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THE PROMISE OF INDIA

a cura di Stuart Butler Condividi SurfNews

'Fatemi capire bene. Mi volete pagare per stare tutto il giorno sul bordo della piscina abbracciato ad una ragazza carina che non conosco...' Che fortuna, i miracoli accadono veramente! Ma è lecito stupirsi di qualcosa in un paese dove gli elefanti sono blu e divinità viventi sfrecciano in Rolls-Royce tra i mendicanti? In quale altro paese incontri qualcuno che cammina per sessantacinque chilometri con una bottiglia di latte sulla testa o una ditta che affitta bambini malnutriti agli accattoni per accrescerne le possibilità di guadagno? A pensarci bene, in un paese dove una causa legale può durare secoli ed i santoni rimangono immobili per settant'anni, essere pagati per abbracciare una ragazza può essere considerato normale.

Fortuna e saggezza sono le promesse dell'India.

L'India accoglie tutti e mistifica tutto: dai businessman in cerca di fortuna commerciale ai vecchi hippy a caccia di magia e giovani turiste. L'India vive di contraddizioni: pur essendo il settimo paese industrializzato e uno dei più grandi mercati per la tecnologia informatica, oltre un miliardo dei suoi abitanti passa le prime due ore del giorno a vestire, nutrire e adorare statuette di divinità. E quante ne hanno! Scimmie sensuali e musici efebi, creatori del cosmo che fumano il cilum e demoni sul dorso di tigri. Tutte queste immagini hanno agito da pozione magica per secoli. Agli occhi di molti, solo qui possono trovarsi la saggezza e la conoscenza di noi stessi. Sembrerò cinico, ma io non sono mai stato attratto da tutta questa magia: non ho bisogno di venire qui a trovare me stesso. Non avrei mai pensato che, cercando onde in India, avrei anch'io ceduto alla sua magia ed al suo lato comico. In fondo surfare in India è di per sè un'illusione.

In verità tutti gli altri erano più cinici di me. Per molto tempo non ho trovato nessuno disposto a credere alla mia storia di onde in India poi, proprio quando la mia fede si stava affievolendo, ho incontrato altri credenti. Emi Mazzoni, Emi Cataldi e Alessandro Maddaleni come tutti i surfisti mediterranei, sono abituati a credere. Dall'Inghilterra si unisce anche Jon Bowen. Dopo anni spesi a surfare l'oceano Indiano nessuno di noi ha ancora esplorato l'India, la terra che a quell'oceano ha dato il nome. Non siamo certo i primi a surfare in India. I surfisti passano da qui dalla fine degli anni '60. Da quando Goa è diventata quel paradiso per sballati che tutti sappiamo, molti surfisti hanno lasciato qui le tavole perdendosi tra Kathmandu e le valli della Charas. Pare che anche Miky Dora sia passato da qui, cercando chissà cosa ed andando chissà dove. Molti surfisti abbandonarono l'India presto, trasferendosi a Sri Lanka o in Indonesia. Fuggendo da qui vennero scoperte le Maldive e aperte la maggior parte delle vie-surf battute oggi. Da allora i sogni dei surfisti si sono spostati più lontano, fino alle Andamane ed oltre. Se chiedi indicazioni sulle onde a chi ha surfato in India, ti viene risposto sempre lo stesso: 'Sì, ho surfato un beach-break ma ho sentito di onde migliori poco lontano..' Trovare qualcuno che effettivamente ha surfato quelle 'onde migliori' pare impossibile. Un mio amico di Saltrock Clothing ha visto (non surfato) un point sinistro nella costa sudest. Non è molto ma le sue indicazioni risvegliano in noi quella fede nei miracoli che solo l'India può alimentare. Intanto Emi, Ale ed io ci godiamo il nostro giorno da star. Abbracciati alle più belle ragazze locali improvvisiamo mosse di kung-fu, balliamo lenti e fingiamo amori per il mercato della Holliwood indiana. A questo punto siamo pronti a credere a qualsiasi cosa, incluso che ci siano onde. Il viaggio è cominciato alcuni giorni fa a Chennai (Madras). Abbiamo appena il tempo di stupirci dei suoi colori ed è già tempo di lasciare la città per la placida campagna. Ci fermiamo in un paese sulla costa dove, alla fine di una polverosa strada principale, svettano colline di granito rosa ed una serie di templi consunti. Di fronte ad edifici vecchi più di mille anni, sorvegliati a vista da uno stuolo di statue sacre, si nasconde la prima delle nostre miracolose scoperte.

Di lato al muro che protegge il tempio dall'erosione rompe una destra sui due metri. Tre veloci sezioni che passano tubando davanti ad un roccione, il vento è da terra tutto il giorno: non possiamo chiedere di meglio. Anche se non è 'world-class' questo spot è divertentissimo. L'onda è molto sensibile alla marea. A marea crescente, anche la misura delle onde aumenta ma assieme alle onde arriva anche una forte corrente. A marea calante le onde calano di misura ma si stendono e ci risparmiano la corrente ed i frequenti close-out. Indipendentemente da cosa ci immaginassimo prima di partire, al primo giorno di esplorazione troviamo un'onda che, da sola, potrebbe valere il viaggio fin qui. Dopo aver abusato di questo spot per quasi una settimana decidiamo di continuare l'esplorazione e cercare seriamente il point di cui mi avevano parlato. Dopo aver passato decine di spiagge surfabili, ci fermiamo in un rumoroso villaggio a maggioranza islamica e lì, proprio dove mi avevano detto, si verifica un altro miracolo. Le onde si alzano incontrando il fondale a solo venti metri da riva poi piegano e seguono il point per un centinaio di metri. Ci accorgiamo subito che questa mareggiata non è abbastanza grossa per farlo lavorare al meglio, le potenzialità di questo spot con mare più grosso sono davvero allettanti. Questa rimarrà l'onda di miglior qualità trovata in tutto il viaggio. Intanto il nostro arrivo in paese ha causato un certo fervore. Appena Ale ed Emi si buttano in acqua, mezzo villaggio si sposta in spiaggia. Emi prende la prima onda e la surfa in tutta la sua lunghezza, fino in spiaggia. La folla accompagna le manovre con applausi e urla di incitamento, nel tempo che Emi impiega a tornare sul point i ragazzi del villaggio decidono che anche loro devono surfare. Ovviamente in paese non ci sono tavole, quindi trovati enormi tronchi di legno, nuotano verso il largo sdraiandovisi sopra. Con stile e naturalezza raggiungono il line-up nuotando poi si siedono vicino ad Ale e cominciano a prendere le onde su questi ruvidi pali lunghi tre metri e larghi trenta centimetri. E' la prima volta che giocano con le onde ma da ogni loro movimento traspare la confidenza che hanno col posto e la loro naturalezza. Dopo un paio di giorni di onde, ragazzini e assi di legno riprendiamo la nostra marcia verso un avamposto della cultura francese, una rarità nell'India coloniale. Pondicherry era infatti un territorio francese, la cura ed i soldi spesi sono ancora visibili negli edifici del lungo-mare, vagamente ammiccanti alla costa mediterranea. La differenza con le altre città dell'India è sotto gli occhi di tutti: ordinata, raffinata, alcuni direbbero anche noiosa. Molti occidentali passano per Pondicherry, li vedi seri e pensierosi e capisci che non sono turisti.

Pondicherry è una delle destinazioni mistiche dell'India, la conoscenza e la pace interiore sono dietro l'angolo. L'ashram di Pondicherry e la città di Auroville lungo la costa sono tra i principali centri spirituali nell'India orientale. Auroville è un esperimento sociale internazionale dove uomini e donne convivono in pace ed armonia al di là di religione, politica e nazionalismi. La pace e l'armonia sono spesso in contrasto col danaro, per questo una disputa sul controllo del territorio di Auroville portò negli anni settanta ad una rivolta violenta successivamente sedata da polizia ed esercito. Incontriamo un francese che abita qui da anni, Patrick: il portavoce della comunità surfistica. Dal suo racconto capisco che Patrick è uno degli hippy surfisti di cui ho sentito parlare dal mio amico di Saltrock. Sono stupito quando lo incontro, il suo look non è certo quello che ti aspetti da un freak degli anni '60. Niente dread-locks e niente borsina di pezza, Patrick è quanto di più lontano ci sia da un figlio dei fiori. Non so cosa faccia la comunità dentro l'enorme tempio d'oro a forma di palla da golf ma qualsiasi cosa sia funziona! Patrick dimostra meno di quarant'anni ma ne ha più di sessanta! Il suo arrivo ad Auroville e la sua conversione al surf sono un classico esempio di storia hippy, ambientata negli anni d'oro del flower-power. Ci racconta di essere nato a Parigi ma di non esserci mai stato bene. Anche se ammette l'imperfezione di Auroville, non tornerebbe per nessun motivo in Francia. 'Forse, se fossi nato ricchissimo mi sarebbe piaciuta l'Europa' dice. 'L'occidente senza la sua potenza economica vale davvero poco, c'è molta più ricchezza nella vita semplice che si conduce qui.' Quando si stancò della Francia lasciò un biglietto per sua madre dove diceva che sarebbe stato via un po' di tempo. Partì per la Scandinavia senza sapere neanche dove fosse. Non aveva vestiti invernali e dopo il primo giorno di freddo buttò in un fosso tutto quello che aveva e partì verso est. La strada lo portò in India ma ci arrivò senza un soldo. La sera dormiva per terra nel tempio di fronte al quale abbiamo surfato il primo giorno. Anche se non aveva una meta o una direzione, sapeva che qui presto o tardi avrebbe trovato un posto in cui essere felice. Tornò in Francia e ci rimase giusto il tempo di metter via un po di soldi poi partì verso est di nuovo. Sulla via per Kathmandu, in treno tra Istambul e Tehran, Patrick incontrò la sua futura moglie. Lasciò i suoi amici e proseguì il viaggio verso l'Ashram di Pondicherry con questa tedesca. Vissero nell'ashram per un anno prima di spostarsi ad Auroville e fu qui che nel '78 scoprì il surf grazie ad un surfista italiano di passaggio che gli lasciò una tavola. 'Il surf fu una svolta per me, trovai subito amici con cui intraprendere questa avventura. Usavamo tavole di scarto, lasciateci da gente di passaggio e rattoppate con l'alluminio. Esploravamo la costa a nord e sud ed impiegavamo fino a venti ore per spostarci da uno spot all'altro'. Oggi surfa quasi solo la spiaggia di Auroville dove la comunità ha costruito una capanna per le tavole. Siamo ormai alla seconda generazione di surfisti ed il materiale, ora, arriva per posta da Stati Uniti ed Australia. Gli domando cosa cerchi nel surf una persona spirituale e profonda come lui. Mi risponde dopo averci pensato a lungo, sicuro che non avrei capito: 'Il surf è un regalo gratuito della natura. Se lo accetti devi anche esserne grato e dare qualcosa in cambio. E' certamente una attività profonda alla quale arrendersi completamente e che può condurre ad una vita spirituale. Ma questo non deve essere tutto, l'India è piena di mistici, guru e santi che tentano di divenire entità spirituali, anche il surf può aiutarti in questa direzione...'. Anche se non abbiamo surfato a Pondicherry ed Auroville, i giorni spesi qui sono stati illuminanti. Il mio modo di vedere i 'turisti spirituali', per cui l'India è famosa, è cambiato radicalmente. Un'altra cosa per cui l'India è famosa sono le stazioni ferroviarie. Lasciamo il lusso di Auroville e i comodi taxi del nord e sciegliamo il treno per attraversare il semicontinente da nord a sud. In India la stazione è sempre nel cuore della città, come un buco nero risucchia cose e persone e ne risputa altre. Alcuni non ne escono più e spendono anni a raccogliere avanzi di cibo dalle carrozze di terza classe. In una stazione indiana puoi contemporaneamente farti leggere la sorte, lustrare le scarpe, curare una malattia e comprare un bastone da passeggio di plastica. Gli indiani sono abituati a tutto, la presenza di dieci tavole da surf ed una montagna di materiale fotografico in una carrozza di seconda classe non stupisce proprio nessuno. La mattina dopo raggiungiamo la punta sud dell'India, meta di pellegrinaggio e posto di vacanza per la crescente borghesia indiana. Di fronte alla spiaggia, di fianco a una statua di Vivekananda in meditazione su un'isola, rompe una lunga e lenta destra. Qui, nel punto in cui il mare arabico e la baia del Bengala si toccano, le differenti temperature danno luogo a forti venti e pericolose correnti. Le onde sono sporche e davvero poco invitanti. Avevamo nutrito molte aspettative verso questo tratto di costa, dalle mappe tutte le baie sembravano poter ospitare un point ma in realtà sono solo spiaggioni battuti dal vento e onde che rompono su pareti di roccia. Ripartiamo subito verso la costa nordovest. Immerso tra le palme da cocco, il faro bianco e rosso è il posto migliore per vedere lo spot dall'alto. E' la seconda destinazione turistica in India dopo Gõa ma nonostante la sua popolarità ha un'aria dimessa e rilassata. E' nei sui caffè ed hotel, sparsi lungo la corta spiaggia che sono nate le poche storie di surf sentite prima di partire. Dai racconti l'onda non era niente di sensazionale, una veloce risacca che troppo spesso chiude tutta assieme. Non so se la fortuna ha sorriso più a noi che ad altri ma su queste secche rompono onde più che divertenti. Sì, certe chiudono in fretta ma molte aprono ed offrono sezioni tubanti e pareti da manovre. Prima di arrivare in India, la nostra più grande preoccupazione era quella di arrivare in costa ovest col monsone e trovare vento da mare, pioggia e onde impraticabili. Quest'anno, per la prima volta a memoria d'uomo, il monsone, il più affidabile schema meteorologico al mondo non è arrivato. La costa ovest è baciata da sole, vento da terra ed una swell sui due metri. Nei giorni migliori i tubi sono ben più alti di noi e succhiano la sabbia frangendo violenti quasi a riva. Con le palme, le ragazze in bikini e il beach-break divertente, la spiaggia assomiglia più ad Hossegor che a Calcutta. Questo è il posto ideale dove rilassarsi un po' e surfare durante un viaggio in India. I nostri piani erano quelli di esplorare la costa verso nord ma, come spesso capita, le buone intenzioni sono naufragate all'ombra delle palme di questa località. Del resto la gente viene in India cercando cose diverse, alcuni non trovano niente, altri incontrano la magia e alcuni trovano se stessi. Noi abbiamo trovato onde e posti in cui stare bene. Forse, dietro l'angolo si nascondeva l'onda dei sogni. Noi non lo sapremo mai ma potresti scoprirlo tu. Tutto quello che devi fare è credere nell'improbabile, accettare il ridicolo e chissà...! Dopo tutto, proprio in questo consiste la promessa dell'India.


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