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THE UNKNOWN SURFER

a cura di Nik Zanella Condividi SurfNews

Gli aborigeni raccontano che al principio sulla terra non c'erano onde, non c'erano animali o vita, regnava solo il nulla. Il mondo era un'immensa landa buia senza confini. Poi un giorno un raggio di sole illuminò quella piana infinita. La terra cominciò a tremare e squarciarsi qua e là e dalle aperture uscirono 'Loro'. Geologicamente il continente australiano é il più vecchio ed il suo 'sogno' coincide con la creazione. Gli aborigeni chiamano sè stessi 'creature sognanti' e si considerano i capostipiti di tutti gli uomini e di tutte le specie animali e vegetali che popolano il mondo. Nella cultura aborigena noi, loro, le onde, siamo tutti nati dal sogno. La distruzione del sogno aborigeno cominciò nel 1616 quando la nave olandese Eendracht sbarcò i primi europei. Nonostante il continente Australiano non fosse conosciuto in occidente, il sogno della 'Terra Australis' esisteva nelle fantasie e nella mitologia europea fin dal tardo medioevo. Si riteneva infatti che dovesse necessariamente esserci una grande terra meridionale che bilanciasse il peso dell'Europa e dell'Asia. In certe carte antiche la 'Terra Australis' appare come una massa circolare monocroma, situata piuttosto correttamente rispetto alla sua vera posizione ma descritta con due parole latine: 'Nondum Cognita', ancora ignota. L'Australia fu circumnavigata per la prima volta solo tra il 1801 ed il 1803. Negli oltre tre secoli occorsi ad esplorare l'enorme isola, la fantasia umana ha riempito i suoi spazi con tantissime cose.

I pionieri del 17° secolo cercavano spezie e ricchezze, alla fine del 18° gli inglesi di Cook cercavano una base per i crescenti commerci con il Pacifico e l'Asia orientale, gli emigranti europei del 19° e 20° vi trovarono città in cui ricostruirsi una vita, i surfisti degli anni sessanta scoprirono le sue onde da sogno. Nonostante la qualità della vita nelle città australiane sia tra le più alte nel primo mondo, adesso come al tempo di Cook sono gli enormi spazi vuoti a suscitare la meraviglia del viaggiatore. Sono passati 50 mila anni dal sogno aborigeno al nostro ma i grandi protagonisti di questa terra sono ancora lo sterminato mare meridionale, le foreste, le spiagge remote e le grandi distanze prive di esseri umani.

SPOSTARSI SENZA VIAGGIARE

Questo non è neanche un viaggio. Ho impiegato solo tre ore per attraversare il cuore desertico del continente e poco più di venti per lasciarmi alle spalle la vecchia Europa ed il caldo di luglio. Gli equipaggi europei, invece, ci mettevano anni ad arrivare qui attraverso i porti indonesiani di Bantam e Batavia (Giacarta). Di fronte agli sforzi esplorativi del passato non mi sembra neanche di essermi spostato. Loro affrontavano il Pacifico meridionale sperando di sopravvivere alle basse pressioni ed allo scorbuto, io invece arrivo in Quantas e assaporo l'aria pungente di una mattina invernale a Brisbane. Il mio trip australiano è molto limitato nello spazio. Surfare l'area di Byron Bay è soprattutto un'esperienza culturale. Lungo questi venti chilometri di costa è avvenuta la short-board revolution, quella ridiscussione sia individuale che collettiva che ha reso possibile il surf come lo conosciamo oggi. Faccio colazione con mezzo litro di caffè ed un croissant lungo trenta centimetri. Il bus attraversa Brisbane, si lascia alle spalle Surfer's Paradise e si immerge nel verde del New South Wales. A dire il vero la siccità sta inaridendo i pascoli e l'agricoltura ne sta soffrendo. Passiamo Burleigh Head e Coolangatta poi sono solo colline gialle riarse, boschi di mangrovie e baie blu che non riconosco dal mio scorso viaggio. Qui l'uomo non ha il controllo sugli elementi e la natura. La costa nord del New South Wales è frastagliata ma abbastanza bassa. I marinai cartografi inglesi ne finirono la mappatura solo nel 1814, dopo quarant'anni di duro lavoro e, quindi, gli insediamenti sono recentissimi. Tutti presentano uno schema urbanistico minimo: un incrocio, sul quale si affacciano le attività commerciali e alcune strade perpendicolari alla onnipresente 'Main Street'. Le case sono quasi tutte di legno, non mancano mai un surf-shop, un pub wine-store ed una fermata dei bus. Le case hanno il colore del bush, immerse tra le palme e le felci. Gli spazi umani e gli spazi della natura non sono separati come in occidente ma si permeano più o meno pacificamente. In Europa, in Italia in particolare, l'opera dell'uomo e quella della natura si sono incontrate cinquemila anni fa ed il paesaggio si è evoluto in una direzione influenzata da entrambi. Questa è la differenza tra i pittoreschi paesaggi mediterranei e le sublimi vedute oceaniche. Il pittoresco presuppone la presenza umana, qualcuno che lo 'dipinga' o almeno ne parli. Il sublime è invece per definizione il feeling di un uomo solo di fronte all'immensa natura. Qui, di fronte a questi spazi vuoti il singolo essere umano si sente stupito, smarrito e senza parole. Su questo rapporto di precarietà si basa il rispetto degli australiani per l'ambiente. Danneggiare l'ecosistema significa mettere a rischio anche l'habitat dell'uomo. Al mio arrivo a Byron sono gli altri passeggeri a dirmi che devo scendere. Manco da dieci anni e non la riconosco più. La stazione dei bus è diventata enorme, i bar ed i negozi sono decuplicati e con loro la gente. Nella mezz'ora che impiega Mick ad arrivare mi siedo per terra respirando l'atmosfera freak. Esce incenso da un'agenzia di viaggi, una famiglia vestita come nel '70 fa colazione fuori da un bar macrobiotico. Due surfisti rasta in bici con casco, muta e tavole pedalano verso Tallow, la spiaggia esposta a sud che lavora con piccole swell meridionali. Sono le undici di mattina di un giorno lavorativo ma qui tutti sembrano godersi il sole tranquillamente. Perché non pare lavorare nessuno? Cosa accomuna tutte queste persone? Cosa ha spinto a Byron Bay tutti questi 'spiriti liberi' o presunti tali?

THE RAINBOW SPIRIT

Il sogno dei surfisti lungo la North Coast è iniziato anche prima del sogno hippy. Negli anni '50 e '60 col boom del surf attorno a Sydney iniziarono le fughe verso nord. Negli anni '70 l'esplorazione divenne un esodo che culminò con l'Aquarius Festival del '73. La 'Australian Union of Students' scelse le colline di Nimbin per un happening sullo stile di Woodstock in America. Nimbin era il luogo perfetto, lontano dai campus universitari, lontano dalla contestazione, immerso nella natura e nella cultura aborigena, non lontano dal mare. Erano gli anni del Vietnam e della guerra fredda, il mondo stava prendendo una direzione che a molti non piaceva. Il festival fu un momento di riflessione sulla posizione da prendere come giovani e come nazione, un momento di svolta nella vita di migliaia di persone e nella storia del paese. Profeti, visionari, studenti, attivisti sociali, guaritori, surfisti, architetti, poeti e migliaia di sballati da tutto il continente si scambiarono idee, ballarono nudi nel fango e condivisero pensieri e droghe. Finito il festival ed i suoi eccessi, alcuni decisero di non tornare nelle città scegliendo di vivere qui e di mettere in pratica il 'Rainbow Spirit', la nuova coscienza ecologica. Byron Bay dista un'ora scarsa da Nimbin, nel '73, quando il grosso dei surfisti cominciò ad insediarvisi, la popolazione locale era costituita solo da contadini, allevatori e pochi pescatori. Tutti erano contrari ai capelloni figli dei fiori ma lungo la costa non c'era un altro posto con onde così. La grande baia di Byron e gli spot a sud del capo ricevono onde sia dalle mareggiate meridionali invernali che dai cicloni estivi da est e nord-est. A differenza della Gold Coast (gli spot attorno a Kirra) che rompe pochissimo in inverno, qui si surfa tutto l'anno.
A Byron la comunità surfistica si ritagliò il proprio spazio sociale partendo dal basso. Molti vivevano col sussidio di disoccupazione dormendo in auto davanti al point e mangiando solo verdure e riso. Altri pulivano le strade, lavoravano nei pochi negozi o nell'unica industria dell'epoca: il macello. L'atmosfera di quegli anni, la voglia di vivere in modo naturale e pacifico a contatto col surf e con la terra è dipinto nelle pellicole Morning of the Earth, (1972 Albie Falzon) e in Innermost Limits of Pure Fun (1970, George Greenough) girati in gran parte in New South Wales. I surfisti si stavano inserendo nel territorio costiero come una specie che colonizza un habitat lasciato vuoto dalle altre. Chi c'era la ricorda come l'epoca d'oro del surf, onde perfette come il Pass o Lennox Head divise tra pochi amici, fuochi sulla spiaggia per riscaldarsi, pochi soldi ma tanta felicità. Col passare del tempo i surfisti riuscirono a sensibilizzare la gente e le autorità sulle potenzialità economiche che c'erano in quelle onde. Il Byron Bay Surf Club cominciò a tenere contest a livello nazionale e a devolvere i guadagni per la costruzione di opere pubbliche. Col crescere del surf business, il sogno di vivere di surf in un posto splendido divenne una realtà per centinaia di surfisti. Nell'83 il macello chiuse e dalla baia se ne andarono i tanti squali bianchi che vi stazionavano attratti dal sangue scaricato a mare, poco a nord del paese. Byron divenne una mecca del surf. Dagli anni '80 ad oggi questa realtà ha attratto un numero sempre crescente di surfisti e di persone di ogni genere. In acqua, specialmente da novembre a febbraio, ci trovi proprio tutti, dai timidi giapponesi al turista mordi e fuggi che passa il fine settimana e torna a Sydney. Oggi Byron ospita almeno una decina di surf shops, ristoranti di tutti i tipi ed un grande quartiere industriale (a nord, lungo la free-way) costellato di industrie surf: T & C, Mad Dog, Michael Cundith, Mc Tavish, Mac Coy e moltissime altre company hanno base qui. La congestione degli spot nella baia e la confusione per le strade ha reso il centro di Byron diverso da come la prima generazione di surfisti l'aveva sognato. La maggior parte dei vecchi surf-freaks ha abbandonato il centro per posti più tranquilli. Tallows, Suffolk e Broken Head sono state la scelta di molti ed è verso Broken che guida Mick dopo avermi abbracciato forte alla fermata del bus.

THE COSMIK SURFER

Michael 'Cosmik Surfer' Birch abita in una delle tredici case che compongono Broken Head, sette chilometri a sud di Byron, alla fine della lunga spiaggia che si estende a sud del Capo. La sua casa guest-house, che lui chiama 'The Unknown Surfer Club', ospita al massimo dieci persone ed è immersa nella Natural Reserve. Dalla cima della collina dietro casa si ha una vista splendida (l'unica) di Broken point, delle spiaggette a nord e del beachbreak di Suffolk. The Unknown Surfer Club è un punto di ritrovo per gli assidui frequentatori del point, un posto dove farsi una doccia, bere un caffè e rilassarsi tenendo un occhio sulle onde. Mick è originario delle spiagge a sud di Sydney, suo padre surfava Bondi Beach negli anni trenta con un tavolone in legno pieno, lungo 12ft e senza pinna. Li chiamavano 'church windows' per via del peso elevato ed erano i diretti discendenti delle tavole usate dal Duke nel 1915, quando surfò a Manly Beach durante le olimpiadi. Mick abita in questa zona dagli anni settanta e da allora vive lavorando il minimo indispensabile per surfare tutti i giorni. La sua carriera di professionista è stata stroncata negli anni '70 da un incidente al ginocchio ma Mick, contro tutti i referti medici, è sempre riuscito a rimettersi in sesto e a surfare più di quanto chiunque di noi potrebbe mai sperare. Negli anni '90 è stato campione Senior del Queensland, ma più che delle gare ama raccontare delle onde splendide prese davanti a casa e nei suoi tanti viaggi in Indonesia e Filippine. La sua conoscenza del tratto Lennox-Broken-Byron si basa su trentacinque anni di frequenza. Cos, come lo chiamano tutti, ha vissuto sulla sua pelle tutta la 'shortboard revolution', quell'improvvisa svolta che portò tra il '67 ed il '71 tutte le tavole da sopra 9ft a meno di 6. Per capire il ruolo di questa costa nell'evoluzione del surf moderno bisogna raccontare una storia di quasi quarant'anni fa. Dal '64 al '70 George Greenough (genio eccentrico originario di Santa Barbara e guru della cinematografia surf) nei suoi frequenti viaggi lungo questa costa, testò le sue pinne innovative ed i suoi 'Spoons', sottili e agili kneeboard che innescarono il cambiamento da long a short. Mentre la generazione precedente ancora cronometrava i nose-ride e disegnava curve armoniche davanti al pocket, sulle onde della North Coast Bob Mac Tavish, Chris Brock e Nat Young rimanevano folgorati dalle idee di George, dalle sue surfate verticali e dai tubi profondissimi. In onde come the Pass, Lennox e Broken è avvenuto il più importante contatto surfistico tra Australia e America. L'influenza di George sugli shaper australiani si concretizzò nel '66, quando Nat Young vinse i mondiali a San Diego su 'Magic Sam', una tavola shapata da Mc Tavish con pinna di Greenough ispirata alla pinna dorsale dei delfini. Da allora shaper come Michael Cundith, - Bob McTavish, Kevin Platt (di Fantastic Plastic Machine), Midget Farrelly, Ted Spencer, Keith Paull (di Peter Clarke), Bobby Brown (di Gordon & Smith) e molti altri, elaborarono le idee di Greenough sull'idrodinamica, sulla flessibilità delle pinne, sul rocker ed i rail. Mick ha seguito ed influenzato a sua volta questa evoluzione lavorando a stretto contatto con Michael Cundith che ancora oggi shapa le sue tavole. Sul feedback di atleti come lui si sono evolute le tavole, dai primi Vee-bottom di Mac Tavish al thruster che usiamo oggi attraverso mini-gun e twin-fin.
Mick mi racconta che all'epoca, usare tavole corte era di per sè una presa di posizione, voleva dire essere rivoluzionari, fregarsene delle convenzioni e surfare sezioni di onda fino ad allora non toccate. In ultima analisi surfare short, avere capelli lunghi, fumare marijuana, essere contro il Vietnam ed il nose-ride erano sfumature dello stesso trend culturale. Da qui si è evoluto lo stile moderno australiano, quel modo di surfare istintivo e potente che ha caratterizzato le generazioni da Wayne Lynch a Danny Wills attraverso Michael Peterson e Occhilupo. Fu una scelta radicale: le tavole corte ti impongono la vicinanza con la parte più potente dell'onda, il contatto con la fonte dell'energia. Il tubo negli anni 70 veniva visto con una misticità che oggi è andata quasi persa. Il sogno surf era influenzato dalle stesse idee ed illusioni di Nimbin e Woodstock. In questo momento di transizione i surfisti cercarono sè stessi al di fuori della cultura madre, mutuando idee e luoghi comuni da Yoga, Buddismo e filosofie alternative. Mick allora lavorava al macello, surfava il Pass e Lennox tutti i giorni ed era sponsorizzato da MC boards, la brand di Cundith che allora si era appena trasferito da Santa Barbara. La sera faccio centinaia di domande su quest'epoca a tutti gli old-timers che transitano per la clubhouse. Ad Ho'okupu, negozio di surf e cultura in centro a Byron, rovisto tra i vecchi numeri di Surfer's Journal Australia e trovo un po' di articoli interessanti.

BROKEN HEAD

E intanto surfo! E' inverno nell'emisfero sud, ufficialmente la stagione peggiore per il surf. Le perturbazioni provengono da ovest lungo i 'quaranta ruggenti' e sbattono contro la costa sudovest del continente. Nelle animazioni internet sembrano una colonna di bestie inferocite in fuga dal Madagascar verso Perth. Arrivano in prossimità della costa ovest e scaricano 25ft di onde a Margaret River, poi avvolgono il sud e si spingono verso la Nuova Zelanda. Se sono abbastanza forti producono sudest teso al largo della Tasmania e onde su tutta la costa est. Il rischio è che il vento locale rimanga fisso da sud senza però portare onde. Quando capita, tutti gli spot diventano insurfabili anche per settimane. Io però sono ottimista. Le giornate sono tiepide ed il cielo limpidissimo. Fin dai primi giorni Mick mi fa il lavaggio del cervello su quanto bene si siano sistemate le secche di Broken Point e sul fatto che nessuno se ne sia ancora accorto. Apparentemente la sabbia sta riempendo la baia e le tre sezioni dell'onda si sono congiunte: non capitava dall'84. Attendo con ansia la prima swell mentre surfo Tallow, il rivermouth di Suffolk e Broken Beachbreak piccolo. Questi tre spot lavorano con piccole mareggiate da est e sudest e sono molto sensibili al vento. Tallow è appena a sud di Cape Byron, d'inverno è ben esposta a sud mentre d'estate offre riparo dai venti da nord che guastano le onde dentro la baia. Faccio appena a tempo a capire maree e correnti che una swell sfila sulla Tasmania e si piazza tra noi e la Nuova Zelanda. Tutti i point da Sydney al Queensland cominciano a lavorare, lo dicono anche per televisione! La mattina della prima swell Mick mi sveglia a buio. Attraversiamo di corsa la boscaglia che separa la casa dalla spiaggia e da Broken Point. Alba rosa dietro nubi basse, dalla spiaggia si vedono i set sfilare quasi paralleli alla costa poi incontrano le due isole-sorelle e cominciano ad avvolgerle. Il mare è scuro, al largo due balene lanciano spruzzi altissimi: migrano da sud a nord tra agosto e settembre, trascinandosi dietro uno stuolo di squali. Vicino alle rocce un branco di delfini ha già cominciato a surfare le onde di set, se non li hai mai visti non puoi credere quanto bravi siano. Intanto io divento sempre più piccolo, dentro questo enorme teatro naturale mi sento una nullità. Ad aggiungere una pennellata 'noire' al posto concorre il fatto che la riserva naturale di Broken Head è territorio sacro per la tribù aborigena Bundjalung. La loro canzone racconta di una ragazza presa dalla corrente mentre giocava con le onde e della sorella che entrò in acqua per salvarla. Annegarono entrambe, ma vennero trasformate nelle due isolette attorno alle quali surfiamo. C'è un punto sul cliff dal quale i due enormi roccioni sembrano davvero due corpi sdraiati sul mare. Le onde sono destre sui 4ft (altezza testa per intenderci) partono di lato alle rocce e si srotolano su fondo di sabbia fino all'inside detto Kanji's. Guardando da riva mi tornano in mente tutte le foto e tutti i racconti su questo spot. Nat Young lo chiamava 'Broken buckets' per la forma del tubo cilindrico come un secchio. Penso ad una foto in bianco-nero dello spot vuoto su Australian Surfer's Journal (vol. 2 num. 2) con la stessa luce e le stesse onde. Guardo la sezione lenta diventare tubo e rivedo le sequenze iniziali di Morning of The Earth, le riprese di Greenough, poi tocco l'acqua e tutti questi pensieri spariscono. In acqua studio il positoning di Mick e lascio partire i locali prima di prenderne una. In cima al line-up ci sono tutti gli 'old timers' e Mick mi presenta a tutti come 'the italian stallion'. Io mi vergogno e perdo un bel po' di tempo a spiegare che si, anche nel nostro mare chiuso abbiamo onde. Molti sono allibiti, altri mi credono brasiliano. L'unico a non stupirsi è Greenough. Commenta il surf in Mediterraneo con un lapidario: 'Beh, di cosa ti stupisci, hanno abbastanza fetch per surfare anche loro'. Mick ha 51 anni, con una 6.6 squash-tail surfa più potente della maggior parte dei giovani in acqua. La posizione che tiene nel line-up mi fa capire molto sul rispetto dei surfisti più giovani per lui. Parte in cima al picco più esterno ed imposta il bottom turn inarcando la schiena e rilassando la spalle poi pianta la tavola dritta sul labbro vicino alla schiuma e riparte ai duecento. A questa misura l'alta marea impedisce a molte onde di srotolare fino a riva ma quelle di Mick aprono tutte fino all'inside. Dal line up vedo gli spruzzi ed il braccio dietro teso, un po' alla Terry Fitzgerald. Quelle stesse onde sono state la ricompensa ed il sogno di migliaia di surfisti prima di me. Anch'io come loro mi perdo nel sublime e questo mi basta. A tarda mattinata lo spot si popola ma io ho fatto il pieno di onde e bramo la colazione delle 11 a suon di uova, avocado, Jack Herrer e Vegemite.

BUSH WAVES

Le mareggiate si rincorrono ed io sono al quindicesimo giorno di surf consecutivo. Anche Mick é distrutto. Per giorni la mareggiata non scende sotto gli 8ft con forte vento da sudest. A questa misura le onde superano Cape Byron ed entrano nella baia, anche se la direzione della mareggiata é quasi opposta. Dal faro di Cape Byron (il punto più a est dell'Australia) vedo mostri di dimensioni non stimabili rompere in mare aperto. The Pass è lo spot principale in città ma fin dalla mattina è congestionato nonostante le onde siano piccole e molto rade. Sento dalla spiaggia il rumore delle tavole che sbattono l'una sull'altra e gli urli di chi prova a partire in quella selva umana, speriamo non imparino che Broken è perfetto! Dalla balaustra Mick commenta: 'Sembrano bambini a Disneyworld...'

Gli altri spot nella baia (Main Beach e the Wreck) hanno bisogno dei cicloni estivi da Est o Nordest per dare il meglio e in inverno non vale neppure la pena controllarli. Passiamo per Wategos tornando verso Broken. Questa zona residenziale della Byron ricca posta all'estremo sud della baia, ospita una delle onde più facili e lunghe al mondo. Questo morbido point su sabbia è diventato lo spot preferito dai surfisti over 60. In una domenica di sole se ne contano a centinaia contendersi mezzo metro di mareggiata.
Con questa condizione lo spot giusto è Lennox Head. Pochi kilometri a sud di Broken, un enorme cliff inclinato che riceve in pieno le mareggiate meridionali offrendo anche riparo dal vento. A differenza di Broken, il Pass e Wategos, Lennox ha fondale roccioso: enormi ciotoli viscidi e pieni di ricci. Questo spot rimase praticamente deserto fino all'invenzione del leash (1974). Perdere la tavola qui, specialmente in un giorno grosso, equivaleva a ritrovarla distrutta. Questo garantì per anni ai surfisti esperti di surfare in tranquillità lontano dalle folle di neofiti. Leash o non leash, entrare ed uscire dall'acqua nei giorni grossi è difficile anche per chi ci surfa da sempre. Le opzioni sono due, buttarsi da in cima al point sperando di non venir spazzato da un set, oppure entrare dal basso e nuotare seicento metri contro corrente fino al picco. Di picchi in verità ce ne sono tre, uno enorme e apparentemente lento che rompe molto fuori, un secondo poco più sotto, (il più surfato) ed un inside velocissimo spesso close-out, territorio dei ragazzini. Le onde che connettono tutte tre le sezioni sono rare. Per essere sicuri di non perderle molti usano tavole oltre i 7ft, coda round-pin e molto volume per anticipare il ripido take off e passare le pareti lente. Per l'australiano medio le tavole devono, prima di tutto, funzionare, farti divertire e salvarti il culo quando il labbro diventa una caverna. Mentre scatto due foto entra un set sui 10ft e tutti nuotano verso il canale, la prima onda trita una decina di sfortunati, sull'unica onda pulita del set parte un ragazzo, entra presto, pianta un bottom ampissimo e si posiziona perfetto per un tubo di cinque secondi. Si fa accompagnare dall'onda per trecento metri fino all'ultimo inside, poi evita il close-out e tranquillo arriva a riva. E' senza dubbio l'onda del giorno e i fotografi sparsi sui sassi si guardano annuendo.

'Lo conosci Mick?' Chiedo.

'No! E' solo uno dei tanti unknown surfers di Lennox che si gode il suo spot.'

Dopo venti minuti vedo il 'surfista ignoto' passare a piedi. La tavola è una 6.8 pin senza logo, spessa almeno 2 e 1/2, volume massimo nel terzo anteriore, bordi taglienti ed un'unica lunga pinna flessibile. Mick mi guarda e sorride, tutte le cose che mi ha detto, tutte le sue idee su dove sia la forza nelle onde e come sfruttarla, le teorie di George e di Cundith sui fluidi e le tante cose che ho visto e non capito trovano conferma in quest'unica onda. Per chi surfa qui, l'unica cosa che conta è godere al meglio delle condizioni, utilizzare l'energia del mare nel modo più divertente e appagante possibile. L'universo delle gare, il surf-business e tutti i falsi idoli della carta stampata crollano di fronte ad un uomo ed una tavola in sintonia con un'onda.

IL MESSAGGIO

Sono passati alcuni mesi dal mio ritorno da Broken e ancora mi chiedo cosa sia rimasto in me di questo periodo. Più che i posti e la gente ricordo scene dalla vita di tutti i giorni in mare, l'atmosfera rilassata anche nei giorni affollati, i delfini che sfrecciano dentro la parete dell'onda, i tacchini selvatici che fuggono mentre corro tra gli alberi con la tavola, la risata del Cookaburra prima dell'alba e i tramonti sulla collina. Nonostante sia una delle aree più densamente surfate del pianeta e venga coperta estensivamente dai media surf, la parte migliore di questa costa non si vede sulle riviste, nei video e neanche in questo articolo. Il 'sogno surf' come è vissuto qui, è qualcosa di quotidiano e reale per migliaia di persone. Come per i sogni più belli, se ne possono scorgerne sapori e odori ma mai l'intera struttura.

SPECIAL THANKS

Mick and the Unknown Surfer Guesthouse

unknownsurferclub@hotmail.com

Michael and Toshie Cundith

www.mcsurfdesign.com

Esther and the Pearson Family

www.totaltravel.com

Ho'okupu Surf Shop

www.hookupu-surfart.com


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