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IL SURF E LA SICUREZZA BALNEARE

a cura di Leonardo Santini Condividi SurfNews

Sarà capitato a decine di lettori di SurfNews, quello che è capitato a me surfando in Italia durante la stagione estiva. Uno dei migliaia di turisti che affolla la spiaggia si fa un bel tuffo nel punto sbagliato, la corrente inizia a trascinarlo con forza verso il largo, in pochi secondi si trova tra le onde frangenti e comincia a panicare, ad affondare e a bere acqua chiedendo aiuto! La spiaggia non è coperta dal servizio di salvataggio e se anche lo fosse il pattino del salvamento a fatica riuscirebbe a destreggiarsi tra i frangenti. Ecco che i surfisti in acqua diventano i protagonisti di una emergenza balneare.

Eppure in Italia esiste uno dei sistemi di Protezione Civile più avanzati al mondo! Non solo riusciamo a intervenire con efficacia in caso di catastrofe o emergenza grave, ma si lavora sempre di più sul fronte della prevenzione, percorrendo la via più efficace, e spesso più semplice per minimizzare ed eliminare i rischi a cui il nostro ambiente ci espone. Oltre a ciò siamo spesso i primi a portare aiuto ad altri paesi quando vengono colpiti da grandi calamità, come è successo in Sri-Lanka dopo il maremoto. Ma da dove viene tutta questa efficienza? È semplice, la popolazione italiana abita un territorio in cui è possibile ritrovare quasi tutti i tipi di rischio esistenti: idrogeologico, idrico, sismico, vulcanico, incendi boschivi, industriale, nucleare, biologico-chimico, trasporti e attività civili. Nel corso del tempo, con il succedersi di eventi e catastrofi, a volte sulla scia di drammatiche brutte figure agli occhi del mondo, il sistema è stato riorganizzato fino a raggiungere un ottimo livello di efficienza. Dopo un anno passato tra il Dipartimento di Protezione Civile Italiano e il Servizio di Protezione Civile Portoghese, e dopo aver partecipato alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza in Acqua organizzata il 10 e 11 Novembre scorso a Genova dalla Società Nazionale di Salvamento (SNS) mi sono accorto che una delle aree in cui il nostro paese non primeggia è proprio quella con cui ho a che fare quotidianamente come surfista: la sicurezza in mare. Chi tra di noi non si è mai trovato ad aver paura tra le onde, magari dopo aver rotto il leash lontano da riva in condizioni impegnative? La pratica del surf, come tutti gli sport estremi, prevede una certa componente di rischio. Al di là del surf, il 'rischio balneare' riguarda le centinaia di migliaia di persone che nella torrida estate italiana frequentano ogni giorno la spiaggia. Non tutti infatti tornano a casa sani e salvi! I dati elaborati dalle Capitanerie di Porto parlano, durante la stagione balneare, di circa 150 annegati l'anno, cioè due persone al giorno di media. L'impressione che mi sono fatto analizzando la situazione italiana (attraverso testimonianze di bagnini, surfisti e gestori di scuole surf) e osservando la realtà di un altro paese europeo, è che questi numeri potrebbero essere più bassi e che si debba fare di più per tutelare la sicurezza di tutti coloro che vanno 'al mare'.

I DATI DELL' EMERGENZA

È per prima la Società Nazionale di Salvamento, organizzazione no-profit che conta oltre 200 Sezioni dislocate sul tutto il territorio nazionale e circa 65.000 soci, a richiamare l'attenzione sul problema e a parlare di 'emergenza balneare', sulla base delle indicazioni raccolte in un recente lavoro di ricerca realizzato in convenzione con il Dipartimento di Protezione Civile. I dati presentati dal presidente Giuseppe Marino nel corso della conferenza sono stati ottenuti studiando gli 'arenili idonei all'attività balneare' del 52% dei comuni costieri italiani (632 su 1200). Si tratta di un campione che dà ai dati una certa affidabilità e permette di farsi un'idea abbastanza precisa del fenomeno su scala nazionale: oltre 3600 Km di costa, il 48,8% del totale, dei quali 2.426 Km di costa balenabile. Alcuni dei dati emersi sono di particolare interesse, li analizziamo incominciando da quelli che censiscono i diversi tipi spiagge. La percentuale di chilometri in concessione ai gestori degli stabilimenti è del 38% circa, quella delle spiagge libere attrezzate è del 7%, mentre il restante 55% è costituito da spiaggia libera. Le spiagge in concessione 'abbondano' nell'Adriatico centro settentrionale e nel Mar Ligure, mentre le spiagge libere e quelle libere attrezzate prevalgono soprattutto al sud, lungo il Tirreno Centrale e Meridionale, l'Adriatico Meridionale, lo Ionio e le Isole. Nelle prime esiste l'obbligo per il gestore concessionario di provvedere al servizio di sorveglianza, nelle spiagge libere attrezzate il servizio viene liberamente offerto, mentre non esiste di fatto alcuna sorveglianza nelle spiagge libere. Ad offrire il servizio dovrebbero essere i comuni, ma le norme non ne prevedono l'obbligo, e di solito non viene preso alcun provvedimento. È un problema di cui le amministrazioni dovrebbero iniziare a preoccuparsi, considerando anche i dati sull'affluenza alle coste nel territorio di riferimento: durante il periodo che va dal 1 di Luglio al 14 di Settembre sono state stimate 611 milioni di presenze (una presenza corrisponde a una persona per un giorno). In un giorno d'estate si contano ben 578 bagnanti per chilometro di costa balenabile. Il 68% delle persone frequenta le spiagge in concessione, il 27% quelle libere e il 5%, le meno diffuse spiagge libere attrezzate. Durante l'estate frequentiamo litorali con una densità approssimativa di 2512 bagnanti per chilometro di spiaggia in concessione, 866 per chilometro di spiaggia libera, 1013 per chilometro di spiaggia libera attrezzata. Non esistono dati statistici precisi riguardo agli incidenti, dalle informazioni in possesso della SNS possiamo dire che la grande maggioranza avviene nelle spiagge libere, ovvero dove non esiste di norma un servizio di salvataggio e dove si concentrano molti dei surf spot italiani. In caso di emergenza al mare possono intervenire diverse organizzazioni contattate tramite i numeri di emergenza 1530, 118, 112, 113 e gli Operatori di Salvamento, i Bagnini. Lo studio ha rivelato che sul 93% del territorio di riferimento può intervenire la Guardia Costiera, sull'87,8% può intervenire il 118, sul 57,8% i mezzi nautici dei Carabinieri e altre forze di Polizia e infine sul 40% i Bagnini. Tutte queste organizzazioni hanno tempi medi di intervento intorno ai 17 minuti, ad eccezione degli Operatori di Salvamento che quando ci sono, impiegano mediamente un minuto a portare soccorso. Infine, nonostante la ricerca lo prevedesse, non è stato possibile raccogliere dati sulla 'tipologia delle fonti di pericolo e la relativa segnaletica'. Non è infatti previsto alcun sistema di informazione e segnalazione delle fonti di pericolo nei confronti di chi frequenta la spiaggia.

QUATTRO MINUTI

Il primo dato piuttosto preoccupante è la scarsa diffusione del servizio di sorveglianza sul totale di costa balenabile, ciò significa che ogni giorno una larga parte delle persone che frequentano le spiagge, non può contare sull'assistenza del personale di salvataggio in caso di incidente. Anche a detta degli esperti della SNS questa scarsa diffusione è probabilmente uno dei fattori principali alla base dell'emergenza balneare. In caso di incidente in mare, esiste una finestra di quattro minuti nei quali il soccorso può concludersi con pieno successo, al di fuori di questo arco di tempo possono verificarsi nelle vittime lesioni irreversibili. In questa ottica, la presenza del Bagnino di Salvataggio sembra essere davvero determinante. In risposta a questa esigenza sono attivi lungo le spiagge libere di varie regioni gruppi di volontari che effettuano servizi di sorveglianza spesso con tecniche e mezzi all'avanguardia, si tratta però di iniziative sporadiche che non possono risolvere i problemi del sistema attuale nel suo complesso. Un'altra indicazione preoccupante emersa riguarda l'assenza di un sistema efficace di informazione e segnalazione delle fonti di pericolo presenti lungo la costa. Viaggiando avrete notato come la segnalazione di buche, correnti, secche e scogli affioranti e la realizzazione di progetti di informazione efficaci siano pratiche consolidate in altri paesi europei. In Italia siamo ancora indietro in questo aspetto, affrontato in modo diverso da regione a regione. Anche sul fronte dell'equipaggiamento in dotazione al personale di salvataggio, l'impressione è che la situazione attuale debba essere migliorata. Le attrezzature di cui è generalmente dotato un Bagnino di Salvataggio, oltre a quelle imposte dall'Ordinanza Balneare come fischietto, binocolo, maschera e pinne, prevedono l'uso di una maschera di rianimazione, un Pattino di Salvataggio o un' altra imbarcazione di soccorso, un salvagente circolare e le bandierine segnaletiche da issare sul pennone della postazione. Le Ordinanze regionali e comunali più all'avanguardia contemplano anche l'uso di strumenti più efficaci e moderni del vecchio salvagente di polistirolo, come avviene in altri paesi europei. Ma avete mai visto un Bagnino in azione con il pattino di Salvataggio in un giorno di onde? Questi piccoli catamarani a remi non sono mezzi particolarmente efficaci in queste situazioni, in altri paesi d'Europa è più diffuso rispetto all'Italia il ricorso a gommoni e Jet Ski. La moto d'acqua è il mezzo considerato più efficace in assoluto, ma il suo utilizzo non è affatto diffuso sulle nostre coste. I servizi di salvataggio di vari paesi hanno integrato l'equipaggiamento con un mezzo di natura diversa: un longboard dotato di maniglie disposte lungo i bordi. È utile per effettuare interventi rapidi anche a lunga distanza e fornisce un punto d'appoggio con elevata galleggiabilità per stabilizzare e assistere la vittima, normalmente da utilizzare con un aiuto complementare da terra o da una imbarcazione. Il longboard di salvataggio, utilizzato in Francia, USA, Portogallo, Australia e Sud Africa, potrebbe rivelarsi molto utile anche in diverse zone costiere del nostro paese.

IL SURF PER LA SICUREZZA

Le più o meno frequenti giornate estive in cui le onde a riva raggiungono altezze surfabili sono particolarmente a rischio per i bagnanti, inaspettate correnti e risacche possono facilmente sorprendere i molti che non hanno confidenza con l'acqua e metterli seriamente in pericolo di vita. Sono situazioni che spesso capitano a margine dei nostri spot, ed è proprio chi è in acqua con la tavola il primo a poter intervenire. È impossibile fare delle stime, ma ogni estate sono decine gli interventi di surfisti in situazioni di emergenza come queste, interventi che possono essere davvero provvidenziali. Il personale di salvataggio, se è presente, potrebbe avere difficoltà ad intervenire ed impiegare più tempo del normale a portare soccorso, cosa fare in queste situazioni? Innanzitutto va detto che possiamo tentare di prevenire questo tipo di incidenti. Normalmente in un determinato tratto di spiaggia le zone a rischio per i bagnanti sono sempre le stesse, se siete certi di conoscerle, assicuratevi che le conosca bene anche il personale eventualmente in servizio su quella spiaggia. In alternativa, cercate di prestare attenzione a ciò che avviene in queste aree a rischio, e ad eventuali richieste di aiuto. Se vi capita di dover soccorrere una vittima che rischia l'affogamento prestate attenzione a non farvi mettere in difficoltà dal suo eventuale stato di panico, fatela aggrappare alla tavola e rassicuratela. Se avete una tavola lunga, potete tentare di utilizzarla per trasportare rapidamente la vittima a riva, come viene fatto con le tavole di salvataggio.

Se avete una tavola lunga, potete tentare di utilizzarla per trasportare rapidamente la vittima
a riva, come viene fatto con le tavole di salvataggio. Rimanendo seduti, aiutatela a salire con il petto quasi sul nose della tavola, dopo di che nuotate posizionandovi sdraiati con la testa all'altezza del coccige della vittima. Se soccorrete una vittima già incosciente, tentate di trascinarla a riva o su un imbarcazione nel più breve tempo possibile, in modo da rendere possibile un eventuale intervento di rianimazione. Se non ci riuscite, cercate di issare le spalle della vittima al di sopra della tavola e stabilizzare il suo stato in attesa di ulteriore aiuto. Se avete frequentato un corso di primo soccorso potrete tentare di completare il vostro intervento di salvataggio con
il miglior esito possibile.



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