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INSIDIE MEDITERRANEE

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I pericoli nelle nostre acque

Sono tanti i pericoli che affronta il surfista tutti i giorni tra le onde di casa. Non serve infatti andare lontano per incontrare meduse urticanti, ricci di mare, pesci ragno e persino squali, specie che vivono e si riproducono proprio lungo le coste italiane trattate in questa guida. Come riconoscere le zone a rischio? Come comportarsi in caso di contatto? A seguire un piccolo vademecum delle insidie mediterranee.

MEDUSE

Le meduse, o più scientificamente gli Scifozoi (dal greco skyphos 'tazza' e zoon 'animale') sono presenti con una dozzina di specie nel Mediterraneo e particolarmente abbondanti nei mesi estivi. Il pericolo deriva dal contatto della pelle umana (solo la pelle della mano è sufficientemente spessa da non riportare danni) con le cellule urticanti (detti cnidociti) di cui sono letteralmente cosparsi i tentacoli lunghi fino a due metri nella Noctiluca, la specie più diffusa in Mediterraneo.

PREVENZIONE: Prima di tutto impariamo a capire se le meduse sono presenti nell'area di mare che ci interessa. Osservate la battigia, se vedete meduse morenti sulla sabbia, sicuramente le onde ne saranno piene! In questo caso limitate al massimo la superficie di epidermide esposta indossando lycra a maniche lunghe o, eventualmente, una muta intera.

SINTOMI: Oltre al lancinante dolore, simile ad una forte ustione, nei minuti che seguono si possono verificare abbassamento della pressione sanguigna, riduzione dell'attività cardiaca, nausea, vomito e tosse. In casi di grandi superfici epidermiche interessate ed in soggetti ipersensibili, il contatto può causare shock anafilattico con conseguenze anche fatali.

DOPO IL CONTATTO: In caso di contatto è opportuno innanzitutto valutare la gravità dell'ustione. In caso di limitato contatto rimuovete i tentacoli usando vestiti, carta o alghe ed evitate di toccarli con le mani poi lavate la parte ustionata con abondante aceto per almeno 30 secondi per disattivare le cellule urticanti ancora presenti. In mancanza di aceto, impacchi di acqua di mare tiepida, bicarbonato di sodio o zucchero alleviano il dolore. E' sconsigliato grattarsi perché si stimolerebbe l'attività muscolare mettendo in circolo più velocemente il veleno. E' bene non lavarsi immediatamente con acqua dolce perché quest'ultima favorisce la produzione di neurotossine. Non usate assolutamente alcohol, liquore o urina. Queste sostanze aumentano il rilascio di veleno intensificando il dolore. Nei casi più seri sarà bene rivolgersi subito ad un Pronto Soccorso chiamando il 118 che potrà, nel caso, somministrare antistaminici o cortisonici ed assistere il paziente in caso lo shock anafilattico blocchi l'attività cardiaca e la respirazione.

TRACINE

Sono oltre 200 le specie di pesci considerati 'velenosi per contatto'. Tra questi, i più insidiosi per i surfisti mediterranei sono senza dubbio le Tracine, nelle due varianti Trachinus Drago (lunga fino a 45cm e più rara sotto costa) ed Echiichthys Vipera (più piccola e più velenosa) particolarmente frequente nelle spiagge di Toscana, Lazio e Romagna dove ama mimetizzarsi tra la sabbia in attesa delle prede. Il suo veleno, che inietta grazie ai raggi velenosi della prima pinna dorsale ed agli aculei degli opercoli branchiali, è un pericoloso cocktail a base di adrenalina ed istamina che agisce sull'apparato cardiovascolare.

PREVENZIONE: Utilizzare i calzari ed evitare più possibile il contatto col fondale sono la prevenzione più efficace. Portare con se uno stick anti-puntura a base di ammoniaca (in vendita in farmacia) può essere parimenti utile.

SINTOMI: Una puntura dolorosa che brucia progressivamente di più iniziando a pulsare. In capo a pochi minuti la ferita e la zona vicino ad essa assumono una colorazione bruna, con aloni rossastri. Le linfoghiandole (inguinali se è stata colpita una gamba o ascellari se la puntura interessa un braccio) tendono a ingrossarsi e a fare male. Nei casi più gravi, dovuti all'infissione di più aculei o nelle persone più sensibili all'azione del veleno, come i bambini, sono possibili sintomi come tachicardia, difficoltà respiratoria, fibrillazione ventricolare e riduzione della pressione del sangue oltre a disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e crampi addominali.

DOPO IL CONTATTO: Innanzitutto rassicurare la vittima sulla scarsa pericolosità dell'accaduto (non esistono casi letali). Il primo intervento consiste nella pulizia della ferita, rimuovendo manualmente con una pinzetta e con estrema cautela le eventuali spine rimaste infisse. Immergere prima possibile la parte ferita in acqua calda (possibilmente salata) alla temperatura più elevata che la vittima riesce a sopportare (senza ustionarsi) per un periodo compreso tra 30 e 90 minuti. In mancanza di acqua calda possono essere d'aiuto impacchi fatti con sabbia scaldata dal sole. Esistono in commercio stick anti-puntura a base di ammoniaca, che sono di sollievo anche se possono causare problemi in soggetti sensibili.

RICCI

In Mediterraneo esistono varie specie di ricci, nessuna particolarmente velenosa ma tutte ben fornite di acuminati e fragili aculei. La specie più insidiosa per i surfisti è il Paracetrotus Lividus, per la sua capacità di scavarsi un alloggio nella roccia e resistere a mareggiate e forti correnti. Gli aculei sono costituiti da anelli di diametro decrescente che, penetrano nella carne e si spezzano al suo interno. Fortunatamente (a differenza di alcune specie tropicali) sono privi di veleno tossico ma lo stesso provocano, oltre alla puntura, una certa irritazione.

PREVENZIONE: Guardate nei buchi tra le rocce vicino a riva. Se vedete ricci in questa zona, state sicuri che il fondale più al largo ne sarà pieno. Utilizzare calzari da reef ogni volta che il fondale è roccioso costituisce l'unica prevenzione.

DOPO IL CONTATTO: Gli aculei vanno estratti aiutandosi con ago e pinzette. Nei casi più estremi, ad esempio quando gli aculei sono in prossimità di articolazioni come la caviglia, è necessario l'intervento di un medico per estrarli chirurgicamente. Prima di estrarre le spine, radere con un rasoio l'area interessata per limitare le infezioni. Può essere di sollievo al dolore immergere l'arto interessato in acqua ben calda per una decina di minuti. Dopo l'operazione aver estratto gli aculei disinfettare la ferita ed applicare crema antibiotioca.

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