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IL PROGETTO CONTINENT

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Una chiaccherata con l'editore capo Bruce Sutherland

Un punto di riferimento, una pietra miliare e, soprattutto uno strumento indispensabile a chi ha deciso di spendere una vita rincorrendo onde. Da quattordici anni le guide Stormrider accompagnano i surfisti in quella avventura senza fine che è cavalcare onde. Dalla prima edizione ad oggi molte cose sono cambiate: le nozioni meteorologiche si sono approfondite, la mappatura delle coste è diventata capillare e la coscienza ambientalista sempre più attiva nel mondo del surf. A quattordici anni dalla prima edizione e dopo aver contribuito alla stesura del capitolo italiano-mediterraneo, vi proponiamo, una chiacchierata con Bruce Sutherland, l'editore capo di Low Pressure, sulla nuova edizione (Europa Continentale) dello Stormrider e sullo stato del surf nel vecchio continente.

Sfogliando le pagine dell'ultimo Volume l'impressione è che il mondo surf europeo sia letteralmente esploso e che lo StormRider abbia accompagnato dagli inizi questa crescita. Che cambiamenti hai visto nell'Europa surfistica dalla vostra prima uscita nel '92 ad oggi?

Il principale cambiamento è sotto gli occhi di tutti i surfisti: le spiagge sono diventate più affollate, e non sto parlando solo di gente in acqua, mi riferisco soprattutto ai turisti. Sono i turisti a rimanere affascinati dal surf ed a prendere lezioni in una delle centinaia di scuole di surf presenti quasi ovunque lungo le coste europee. Di conseguenza l'industria è passata da una nicchia di mercato piccolissima ad un affare miliardario, coccolato dall'industria main-stream e dall'editoria che attinge a piene mani dall'immagine surf. Il surf non è più uno sport per pochi appassionati che abitano vicino al mare, si è trasformato in un divertimento di massa che coinvolge persone da tutte le estrazioni sociali.

Quanti surfisti stimate ci siano in Europa? Perché il surf resta così appetibile in questi tempi di guerre e globalizzazione?

Cos'è un surfista? Facciamoci questa domanda. E' surfista solo chi esce in mare sempre ed in ogni condizione o anche l'uomo di affari sopra i 50 che affitta una tavola morbida quando va in vacanza al mare? E' impossibile rispondere a questa domanda quindi è impossibile fare una stima di quanti siano i surfisti. Di sicuro i surfisti sono abbastanza egoisti da fregarsene di quello che succede nel mondo e surfare indipendentemente da tutto. Hai presente Apocalypse Now?

Una delle caratteristiche che distingue le guide Stormrider dalle altre sul mercato è la spiccata coscienza ambientalista. Qual è la situazione in Europa e cosa stiamo facendo come surfisti?

Mentre in alcune aree si compiono passi in avanti, specialmente nel trattamento delle acque fognarie, in altre la questione ambientalista ristagna per via di trappole legali difficilmente smantellabili. Quando piove molto, ad esempio, molti paesi lasciano che le compagnie idriche scarichino sostanze inquinanti e fognature non trattate direttamente nei fiumi o a mare. E' dura far capire ai governi che il mare viene frequentato dalla gente anche in inverno. Una compagnia idrica inglese ad esempio ha chiesto di sospendere in inverno i trattamenti UVA sulle acque fognarie per risparmiare danaro! Questo è un esempio classico: tutti i problemi ambientali, dall'inquinamento all'erosione sono principalmente problemi economici e spesso mascherano interessi che non sono certo la sicurezza della gente e la salute dell'ambiente. Come surfisti abbiamo ancora molta strada da fare, un primo passo può essere quello di ragionare sulle risorse che utilizziamo, imparare a riciclare e riutilizzare più materiale possibile, cambiare meno tavole, meno neoprene, scegliere prodotti eco-compatibili in tutti gli aspetti della vita e dello sport.

Vedi delle differenze tra USA ed Europa nell'impegno ambientalista? Gli Stati Uniti non hanno neppure firmato il protocollo di Kyoto...
Non credo proprio ci siano differenze. Il problema è globale e non è produttivo scaricare le colpe sugli altri. La mia esperienza di lavoro nella sede americana di SurfRider Foundation mi ha fatto incontrare tanta gente profondamente motivata e decisa a lavorare in una medesima direzione. SurfRider Europa ha molto da imparare dalla realtà americana. Una cosa che tutti i surfisti dovrebbero imparare è quella di evitare di usare troppo l'aereo, cercare onde nuove lungo le proprie coste invece che volare estensivamente verso mete tropicali inquinando i cieli di tutto il mondo con gas combustibili.

La sezione di informazione meteorologica sta divenendo una parte sempre più consistente dei vostri volumi. Non ti senti un po colpevole, come editore, per aver svelato i segreti meteo delle onde migliori del mondo?

Colpevole? Neanche un po! Siamo molto lontani dalla saturazione negli spot. Ci sono tantissime onde ancora vuote lungo le nostre coste. Le guide servono proprio a questo, a far prendere buone onde a tutti. Anche internet è un buon supporto al surf anche se, a differenza di un libro, non è facile da portare in spiaggia! Un surfista che sceglie uno spot alternativo leggendolo sul nostro libro è un surfista in meno negli spot di punta.

Noi, nella Italian Surf Guide, abbiamo accuratamente evitato di esporre alcune aree ricche di onde ma particolarmente sensibili alla folla. Come vi relazionate ai secret spot nella guida europea?

Semplicemente non li inseriamo nello StormRider quindi non abbiamo ricevuto lamentele da parte di nessuna comunità locale. Un paio di spot che erano nella prima edizione sono stati omessi ma non abbiamo avuto mai nessun problema con le realtà surfistiche interessate.

Si parla sempre più di turismo sostenibile. In cosa differisce, secondo te, il turismo surf da quello classico?

In nulla. I surfisti non sono migliori degli altri turisti, anzi... viaggiano in aereo come tutti, usano infrastrutture turistiche e, di solito, tentano di pagare meno possibile i servizi locali. I surfisti inoltre hanno la fama di scoprire ed aprire nuove rotte turistiche, che in pochi anni diventano destinazioni di massa, quindi, se mai, sono viaggiatori più problematici di altri.

La sezione mediterranea del nuovo libro ha sorpreso anche noi che l'abbiamo curata! Che idea si sta facendo il mondo sulle potenzialità surf del Mediterraneo?

Il capitolo sul Mediterraneo è di gran lunga il mio favorito nel volume sul Continente. Come sull'oceano, se il vento soffia sufficientemente a lungo produce onde buone, questo non è certo un segreto. Il capitolo sulla meteorologia del Mediterraneo è stato curato da Gabi Perez che ha chiarito molti punti a chi ancora era dubbioso. Quello che ha destato la curiosità di tutti è stata la buona qualità delle vostre onde e la relativa frequenza con cui si hanno condizioni surfabili. Gran parte del merito poi va a voi di SurfNews per l'alta qualità delle foto e dei contributi giornalistici che ci avete fornito.

Cosa mi dici delle scene surf nord europee come Germania, Olanda e Belgio?

I ragazzi del Mare del Nord sono tra i surfisti più determinati e motivati che abbia mai conosciuto. Sono disposti a surfare in condizioni climatiche veramente estreme pur di prendere onde. Oviamente sono costretti a viaggiare molto ma credo sia naturale per chi nasce a quelle latitudini.

In Italia spesso diciamo che 'la storia è maestra di vita'. Cosa dovremmo imparare noi italiani da nazioni con mezzo secolo di tradizione surf come Francia ed Inghilterra?

Come in una famiglia con dei bambini, bisogna assolutamente evitare i conflitti interni. Frizioni e incomprensioni nella scena sono nocivi ed impediscono una sana crescita. Mi sembra di capire che voi italiani, come organismo surf, non abbiate ancora trovato una forza comune ed unificante. Dovreste forse lavorare a questo.

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