Queste misure anti-erosione non fecero che aggravare il problema e compromisero anche la surfabilità di molti spot storici. Onde come la famosa Idrovora a Massa, i Quattro Venti in Romagna, Pegli in Liguria o varie secche nell'area di Ostia - Santa Marinella sono stati rovinati proprio nel vano tentativo di contrastare questo fenomeno.

ACCESSO

L'Italia offre un'incredibile varietà di paesaggi costieri, dalle ampie spiagge di Toscana, Lazio e Romagna ai ripidi pendii della costa sarda alle basse falesie della Sicilia e della Puglia e l'accessibilità alla costa è garantita quasi ovunque. Essendo il turismo la principale industria nazionale, le aree costiere sono quasi sempre ben servite da strade. Tutti gli spot che trovate in questa guida sono infatti raggiungibili con un'auto a due ruote motrici. L'accesso alle onde può essere problematico solo in estate nelle spiagge di Toscana, Lazio ed Emilia Romagna dove lunghi tratti di litorale sono riservati ai clienti degli stabilimenti balneari, recintati e sorvegliati anche di notte. Il nostro consiglio in questi casi è di spiegare educatamente ai gestori che intenzioni avete. A differenza delle coste oceaniche, dove la convivenza tra surfisti e bagnanti è meticolosamente legislata, in Italia le Capitanerie di Porto gestiscono localmente il rapporto tra sport aquatici e balneazione. Non sono rari i casi in cui, principalmente in estate, surfisti siano stati fatti uscire dall'acqua e multati per aver costituito pericolo ai bagnanti. Durante le rare mareggiate estive evitate di surfare in spiagge troppo affollate o chiedete al servizio di Salvamento prima di entrare in acqua con la tavola.

CERCARE ONDE CON LA SURFGUIDE

Il fatto di partire alla ricerca di nuove onde esercita un ascendente irresistibile su ogni generazione di surfisti non esclusa la nostra. Volenti o nolenti, gran parte delle conoscenze acquisite assieme ai locali in oltre vent'anni di surftrip, sono confluite in questa SurfGuide giunta ora all'ottava ristampa/aggiornamento. Anche questa volta, oltre a descrivere i principali luoghi-surf italiani, fornisce precise informazioni di carattere logistico come indirizzi e contatti di surf shop, surf club, scuole, bed and breakfast e nozioni utili a chi volesse avventurarsi tra le onde dei nostri 8000 km di costa. Il quadro fin qui descritto potrebbe sembrare idilliaco, ma come sempre c'è un rovescio a questa scintillante medaglia. É inutile nasconderlo, a meno che non abbiate la fortuna di vivere di fronte ad un reef seminascosto e situato a centinaia di chilometri dalla comunità surfistica più vicina, avrete sicuramente dovuto fare i conti con il crescente affollamento in acqua. Se da una parte proprio le nostre foto di Sardegna, Liguria, Lazio hanno alimentato per anni veri e propri flussi migratori verso il Capo, Banzai o Varazze, dall'altra questo stesso volumetto tenta di fornire informazioni sulle zone alternative dove surfare tranquillamente senza le tensioni della folla. E' per questo che, come testata, evitiamo di focalizzare solo sugli spot più famosi mostrando nuove coste e nuovi scorci di Mediterraneo.
Chi segue SurfNews da tanti anni avrà notato recentemente un diverso modo di rapportarsi alle nuove scoperte, se di scoperte si può parlare. Molte comunità surf italiane hanno infatti scelto di rimanere 'riservate' rinunciando volontariamente a troppa visibilità in nome di una maggiore vivibilità. Varie comunità hanno infatti concordato con SurfNews, un 'profilo più basso', poco invasivo, capace di lasciare immutato e vivibile la situazione in acqua. Con alcuni abbiamo concordato l'uso di foto senza indicazione se non della regione, altri hanno semplicemente detto NO-GRAZIE rifiutando ogni tipo di visibilità in foto o testi tollerando solo un contatto molto filtrato con l'esterno. SurfNews ed i suoi collaboratori credono che il rispetto delle comunità locali sia indispensabile per una crescita 'sostenibile' del surf in Italia e sperano che le migliaia di lettori che ogni anno sfruttano questo libretto condividano questo basilare principio.

I dati sul target sono tratti dalla indagine di mercato condotta su surfnews.com/quest e che ha raccolto oltre 2000 interviste su 53 diversi topici.

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