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UNA TRAGICA MAREGGIATA

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

1119 comuni e 34 province alluvionati, 118 vittime e onde di oltre 4 metri in costa est. A 40 anni dall'alluvione, la storia ed il quadro meteo della sciroccata che sconvolse l'Italia.

Autunno '06, i surfisti italiani lo ricorderanno come un periodo atipico dal punto di vista del surf. Mentre lungo le coste esposte ai quadrani occidentali i surfisti si lamentavano per la scarsa consistenza delle mareggiate i loro colleghi adriatici hanno avuto più giorni di onde di quanti anche i più ottimisti si aspettassero. Grazie ad una serie di basse pressioni convenientemente posizionate tra la Corsica e la Liguria, per una volta la 'cenerentola' del surf italiano, la costa tra Ancona a Trieste ha avuto momenti di vera gloria. Sono state almeno quattro le mareggiate da sudest ad 'incendiare' gli spot tra Portonovo e Jesolo con onde fino a 2m ed alla decima giornata di surf con onde lunghe e ben spaziate tra fine Settembre ed Ottobre in molti si sono chiesti il perché di tanta grazia e se queste onde rappresentassero le potenzialità massime di questa costa. Per dare una risposta a questi quesiti abbiamo tentato di ipotizzare come debba essere la 'sciroccata perfetta', quale debba essere la conformazione barica ideale e, soprattutto, se qualcosa di veramente grosso si fosse verificato nel passato recente. Ma dove ricercare le tracce di una condizione in fin dei conti comune nel Mediterraneo? Il segreto era nascosto, non ci crederete, negli archivi della Serenissima.

GLI ARCHIVI DELLA SERENISSIMA

Niente pare più lontano dal mondo del surf di Venezia, dei suoi monumenti e dei suoi festosi carnevali. Il legame della laguna con il motore primo delle onde adriatiche, lo Scirocco, è però fortissimo. E' infatti lo stesso vento che costringe i veneziani a camminare su passarelle di legno, ad infilarsi stivali alti fino alla vita ed a costruire le enormi barriere mobili del Mose, (il discusso progetto di protezione della città lagunare) ad alzare le onde migliori lungo le coste marchigiane, romagnole e venete. Lo scirocco infatti 'comprime' le acque dell'Adriatico facendo crescere repentinamente il livello dell'acqua nella laguna e creando danni a questa città famosa nel mondo per tutto tranne che per le sue onde. Per risalire alla sciroccata del secolo è bastato quindi scorrere il tragico almanacco delle acque alte stilato dal comune di Venezia (comune.venezia.it) ed è facendo questo che abbiamo scoperto che il record di questo fenomeno, e presumibilmente anche le onde più grosse, si ebbero attorno al 4 Novembre 1966. Lo stesso giorno in cui l'Arno tracimando sommergeva Firenze di fango, la laguna veneta veniva investita da una sciroccata di dimensioni ciclopiche che mise in ginocchio tutto il nordest e non solo. Onde e distruzione' i due fenomeni sono tristemente correlati in Adriatico fin dal tempo dei Dogi, mai però nella storia il livello delle acque minacciò la laguna come in quel tragico giorno. Con 194cm di acqua sopra il livello medio del mare, scirocco a forza 9 e onde sommariamente valutate attorno ai 4 metri, la penisola del Cavallino (ora frequentata dai surfisti proprio durante mareggiate da sudest) e l'isola di Sant'Erasmo (storicamente la spiaggia dei veneziani) vengono sommerse dal mare e coperte dalle onde. Nell'isola di Pelestrina i marosi irrompono dalle falle aperte, le allargano e si congiungono anche per questa via con le acque interne della laguna. Chi c'era, parla di quei giorni con toni da catastrofe biblica ed analizzando la situazione meteorologica di quel periodo, pare che tali toni siano piu che giustificati. Per capire appieno la 'sciroccata del secolo' dobbiamo però analizzare la situazione meteo a partire da qualche tempo prima di quel fatidico 4 Novembre 1966.

GENESI DI UNA SUPER SWELL

La conformazione barica di quei giorni era estremamente complessa. Il 31 di Ottobre in pieno atlantico stazionava una enorme alta pressione di 1030 Hpa che in quelle ore andava a congiungersi con una alta termica posizionata fra la Russia e la Siberia. Questa configurazione tipica dei mesi invernali è abbastanza rara ad inizio Novembre ed innescò, come da copione, l'entrata in Mediterraneo di fredde correnti siberiane con forte vento di Bora lungo le coste orientali. Se analizziamo le temperature a 850 hPa di quel frangente, notiamo che il 31 Ottobre una isoterma di -2°C abbracciava tutto il centro nord; in queste condizioni, abbondanti nevicate ricoprirono le vette appenniniche in anticipo rispetto alle medie stagionali. Il 1 novembre l'abnorme alta pressione si spezzò ed un minimo depressionario, alimentato da aria fredda siberiana andò formandosi nei pressi della Sardegna. Questa bassa pressione accese la miccia di quella che i meteorologi considerano una 'bomba meteorologica'. Un sistema auto-alimentante di dimensioni apocalittiche. Infatti il giorno 2 Novembre il minimo, formatosi il giorno prima, dalla Sardegna si spostò verso l'Italia meridionale e il giorno 3 Novembre andò colmandosi. Contemporaneamente una cellula anticiclonica si spostò dalla Russia ed il 4 Novembre scese fin sulla Jugoslavia mentre nelle stesse ore, l'anticiclone delle Azzorre spingeva una imponente massa di aria gelida dalla Groellandia verso il Mediterraneo. Le correnti meridionali di scirocco e di libeccio non si fecero attendere favorendo la formazione di un nuovo minimo posizionato, come anche quelli di questo autunno '06, fra la Corsica e la Liguria: la posizione ideale per spingere onde verso le coste del nordest. La bassa pressione però non riuscì a scivolare verso sudest come la precedente e rimase intrappolata nello stesso punto grazie alla cellula di alta pressione posizionata sulla Jugoslavia. Il maltempo che investì quasi tutta la penisola presentava le stesse caratteristiche di una tempesta extratropicale. Oltre alla pioggia battente e incessante, che cadde per quasi 48 ore, ci furono furiose tempeste di vento con una serie di forti temporali e trombe d'aria, soprattutto fra il tardo pomeriggio del 3 novembre e le prime ore del 4. Lungo la costa est furono pochi a dormire quella notte e non certo per via della surfata del giorno seguente! Il livello delle acque a Venezia iniziò a salire alle 22 del 3 Novembre, completamente insensibile al gradiente di marea che in quei giorni, fortunatamente, non era estremo. In laguna, grazie al basso fondale, l'escursione tra alta e bassa può raggiungere gli 80cm ed influisce direttamente sul livello delle acque interne. Alle 18 del giorno successivo, quando secondo le tabelle la marea avrebbe dovuto calare, si registrò invece la punta massima di acqua alta mai registrata da quando questo fenomeno è monitorato: 1 metro e 94 centimetri!

ONDE E DISTRUZIONE

Negozi, ristoranti e primi piani di tutte le isole della laguna furono sventrati dall'acqua del mare che, superati i Murazzi (le scogliere della punta meridionale dell'isola del Lido poste a protezione della Serenissima) si abbatteva direttamente in laguna con onde alte fino a 4 metri.
I telegiornali del 4 Novembre tennero milioni di italiani incollati al televisore. Le immagini degli 'angeli del fango' a firenze e dei negozi sventrati dall'acqua sono destinate a restare per sempre nella memoria del nostro paese. Volontari da tutta Italia si precipitarono a Firenze dove l'Arno, straripando aveva preso trenta vite umane e sommerso con una fiumana nera di fango misto a nafta la gran parte dei monumenti delle biblioteche storiche e dei musei (la Biblioteca Nazionale, la più importante d'Italia, perse 1 milione e 300 mila pezzi). Grazie alla piena dei fiumi, anche città lontane dal mare come Udine, Brescia, Trento e Padova, sconvolta quest'ultima dalle piene del Brenta e del Bacchiglione, riportarono ingentissimi danni. Nel basso Veneto si crearono situazioni di panico paragonabili a quelle del recente Tzunami in Indonesia con progressive esondazioni dei fiumi che si verificarono impietosamente anche nei giorni successivi. La grande ampiezza dell'area coinvolta è uno dei fattori che ha reso unico quell'evento nella storia delle alluvioni. Lo scirocco, convogliato verso la Corsica dalla profonda depressione, soffiò lungo tutto il fetch (la parte di mare su cui insiste il vento creando le onde) a forza nove ingigantendo le onde. Onde e pioggia sono due fenomeni strettamente correlati durante le mareggiate meridionali, i surfisti lo sanno bene. Su tutta la Toscana, a sua volta colpita da grosse mareggiate di libeccio, ne caddero mediamente dai 100 ai 400 millimetri, con una punta di 437,2 mm nella zona del Mugello. Ma i record spettano anche in questo al nord-est: 485 mm caddero in provincia di Trento e ben 711 millimetri in Friuli. Precipitazioni superiori o prossime ai 100 millimetri interessarono anche la Lombardia e l'Emilia Romagna, ma, a conferma della portata globale dell'evento si registrano danni anche in alcune regioni del centro-sud, per esempio in Campania. Anche se nessun surfista adriatico aveva ancora cavalcato un'onda, la swell che stava abbattendosi sulla costa est era la più grossa a memoria d'uomo.

CATTIVI PENSIERI

Se, nonostante i 118 morti e le 34 province alluvionate, ancora state pensando alle onde, vi basti sapere che il vento, in costa est, girò da terra solo nella notte tra il 4 ed il 5 dopo aver soffiato intensissimamente e costantemente per oltre 24 ore. Purtroppo vista anche la gravità dell'evento nessuno ha conservato memoria tangibile di questa incredibile 'scaduta di scirocco'. Probabilmente in quella occasione l'Adriatico raggiunse la condizione tecnicamente conosciuta come 'fully arisen sea' cioè il massimo moto ondoso possibile date le dimensioni di un tratto di mare. Il sistema di rilevamento ondametrico che oggi usiamo comunemente, non era attivo all'ora quindi, per avere una risposta minimamente scientifica sulla misura delle onde, dobbiamo ricorrere alla teoria S.M.B (dai nomi degli scienziati Sverdrup, Munk e dell'oceanografo Bretschnider che la elaborarono). Questa teoria, usando complicate equazioni matematiche, mette in relazione l'intensità del vento ed il tempo in cui questo insiste su una superficie di mare e stabilisce che le onde, in condizioni eccezionali come quella, possono raggiungere i 10 metri di altezza. Se già state pensando dove trovare un jet-ski con cui aspettare la prossima mareggiata del secolo, dovete considerare però che questa valutazione è usata principalmente in ambito accademico e le misure che suggerisce vanno ridimensionate considerando la batimetria e la conformazione della costa. In Adriatico settentrionale, nonostante un fetch ragguardevole di circa 800 km, il livello dell'acqua non supera mai i 50m impedendo alle onde di raggiungere le dimensioni, il periodo e, di conseguenza, la surfabilità delle mareggiate oceaniche che, generate da venti fortissimi in porzioni amplissime di oceano viaggiano per giorni in mare aperto su fondali di migliaia di metri prima di toccare coste più fortunate della nostra (apri la tabella tra le immagini in alto).

Presumibilmente gli abitanti delle Marche, della Romagna e del Veneto furono testimoni, nei giorni successivi, di una mareggiata che a riva superò i 3 m e che, alzata dal vento da terra, raggiunse periodi record di 10, forse 14 secondi, quasi il doppio dei classici 4-8 a cui siamo abituati in Adriatico. Le onde, presumibilmente restarono surfabili per i 2 o 3 giorni successivi e grazie al buon periodo, focalizzarono perfettamente sui point riparati del Conero (che al tempo non aveva ancora subito l'erosione di questi ultimi venti anni) e lungo le spiagge (completamente prive di barriere frangiflutti) dal Ravennate al Friuli. Dobbiamo sperare che questa condizione si ripeta? Certamente no visto la devastazione che portò e visto che il disboscamento a monte, la canalizzazione dei fiumi e il riscaldamento globale hanno aumentato ulteriormente dagli anni '60 la fragilità dell'ambiente costiero. Di sicuro però possiamo sperare che molte altre basse pressioni, meno intense di quella del '64, seguano quell'esempio e si fermino in quella magica posizione tra Corsica e Liguria deliziando i surfisti meno fortunati del Mediterraneo con onde di buona qualità.

Dati sull'alluvione e quadro meteo tratti da
meteogiornale.it

Mappe meteo de ilmeteo.it e wetterzentrale.de

Un grazie al Dott. Stecchi Franesco


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