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INDIA

a cura di Emiliano Mazzoni Condividi SurfNews

Seconda Classe.

Un tempo 'le Indie' erano quelle cercate da Colombo, o quelle percorse dai commercianti arabi e veneziani, solcate dalle carovane, raccontate nei romanzi e nelle taverne dei porti. Erano un luogo idealizzato e poco importa se alcuni le cercassero ad est ed altri ad ovest del Vecchio Mondo. Dietro quel nome incantato, quasi di donna, ognuno, da Marco Polo ai regnanti inglesi, vedeva misteri, commerci ed amori. Poi in duecento anni, un battito di ciglia nella sua storia millenaria, tutto è cambiato e l'India si è scrollata questi polverosi miti dalle spalle. Quella che ci spinge qui oggi non è infatti una caccia al tesoro tra i misteri del passato ma un viaggio 'presa-di-coscienza' in una realtà che sta influenzando a vari livelli le sorti del pianeta. L'India del boom economico, la nuova India dei manovali dell'informatica, gli IT Coolies che salvarono la Texas Instrument dal millenium bug del 2000, convive quotidianamente con l'India delle caste e delle disperanti povertà degli esclusi: una contraddizione che caratterizza lo stato democratico più grande al mondo e che costituisce il più grosso shock culturale per chi, come noi, arriva dall'Europa.

TAMIL NADU, INDIA 09-09-2006

Alle 05:45am il nostro aereo atterra a Madraspatnam dopo aver bruciato oltre a centinaia di litri di carburante, migliaia di km ed interi universi culturali in sole 11 ore di viaggio. Sono i corpi ad attirare, fin da subito, la nostra attenzione. Non tanto per la quantità ma è piuttosto la senzazione fisica di tutta questa gente che ci circonda. Qui il concetto di privacy occidentale viene alterato, gli spazi che ognuno ha a disposizione sono più limitati e la tolleranza è un elemento fondamentale alla convivenza. Le donne indiane colpiscono per la loro varietà nel vestire, per i coloratissimi sari che indossano, le lunghe gonne, giacche sblusanti e pantaloni di ogni genere. Sembra una meravigliosa libertà e varietà di vestiti, ma in realtà ogni abito definisce la loro individuale conformità. Ogni particolare definisce uno status e da come sono vestite si può capire la loro regione di provenienza, la loro religione, la loro casta. Gli indiani si fanno un'idea della donna anche in base a cosa mangia a colazione ed una volta che sanno il suo nome, il quadro diventa completo. Velocemente attraversiamo l'immigration check e contrattiamo con il primo taxista che ci viene incontro. Il signor Vishnu, originario di Bangalore, sembra una persona onesta e la sua Ambassador bianca in ottime condizioni. Attraversiamo la città senza accorgerci del tempo che passa. Il traffico è intenso e le parole di Vishnu sono un'ottima colonna sonora alle immagini che scorrono davanti ai nostri occhi. Mi racconta di quando è dovuto trasferirsi in questa città nei primi anni '80 per sposarsi e mettere su famiglia. Allora lavorava nelgli stabilimenti automobilistici Tata come operaio, poi, dopo aver acquistato un taxi a tre ruote, ha trsportato milioni di persone fino a quando non ha potuto comperarsi un Ambassador e guadagnare più soldi. Il figlio ora vive coi nonni a Bangalore e studia ingegneria informatica all'Indian Institute of Science (Iis), considerata l'accademia scientifica più selettiva al mondo. Per intenderci, Harvard è la scelta di ripiego per quelli che non sono riusciti ad entrare qui. La storia di Vishnu è simile a quella di tante famiglie indiane che indipendentemente dalle casta e dalla condizione economica hanno potuto realizzare i propri sogni attraverso i finanziamenti statali destinati ai meno abbienti. Ale, Fra, Giuliano e Giacomo sono seduti sui sedili posteriori letteralmente incastonati tra le tavole e guardano, in piena sindrome di Stendhal, lo scintillante centro di Madras. Solo quando attraversiamo Erukkanchery High Road, nei quartieri periferici, si accorgono del rovescio della medaglia. In questi inferni di lamiera chiamati Slum vivono decine di migliaia di esclusi che hanno avuto meno fortuna di Mr. Vishnu. Sono loro i veri poveri, che ai margini delle città cercano di ritagliarsi un minuscolo spazio vitale. Si alzano un'ora prima dell'alba e si infilano tra le piccole strade di New Moore Market. Rovistano fra i rottami di vecchi computer in disuso. Separano i dischetti impregnati di cromo dalle pile alcaline piene di mercurio, le cartucce d'inchiostro vuote dai cavi di connessione e, per un dollaro al giorno, portano i componenti utilizzabili a qualche grossista. Man mano che procediamo il groviglio urbano va sempre più districandosi e 'l'impero dei segni' che contraddistingue la metropoli sfuma in campagna.

COSTA COROMANDEL

Raggiungiamo la costa dopo alcune ore di viaggio. Le dune di sabbia ci impediscono di vedere il mare. Ci chiediamo quali siano le ragioni che ci portano fin qui. Per Francesco e Giacomo è la prima volta, ma di certo non è lo stereotipo dell'India mistica e spirituale ad attirarli. Ale e Giuliano sono già stati altre volte e sanno bene cosa li aspetta. Sanno che l'India sta per riconquistarsi il posto che le appartenne per millenni: quello di una delle civiltà più antiche, più ricche, più avanzate della storia dell'umanità. Essere qui, adesso ha valore di testimonianza. Ale e Francesco sono i primi a vedere il tempio e la spiaggia e sono anche i primi a vedere un'onda destra srotolare per almeno un centinaio di metri. L'angolo della swell e l'esposizione dello spot fanno lavorare la secca come se fosse un point. Il basso fondale, pettinato alla perfezione dalla corrente, produce una serie di sezioni ripide e veloci che srotolano regolari fino a riva. Il motore di tutto ciò è il monsone (dal persiano manzin=stagione), un vento stagionale tipico dell'Oceano Indiano che influenza profondamente il clima dell'Asia fino al sud del Giappone. Esistono principalmente due stagioni. Quella secca si verifica durante i mesi invernali (da Novembre e Marzo) a seguito della differenza termica fra il continente asiatico più freddo e l'Oceano Indiano più caldo ed origina il monsone di Nordest che spira dalle montagne indiane verso il mare. La stagione umida, invece, (da maggio a settembre) è attivata dal meccanismo inverso. È il continente asiatico ad essere decisamente più caldo dell'Oceano Indiano e ad innescare quell'umido vento da mare (da Sudovest) foriero di onde e di precipitazioni piovose. In questo periodo (settembre '07) il vento spira ovviamente da Sudovest, una situazione che quest'anno si sarebbe prolungata fino ad inverno inoltrato a riprova delle anomalie climatiche di questa annata. Per intanto noi, come anche i surfisti ad Arugam Bay ed alle Maldive confidiamo in condizioni di mareggiata costante con vento da terra. Da vicino le onde si rivelano essere di poco sopra la testa e sembra risentano molto della marea entrante che accentua la corrente. Lasciamo i nostri bagagli nella guest-house appena di fronte allo spot e surfiamo fino al tramonto nonostante 15 ore di viaggio sulle spalle.

JUAN

Io e Giuliano conoscemmo Juan nel 2004 tramite Andrea Tazzari e da subito diventammo amici. Lui ed il fratello Samai hanno circa trent'anni e sono i più giovani tra la sparuta comunità surfistica della zona. Sono nati in Spagna, sulla Costa Basca, e vivono in India assieme ai genitori da parecchi anni. Juan lavora come traduttore di inglese-francese-spagnolo e come odontotecnico nello studio di Giorgio, un ragazzo italiano che qualche anno fa ha deciso, come molti europei, di trapiantare qui le proprie radici. Assieme ad Andrea, Patrik, Sanjai, Andy, Aurodeva, Nico, Venu e Shanka, costituiscono la quasi totalità della scena surf. Sento Juan telefonicamente e gli racconto delle onde che da ormai una settimana stiamo surfando a 70 km di distanza da dove lui vive. Anche Juan sta surfando, infatti quando la swell supera i 4 piedi, una destra lunga e veloce frange per qualche centinaio di metri alla foce di un fiumiciattolo (molti la chiamerebbero fogna) a pochi chilometri da casa sua. Prima di condurci però vuole conoscere il resto del gruppo e ci porta a visitare la minirampa in cemento che ha costruito qualche anno fa per la comunità skate locale. Juan sa bene quale potrebbe essere l'impatto turistico in un paese come l'India. Negli ultimi anni questo paese sta avendo un vero e proprio boom economico con una previsione di crescita media del Pil compresa tra il 9 ed il 10% per il quinquennio 2007-12. Dal 1996 il numero di viagiatori diretti in India si è sestuplicato, le vendite di auto sono raddoppiate, i telefonini crescono dell'80 per cento all'anno e 45 milioni di famiglie indiane sono abbonate alla cable-tv. E' sempre più alta, inoltre, la richiesta di pacchetti turistici per mete nazionali ed estere. Molto è cambiato da quando Bill Gates, alla sua prima visita nel 1997, venne ricevuto con gli onori di un capo di stato. Durante la sua ultima visita, la stampa indiana lo ha accolto ricordandogli che in India avanza il software 'open source', l'alternativa reale, ed esente da royalties, ai sistemi Windows imposti dalle multinazionali dell'informatica. In dieci anni l'India si è trasformato da terreno di conquista per imprenditori senza scrupoli ad oggetto di desiderio per gran parte degli investitori Hi-tech. Le tracce di questo cambiamento sono visibili ovunque. La strada che costeggia il mare, fino a pochi anni fa dominio di rickshaw e biciclette, ora pullula di autobus e camion. A supporto di questa trafficata arteria, trovano significato officine, ristoranti, guest house e negozi i tutti i tipi. Molti di questi cambiamenti stanno influendo su gran parte degli equilibri pre-costituiti in questa zona, anche quello di Juan e della piccola comunità surfistica della Costa di Coromandel. Quando Juan conosce anche Alessandro, Francesco e Giacomo capisce che si può fidare di noi ed il giorno dopo ci conduce assieme ad Andrea verso il suo segreto.

LA FOGNA

Juan ci spiega che, per raggiungere il lato Sud della foce bisogna attraversare a nuoto il canale ed è proprio dove ci si butta che la fiumana spinge i residui organici provenienti dalle viscere putride della città. L'alta marea, quando l'acqua del mare si mescola con quella dolce ed il colore dell'acqua diventa più chiaro, è il momento migliore per attraversare. La swell è calata molto rispetto ai giorni passati ma ciò nonostante i set che accarezzano il bank di sabbia, nel lato Sud, sono di almeno 3 piedi. Ale, Francesco, Juan e Sanjai surfano tutta la mattina disegnando linee lunghissime sulle onde. A mezzogiorno ritorniamo verso casa di Andrea dove siamo ospitati. E' l'ora di punta ed attraversare Nehru Street in motorino, carichi di tavole, è un'impresa che in alcuni tratti può diventare traumatizzante. L'importante è sapersi adeguare alle regole del traffico indiano. Apparentemente caotico è invece regolato da convenzioni non scritte che tutti rispettano. Nella gerarchia della strada al primo posto ci sono i rickshaw (piccole automobili a tre ruote) i quail sfrecciano per le vie del centro come dei kamikaze. Poi ci sono le Ambassador, copie della vecchia British Morris Oxford, solide e resistenti possono essere riparate da qualsiasi meccanico delle strade indiane per poche rupie. Poi i Tata Truck (trattori a rimorchio) ed i bus Ashok Leyland i quali, grazie alle loro dimensioni, si garantiscono una posizione di rilievo nella gerarchia della strada. Al gradino più basso di questo inferno di lamiere ci sono quelli come noi che, a bordo di ciclomotori Baja, sono i veri intoccabili della giungla urbana. Il clacson è l'unico nostro strumento di difesa. Spingendo il piccolo bottone nero avvisiamo gli altri del nostro arrivo e loro ci rispondono, spesso indicando che la strada è libera e che possiamo sorpassare. Rimaniamo lungo questa costa fino alla partenza di Ale che vola a Trivandrum il 20 di Settembre in attesa di un volo per Roma. Sorvolando la costa Ovest si accorge delle onde regolari che si infrangono sulle spiagge del Kerala, stese da una leggera brezza da terra. Infatti il monsone di sudovest che in questo mese sofia molto forte lungo le coste occidentali indiane, scivola verso l'alto deviato dalla catena montuosa del Ghati Occidentale. Ed è grazie a questo fenomeno meteorologico che Ale riesce a concedersi l'ultima inaspettata session indiana, con onde di oltre due metri, tubanti e violente spazzate da una insistente pioggia.

LE BELLEZZE NERE

Se lo spostamento ha un cuore e un'anima in India, sicuramente si trovano qui in queste locomotive chiamate con affetto 'le bellezze nere' che abbiamo la fortuna di vedere esposte nella stazione di Villupuram. Simbolo dell'Impero Brittanico evocano la magia di un'epoca in cui uomini e machine per la prima volta unificarono la nazione. Più di un secolo fa infatti, il fischio delle locomotive a vapore lacerò i deserti e le pianure dell'India cambiandone per sempre il futuro. A quell'epoca i villaggi e le città erano isolati dalle grandi distanze ed i fichi del Banyan indicavano la fermata del treno. Sotto di essi la gente aspettava il convoglio come si aspetta l'arrivo di una grande nave. I viaggiatori, all'arrivo, erano accolti da una folla festante che celebrava il viaggio come un evento magico. Distanze che avrebbero richiesto settimane di viaggio su un carro trascinato da buoi ora, grazie a queste bellezze meccaniche, venivano percorse in pochi giorni. Ma quell'epoca di romanticissmo non sarebbe durata per sempre. Oggi sono i treni ad alta velocità a dominare le rotaie indiane. Gli inglesi costruirono la prima ferrovia nel 1850 e al momento dell'indipendenza (1947) il paese contava decine di linee ferroviarie che univano stati e territori. Oggi queste linee sono state fuse in un'unica gestione. Con 65.000 Km di strada ferrata e più di 7000 stazioni, la ferrovia Indiana è oggi la più grande al mondo ed è emozionante per noi esporci ad un'altro bagno di folla ed attraversare il subcontinente in classe economica sul Trivandrum Express. Viaggiare sulle carrozze di seconda classe di questi treni, che vanno da un capo all'altro del paese, è il modo migliore per capire le profonde diversità culturali dell'India. Si incontrano persone che vengono da ogni angolo del paese, dai milionari ai mendicanti, dagli ingegneri agli operai, dai dottori ai banchieri. Il nostro viaggio nasce concettualmente come un viaggio low-budget non tanto per risparmiare soldi ma piuttosto perchè è solamente attraverso i mezzi della gente comune che si viene a contatto con la realtà locale. Arriviamo a Trivandrum senza accorgerci del tempo che passa e mentre Ale atterra nell'aeroporto di Fiumicino noi abbandoniamo il dedalo ferroviario indiano per tuffarci nel Mare Arabico. Per una settimana surfiamo, assieme al locale Muthu Arland, onde che non scendono mai sotto i due metri di altezza alternando le session di surf a bollenti skateate fra le strade di Trivandrum. Una routine che ci accompagna fino alla data della nostra partenza.

Ringraziamo Andrea per averci introdotto alla cultura Indiana e tutta la sua famiglia per averci accolto nella loro casa. Juan per averci svelato alcuni dei suoi segreti, Giorgio e Supria per la loro amicizia, Vania per aver skateato assieme a noi alla tropical ramp ed in fine SlamJam per avere creduto in questo progetto.


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